giovedì 20 giugno 2019
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Le Aree Attrezzate Siciliane
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Bosco di Malabotta
Some History:
Visitare il Bosco di Malabotta permette di immergersi in un ambiente incantato fuori dal tempo, dove la storia è passata lasciando le sue tracce solo nei dintorni. Il paesaggio circostante ci riporta al Medioevo: paesini arroccati e castelli eretti in posizioni strategiche per il controllo del territorio e delle vie interne che dalla costa tirrenica e dai crinali dei Nebrodi e dei Peloritani scendono verso la valle dell’Alcantara. Nell’area che circonda la riserva sono tanti i resti di epoche lontane: nel comune di Montalbano Elicona, sull’altopiano detto “Argimusco” (vedi box), sono state rinvenute tracce di insediamenti umani di epoca preistorica, non ancora databili, e attualmente oggetto di studio. Di questo luogo parla già Vito Amico, colto abate vissuto tra il ‘600 ed il ‘700 e ci racconta che Federico II, su consiglio di un illustre medico, vi si recasse spesso per curare la podagra (gotta) da cui era affetto. Per trascorrervi i periodi di convalescenza, nella vicina Montalbano costruì una residenza, su una fortezza preesistente, di probabile origine normanna. Oggi la costruzione si può visitare anche se inglobata nel Castello (1302-1311), anch’esso andato in rovina. Altre sorprese però attendono chi percorre il territorio del Bosco di Malabotta; infatti sulla strada provinciale (118) che conduce a Tripi, si rimane stupiti dinanzi ad una costruzione isolata: la Mandura Gesuittu (vedi box), una sorta di ovile, forse di epoca preistorica. Ancora, a Malvagna, in contrada Cuba, sorge una cappella paleocristiana e a Francavilla di Sicilia, in contrada Piano Maccu, scavi archeologici hanno portato alla luce resti del V sec. a.C.; questo paese conserva un’impronta medievale (periodo normanno), epoca in cui venne anche edificato l’importante convento basiliano di S. Salvatore di Placa e numerose ed interessanti altre costruzioni dei dintorni, ricordiamo il Convento dei Cappuccini dove è allestito un museo etnostorico. Roccella Valdemone sorge sul letto di un fiume di fronte all’Etna, sovrastata da due rupi, su una delle quali si trovano le rovine di un castello. Il territorio tutto merita una visita per chi vuole immergersi in ambienti incontaminati o abbastanza lontani dal fragore e dalla frenesia della vita cittadina. La Mandura Gesuittu Sulla strada che conduce a Tripi, la provinciale 118, a Portella Zilla, un’incredibile recinzione si presenta isolata e fuori dal tempo: la Mandura Gesuittu, un ovile che molti avevano creduto di origine preistorica. Invece è una costruzione del 1935, realizzata da un pastore per proteggere le greggi. Per edificarla sono stati utilizzati grossi blocchi di pietra, facili da reperire sul posto. Gaetano Pantano, autore del volume “Megaliti di Sicilia”, racconta che tra le pietre usate per il recinto ce ne sono alcune di un menhir (simbolo religioso della prima età del Bronzo) crollato che faceva parte di un sistema di rocce dedicate al dio Sole, poiché la zona, secondo lui, era un’area sacra. Egli fa questa deduzione considerando il toponimo della contrada dove si trovano i resti del menhir: Reso Faragone. Reso, mitico dio venerato dai Greci, fecondatore e padrone della luce e degli inferi, è continuamente richiamato dalla forma fallica delle rocce.
Today, the department is the organization manager of 33 Natural Reserves whose 70.2520 H.a surface represents 80,7% of total lands occupied by Natural Reserves, still established by Sicilian Region.

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