Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Accomando a Adragna

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Accomando.

Il primo di questa famiglia che incontriamo in Sicilia è un Vincenzo Accomando giudice della Corte Pretoriana di Palermo nel 1459, padre di un Pietro. Questi fu padre di Vincenzo luogotenente del tesoriere del regno di Sicilia nel 1543, che ebbe una figlia a nome Margherita moglie di Girolamo Morso. È passata questa famiglia all’ordine di Malta nel 1634 come quarto di altra famiglia nella persona di Vincenzo Morso, Campo, Accomando e Messina.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, dalla quale sorge un braccio di guerriero, armato di tutto punto d’argento, impugnante una spada dello stesso con la punta rivoltata ed accompagnato all’angolo sinistro del capo da una stella d’oro di sei raggi.

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Accordino.

Nobile famiglia di Patti. Un Giuseppe, figlio del dottor in ambo le leggi Biagio, possedette il feudo di Oliveri del quale ottenne investitura a 20 gennaio 1694; un Francesco fu giurato di Patti nell’anno 1800-1801, un Giuseppe Antonio capitano della stessa città nell’anno 1803-4, carica tenuta anche da un Girolamo nell’anno 1805-6.

Arma: ?

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Accosta.

Originaria del Portogallo si trasferì in Sicilia e propriamente in Messina dove nel secolo XV godette nobiltà. Un Pino d’Accosta, secondo il Gallo, fu senatore di Messina nell’anno 1440-41; un Diego fu aiutante nell’ufficio del Conservatore nel 1594; un Alvaro, cittadino palermitano, per ductionem uxoris, fu senatore di Palermo nell’anno 1602-3.

Arma: di rosso, a due costole umane d’oro moventi dai fianchi dello scudo, opposte nel cuore.

 

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Aceto.

Da Guglielmo di Aceto conte di Pelago nacque Roberto di Aceto conte di Aucense genero del re Ruggero come appare da due donazioni una del 1085 fatta alla chiesa di Patti e l’altra del 1093 fatta alla chiesa di S. Pietro e Paolo d’Itala. Roberto fu padre di Guarino, gran cancelliere del regno di Sicilia e gran camerlengo, da cui venne Guidalotto, padre di Torre ed avo di Recco come afferma l’abate Giuseppe Planzone. Guglielmo, figlio di Recco, ebbe nel 1312 la cittadinanza palermitana e nell’anno 1332 occupò l’eccelsa carica di Pretore di Palermo e fu padre di Giacomo gran giustiziere e maestro giustiziere del Val Demone. Pietro, figlio di quest’ultimo, ebbe nell’anno 1358, per concessione del re Ludovico e della regina Giovanna, l’annua rendita di once 100 d’oro con l’obbligo di un paio di guanti per servizio militare. A Pietro succedette il figlio Giovanni ed a questi Nicolò regio milite e primo ordinario cameriere di re Martino, dignità confermate a 1 giugno 1476 a Pietro e Nicolò di Aceto, figlio e nipote di Alfonso figlio del suddetto Nicolò. Per certi tumulti succeduti nel regno, e precisamente in Troina, Nicolò di Aceto di Pietro veniva eletto nell’anno 1500 vicario generale di detta città, nella quale portatosi, sposò Maddalena de Ferrari, da cui si ebbe Giacomo, trapiantando in tal guisa in Troina la sua famiglia. Morì Nicolò in Troina nel 1540 dopo aver fatto il suo solenne testamento a 15 settembre di detto anno in notar Vincenzo Gravina. Giacomo di Aceto sposò Paola Tortoreto (o Tortorici) come per capitoli matrimoniali in notar Antonino Lo Presti a 22 dicembre 1582 e celebrò il suo testamento in notar Girolamo Barone a 16 agosto 1589, lasciando erede universale il proprio figlio a nome Michelangelo, battezzato in Troina a 2 dicembre 1586. Sposò costui Aurelia Falco e Lanza, come per capitoli matrimoniali in notar Giovanni Tedesco a 27 ottobre 1608, dalla quale fu reso padre di Giuseppe, battezzato in Troina a 12 ottobre 1613. Questi contrasse matrimonio con Francesca la Vignera, come per capitoli matrimoniali in notar Giuseppe Gravina a 13 marzo 1650 e testò in notar Vincenzo Pinelli di Nicosia a 10 settembre 1667 lasciando erede universale il figlio Cesare, battezzato in Troina a 2 luglio 1660. Cesare de Aceto e la Vignera sposò Antonia Planes, fu capitano di Troina negli anni 1692 e 1695 e proconservatore di detta città nel detto anno 1695, fu padre di Francesco, paggio del re Vittorio Amedeo II di Savoia. Francesco de Aceto e Planes sposò Giuseppa Capra, come per capitoli matrimoniali in notar Ignazio Sottosanti di Nicosia a 5 dicembre 1723, dalla quale ebbe un figlio a nome Roberto-Maria nato in luglio del 1724 che ottenne a 12 maggio 1760 dal Senato Palermitano ampio attestato di nobiltà; comprò in notar Saladino di Nicosia a 13 maggio 1764 dai coniugi Francesco e Francesca Garigliano la baronia di Casaliarbone della quale fu investito a 27 settembre dello stesso anno, e contrasse due matrimoni: il primo con Antonina Ansaldo, come per capitoli matrimoniali in notar Niccolò Ciavirella di Nicosia a 17 novembre 1741: ed il secondo con Angela Pottino. Dal primo matrimonio ebbe due figli: Francesco e Giuseppe Antonio; dal secondo: Pietro, Giacomo, Anna Maria, Michelangelo, Giovanni, Paolo e Mario. Morì egli a 15 ottobre 1788 a Nicosia dopo aver celebrato il suo testamento in notar Paolo Maria Pratofiorito di Troina a 28 novembre 1785. Francesco de Aceto ed Ansaldo, figlio primogenito di lui, (e primo che incontriamo col cognome Cattani) fu investito a 30 aprile 1789 della baronia di Casaliarbone. Questa famiglia è tuttora fiorente.

Arma: d’oro e di nero, al leone dell’uno all’altro.

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Acono o Alcono (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Acquaviva.

Di questa famiglia che si vuole dal Mugnos napoletana e che dicesi aver posseduto, fra l’altro, la signoria di Giarratana, concessa circa l’anno 1195 ad un Rinaldo, non abbiamo trovato documento alcuno che ci ponga in grado di accettare quanto è stato scritto. Abbiamo invece trovato un Rinaldo de Acquaviva capitano di Viterbo dal 1231 al 1240, un Andrea giustiziere di Idronto al 1240 ed un Berardo tra i falconieri di Federico II nel 1240.

Arma: d’oro, al leone d’azzurro (secondo il Mugnos ed il Palizzolo).

 

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Acugna.

Nobile famiglia castigliana portata in Sicilia da Ferdinando de Acugna viceré nel 1488, morto in Catania nel dicembre del 1494. Luigi de Acugna sposò Isabella Cruyllas figlia di Giovanni ed ereditiera della terra di Francofonte e del feudo della Cadera di cui fu investita a 9 febbraio 1492. Un Giovanni cavaliere di S. Giacomo maestro di campo generale fu governatore di Messina nell’anno 1703-4.

Arma: d’oro, a nove banderuole azzurre, situate 3, 3 e 3 e la bordura di rosso, caricata da sette castelli d’oro.

 

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Adamo.

Questa famiglia trae la sua origine dalla Lombardia da dove passò  in  Sicilia  nelle  città di Messina, Caltagirone e Palermo, diramandosi poi in altre città dell’isola. Nella prima godette nobiltà dal secolo decimoterzo al decimosesto; nella seconda vediamo ascritti alla Mastra dei Nobili: Stefano, figlio di Mario, un Giacomo, figlio di Onofrio, un Onofrio ed un Ferdinando, figli del precedente Giacomo, un Onofrio ed un Michele, figli di Carlo; nella terza troviamo un Giovanni, giurato negli anni 1485-86 e 1489-90. Un ramo residente in Sciacca, possedette il feudo di Perrana del quale l’ultimo investito, in famiglia Adamo, fu Girolamo Adamo e Tagliavia a 17 luglio 1756, morto il quale, senza figli a 18 marzo 1797 succedette la sorella maggiore di lui Clemenzia, nel nome maritale della quale ne fu investito Federico di Napoli e Zati principe di Bonfornello a 18 dicembre 1797. Un altro ramo, residente in Canicattì, possedette, e forse ancor oggi possiede, i titoli di barone del Monte già S. Maria di Spataro; barone di Grasta e signore di salme 105 del feudo della Grazia. Il titolo di barone di S. Maria di Spataro, commutato nell’altro di barone del Monte per lettere osservatoriali del 20 marzo 1757 venne comprato da Antonio Adamo che alla sua morte seguita a 19 agosto dell’anno 1775 lo trasmise, insieme all’altro di signore di salme 105 del feudo della Grazia (di cui, in seguito a compra fattane era stato investito a 20 novembre 1766), al figlio Gaetano che fu investito del titolo di barone del Monte a 21 aprile 1776. Questi fu pure investito della prima metà del feudo di Grasta a 23 marzo 1768 e della seconda metà a 10 luglio 1803. A lui morto, senza figli, a 28 gennaio 1804, come per fede della cattedrale di Canicattì, per il suo testamento celebrato presso notar Antonino Cupani di Canicattì, aperto a 30 di detto mese, succedeva durante vita la moglie di lui Caterina che fu investita di Grasta a 28 febbraro 1804 ed alla morte di costei: Gaetano Giuseppe Adamo, figlio di Antonino e nipote di Giuseppe, fratello del sopradetto Gaetano, che otteneva investitura del titolo di barone del Monte e delle salme 105 del feudo della Grazia a 30 maggio 1810.

Arma: spaccato di rosso e d’azzurro, con la divisa d’oro attraversante; nel 1° al leone leopardito d’argento passante sulla divisa; nel 2° tre stelle d’argento male ordinate

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Ademari.

Il Mugnos dice che un Manno de Ademari ebbe la castellanía di Termini sotto Federico II, invece abbiamo trovato che un Ugo de Abdemara o Abdemar signore di Campomarino nel 1247 è castellano di Termoli. Di tutto quello poi che il detto Mugnos dice ed il Palizzolo trascrive, non è a nostra conoscenza cosa alcuna.

Arma: (secondo i citati autori) diviso d’oro e d’azzurro.

 

 

 

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Ademonia o Ebdemonia.

Di questa famiglia troviamo notato un Nicolò come capitano giustiziere di Palermo nell’anno 1282, che nel settembre dello stesso anno ottiene rimborso di once 30 da lui mutuate alla R. Corte. Un Filippo figura pure tra i mutuanti della R. Corte per onze 30 nel 1283.

Arma: d’oro, al leone di rosso, tenente con le zampe anteriori un’aquila di nero.

 

 

 

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Adinolfo.

Nel maggio del 1240 troviamo incaricato delle riscossioni dei dazi in Terra di Lavoro e Molise un Giovanni de Adenulfo. Nel 1283 tra i cavalieri di Monte San Giuliano troviamo un Giovanni Adinolfo, che non possiamo accertare se sia il precedente; a 29 gennaio 1517, infine, troviamo un Mazzullo Adinolfo, che, nel nome maritale di Pina figlia di Pietra Barbulato, è investito del feudo di Formica.

Arma: d’argento, alla spada ed alla palma di verde situate in croce di S. Andrea, accompagnate da quattro stelle rosse poste una in capo, una in punta, e due ai fianchi.

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Adonnino.

Famiglia originaria di Firenze passata in Messina ed in Licata. Il ramo passato in Messina fu decorato del titolo di conte nella persona di un Andrea con privilegio del 1 febbraio 1678 esecutoriato a 23 settembre dell’anno 1679. Morì questi a 11 febbraio 1721, come per fede della parrocchiale chiesa di S. Antonio Abbate di Messina, e con testamento celebrato presso notar Pietro Domenico Penna di detta città a 29 giugno 1720 pubblicato a 18 febbraio 1721 istituiva erede il figlio Giovan Battista che venne investito del titolo di conte a 24 febbraio 1722. Morì questi nell’anno 1733 e gli succedeva il figlio Tommaso Adonnino ed a questo il figlio primogenito Giovan Battista Adonnino e Varisano che venne investito a 17 agosto 1765 del titolo di conte Adonnino e di salme 21.8 di terre nominate lo Pileri. Il ramo passato in Licata possedette la baronia di Suttafari ed il ducato di Catena già Casalmonaco, dei quali il primo investito fu un Andrea alla cui morte seguita in Licata a 30 novembre 1770 succedette, in essi, il figlio Gaspare, che fu investito della baronia e del ducato a 27 agosto 1730; ma poi vendette la baronia che passò prima in casa Mulè e poscia in casa Turano. Gaspare moriva a 24 gennaio 1801 in Licata, ed il figlio primogenito di lui Andrea Adonnino e Lancillotti venne investito del titolo di duca a 20 agosto 1803. Un Croce Adonnino e Varisano fu senatore di Licata nell’anno 1812-13, nel quale anno troviamo capitano della stessa città un Giovan Battista Adonnino e Trigona.

Arma: d’azzurro, al leone coronato d’oro, che tiene con le zampe anteriori un tizzone dello stesso, acceso di rosso.

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Adorno.

Questa famiglia è originaria di Genova da dove passò in Messina nella quale città godette nobiltà nei secoli XVI e XVII, e troviamo un frà Antonio nella Mastra, nobile del Mollica, lista XIV, anno 1600. Troviamo pure questa famiglia in Siracusa, nella qual città la vediamo figurare prima nel ceto cittadino e vestire la toga senatoria, fra gli altri, nella persona di un Carmelo negli anni 1746-47, 1754-55, 1757-58 e poscia nel ceto nobile e vestire la toga senatoria nella persona di un Giovanni negli anni 1796-97.

Arma: d’oro, alla banda scaccata d’argento e di nero a tre file.

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Adragna.

Questa famiglia la troviamo in Salemi, in Mazzara, ed oggi in Trapani. Nella prima città incontriamo un Giuseppe fra i giurati dalla stessa negli anni 1567-68; 1573-74; nella seconda, tra gli altri, troviamo un Pietro, morto con la carica di capitano di giustizia a 7 ottobre 1765. Un Francesco Adragna, per concessione enfiteutica perpetua irredimibile fattagli da Domenico Corvino Caccamo e Branciforti principe di Mezzoiuso in notar Gaetano Grimaldi di Palermo a 14 aprile 1763, possedette la salina di Altavilla con il titolo di barone di cui fu investito a 23 aprile dello stesso anno. Oggi, dietro parere favorevole della Commissione Araldica Siciliana, è stato con detto titolo iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Francesco Adragna, di Girolamo, di Francesco.

Arma: ?

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