SCHEDA INFORMATIVA N. 1
 
 

 

RIFORMA AGRARIA IN SICILIA

 
 
 
 
 
 

GENERALITA’ E DATI

 

COSA E’ LA RIFORMA AGRARIA?

 

Si definisce riforma agraria un intervento di politica agricola effettuato dal potere centrale (Stato, Regione ecc) con l’intento di modificare  strutturalmente il mondo rurale.

 

STORIA DELLA RIFORMA AGRARIA

 

In Sicilia, nel corso del ventesimo secolo si è registrato un crescere interessa verso i problemi del mondo agricolo e  rurale in generale.

In questo periodo la riforma agraria e bonifica sono diventate delle vere priorità della politica agricola.

La riforma agraria è intesa come insieme  di interventi volti alla modificazione e trasformazione del sistema produttivo agricolo attraverso interventi legislativi del potere centrale e ridistribuzione della fattore terra.

La bonifica invece è intesa come insieme di interventi di risanamento che si realizza attraverso opere edili ed agrarie di zone povere, con il prosciugamento di terreni paludosi e  malsani, con lo scopo di renderli idonei alle coltivazioni ed agli insediamenti abitativi.

Negli anni venti l'intenzione del potere statale fu quella di modificare il sistema fondiario allora esistente, incentivando la creazione delle piccole e medie proprietà,  assumendo la figura del mezzadro come modello ideale di organizzazione delle campagne. Ciò portò ad una forte diminuzione del numero dei braccianti giornalieri e ad un aumento delle forme di conduzione mista, come la colonìa, la mezzadria e l'affitto.

Nel complesso tale politica  favorì l'aumento delle forme di compartecipazione e di conduzione in proprio, anche se restarono precarie  le condizioni delle nuove piccole imprese contadine e non si arrestò l’esodo dalle campagne e il fenomeno di inurbamento (cioè la concentrazione della popolazione nei centri abitati).

La riforma dell’organizzazione delle campagne e la lotta al latifondo non fu in quel periodo portato avanti con vera convinzione perché il potere politico non voleva rendere troppo ostile i  grandi proprietari terrieri, cercando di non intaccare il rispetto del diritto di proprietà.

Nel 1923 fu approvato il Testo Unico delle leggi sulla bonifica che, sebbene fosse ancora un'operazione di coordinamento legislativo delle norme già esistenti, apriva la via a quella che sarebbe stata un generale ed incisivo intervento sulla normativa delle attività rurali. Nell'anno successivo, sarebbe stato emanato, infatti, il Decreto Legge 18 maggio 1924, n. 753 sulle trasformazioni fondiarie di pubblico interesse, che poneva il problema del latifondo al centro delle proprio intervento.

Per quanto riguarda in particolare la Sicilia, la storia della disciplina normativa degli interventi sistematici dello Stato al fine di determinare un cambiamento della realtà fondiaria  inizia con la creazione  dell'Istituto Vittorio Emanuele III per il bonificamento della Sicilia. Il Regio Decreto Legislativo 19 novembre 1925, n. 2110 con cui tale istituto venne creato poneva come compito principale del nuovo Ente quello di "promuovere, assistere ed integrare in Sicilia, ai fini del bonificamento, con particolare riguardo alle trasformazioni fondiarie, l'attività di privati, singoli e associati, condizionandola con quella dello Stato".

Il suddetto Istituto operò in varie direzioni: promozione di consorzi, redazione di progetti di bonifica e direzione dei relativi lavori per conto di consorzi; finanziamenti agevolati; ricerche idro-geologiche; diffusione delle più moderne tecnologie.

Con legge 2 gennaio 1940, n. 1, intitolata "Colonizzazione del latifondo siciliano", veniva istituito l'Ente di Colonizzazione del Latifondo Siciliano dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, posto alle dipendenze del Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, con il compito di assistere, tecnicamente e finanziariamente, i proprietari nell'opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo e di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l'ente acquisisse e la proprietà o il temporaneo possesso.

Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale in Sicilia la problematica del  passaggio dal latifondo e dal bracciantato alla piccola proprietà contadina, si inserì in  un assetto istituzionale del tutto nuovo. Infatti nel 1946  fu istituita la Regione Siciliana a cui venne vennero attribuite competenze esclusive in  materia di agricoltura, e vennero affidate alle scelte legislative dell'Assemblea Regionale, "nei limiti delle leggi costituzionali dello Stato e senza pregiudizio delle riforme agrarie e industriali deliberate dalla Costituente del popolo italiano", le materie dell'agricoltura e foreste, della bonifica, degli usi civici, dell'incremento della produzione agricola (insieme a quella industriale) e della valorizzazione, distribuzione e difesa dei prodotti agricoli.

La riforma agraria, nelle sue due componenti, di scorpori dei latifondi con assegnazioni e di assistenza tecnica agli agricoltori, fu gestita dall'Assessorato Regionale all'Agricoltura e alle Foreste che si avvalse, nei primi anni  dell'Ente per la Colonizzazione del Latifondo Siciliano, che successivamente, nel 1950, assunse la denominazione di Ente per la Riforma Agraria in Sicilia (ERAS) e dei consorzi di bonifica già esistenti.

La legge fondamentale per la Riforma agraria in Sicilia è  Legge Regionale 27 dicembre 1950, n.104.

Questa legge dispose che : "La proprietà terriera compresa nel territorio della Regione è sottoposta agli obblighi ed ai limiti stabiliti dalla presente legge"; essa prevedeva obblighi di trasformazione agraria e fondiaria per i proprietari dei fondi ed obblighi di buona coltivazione;  introduceva norme complete per il conferimento da arte dei latifondisti e l'assegnazione a coltivatori diretti dei terreni eccedenti certe estensioni.

L’etr 22 dice:  La proprietà privata compresa nel territorio della Regione che ecceda la estensione massima risultante dall'applicazione degli articoli seguenti è soggetta al conferimento straordinario con i criteri e le modalità di cui alle disposizioni che seguono.

 

L’ert. 23 recita:    La quota di conferimento è determinata in base al reddito dominicale complessivo, riferito al 1. gennaio 1943, dei terreni di ciascun proprietario, ed al corrispondente reddito medio per ettaro risultante dalla divisione del reddito dominicale per l'intera superficie.

  Le percentuali di conferimento da applicarsi a ciascun proprietario sono quelle risultanti dalla tabella allegata alla presente legge, e si applicano anche con riferimento ai redditi ed alla corrispondente superficie relativa ai terreni posseduti nella regione a titolo di enfiteusi.

Si trattò  di un intervento legislativo innovativo,  che cercava di  risolvere l'atavico problema della distribuzione della terra.

La legge 104/1950 distribuiva i compiti amministrativi della riforma, suddividendoli tra funzioni di governo, funzioni di coordinamento e funzioni esecutive, secondo il seguente sistema:

"All'attuazione della riforma agraria sovrintende l'Assessorato dell'agricoltura e delle foreste, presso il quale è istituito un ufficio regionale per la riforma avente il compito di indirizzare, vigilare e coordinare l'attività degli enti ed organi preposti all'esecuzione della presente legge, anche a mezzo dell'Ispettorato agrario compartimentale, che assume la denominazione di Ispettorato agrario regionale". "

All'ERAS era assegnato in particolare il compito di "assistere gli assegnatari di terreni nella progettazione ed esecuzione delle opere di miglioramento fondiario" e di "promuovere ed organizzare l'attuazione delle provvidenze, anche di natura sociale, intese a migliorare le condizioni di vita degli assegnatari e ad incrementare la produzione, curando in special modo lo sviluppo della meccanizzazione, della industrializzazione e della cooperazione negli acquisti, vendita e trasformazione dei prodotti, ecc.".

I requisiti che i lavoratori agricoli devono avere per potere essere inclusi negli elenchi della riforma sono i seguenti: 

 “lavoratori agricoli capifamiglia che svolgono la loro prevalente attività nel territorio del comune stesso, anche se residenti in altro comune, che non siano iscritti nei ruoli delle imposte dirette se non per il reddito relativo alla casa di abitazione e a proprietà rurale il cui imponibile catastale, riferito al 1. gennaio 1943, non superi rispettivamente le £. 100.

 Decadono dal diritto all'inclusione negli elenchi e ne sono cancellati coloro che, dopo l'entrata in vigore della presente legge si siano resi colpevoli di delitti non colposi contro la incolumità individuale, e contro il patrimonio mediante violenza.

  A cura dell'amministrazione comunale le disposizioni relative alla compilazione degli elenchi saranno rese pubbliche entro quindici giorni dall'entrata in vigore della presente legge, mediante affissione nell'albo pretorio con manifesti affissi nel territorio comunale e con altri mezzi.”

 

Lrt. 37 recita:  i terreni conferiti sono assegnati in proprietà ai lavoratori agricoli di cui all'art. 39.Per il periodo di venti anni qualsiasi atto tra vivi di disposizione o suddivisione o di affitto o comunque di cessione in uso totale o parziale, avente per oggetto il terreno assegnato, è nullo di pieno diritto.

All'assegnatario che muore prima di avere pagato l'intero prezzo subentrano i discendenti in linea retta ed, in mancanza, il coniuge non legalmente separato per sua colpa, semprechè abbiano i requisiti richiesti dal successivo articolo 39. in caso contrario il terreno ritorna nella disponibilità dell'Ente per la Riforma Agraria in Sicilia per essere destinato a nuove assegnazioni e gli eredi dell'assegnatario hanno diritto ad una indennità nella misura dell'aumento di valore conseguito dal fondo per effetto dei miglioramenti apportati dal loro dante causa, nonché ad essere rimborsati delle quote di ammortamento versate dal dante causa.”

L’ert 38 riguarda i piani di ripartizione    I terreni per i quali i piani di conferimento sono divenuti esecutivi vengono ripartiti in lotti a cura dell'Ente per la Riforma Agraria in Sicilia.  Ogni lotto non può essere minore di tre ettari, né maggiore di sei.  Possono essere assegnati lotti inferiori a tre ettari quando si tratti di terreni di particolare feracità o posti nelle immediate adiacenze dei centri abitati o suscettibili di trasformazione o miglioramento.  Per ciascun lotto è fissato nel piano il corrispettivo.

  I piani di ripartizione sono approvati dall'ispettorato agrario regionale e pubblicati nell'albo pretorio dei comuni nei cui territori sono inclusi i terreni lottizzati. di tale pubblicazione è data notizia nella gazzetta ufficiale della regione siciliana.

  L'Ente per la Riforma Agraria in Sicilia, i sindaci ed i proprietari interessati hanno facoltà di ricorrere all'assessorato dell'agricoltura e delle foreste entro trenta giorni dall'annunzio pubblicato nella gazzetta ufficiale, limitatamente all'ammontare del corrispettivo.”

La Regione Siciliana  si avvaleva anche del concorso finanziario aggiuntivo dello Stato per quanto riguarda il pagamento delle terre espropriate, si trattò d'un forte impianto di mezzi e di opere in favore dell'agricoltura. Si continuò il disegno di costruzione dei borghi rurali, delle case coloniche, degli acquedotti e degli invasi collinari, con ciò continuandosi l'opera dell'Ente di Colonizzazione.

Nel corso degli anni si sono succedute altre leggi regionali (n. 29 del 1954, n. 21 del 1965, n. 33 del 1968 e n. 24 del 1974) allo scopo di colmare alcune lacune,  di rendere più efficace l’azione connessa alla riforma agraria e di non vanificarne gli sforzi. Questi interventi legislativi però hanno raggiunto solo parzialmente i loro obiettivi, perché è mancata una visione unitaria e sintetica degli interventi e uno sforzo coordinato di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti.

 L’iter procedurale previsto dalla Legge 104/1950 e successive modifiche ed integrazioni prevede diverse fasi  per il conferimento dei terreni, l’approvazione dei piani di ripartizione, l’individuazione degli assegnatari e  l’assegnazione in proprietà dei lotti che a sua volta si attua attraverso  un complesso procedimento suddiviso in tre fasi: inizia con la “concessione amministrativa”, prosegue dopo tre anni con “l’assegnazione in proprietà dei lotto” che dopo altri tre anni può essere riscattato dall’assegnatario con il pagamento delle annualità residue.

Nel corso di un cinquantennio la riforma agraria ha sicuramente svolto un ruolo positivo nel quadro dello sviluppo e dell’ammodernamento della struttura agricola Isolana ma, anche a causa della mancanza di interventi legislativi adeguati,  purtroppo  si è anche consolidata tutta una seria di complesse problematiche che oggi non sono di facile soluzione.

Alcune aziende conferenti a causa di lunghi contenziosi sorti nel corso degli anni, sono state liquidate in tempi molto recenti, mentre in alcuni casi non si ancora giunto a una definizione completa dell’iter di conferimento e di pagamento delle indennità.

Nel 1965 l'ERAS fu trasformato in Ente di sviluppo agricolo (ESA) con la  Legge Regionale 10.8.65 n. 21.

Elemento qualificante della nuova disciplina legislativa è quello di considerare il nuovo Ente come organo di programmazione regionale, in quanto è suo compito precipuo quello di curare la redazione di un piano di sviluppo dell'intera superficie agricola siciliana, articolato in piani zonali "nel quadro del Piano regionale per lo sviluppo economico e sociale della Sicilia", secondo la politica di pianificazione che in quel periodo era considerata fondamentale..Il nuovo Ente continuava nei compiti dell'ERAS, di riforma del latifondo e di costruzione di strade, trasformazione in rotabili delle trazzere, adduzione di acque, assistenza tecnica agli agricoltori, costruzione di bacini, dighe, condotte, impianti elettrici e strutture commerciali.Nel corso di un cinquantennio sono passati alla riforma agraria altre 110.000 ettari, con realtà diverse secondo le varie provincie siciliane. La Legge di riforma agraria n. 104/del 1950 non ha ancora esaurito la sua azione, a più di cinquant’anni dalla sua emanazione. In virtù di questa legge e delle successive modifiche ed integrazioni, sono stati conferiti oltre 112.0000 Ha di terreno, posti nella disponibilità dell’ESA per la loro ripartizione e successiva assegnazione in proprietà ai lavoratori agricoli in possesso dei requisiti che ne avessero fatti richiesta.

            La legge di Riforma agraria aveva lo scopo di contribuire a migliorare le condizioni veramente difficili delle campagne siciliane del dopoguerra, e di mettere in atti un meccanismo virtuoso per contribuire allo sviluppo delle aree interne dell’Isola, creando borghi rurali autosufficienti, fornendo assistenza tecnica agli assegnatari, introducendo la meccanizzazione delle principali operazioni colturali e incoraggiando forme associative per l’acquisto delle materie prime e per  trasformazione e la  vendita dei prodotti. Anche se le intenzioni erano sicuramente degne di considerazione, spesso non è stato possibile attuarle sino in fondo, perchè molti assegnatari non hanno preso possesso dei fondi spesso non coltivabili proficuamente per caratteristiche pedologiche o di giacitura o per l’estensione non sufficiente ad assicurare una opportuna dimensione economica.

 Inoltre molti borghi rurali sono rimasti sulla carta o sono stati poco utilizzati, rendendo difficoltosi agli assegnatari raggiungere i rispettivi lotti, situati a volte a parecchi chilometri dalle loro residenze e serviti da strade non adeguate. In certi  casi però, sfruttando la possibilità offerte dall’art. 11 della L.R. 10.08.1965 n. 21 alcuni assegnatari hanno avuto la possibilità di integrare i lotti loro assegnati, riuscendo a raggiungere estensioni superficiali di 6-7 Ha sicuramente più idonee alla realizzazione di un’agricoltura moderna e razionale e conseguentemente più redditizia, attuando pianamente gli obiettivi iniziali della riforma agraria.

Nel corso degli anni si sono succedute altre leggi regionali (n. 29 del 1954, n. 21 del 1965, n. 33 del 1968 e n. 24 del 1974) allo scopo di colmare alcune lacune,  di rendere più efficace l’azione connessa alla riforma agraria e di non vanificarne gli sforzi. Questi interventi legislativi però hanno raggiunto solo parzialmente i loro obiettivi, perché è mancata una visione unitaria e sintetica degli interventi e uno sforzo coordinato di tutti i soggetti a vario titolo coinvolti.

La situazione aggiornata  secondo i dati del Servizio Fondiario dell’ESA è la seguente:

 

 

Superficie conferita

(ha)

Superficie assegnata

(ha)

Superf. riscattata/ affrancata

(ha)

Superf. nella  disponibilità dell’ESA per concessioni

(ha)

 

103.069,85,60

29.367,58007

69.785,90,95

3.778,8584

 

Ex Legge 16/96

9.766,71,85 ha

 

COSA SONO I BORGHI RURALI?

 

Con legge 2 gennaio 1940, n. 1, intitolata "Colonizzazione del latifondo siciliano", veniva istituito l'Ente di colonizzazione del latifondo siciliano dotato di personalità giuridica di diritto pubblico, posto alle dipendenze del Ministero dell'agricoltura e delle foreste, con il compito di assistere, tecnicamente e finanziariamente, i proprietari nell'opera di trasformazione del sistema agricolo produttivo e di procedere direttamente alla colonizzazione delle terre delle quali l'ente acquistasse la proprietà o il temporaneo possesso.

L'ente assorbiva, per espressa disposizione della legge istitutiva, l'Istituto per il bonificamento della Sicilia e gli succedeva nei diritti patrimoniali ed in ogni rapporto giuridico attivo e passivo

Nell'ambito del disegno di perseguimento della formazione di poderi autosufficienti, dotati di case coloniche, si inseriva anche quello della costruzione di borghi rurali che potessero attirare famiglie di contadini anche in aree che, sebbene fertili o rese tali dall'opera di bonifica, restassero tuttavia poco accettabili per la lontananza dai centri urbani o dalle aggregazioni di case già esistenti e, quindi, prive dei più elementari servizi.

I borghi rurali erano concepiti come dei piccoli villaggi in una versione architettonica moderna, dotati dei principali servizi (scuola, chiesa, ufficio postale, bevai, stazione dei carabinieri, ecc.).

I Borghi costruiti in Sicilia dall'Ente di colonizzazione del latifondo prima del 1940 sono i seguenti: Bonsignore (Ribera); Gattuso (Caltanissetta); Cascino (Enna); Fazio (Trapani); S. Giuliano (Messina); Lupo (Mineo); Rizza (Carlentini); Schirò (Monreale). Dopo la guerra furono completati i seguenti altri borghi: Baccarato (Aidone); Badìa (Buseto Palizzolo); Bassi (Ummari-Trapani); Binuara (Trapani); Borzellino (Monreale); Bruca (Buseto Palizzolo); Callea (Cammarata); Capparini (Monreale); Castagnola (Contessa Entellina); Guttadauro (Butera); La Loggia (Agrigento); Libertinia (Ramacca); Livio Bassi (Trapani); Filaga (Prizzi); Gurgazzi (Butera); Manfria (Gela); Manganaro (Vicari); Pasquale (Cammarata); Petilia (Caltanissetta); Piano Cavaliere (Contessa Entellina); Piano Torre (Morfia - Francavilla di Sicilia); Pizzillo (Contessa Entellina); Portella della Croce (Prizzi); Runza (Mazara del Vallo); Roccella (Contessa Entellina); S. Giovanni (Francavilla di Sicilia); Schisina (Francavilla di Sicilia); Ventimiglia (Caltagirone); Vicaretto (Castellana Sicula).

Con La  legge regionale 27 dicembre 1950, n.104, intitolata Riforma Agraria in Sicilia ed atto di nascita dell'ERAS, si dispose di continuare il disegno di costruzione dei borghi rurali, delle case coloniche, degli acquedotti e bevai e degli invasi collinari, con ciò continuandosi l'opera dell'Ente di colonizzazione ed al fine di rendere, oltre che economicamente efficace, anche confortevole la vita degli agricoltori nelle campagne.

Con una legge successiva - la n. 9 del 5 aprile 1954 - la Regione Siciliana decise anche di affidare all'Eras (Ente per la Riforma Agraria) la costruzione di altri borghi rurali per raggiungere l'obiettivo della bonifica delle campagne. e di tenere i contadini il più vicino possibile alla terra, offrendo loro alloggi e servizi indispensabili. In base al successivo decreto assessoriale vennero classificate in dettaglio le caratteristiche che ciascun borgo doveva avere , suddividendoli il tipo A –B-C. In base a tale legge vennero completati alcuni borghi la cui costruzione era cominciata precedentemente e ne  vennero costruiti altri.

La Legge Regionale  10 agosto 1965, n. 21. trasformò l’ERAS in ESA e il nuovo Ente continuò nei compiti dell'ERAS, di riforma del latifondo e di costruzione di strade, trasformazione in rotabili delle trazzere, adduzione di acque, assistenza tecnica agli agricoltori, costruzione di bacini, dighe, condotte, impianti elettrici, ma non continuò l’impegno verso i borghi rurali, pur restando incaricata  L’ESA, in qualità di concessonario, della gestione di quelli esistenti (facenti parte del demanio regionale).

Col passare degli anni i borghi rurali hanno perso la loro importanza e alcuni sono stati spopolati  lasciati in stato di abbandono; in altri casi sono usati solo i servizi comuni.

Adesso quasi tutti i borghi sono diventati di proprietà dei comuni di riferimento, a cui sono stati trasferiti dall’ESA che li aveva in gestione. Essi stati trasferiti ai comuni in base all’art. 1 della Legge 890 del 8/6/1942 con il vincolo della destinazione perpetua ad uso di pubblica utilità.

Solo alcuni borghi sono ancora abitati dagli eredi legittimi  dei contadini della riforma agraria, mentre altri risultano in parte occupati abusivamente. Qualche borgo è  stato affidato  in gestione temporanea a istituzioni culturali o a Enti Pubblici, che perseguono esclusivamente fini di rilevante interesse culturale o  ad altri enti,  istituti, fondazioni o associazioni riconosciute. (es.  Croce Rossa,  Comunità Cattoliche ecc.. )

Attualmente sono nella disponibilità dellESa i seguenti Borghi: Baccariato (Aidone), Bonsignore (Ribera), La Loggia (Agrigento), Lupo (Mineo), Pasquale (Cammarata), Petilia (Caltanissetta), Vicaretto (Castellana Sicula).


 

 

 

DATI DELLA RIFORMA AGRARIA
 
IN SICILIA AGGIORNATI AD OTTOBRE 2005