Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Anselmo a Aquilera

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Anselmo.

Nobile famiglia originaria di Parma, che, secondo il Galluppi, godette nobiltà in Messina nel secolo XV. Un Bonamico ed un Bonsignore de Anselmo li troviamo nel 1283 tra i cavalieri di Patti; un Antonio nel 1504 ottenne facoltà di costruire una salina nel territorio di Trapani e con privilegio, dato a 27 marzo esecutoriato a 29 luglio 1504, fu nominato custode del porto di Trapani. Vediamo pure questa famiglia in Milazzo, dove un Antonino, occupò la carica di giurato nell’anno 1763-64 e di capitano negli anni 1766-67-68; ed in Marsala, dove un Antonino fu tesoriere nell’anno 1798-1799.

Arma: d’oro, al castello a tre torri di verde, aperto o finestrato di nero, cimato da un gallo del suo colore.

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Antichi.

Un Tommaso Antichi, senatore di Palermo negli anni 1588-89 e 1604-5 e consigliere della Nobile compagnia dei Bianchi nell’anno 1601-2, per la moglie Lucrezia La Liotta figlia di Francesco, ottenne a 13 febbraio 1589 investitura della baronia di Giancascio e Realturco; baronia della quale a 24 novembre 1632 ne viene investito Pietro Antichi e La Liotta, figlio del precedente, consigliere della detta compagnia dei Bianchi nell’anno 1635-36.

Arma: ?

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Antignolo.

È originaria, a dir del Galluppi, da Perugia e godette nobiltà in Messina dal sec. XV al XVIII. Un Alberto fu governatore della Tavola pecuniaria di Messina nell’anno 1686-87 e console del Mare nell’anno 1694-95. Non sappiamo se quell’Antonio Antiglono che dai Martini, nel 1396, ottenne la concessione di una casa in Catania, già di proprietà di Paolo Abbate e Nicolò Calzarano ribelli, sia appartenuto a questa stessa famiglia. (L’Antiglono può benissimo darsi che stia per Antignolo, dato il modo come gli antichi storpiavano i cognomi).

Arma: d’argento, alla coppa d’azzurro, sormontata nel capo da una rosa di rosso

 

 

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Antiochia.

Nobilissima famiglia originata dalla imperiale casa Sveva. Un Corrado conte di Alba, Celano, Loreto ed Abruzzo (figlio di Federico d’Antiochia, figlio naturale dell’imperatore Federico lo Svevo), nipote e familiare di Re Manfredi, nel marzo del 1263 esercitò l’ufficio di Vicario nelle Marche, un Bartolomeo de Antiochia milite ebbe concessi da Re Federico a 1 aprile 1299 tutti i beni già appartenuti al milite Lupo de Inguardiola ribelle; un Pietro pretore di Palermo nel 1318-19 fu cancelliere del regno nel 1328; un Federico fu conte di Capizzi e gran cancelliere di Sicilia nel 1337 ed un Benedetto, milite, da Randazzo è tassato nel 1343 sotto Ludovico per un cavallo e mezzo armato.

Arma: di rosso, seminato di gigli d’oro. Alias: d’argento, all’aquila spiegata di nero, coronata dello stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Anzio.

Siamo per questa famiglia privi di documenti.

Arma: di rosso, alla pergola d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

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Aoiz (de).

Questa famiglia godette nobiltà in Palermo nel secolo scorso. Un Giovanni vestì la toga senatoria negli anni 1708-9-10 e 1713-14.

Arma: ?

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Aparo.

Un Gaetano Aparo fu giudice della Gran Corte nell’anno 1802-3 carica che, giusta le disposizioni del R. Dispaccio del 25 gennaio 1756, rivestiva la famiglia di nobiltà generosa.

Arma: ?

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Apilia o Aptilia.

Un Raimondo de Apilia, che il Baronio vuole pretore di Palermo nel 1392, fu milite consigliere e carmerlengo del Re Martino, a 15 dicembre 1394 ottenne la concessione di due galere, nominate S. Bartolomeo e La Malandrina e per i grandi servizii prestati ottenne a 4 novembre 1398 la terra di S. Filippo d’Argirò. Un Giovanni de Apilia con privilegio dato a 2 maggio 1401 ottenne la concessione del feudo e castello di Cefalà, che, per la sua morte senza figli, ritornò in potere della Regia Corte.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, circondato da api dello stesso.

 

 

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Aponte o d’Aponte.

Forse è una diramazione dell’omonima nobile famiglia napoletana, della quale nella seconda metà del secolo XVI troviamo un Giovan Francesco marchese di Morcone tra i feudatari del regno di Napoli. Un Feliciano fu governatore interino di Messina negli anni 1684-85, 1702-3.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’argento, ed in punta un ponte del secondo, sotto il quale passa un fiume dello stesso.

 

 

 

 

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Aprile.

Nobile famiglia di Caltagirone, della quale troviamo un Carlo con la carica di capitano negli anni 1635-36-37 e con quella di proconservatore nell’anno 1635; un Vincenzo barone delle Segrezie con quella di senatore nell’anno 1656-57, altro Vincenzo Aprile e Boccadifoco che venne a 20 aprile 1727 investito della baronia di Gimia Soprana; baronia che, all’abolizione della feudalità, troviamo in potere di Vincenzo Aprile e Benso, che ne era stato investito a 10 aprile 1788. Un Antonino con bolla magistrale dell’ottobre 1789 esecutoriata a 20 febbraio 1790 venne insignito della croce di giustizia dell’ordine costantiniano, e nello stesso giorno venne tal distinzione accordata ad un Vincenzo. Un Giacomo Aprile e Benso occupò la carica di patrizio di Caltagirone nell’anno 1799-1800. Nella Mastra Nobile di Caltagirone poi troviamo iscritti un Vincenzo ed un Giacomo figli di Carlo; un Carlo, un Giuseppe, un Francesco e un Gaspare figli di Vincenzo; un Vincenzo figlio di Giuseppe; un Giuseppe, un Gaspare e un Francesco figli di Vincenzo; un Vincenzo, un Antonino, un Giacomo cavaliere di Malta; un Girolamo ed un Giuseppe figli di Gaspare ed altri ancora.

Arma: d’argento alla fascia di rosso, accompagnata da tre rose del secondo e situate 2 in capo ed una in punta.

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Aprucio o Apruzzo.

Un Giaimo ebbe da re Federico lo Svevo concesso il feudo di Cabica che poi ebbe confermato da re Manfredi; un Michele lo troviamo tra i falconieri dello stesso imperator Federico nel 1240.

Arma: d’argento, a tre monti di rosso moventi dalla punta, sormontati da una corona dello stesso.

 

 

 

 

 

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Apulia, Apulo, Pulia o Puglisi.

Vedi:

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Aquila, d’Aquila o dell’Aquila.

La si vuol d’origine normanna. Noi, tra gli altri, troviamo in Sicilia, un maestro Giacomo da Licata che ottiene da re Federico la concessione del feudo di Racalmallini; un Nitto, notaro dell’ufficio del segretario nel 1424; un Antonio capitano giustiziere di Girgenti 1463-64 e 1468-69; un Diego ministro dell’imperatore Carlo V, incaricato nel 1516 di ragguagliarlo della tumultuazione di Palermo; un Bernardo capitano del vicerè conte d’Albadelista (1590) ed infine un barone Francesco dell’Aquila ed Angelini di Chiapparìa, cadetto nel reggimento Regina Cavalleria, poi tenente nei Cavalleggieri della Guardia Reale della Regina e primo tenente nei Reali Veterani, morto senza posterità, a Napoli, nel 1843, la cui unica sorella Maria Carolina sposò Ferdinando Cataliotti Valdina.

Arma: d’azzurro, all’aquila spiegata d’argento, coronata d’oro.

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Aquilera.

Originaria di Pozzuoli, godette nobiltà in Messina nel secolo XVII, e troviamo un Francesco senatore di detta città nell’anno 1691-92.

Arma: d’azzurro, all’aquila spiegata d’oro.

 

 

 

 

 

 

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