MOZIA

Molo moderno
Fortificazioni - Settore Est
Torre orientale con scala
Fortificazioni - Settore Nord-Est
Strada marina
Porta Nord
Santuario di Cappiddazzu
Zona K
Fortificazioni - Settore Nord
10  Necropoli
11  Zona industriale a sud della necropoli
12  Tofet
13  Abitato - Zona centrale
14  Abitato - Zona A
15  Casa dei mosaici
16  Casermetta
17  Porta Sud
18  Cothon
19  Abitato Zona B
20  Museo

L’isola San Pantaleo, cuore della Riserva Naturale orientata "Isole dello Stagnone" è un esempio emblematico di equilibrio perfetto tra paesaggio e monumenti. Questa condizione privilegiata inizia con Giuseppe Whitaker, appassionato cultore di archeologia e scienze naturali che nei primi anni di questo secolo acquistò l’isola dai pochi contadini che l’abitavano, per eseguire scavi archeologici e dedicarsi ai suoi otia naturalistici. Le modifiche da lui effettuate al paesaggio consistono essenzialmente nell’impianto di una pineta, nell’espansione dei vigneti preesistenti e nella costruzione della palazzina con il suo piccolo museo archeologico, nel punto dell’isola in cui già esisteva qualche edificio rurale. Oggi San Pantaleo è di proprietà della Fondazione Culturale "G. Whitaker"; protetta dai vincoli archeologico, ambientale e paesaggistico, l’isola si è conservata inviolata a dispetto dei tempi.
San Pantaleo è sede dell’antica Mozia, città fondata alla fine dell’VIII sec. a.C. dai Fenici; per la sua posizione favorevole ai commerci marittimi divenne ben presto una delle più floride colonie fenicie d’Occidente. Intorno alla metà/seconda metà del VI sec. a.C. infatti, vennero realizzate le maggiori opere pubbliche: le fortificazioni; la strada di collegamento con la costa antistante, ora sommersa, che conduceva alla località detta "Birgi"; il Cothon; l’ampliamento dei santuari. Tra questi ultimi il tofet, in cui venivano deposti i resti combusti di offerte e sacrifici umani al dio Baal Hammon, ha restituito più di mille stele scolpite (il santuario non è visitabile).
La zona "industriale" della città, posta in un settore periferico lungo la costa settentrionale ed orientale per proteggere l’abitato dai fumi delle officine, è caratterizzata dalla presenza di numerosi forni da vasaio, la cui forma "ad omega" ricalca fedelmente quella dei più antichi forni della madrepatria. Tra le diverse strutture urbane di servizio, il Cothon costituiva una delle principali: era questo un piccolo porto interno, collegato al mare attraverso un canale, e usato per il carico e lo scarico delle merci. Gli altri approdi dell’isola erano situati invece lungo la costa settentrionale, di fronte alla Porta Nord, il principale ingresso alla città. Qui si svolsero i più violenti attacchi nemici che si conclusero nel 397 a.C. con la distruzione della città ad opera del tiranno Dionisio di Siracusa. Nel corso di quella guerra, le numerose e belle case di cui parla Diodoro Siculo vennero rase al suolo, la città abbandonata al saccheggio delle truppe ed i cittadini massacrati. Gran parte dei superstiti allora abbandonò l’isola per fondare Lilibeo, l’odierna Marsala, sulla costa antistante; qualcuno rimase a Mozia, ma la città non risorse mai più allo splendore ed alla ricchezza dei suoi anni felici, sebbene venisse riconquistata l’anno successivo dai Cartaginesi.
L’abitato non è ancora stato oggetto di scavi sistematici e di esso si conoscono pochi e limitati settori. Nella zona sud, presso la costa, si trova la cosiddetta "Casa dei mosaici", famosa per la presenza di un mosaico pavimentale a ciottoli bianchi e neri, raffigurante lotte di animali reali e fantastici. La datazione del mosaico si pone in un’epoca successiva al 397 a.C. e dimostra che dopo la fatidica distruzione della città la vita continuò a Mozia, talvolta anche in circostanze di benessere.
Mozia non era certo l’unico luogo abitato della Stagnone: testimonianze archeologiche sono state raccolte infatti a Birgi a Santa Maria e nell’isola Grande. Quest’ultima, in particolare, aveva probabilmente la funzione di avamposto di Mozia per il controllo del mare aperto, Birgi invece era più ampiamente popolata, come hanno dimostrato i resti della grande necropoli, in gran parte scavata dal Whitaker.