Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Aquilone a Arces

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Aquilone.

Nobile famiglia, che il Galluppi vuole originaria di Spagna, passata in Sicilia dove godette nobiltà nella città di Messina dal secolo XIV al XVIII, trovando nella Mastra Nobile del Mollica annotati un Cesare (lista II, anno 1585); un Baldassare (lista VI, 1592); un Antonio Cesare (lista VIII, 1594 e lista XVIII, 1604) ed un Tiberio (lista XX anno 1606). Un Onofrio fu senatore di Messina nell’anno 1575-76 e tale carica occuparono un Antonio Cesare negli anni 1601-2, 1605-6, 1609-10, 1613-14, 1624-25 ed un Placido nel 1698-99; un Cesare ed un Francesco furono governatori della Tavola Pecuniaria di detta città il primo nell’anno 1656-57 ed il secondo nell’anno 1676-77, un Placido fu console del Mare nel 1699 e 1700, nella qual carica troviamo pure nel 1749-50 un Letterio, che fu rettore nobile degli Spersi nell’anno 1764-65 e delle Verginelle nell’anno 1769-70. È passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia; nel 1585 in persona di Zenobio Signorino-Aquilone-Amodei e Crisafi e nel 1588 in persona di Francesco-Maria Ciampoli-Corso-Comito e Aquilone.

Arma: di rosso, all’aquila spiegata e coronata di nero, tenente negli artigli un serpente di argento. (Minutolo).

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Aquino o d’Acquino.

Diramazione della nobilissima famiglia omonima di Napoli, decorata di molti titoli e feudi. Passò in Messina dove godette nobiltà nei secoli XVI, XVII, e XVIII trovando un Giovan Tommaso, giudice straticoziale di detta città nell’anno 1558-59; un Cesare conte di Martorano ed un Fabio annotati nella Mastra Nobile del Mollica (lista 2ª, anno 1588). Un Antonino, dottore in leggi, con privilegio dato a 11 gennaio, esecutoriato a 9 agosto 1531, ebbe concesso il titolo di Regio Cavaliere, e forse egli stesso, con privilegio dato a 4 novembre 1556 esecutoriato a 25 gennaio 1558 venne insignito del titolo di nobile col Don.

Arma: inquartato nel 1° e 4° bandato d’oro e di rosso; nel 2° e 3° spaccato d’argento e di rosso al leone dell’uno nell’altro.

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Aragona.

Questa famiglia, che riconosce la sua origine dalla casa reale d’Aragona, possedette un gran numero di feudi e baronie, come quello di Novara concesso a 18 febbraio 1364 a Vinciguerra Aragona gran cancelliere del regno, quelli di Ficarra, Raccuglia, Librizzi o Villanova concessi a 26 novembre 1391 a Bartolomeo d’Aragona, quello di Crapani concesso a 5 dicembre 1396 a Ludovico de Aragona maestro razionale del regno, i marchesati di Randazzo, Castiglione e Francavilla concessi al duca Giovanni d’Aragona, vicario del regno come tutore del re Ludovico, ed altri. Un Orlando, figlio naturale di re Federico II d’Aragona, fu avo di un Giovanni che a 28 ottobre 1398 ebbe da re Martino confermata la baronia d’Avola ed ottenne nell’anno 1403, sì per i servizii da lui prestati che per i vincoli di sangue con la real casa, la legitimazione di Pietro, Federico, Francesco, Giovanni, Guglielmo, Beatrice, Chiara ed Aldonsa, procreati da lui con Eleonora donna libera, rendendoli così capaci a succedere. Morto Giovanni, gli succedette il figlio primogenito Pietro, il quale ottenne dai viceré di Sicilia a 8 luglio 1419 la conferma della baronia d’Avola, che trasmise al figlio Giovanni, il quale ne ottenne conferma e nuova investitura a 17 luglio 1453 e sposò Beatrice Cruillas ereditiera della signoria di Terranova. Da questo matrimonio ne venne Gaspare, che prestò a 15 dicembre 1471 il giuramento di fedeltà ed omaggio e fu padre di Carlo e Beatrice. Carlo venne investito a 27 settembre 1483 ed ebbe  una  unica figlia a nome Antonina in cui venne ad estinguersi questo ramo di detta famiglia. Il Galluppi dice aver questa famiglia posseduta la baronia di Martini e nella Mastra Nobile del Mollica (lista 3ª, anno 1589) troviamo annotato un Pietro d’Aragona barone di Martini. Fra i fondatori, infine, dell’ordine militare della Stella in Messina troviamo un Pietro Aragona marchese della Grotteria. Nell’anno 1397 un Ludovico, maestro razionale del regno, e nel 1448 un Antonio furono stratigò di Messina nel 1607-8 troviamo pretore di Palermo, un Cesare d’Aragona, cavaliere dell’Ordine di S. Giacomo della Spada.

Arma: d’oro, a quattro pali di rosso. Cimiero; un grifo uscente d’oro, linguato di rosso impugnante la bandiera d’argento, astata d’oro, caricata dalla croce di rosso, svolazzante a sinistra.

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Aragonensi, Aragonisi o Ragonisi.

Di questa famiglia troviamo un Giovanni, castellano di Cefalù 1424 e 1434.

Arma: ?

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Aragues.

Famiglia originaria di Spagna, godette nobiltà in Palermo, nella qual città un Francesco Aragues y Medrano vestì la toga senatoria negli anni 1671-72 e 1673-74.

Arma: ?

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Arana o Arane.

Di questa famiglia troviamo un Francesco con la carica di castellano del castello del SS. Salvatore di Messina. Forse fu egli stesso consultore del viceré in Sicilia nel 1704.

Arma: d’argento, a cinque cuori di rosso situati in croce di S. Andrea.

 

 

 

 

 

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Arata.

Un Francesco o Vincenzo? Arata fu senatore di Palermo nell’anno 1639-40; un Francesco fu referendario e prelato d’ambo le segnature 1659.

Arma: diviso: nel 1° d’azzurro, a tre gigli d’argento, allineati in fascia; nel 2° d’azzurro a due bande accorciate d’oro ed un aratro dello stesso.

 

 

 

 

 

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Arau.

Nobile famiglia ascritta alla prima arciconfraternita di nobili di Messina detta della Pace e Bianchi. Un Francesco Arau e Di Giacomo, ascritto nel 1845 in detta arciconfraternita, per successione della nobile famiglia di Giacomo, possedette il titolo di barone di Giampaolo (secondo il Galluppi).

Arma: spaccato con la fascia in divisa centrata d’oro, caricata da tre stelle d’azzurro: nel 1° dello stesso alla torre d’argento, aperta, finestrata e murata di nero, fiancheggiata da due leoni contro-rampanti d’oro; nel 2° di rosso, a due lancie d’argento, fustate di nero, passate in croce di S. Andrea ed infilzate in un anello dello stesso.

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Arbea.  – Di questa famiglia troviamo un Pietro con la carica di castellano di Iaci nel 1396, e con quella di stratigò di Messina nel 1401, che ottenne da Re Martino la concessione di una vigna, nominata vigna grande, posta nel territorio di Iaci; ed un Giovanni caporale delle genti d’armi nel 1398.

Arma: di rosso, a tre sbarre d’oro, al capo d’azzurro caricato da un giglio d’oro.

 

 

 

 

 

 

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Arborio di Gattinara.

Antica ed illustre famiglia vercellese, infeudata di molti feudi e titoli e passata all’ordine di Malta. Possedette in Sicilia la grossa baronia di S. Agata la Motta, della quale troviamo investito a 3 agosto 1779 Mercurio-Francesco Arboreo di Gattinara marchese di Gattinara. È oggi barone di S. Agata la Motta il nobil uomo Mercurio-Dionigi Arboreo marchese di Gattinara, conte di Albano, signore di Terruggia ecc. residente in Torino.

Arma: d’azzurro, alla croce di S. Andrea ancorata d’argento, accantonata da quattro gigli d’oro: al capo dello stesso, caricato da un’aquila di nero, coronata all’imperiale. Cimiero: Un ercole al naturale, tenente una clava d’oro e cinto d’una pelle di leone. Divisa: AUT VINCENDUM AUT MORIENDUM.

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Arcabascio.

Un Ascanio Arcabascio lo troviamo a 10 aprile 1587 con la carica di proconservatore della città di Troina; un Niccolò Arcabascio, con privilegio dato a 8 ottobre 1626 esecutoriato a 29 aprile 1627, ottenne la concessione del titolo di Don.

Arma: d’oro, al leone di nero, posto sopra una cassa d’azzurro ed impugnante con la zampa anteriore destra una croce di nero.

 

 

 

 

 

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Arcangelo.

Nobile famiglia catanese della quale nel 1498 incontriamo un Ximenio con la carica di acatapano di Catania. Il Minutolo, porta un Giovanni creato regio cavaliere e portulano di Catania da Re Ferdinando, un Luigi figlio del precedente capitano di Catania nell’anno 1536-37 e padre di Alessandro Arcangelo e Marchesana, senatore di detta città nell’anno 1572-73, dal quale ne venne: Scipione-Michele Arcangelo Campixano, Marchesana e Paternò ricevuto nell’ordine di Malta. Troviamo pure un Teodoro con la carica di capitano di Catania nell’anno 1515-16, ed un Vincenzo con quella di senatore negli anni 1561-62 e 1565-66, un Giovanni con quella di capitano della città di Caltagirone nell’anno 1456-57 ed un Lorenzo con quella di giudice della Gran Corte nell’anno 1597-98-99, 1611-12-13. Possedette pure questa famiglia l’ufficio di Maestro Notaro della Corte Capitaniale di Catania e la terza parte di diritto sulla dogana di Catania 1588.

Arma: d’azzurro, ad un arcangelo d’argento impugnante una spada del secondo.

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Arceri.

Un Giovan Francesco Arceri fu giurato di Mistretta nell’anno 1658-59; un Agostino capitano della stessa città nel 1710; un Giacomo Arceri fu barone di Caruso per investitura del 29 febbraio 1716, ed il figlio di lui: Bartolomeo-Giacomo ne ebbe investitura a 18 novembre 1771 col cognome Forno per la disposizione testamentaria di Giacomo Furno primo acquisitore; un Giovan Battista fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1726-27 e del Concistoro 1729.

Arma: di rosso, al leone d’oro, saliente, impugnante con le zampe anteriori un arco d’argento, armato di una freccia dello stesso in atto d’incoccarla e sostenuto da una banda del secondo. Corona di Barone.

 

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Arces.

Nobile famiglia originaria della Spagna, passata in Messina dove godette nobiltà nei secoli XVI, XVII , e XVIII. Troviamo nella Mastra Nobile del Mollica annotato un Giovanni (lista X, anno 1596). Fu pure detta famiglia ascritta alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di detta città. Un Matteo fu capitano d’armi e comprò, nell’anno 1646 dalla Regia Corte, alcune tande con un titolo di barone. A lui succedette la figlia Vittoria, che sposò un tal di Prestigiovanni al quale procreò un’unica figlia: Valentina Prestigiovanni ed Arces a cui diede in dote il detto titolo di barone.

Arma: d’azzurro, al ponte ad un sol arco d’oro, sostenente un castello, merlato di quattro pezzi d’oro, aperto del campo, trattenuto da due leoni contro-rampanti del secondo.

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