Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Amfusa a Anfuso

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Amfusa o Anfuso. (Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amico o D’Amico.

Vuolsi aver questa famiglia a capostipite quel conte Amico d’Amico, dapprima alleato ai normanni per iscacciare i saraceni ed indi, con altri baroni, congiurato contro il duca Roberto il Guiscardo, perché offesi dal non vedersi riguardati per la parte presa nella conquista dell’isola. Un Ruggero fu giustiziere di Sicilia dal 10 ottobre 1239 al 3 maggio 1240 e dal novembre 1241 capitano e gran giustiziere di Sicilia e Calabria; un Nicoberto de Amico lo troviamo tra i cavalieri di Milazzo nel 1283; un Giovanni fu regio milite e castellano di S. Lucia 1448, carica tenuta dalla famiglia per molte generazioni; un altro Giovanni fu ricevuto nell’ordine di Malta nella seconda metà del secolo XVI e nella stessa epoca veniva anche ricevuto un Francesco; un Giacomo fu tesoriere generale del regno nel 1453, un Antonio, con privilegio dato a 5 marzo esecutoriato 14 dicembre 1574 ottenne il titolo di Regio Cavaliere. Da un Paolo Amico e La Rocca e da Anna Pagano dei principi di Ucria ne vennero: Girolamo e Antonio, capi di due rami diversi. Girolamo Amico sposò Saveria Cocuzza e fu padre di Costantino, primo conte di Guido per concessione avutane dall’imperator Carlo VI a 18 maggio 1734, che dalla nobile Francesca Lucifero ebbe: Cesare Mariano, primo acquisitore della tonnara di S. Giorgio. Dal matrimonio di questi con Isabella Proto ne venne Francesco Carlo, che ottenne nel maggio del 1779 conferma del titolo di conte di Guido e fu primo duca di Calvello, già Ossada, in sua famiglia, per compra fattane da potere di Goffredo Calvello, come per investitura del 21 marzo 1777. Fu egli superiore della compagnia della Carità di Palermo nel 1788, proconservatore della città di Milazzo negli anni 1769, 1774, 1782, 1786 e 1790 fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1807 e fu padre di Cesare Mariano. Sposò questi Carmela Stagno dei principi di Montesalso, che lo rese padre di Francesco Carlo il quale prese in moglie Maria di Napoli, unica figlia di Bernardo marchese di Melia, dalla quale ebbe un’unica figlia a nome Rosa, che sposò Vincenzo Calcagno. Antonio Amico e Pagano, figlio di Pietro, di cui sopra abbiamo detto, ebbe in moglie Anna Cocuzza che lo rese padre di Paolo. Questi fu marito della nobile Bartola Lucifero e padre di Antonio, primo marchese de Amico per concessione avutane al 7 agosto 1759, che, dalla moglie Rosalia Calà, ebbe: Tommaso-Mariano. Venne ascritto Tommaso alla mastra nobile di Messina del 1807, fu investito a 30 ottobre 1787 del titolo di marchese e sposò la nobil donna Giovanna Carrozza e Mores figlia di Giovanni, marchese di S. Leonardo. Da questo matrimonio ne venne alla luce: Felice Antonio d’Amico e Carrozza, che sposò Domenica Cumbo la quale lo rese padre di Tommaso Mariano marito della nobile Caterina Marullo e padre di Felice Antonio; Francesco e Domenica moglie di Giuseppe Passalacqua. Un altro ramo di questa nobilissima famiglia fiorì in Catania ed in esso troviamo un Vito barone del Grano, figlio di Pietro, che con privilegio dato a 19 settembre 1651 esecutoriato a 29 luglio 1652 ottenne il titolo di Regio Cavaliere; un Francesco d’Amico barone di Villamico ascritto nella mastra nobile di Catania compilata nel 1696 fra i feudatari e regi cavalieri; un Ignazio ascritto alla detta mastra fra i regi cavalieri; un Cristofaro ed un Vito, forse lo stesso di quello di cui sopra abbiamo detto, fra i dottori nobili e regi cavalieri ed un Dott. D. Vincenzo Amico ascritto alla detta mastra a 17 novembre 1796. Troviamo pure tra le famiglie nobili di Vizzini annoverata la famiglia d’Amico, che pare non aver nulla di comune con questa di cui abbiamo detto, perché viene notata come un ramo di una famiglia esistente, non nobile, in Augusta. Un Diego, già capitano, giurato e tesoriere di Vizzini, è nel 1731 notato tra i concorrenti agli uffici nobili di detta città.

Arma: d’oro alla banda d’azzurro, sostenente uno sparviero camminante del suo colore. (L’arma antica della famiglia era: d’azzurro alla croce d’oro). Lo scudo cimato dalla corona di duca o marchese (a seconda del ramo a cui si appartiene).

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Amidei, Amodeo o Omodei (Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ammirato.

Questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XII (secondo il Galluppi).

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, tenente con le zampe anteriori un’aquila spiegata e coronata dello stesso.

 

 

 

 

 

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Amodeo, Amidei o Omodei (Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Amodio.

Rannodasi forse questa famiglia a quella nobilissima degli Amidei (detti poscia Amodei, Amodeo e Omodei) di Firenze che fece in Sicilia due passaggi, il primo sotto Federico lo Svevo ed il secondo sotto Pietro I d’Aragona. Nella Mastra Nobile di Messina del 1807 trovasi ascritto un Domenico Amodio, che sposò Paolina Costa Grimaldi ereditiera, al dir del Galluppi, del titolo di marchese dei Manganelli ed ebbe Giuseppe padre di Domenico. Fu questi consigliere di Stato e governatore di Messina, prese in moglie la nobile Giuseppa Sollima, che lo rese padre di Silvestre Amodio e Sollima marchese di Manganelli.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, posto alla campagna di verde, guardante il sole del secondo, figurato di rosso, orizzontale a destra.

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Amore.

 Molto  cospicua  ed antica  famiglia.  Un Gualtiero lo troviamo tra i cavalieri di Aidone nel 1283; un Giovanni Amore lo troviamo giurato della città di Caltagirone nell’anno 1401-2, un Antonio possedette il feudo di Lorsa che ebbe confermato a 13 dicembre 1438, un altro Giovanni sposò Altabella de Libiano baronessa di Bubutello e fu padre di Antonio Melchiorre che ne fu investito a 7 luglio 1506, un Angelo fu cavaliere dell’ordine di Malta nel 1566. Non sappiamo se sia appartenuta a questa stessa famiglia quell’Antonia Amore e Pisano, che veniva a 7 dicembre 1787 riconosciuta nel titolo di baronessa di S. Margherita.

Arma: d’oro, al cuore di rosso forato da una saetta d’argento, posta in banda. Motto: Amore.

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Anastasi o Nastasi.

Il Galluppi la vuole originaria di Ravenna. Godette nobiltà in Messina nel secolo XVI, trovando nella Mastra Nobile del Mollica annotato un Messer Pietro Nastasi 1594. Un giudice Nicolò da Traina, abitante in Randazzo, con privilegio del 12 marzo 1400, veniva nominato domestico e familiare regio. Non è improbabile che un ramo di essa sia passato in Rametta e perciò sia appartenuto a questa nobile famiglia quell’Ignazio Anastasi, che fu capitano di quest’ultima città negli anni 1793-94 e 1799 e 1800 e con privilegio dell’11 giugno 1791 veniva insignito del titolo di barone sulla tenuta di Acqua del Bosco e Pezzagrande; tenuta che poscia a 21 ottobre 1792 ebbe innalzata in feudo nobile.

Arma: d’azzurro, al pastorale d’oro.

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Ancisa.

Un Ludovico de Ancisa possedette il feudo di S. Bartolomeo, che poscia venne devoluto sotto i Martini alla regia Corte e concesso a Guglielmo Peralta.

Arma: di rosso a due bande d’argento, e la sbarra d’argento broccante sul tutto.

 

 

 

 

 

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Ancona o d’Ancona.

Questa famiglia si vuole che tragga la sua origine dalla città d’Ancona. Godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVIII, trovando nella Mastra Nobile del Mollica ascritti un Ferrante 1588, un Giovan Domenico 1591, un Andrea 1596 ed un Giovan Paolo 1604 e 1606. Quest’ultimo fu giudice delle appellazioni di Messina 1589-90 e della corte straticoziale nell’anno 1602-3. Un Antonino fu confrate della Pace e Bianchi di Messina e morì nel 1686, un Giuseppe sacerdote nel 1696 ed un Placido nell’anno 1703. Fiorì pure questa famiglia in Monte San Giuliano, nella qual città, tra gli altri, troviamo un Andrea con la carica di giurato nell’anno 1797-98 e con quella di capitano giustiziere nell’anno 1800-1801.

Arma: d’azzurro, all’elefante al naturale, sostenente una torre merlata di tre pezzi di oro, aperta del campo, sormontata da tre stelle d’argento 1 e 2.

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Andrea o d’Andrea.

Si crede esser passata da Marsiglia in Napoli con il Re Carlo I d’Angiò in persona di un Perrotto, cavaliere dello Speron d’oro, investito delle terre di Mottola ed Otranto, ecc. Passò indi da Napoli in Sicilia e nel 1396 troviamo un Giacomo possessore degli uffici del notariato della capitania di Girgenti, Mazzara, Sciacca e Licata e dei porti e marine di Girgenti. Un Pietro fu castellano di Traina 1422; un Vincenzo fu pretore di Palermo nell’anno 1432-33; un Giovanni, paggio della Regina Bianca, regio cavaliere e castellano del Castello di Naro, con privilegio dato a 20 novembre 1434 venne investito del feudo di Sittafari. Un Giaimo secreto di Naro passò in Caltagirone, nella qual città fu Maestro di Mondezza nel 1490, e trapiantò così la sua famiglia in detta città, dove fu aggregata al ceto dei nobili, trovando, fra gli altri, un Mazziotta con la carica di capitano nell’anno 1522-23,un Girolamo con quella di patrizio nel1585-86, un Giacomo con quella di capitano nel 1643-44; un dottor Filippo, figlio del precedente, con la stessa carica nel 1694-95-96-97, investito di Camitrice a 2 settembre1692 ascritto alla mastra dei nobili, insieme ai propri figli: Martino, gesuita, Santo, Giacomo capitano della città di Caltagirone negli anni 1725-26-27; Ignazio, Giuseppe e Francesco, il quale ultimo veniva nel 1701 ricevuto in qualità di cavaliere milite di giustizia nel S.M.O. di Malta. Un ramo di questa famiglia continuò a dimorare in Naro, e quivi troviamo un Giovanni con la carica di capitano nel 1498, un Giovan Battista con la carica di proconservatore di detta città nell’anno 1576 ed un Francesco con la stessa carica nel 1656; altro ramo passò in Messina dove incontriamo un Giuseppe con la carica di proconservatore negli anni 1734 e 1758 ed infine un altro ramo godette nobiltà in Mazzara. In questa città un Giovan Battista fu giurato negli anni 1577-78 e 1580-81; un Girolamo d’Andrea ed Arone nell’anno 1765-66 e fra i nobili da squittinare; un Gaetano d’Andrea e Scurto fu capitano negli anni 1798-99, 1801-2.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, sostenente un uccello d’argento.

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Andres.

Di questa famiglia troviamo un Giaimo castellano di Pantelleria nell’anno 1677.

Arma: ?

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Anfossi.

Da Bartolomeo e Caterina Anfossi nasceva un Giovanni, che fu giudice delle appellazioni di Palermo nell’anno 1726-27, pretoriano nell’anno 1730-31, della Gran Corte Civile negli anni 1743, 1754 e 1760, maestro secreto del regno nel 1732, uditore generale delle genti di guerra ed avvocato Fiscale della Gran Corte nel 1762 e maestro razionale del R. Patrimonio nel 1764. Sposò questi Rosalia Baiardi dalla quale ebbe: Pietro, che si laureò in diritto civile e canonico nell’Università di Catania ed a 3 dicembre 1796 ottenne ampio attestato di nobiltà dal senato palermitano; Giuseppa moglie di Luigi Colonna e Ventimiglia dei duchi di Cesarò; e Bartolomeo. Bartolomeo Anfossi e Baiardi ebbe in moglie Anna Maria Vaginelli e Bertolo, comprò presso notar Rosario Averna a 14 gennaio 1782 il titolo di marchese di S. Onofrio, da potere di Bartolomeo del Castillo e ne ottenne l’investitura a 29 dello stesso mese. In quel monco elenco compilato nell’anno 1845, ed a cui diedero nome di Mastra Nobile di Palermo, troviamo notato un marchese D. Filippo Anfossi.

Arma: d’azzurro, al sinistrocherio uscente da nubi, accompagnato da una stella ed impugnante un tridente, il tutto d’argento sopra il mare fluttuoso d’argento e d’azzurro.

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Anfuso o Amfusa.

Nell’anno 1283 tra i cavalieri di Salemi troviamo un Simone de Anfussio milite; nel 1416 incontriamo un Niccolò de Amfuso vice secreto della città di Rametta, nell’anno 1413 troviamo un Chicco de Anfuso con la carica di giurato di Salemi, carica tenuta negli anni 1422, 1468-69 da un Simone, nell’anno 1479-80 da un Graziano e nel 1508 da un Giovanni. Troviamo infine un Michelangelo che, con privilegio dato a 17 dicembre 1622 esecutoriato a 14 giugno 1623, ottenne la concessione del titolo di Don ed un Giovanni, giudice del Tribunale del Concistoro nel 1731.

Arma: d’oro, alla fascia di verde, caricata da tre crescenti volti del campo.

 

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