MOZIA - "CASA DEI MOSAICI"

Il perimetro della cosiddetta "Casa dei Mosaici" non si conosce ancora per intero ed i soli limiti sicuri consistono nel muro esterno orientale, parzialmente visibile, ed in un breve tratto delle fortificazioni dell’isola, cui si addossa lo spigolo sud-est del complesso edilizio.
Per l’andamento del terreno in pendio verso il mare e per le caratteristiche architettoniche si distinguono due differenti parti, poste su altrettanti livelli. La parte a nord e ad est consiste in una grande corte rettangolare con peristilio, circondata da alcuni ambienti di carattere residenziale, la parte sud-occidentale invece in una zona di servizio. Il portico colonnato della corte era pavimentato con un mosaico a ciottoli, prevalentemente neri e bianchi, in parte visibile nell’angolo nord-est. Il mosaico, unico esempio di questo tipo in Sicilia, si sviluppa come un tappeto a pannelli con raffigurazioni di animali reali e fantastici ed è delimitato da un bordo tripartito a fasce recanti il motivo del meandro uncinato, del fior di loto alternato a palmetta e dell’onda. Le figure degli animali sono realizzate con ciottoli bianchi su fondo scuro, eccetto che per il pannello con i due capridi (stambecchi?), parzialmente conservato, in cui gli animali sono resi con ciottoli neri su fondo chiaro. Per questa caratteristica il pannello è quello che più si accosta ai mosaici a ciottoli delle Grecia e delle colonie.
La suddivisione del pavimento in diversi settori fa attribuire il mosaico al III sec. a.C., ma poiché una parte si trova ancora sepolta sotto uno spesso strato antico di malta cementizia nell’ala est del portico, allo stato attuale delle conoscenze non è possibile determinare con assoluta certezza la datazione del mosaico.
La zona di servizio si articola in sei ambienti, forse ricavati in parte in un preesistente edificio; le modeste murature in pietre e materiali di recupero conservano alcuni tratti a telaio.
La destinazione d’uso dei singoli ambienti è ignota, tranne che per quello destinato a magazzino in cui si trovano i resti di tre grandi pithoi (giare) che servivano per la conservazione di derrate alimentari, liquide o solide.