martedì 2 marzo 2021
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Valle dell'Anapo
Torrente Cava Grande
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Le Aree Attrezzate Siciliane
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Pantalica, Valle dell'Anapo e Torrente Cava Grande
Some History:
Elementi di straordinario interesse naturalistico, archeologico ed etnoantropologico fanno di Pantalica un sito sicuramente unico al mondo. Nelle pareti a strapiombo sul fiume Anapo si trova, scavata nella roccia calcarea, la necropoli più grande d’Europa, un alveare (strana coincidenza: i Siculi, nella tradizione vengono ricordati come il Popolo delle Api) di 5.000 tombe. Nel sito, a 425 m s.l.m., delimitato dalle valli del fiume Anapo e del Calcinara, suo affluente, si ebbero insediamenti a partire da XIII sec. a.C. (continuarono, in maniera non regolare, fino alla fine del sec.VIII a.C.), quando questo tavolato roccioso, incuneato tra ripide pareti a picco, ritenuto luogo sicuro, ideale per la difesa, venne colonizzato dalle popolazioni di costiera, che si arretravano a causa di minacciose incursioni, secondo quanto racconta lo storico greco Ellenico. Oggi alcuni studiosi sono propensi a credere che l’insediamento sia avvenuto a prescindere perché, da nuove indagini, pare che le popolazioni di costa non abbiano abbandonato la loro postazione. La storia di questi luoghi può essere divisa in fasi: la I è quella detta Pantalica I (1270/1050 a.C.), maggiormente documentata e che dà nome alla cultura siciliana dell’Età del Bronzo recente, le tombe (2.000) si trovano sul versante nord e sotto la chiesa rupestre di S. Nicolicchio. Accanto alle tombe, a grotticella artificiale a inumazione, si trovano pochi resti del palazzo del Principe (anaktoron), edificato sulla dorsale che separa la valle dell’Anapo a sud, da quella del Calcinara a nord, a pianta rettangolare, diviso in sei ambienti quadrangolari, a cui sono stati aggiunti, in periodo posteriore, un corridoio ed un vano più ampio degli altri, dove sono state trovate forme di fusione in arenaria e resti di oggetti in bronzo che fanno pensare alla presenza di una fonderia. La struttura del palazzo presenta, nel filare inferiore, alternanza di grossi blocchi megalitici con altri a riempimento interno, più piccoli. La fase successiva di Pantalica II (cultura del Cassibile 1050/850 a.C.) è rappresentata solo da tre corredi funerari. Nella fase di Pantalica III (facies culturale Pantalica sud, 850/730 a.C., prima età del Ferro) il sito torna ad essere pieno di fermento, secondo quanto testimoniano i resti trovati nelle tombe: ceramiche dipinte e lavorate al tornio, lavori in bronzo e manufatti in ferro. La fase di Pantalica IV con facies (impronta-stile) detta Finocchito, si è sviluppata tra la seconda metà dell’VIII sec. e la prima metà del VII a.C., quando i coloni greci si erano già insediati in Sicilia. Quasi sicuramente Siracusa dovette essere lo scalo marittimo di questo centro difficilmente raggiungibile ma, quando aumentò la potenza di questa, diminuì quella dell’altra che venne via via abbandonata. Ad età greca risale il muro della Sella di Filiporto ed al periodo ellenistico-romano il santuario, che si trova su una terrazza sotto il palazzo del Principe, dedicato a Demetra e Kore. Questo sito si ripopolò durante le incursioni arabe grazie alla sua impervia posizione. Ne rimane traccia nelle abitazioni trogloditiche dell’alto medioevo e nelle chiesette rupestri bizantine: San Micidiario, San Nicolicchio, la chiesa del Crocefisso e, nella valle della Cavetta, nel gruppo di escavazioni rupestri del periodo medievale. Palazzolo Acreide Cittadina barocca del XVII sec., Palazzolo Acreide presenta edifici precedenti e posteriori al terremoto del 1693. Le sue origini risalgono al 664 a.C., quando fu fondata dai Siracusani col nome di Akrai. L’antico abitato si erge a 770 m s.l.m.. Diverse testimonianze ci dicono che la sua funzione di controllo del territorio fu molto importante. Tracce di occupazioni precedenti al periodo greco sono: un riparo del Paleolitico superiore ed una necropoli a grotticelle del tardo Bronzo. Dell’antico impianto restano varie emergenze dell’età ellenistica, ma la sistemazione urbanistica risale al periodo arcaico. Ben conservato il teatro davanti al quale si apriva l’agorà, dietro vi si trovano le latomie (cave di pietra): Intagliata ed Intagliatella che nel periodo bizantino ed arabo sono state utilizzate come abitazioni e sepolcreti. Resti delle fondazioni del tempio di Afrodite (la dea più venerata della città) e dei templi Ferali, una latomia dove sono state ritrovate tavolette votive dedicate ai morti venerati come Eroi. Presso una piccola valle vicina l’antico centro, si trovano un complesso di rozze sculture scavate nella roccia, dedicate al culto della dea Cibele, conosciute col nome di Santoni. Nel paese barocco la chiesa di S. Sebastiano domina, con la sua imponente mole da sopra la scalinata, su cui è posta. Altri begli edifici religiosi decorano Palazzolo. Ferla In ogni contesto urbano, nella vita di ogni singola comunità, anche nel piccolo centro di Ferla, la Chiesa ha certamente costituito un caposaldo urbano e sociale oltre che religioso. Qui infatti dopo il 1693, la Chiesa, consapevole del suo potere, durante la ricostruzione, sostenne confraternite ed ordini monastici affinché questi, restituendo alla città i luoghi di culto di cui aveva bisogno, si reinserissero nel tessuto sociale per effettuare quel controllo, che storicamente questa istituzione ha esercitato sulle masse. Ecco perchè un centro piccolo come Ferla è dotato di ben cinque chiese, di cui tre di grande rilevanza, tutte a pochi metri una dall’altra. Naturalmente sono tanti gli edifici religiosi, altrettanto numerose le festività. I riti religiosi si svolgevano per lo più lungo la Via Vittorio Emanuele, apparato scenico barocco appositamente allestito. Le festività più significative erano tre: la festa dell’Assunta; le processioni che si svolgevano durante la Quaresima; la rappresentazione del Venerdì Santo. La Pasqua era, quindi, il rito più sentito del calendario liturgico. Ogni sabato di Quaresima, in una chiesa diversa, si svolgeva la processione della Madonna: il primo dedicato alla Madonna dei “Valent’omini”; il secondo alla Madonna dei “Mastri”; il terzo alla Madonna dei “Campagnuoli”; il quarto alla Madonna dei “Massari”; il quinto alla Madonna delle “Femmine”. Infine il Sabato Santo, nella Chiesa di San Sebastiano, veniva appesa una tela raffigurante scene della Passione; al suono del Gloria, la tela veniva tirata giù e tutte le madri presenti in chiesa, alzando i loro bambini, gridavano: “crisci, crisci!”. Il Venerdì Santo invece, per le vie del paese si metteva in scena “l’Opera Santa”: diversi personaggi rappresentavano la Passione e la morte di Cristo, seguendo un canovaccio improntavano battute, come è abitudine nel teatro d’arte. La festa dell’Assunta si svolgeva il 15 di Agosto, mese particolarmente caro agli abitanti di Ferla poiché vi ricadono tutte le feste locali: il primo del mese la festa di San Giuseppe; la prima domenica di Agosto la festa del Crocifisso; il 15 la festa dell’Assunta e, nello stesso giorno, veniva esposta la statua di Santa Maria ad Nives: infine, l’ultima domenica del mese si svolgeva la festa di Santa Sofia. Molte di queste feste fanno ancora parte della tradizione di Ferla, seppur svuotate della loro funzione di rito propiziatorio.
Today, the department is the organization manager of 33 Natural Reserves whose 70.2520 H.a surface represents 80,7% of total lands occupied by Natural Reserves, still established by Sicilian Region.

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