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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Aldigieri a Alibrandi
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Aldigeri.
È
assai controverso se la famiglia Aldigieri di Messina sia, o pur no,
stato un ramo della nobilissima famiglia degli Aldigieri o Aldighieri di
Firenze, alla quale appartenne il Divin Poeta. Il Galluppi dice essere
molto più probabile che la sia una diramazione di quella, non meno
nobile, degli Aldigieri di Parma. Un Leonardo fu uno dei rettori di
Messina nel 1266.
Arma: d’oro, a tre fascie di rosso.
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Aldisio.
Famiglia molta distinta di Terranova. Un Giovan Tommaso con atto, presso
notar Rocco Le Chiavi di detta città, del 4 luglio del 1679 comprò da
Antonina Ingo il titolo di barone di Mautana, titolo che, con privilegio
del 31 maggio 1779, venne riconosciuto nella persona del di lui
trinipote Giuseppe. Oggi il signor Salvatore Aldisio e Mallia, come
figlio della nobile Rosaria Errichetta Mallia, ha diritto ai titoli di
marchese di Torreforte e barone di Sambuci.
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Aldobrandini.
– Nobile famiglia toscana, illustrata da quell’Ippolito nato a Fano,
cardinale nel 1585 ed eletto papa il 30 gennaio 1592. In Sicilia pare
essere stata portata da un Roberto, che incontriamo tra i cavalieri
della città di Naro nel 1283. Un Giovanni fu senatore di Messina nel
1371, ed altro Giovanni di Palermo negli anni 1435-36 e 1458-59.
Arma: d’azzurro, alla banda doppio merlata d’oro, costeggiata da sei
stelle dello stesso, di otto di raggi.
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Alemagna.
Questa famiglia, d’origine Spagnuola, godette nobiltà nella città di
Messina nei secoli XIII, XIV, XV e XVI. Un Enrico fu cavaliere
dell’ordine di Malta nel 1436, un Vincenzo Alaman o Alemagna comprò da
Giovan Vincenzo Crisafi metà del feudo di Pirago che ebbe confermato a
12 luglio 1503; un Luca fu cavaliere del detto ordine di Malta nel 1580,
ed un Pietro Alemagna e Forziano a 13 giugno 1651 ottenne investitura
del diritto del grano sopra ogni salma di frumenti e vettovaglie da
estrarsi dai caricatori di Girgenti, Siculiana e Montechiaro, con titolo
di barone.
Arma: d’argento, al leopardo di rosso.
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Alessandrano.
Trae sua origine dal Savoia da dove passò in Sicilia e precisamente in
Catania. Un Onofrio Alessandrano fu vice ammiraglio di Catania nel 1398,
ebbe concessi a 16 gennaio 1397 il tenimento di Ruzzolino ed i censuali
di Mazzara e fu capitano di Traina nel 1400; un Giovanni Alessandrano,
dottore in legge, ebbe donato da Bernaba Salem presso notar Pietro de
Majsano a 12 aprile 1485 il diritto di pontaggio del caricatore di
Catania, che ebbe confermato con privilegio dato a 28 gennaio
esecutoriato a 22 aprile 1496. Un Scipione Alessandrano di Catania ebbe
con privilegio del 16 aprile 1580 concesso il titolo di R. Cavaliere,
titolo concesso anche ad un Giulio Cesare con privilegio del 28 aprile
1591. Ambedue poi, con privilegio dato a 15 aprile esecutoriato a 12
ottobre 1576, aveano avuto concesso il titolo di nobile col Don. Questa
famiglia è passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia nel
1622 in persona del nobile Girolamo Asmundo-Alessandrano-Spatafora e
Lanza.
Arma: d’argento, all’aquila bicipite spiegata di nero, al mare
d’azzurro, fluttuoso del campo, movente dalla punta.
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Alessandro
o
d’Alessandro.
Di
questa famiglia, che il Galluppi vuole originaria di Napoli e decorata del
titolo di Barone della Giarretta, troviamo un Giacomo tra i cavalieri di
Randazzo nel 1283, un Giovanni tra i cavalieri di Monte San Giuliano nello
stesso anno, un Bonsignore senatore di Messina nel 1473 ed infine un
Filippo, che, con privilegio dato a 17 dicembre 1681 esecutoriato a 17 marzo
1682, ottenne il titolo di conte di S. Adriano. Detta famiglia possedette
pure la Baronia di Mangaliviti e Butti, passata nel 1716 in casa Berritella.
Arma:
d’oro, al cavallo bucefalo corrente di nero
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Alessi
o
Alessio.
Nobile famiglia, originaria di Roma, passata nello scorcio del secolo XIV in
Sicilia, dove godette nobiltà nella città di Messina dal secolo XIV al XVII,
nella città di Catania, in quella di Piazza e in quella di Nicosia. Un
Antonino, dottore in ambo le leggi, ebbe da Re Martino, con privilegio dato
in Catania a 4 novembre 1401, concessa una salina in Marsala, che passò
nella persona della di lui figlia Luigia moglie di Pietro de Afflitto. Un
Matteo ebbe legato per testamento da Rinaldo de Sano suo congiunto il feudo
di Nissuria, che ebbe confermato da re Federico, ma che poscia, per essersi
ribellato ai Martini, perdette. Nel ramo di Piazza troviamo un Francesco,
investito del feudo di Bugidiano nel 1479, padre di Giovanni Antonio e di
Giuliano. Giovanni Antonio morì senza figli ed a lui successe il fratello
Giuliano che venne investito di metà di Bugidiano e di Castani a 4 aprile
1500 e fu padre di Giovan Michele e Battista, che vennero di detti feudi
investiti a 3 novembre 1509. Giovanni Antonio de Alessio, per la moglie
Elisabetta Landolina, possedette pure il feudo di Ramione che poscia
essendo, alla morte di lui, l’Elisabetta passata a seconde nozze con Antonio
Tedeschi, passò in persona di costui. Nel ramo di Catania troviamo un Blasco
padre di Niccolò, tesoriere nobile di detta città nel 1511 e di Bernardino.
Quest’ultimo fu padre di Giovanni, giurato di detta città nel 1525 e 1529,
capitano di giustizia nel 1535 che sposò la nobile Giovanna Vitellino, la
quale lo rese padre di Mariano, senatore di Catania negli anni 1548 e 1560.
Da Mariano ed Alvara La
Valle
ne venne Giulio, che ebbe in moglie Lucrezia Vicari la quale gli partorì
Vincenzo in cui questa linea venne ad estinguersi. Da Nicolò Alessio, figlio
di Blasco, e da Elisabetta Bonaccini, ne venne Antonino, che sposò la nobile
Agata Guerrero e fu progenitore di molti distinti gentiluomini. Nel ramo di
Nicosia troviamo un Nicolò Alessio che, nel nome maritale di Garita de
Mucicato, unica sorella di Filippo morto senza figli, viene a 29 ottobre
1502 investito del feudo di Sisto, che, con titolo di barone, conservossi
sino all’abolizione della feudalità nella famiglia ritrovandone ultimo
investito un Giovan Vincenzo a 28 ottobre 1765, come figlio di Saturnino
Maria, che ne era stato investito a 5 marzo 1764 come figlio di Giovan
Vincenzo. Da questo stesso ramo della famiglia si possedette il feudo di
Montegrosso con titolo di barone, del quale ne troviamo a 2 ottobre 1721
investito un Bartolomeo; a 10 gennaio 1778 Nicolò figlio primogenito del
precedente; ed a 2 giugno 1793 Rinaldo figlio primogenito di Nicolò.
Possedette pure, e forse ancor oggi possiede, questa famiglia il feudo di
Pasquale del quale, all’abolizione della feudalità, con titolo di barone
troviamo possessore un Pietro Bernardo, in virtù d’investitura presa a 19
novembre 1771 come figlio primogenito di Francesco.
Arma:
d’oro, a tre rose di rosso 2.
1
Corona di barone.
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Alevandro.
Questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XV, e un Giovan
Filippo fu consigliere del re Alfonso il Magnanimo (secondo il Mugnos ed il
Palizzolo).
Arma:
di rosso, al monte di tre cime d’oro, battuto dal mare d’argento, fluttuoso
di nero, movente dalla punta.
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Alfani
o
d’Alfano.
Originaria di Scala godette nobiltà in Messina nel secolo XIII. Un
Giuseppe d’Alfano, percettore del Val di Mazzara 1594, possedette la
salina di Calaci, che dal suo nome fu chiamata d’Alfano, sino nel mese
di agosto dell’anno 1596, nel qual mese egli morì. Forse a questa
famiglia appartenne quel Giorlando d’Alfano che a 31 marzo 1661 venne
insignito del titolo di barone di Pellicani o dell’isola di Pellicani.
Arma: partito, nel 1° d’oro, a due fascie ondate d’azzurro, accompagnate
da quattro torte di rosso 3 e 1 con tre stelle dello stesso, ordinate
nel capo; nel 2° d’argento, a due braccia armate al naturale, moventi
dai fianchi dello scudo, impugnanti nel cuore un ramo di verde, fiorito
d’argento.
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Alferio
o
Alfieri.
Questa nobile famiglia, che non sappiamo da dove tragga sua origine,
ebbe in Sicilia sua stabile dimora in Polizzi, nella qual città occupò
sempre le cariche di giurato e capitano di giustizia. Troviamo poi che
nell’anno 1444 da re Alfonso un Ludovico Alferio ottenne la concessione
della gabella del vino di Catania. Non sappiamo se a questa stessa
famiglia sia appartenuto quel Giovan Battista Alferi e Martinella
dottore in ambo le leggi investito a 8 ottobre 1753 del feudo di S.
Basile; feudo passato in persona del di lui primogenito Giuseppe, che ne
ebbe investitura a 12 febbraro 1785 e da questi ad Antonino Alferi
(figlio primogenito del detto Giuseppe) che ne venne investito a 8
maggio 1806.
Arma: d’azzurro al mezzo volo spiegato d’argento, forato da una saetta
dello stesso in sbarra.
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Alfonso.
Nobile famiglia Portoghese passata in Sicilia, dove piantò sua dimora in
Trapani, nella qual città, al dir del Minutolo, il primo a stabilirsi fu un
Ferdinando, cavaliere di S. Giacomo della Spada, nell’anno 1444. Fu egli
padre di Francesco e questi di Antonino che fu prefetto di Trapani e marito
di Violante Sieri, la quale gli procreò fra gli altri un figlio a nome
Francesco. Alessio, figlio di quest’ultimo, fu prefetto di Trapani nel 1556.
Noi troviamo un Antonio, milite, nominato a 7 luglio 1497 custode della
porta di mare della città di Trapani, ed a 10 dello stesso mese portulanotto
di Trapani. Il Palizzolo, nel suo Blasone in Sicilia, dice che un
Agostino fu barone di Calaci e che un Rois fu tanto accetto all’imperatore
Carlo V da ottenere nel 1549 la concessione del feudo di Amorosa; ma in
quanto a Calaci (che fu una salina) le nostre ricerche ci hanno fatto
conoscere che il primo concessionario fu a 26 marzo 1488 un Valerio Morana,
poscia, essendo passata in casa Alfano, prese questo nome e sino al mese di
agosto dell’anno 1596 fu in potere di Giuseppe d’Alfano percettore del Val
di Mazzara, che in quel mese morì; quindi è molto probabile che l’egregio
autore abbia scambiato Alfano con Alfonso. In quanto ad
Amorosa poi, dobbiamo avvertire che detto feudo nel 1549 era in possesso di
Vincenzo Larcan barone di S. Stefano, e non dell’imperator Carlo V, e fu da
quello, con atto presso notar Antonio Occhipinti di Palermo nel giorno 18
ottobre 1549, venduto ad Alfonso Rois protonotaro del regno, che ne fu
investito a 12 aprile 1550. È tutta una leggenda quindi lo sviscerato amore
di Carlo V per un Rois della famiglia degli Alfonso e la conseguita
concessione del feudo Amorosa, ché abbiamo visto molto chiaramente essere
stato esso in possesso di un Alfonso della famiglia degli Rois
o Ruiz). La famiglia Alfonso possedette il feudo di Graniti e
Mangiavacchi, del quale ne troviamo investito un Guglielmo a 19 gennaio 1542
ed è passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia: nel 1626
nelle persone dei fratelli Cesare e Blasco Ferro-Alfonso e Isfar, e nel 1633
nella persona di Vincenzo Ferro-Alfonso la Liotta e Rizzo.
Arma:
d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata da sei stelle d’oro di sei raggi,
situate tre in capo e tre in punta.
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Algaria.
I
membri di questa nobile ed antica famiglia, stabilitasi dapprima in Noto ed
in Malta e poscia in Palermo, hanno occupato sempre le primarie cariche. Un
Giovanni fu giurato di Noto e capitan d’armi nel 1446; un Andrea capitano di
Gozzo per nomina avutane a 29 luglio 1489; un Francesco governatore della
Pace nel 1590; un Carlo capitano della galera detta Palermo della squadra
siciliana sopra la quale morì combattendo contro i turchi, un Giovanni
giurato di Palermo nell’anno 1608-9, carica tenuta nel 1607-8 da un Carlo e
negli anni 1641, 1642, 1645, 1646, 1667, 1668, 1670 e 1671 da Mariano,
figlio di quest’ultimo e nell’anno 1675-76 da Carlo Algaria e Settimo figlio
di Mariano. Un Giovanni fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli
anni 1698-99, senatore negli anni 1697, 1698, 1699, 1700 e 1701 e sindaco
della stessa città negli anni 1708 e 1710 e rettore della Redenzione dei
Cattivi e morì nel 1717, un Ettore fu vescovo di Patti ed infine è degna di
menzione: Melchiorra Algaria che, con privilegio dato a 15 gennaio
esecutoriato a 25 maggio 1660, otteneva il titolo di duca di Gallizia,
titolo che, commutato in Torrefranca, è oggi in casa Sansone. Possedette
pure questa famiglia il titolo di barone dell’Isola di S. Giuliano, del
quale, fra gli altri, troviamo investito un Carlo Algaria a 20 agosto 1707.
Fu questi marito di Caterina Marchese e padre di Vincenzo, nato il 6
dicembre 1747, che fu varie volte senatore di Palermo e marito di Ignazia
Vanni e Campo. Da questo matrimonio, tra gli altri, nacquero: Carlo e
Raffaele. Ignoriamo il seguito.
Arma:
inquartato in croce di S. Andrea, il capo e la punta losangata d’oro e di
nero ed ai fianchi d’azzurro, alla stella d’oro di 6 raggi.
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Alias.
Di questa famiglia sono degni di menzione un Francesco Alias, il quale
occupò le cariche di giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1711-12,
del Concistoro e quella di Uditore Generale delle Genti di Guerra; ed un
Giovan Battista, il quale, con privilegio dato a 19 luglio esecutoriato
a 16 novembre 1707, venne eletto razionale del Conservatore del Real
Patrimonio.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro, tenente in ciascuna delle zampe
anteriori mezzo volo spiegato dello stesso.
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Alibrandi.
Antica e nobile famiglia Messinese. Un Girolamo fu abate del monastero
di S. Placido nel 1487, un Antonello fu per 4 volte senatore di Messina
dal 1519 al 1534, un Francesco fu giudice straticoziale di Messina nel
1675. Un Domenico, giudice della Gran Corte Civile di Sicilia, fu
ascritto alla Mastra Nobile di detta città di Messina del 1807 e fu
padre di Antonino, marito di Letteria de Martino e padre di Gaetano;
Francesco e Giuseppe. Un altro Domenico fu tenente nel reggimento
Milazzo, primicerio dell’arciconfraternita della S.S. Trinità dei
Pellegrini e governatore di San Gallo dal 1821 al 1823, marito di Anna
Panarello e padre di Girolamo, che fu presidente della Cassa di Corte
del Banco delle Due Sicilie in Messina nel 1845. Sposò questi Giuseppa
Porcelli dalla quale ebbe: Domenico cavaliere della Corona d’Italia, ex
consigliere comunale ed assessore del Municipio di Messina, già reggente
del governo per la ricevitoria generale e tesoreria provinciale di
Messina e primo ragioniere d’Intendenza di Finanza.
Arma: d’azzurro, al destrochiero armato d’argento, alato d’un volo
spiegato d’oro, la mano di carnagione, impugnante la spada d’argento,
guarnita d’oro, alta in palo.
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