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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Arcolaci a Armao
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Arcolaci
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Arculaci.
Nobile famiglia di Caltagirone, nella Mastra Nobile della quale città
troviamo ascritti un Girolamo ed un Vincenzo Arculaci figli di Vincenzo.
Un Girolamo (non sappiamo se quello stesso notato nella Mastra) fu
maestro notaro della corte giuratoria di Caltagirone nell’anno 1522-23
un Antonio con privilegio dato a 20 settembre 1548 venne insignito del
titolo di Regio Cavaliere un Stefano fu giurato di detta città nell’anno
1581-82 1585-86 ed un dottor Girolamo nell’anno 1631-32. Estinta.
Arma: .
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Ardizzone.
Famiglia nota in Taormina, Siracusa, Catania, Messina, Rametta e
Palermo. A 30 ottobre 1755 vediamo ascritti alla Mastra Nobile di
Siracusa i cugini Giuseppe e Michele Ardizzone, dottori in leggi,
nell’anno 1785-86 troviamo un Antonino con la carica di giurato nobile
di detta città, carica occupata nello stesso anno e nell’anno 1790-91 da
un Giuseppe e nell’anno 1804-5 da un Michele Ardizzone e Castelletti.
Oggi sono stati, di questo ramo, iscritti nell’elenco definitivo delle
famiglie nobili e titolate della Regione Siciliana i fratelli Carlo,
Giuseppe e Vincenzo figli di Gaetano. Un dottor Nicola, per essere stato
eletto giudice della Gran Corte del Regno, viene a 9 febbraio 1716
aggregato alla Mastra Nobile di Catania ed oggi Luigi (di Calcedonio, di
Luigi), suo discendente, è stato iscritto con il titolo di nobile
nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana. Nella Mastra Nobile di Messina del 1807 sta inscritto un
Antonino Ardizzone di Ignazio. Questo Antonino fu presidente del
Tribunale del Concistoro 1788, ebbe a 24 maggio 1788 esecutoria della
concessione del titolo di Marchese ed alla sua morte, senza figli,
seguita nel 1797 la sorella Maria né presentò il rivelo come
succeditrice. Un Biagio fu proconservatore di Rametta 1719, un Ascanio
1695 ed un Bartolo o Bartolomeo notaro nel 1632, 1657, 1680; un Leone fu
capitano di Rametta nell’anno 1798-99. In Palermo il primo che
incontriamo è nel 1488 un Marchitto, mercante genovese. Un Onofrio
occupò le cariche di giudice della gran Corte Civile di avvocato fiscale
del Tribunale del Real Patrimonio e di uditore generale delle genti di
guerra ed un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel 1793-94.
Arma: d’azzurro, al castello ad una torre d’oro, aperto, finestrato e
murato di nero, fiammeggiante in cima di rosso, fiancheggiato da due
leoni del secondo, coronati dello stesso, contrarampanti alla base (il
ramo di Siracusa non porta nella propria arme i due leoni).
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Ardoino, Arduino
o
Aldoino.
V’ha chi vuole originata questa famiglia da Arduino marchese d’Ivrea e
re d’Italia, chi da quel Fulcone eletto arbitro tra Ludovico il Santo re
di Francia e Carlo re di Napoli, però le prime e sicure notizie da noi
rinvenute non vanno al di là di un giudice Aldoino de Aldoino di
Messina, che ebbe donato il feudo di Venetico con quattro famiglie di
villani nominate: Curatini, Cassinesi, Milleroni e Remerceni, donazione
confermata da re Manfredi con privilegio dato a 9 marzo 1259 e da re
Alfonso a 27 gennaio 1417 nella persona del pronipote di Aldoino a nome
Giacomo. Sposò questi Costanza di Girolamo che gli arrecò in dote i
feudi di Lungarini ed i diritti del tono ed anfaraggio di Melazzo e fu
padre di Aldoino, Federico e Gerardo morti senza figli, sicchè i detti
feudi furon devoluti alla R. Corte. Un Paolo Ardoino e Patti, principe
di Palizzi, marchese della Foresta, barone di Placabaiana, signore di
Grassura ecc. a 28 maggio 1709 fu decorato del grandato di Spagna, fu
padre di Michele Ardoino e Furnari, che sposò Caterina La Rocca e di
Giovanni, unica figlia di Pietro La Rocca e Gantes, principe di
Alcontres, marchese di Roccalumera, ecc. Da questo matrimonio ne venne
Pietro principe di Alcontres, marchese di Roccalumera, marchese della
Foresta, barone dell’ufficio di maestro notaro e segretario del
Tribunale del Real Patrimonio, gentiluomo di camera con esercizio, padre
di Flavia moglie di Vincenzo Moncada morta senza figli; Letteria con
Pietro Stagno principe di Montesalso, nella famiglia del quale passarono
i titoli di principe di Alcontres, marchese di Roccalumera, ecc.;
Rosalia con Baldassare Proto, Girolama con Ottavia Trigona a cui arrecò
in dote il titolo di marchese della Foresta e Caterina con Vincenzo
Aprile e Benso, barone di Gimia soprana. Questa famiglia è passata
all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia sin dal 1625 ed in
persona di un suo cavaliere di giustizia nel 1752.
Arma: troncato: nel 1° d’argento, all’aquila spiegata di nero, membrata,
imbeccata e coronata d’oro; nel 2° d’azzurro al leone d’oro, coronato
dello stesso, guardante la cometa di otto raggi d’argento, posta al
primo cantone, accompagnato nella punta da un crescente montante del
medesimo. Lo scudo accollato all’aquila spiegata di nero, membrata,
imbeccata e coronata d’oro.
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Arena.
Si crede che sia passata dall’Aragona in Sicilia sotto il regno di re
Manfredi. Si diramò in Messina, Sciacca, Palermo, Lentini e Caltagirone.
Nel ramo di Palermo sono degni di menzione un Antonio senatore di detta
città negli anni 1444-45 e 1447-48, un Girolamo portaro della porta
della piscaria della stessa città nel 1671, un Giuseppe giudice delle
appellazioni nell’anno 1729-30 e della corte pretoriana nell’anno
1732-33 ed infine quel Girolamo Arena giudice pretoriano di Palermo
nell’anno 1702-3, giudice della Gran Corte Civile 1717, maestro
razionale supernumerario del Tribunale del Real Patrimonio 1719,
consultore del supremo consiglio di S. Chiara in Napoli, decorato del
titolo di marchese e padre di Giuseppe, giudice della Gran Corte e
maestro razionale del R. Patrimonio e di Elisabetta moglie di Carlo
Mortillaro barone del Ciantro soprano, in famiglia del quale passò il
titolo di marchese.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro, posto sopra un monte d’argento movente
dalla punta.
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Arena-Primo.
Si vuole che tragga origine dai Concubleth di provenien-za normanna;
possedette nel sec. XVI l’annuo reddito feudale di onze dieci sulla
dogana di Mare della Regia Secrezia di Messina ed aggiunse nel 1692 al
proprio cognome il cognome Primo per la consecuzione del pingue
patrimonio del canonico Giovanni Primo. Un Francesco Maria Arena Primo e
Belli fu primo barone di Montechiaro e Roccadoro, in sua famiglia, sposò
la nobile Blanda Porzio e Villadicani che lo rese padre di Placido
poeta, storico ed epigrafista insigne investito di Montechiaro di
Netticò a 22 novembre 1810. Fu egli marito di Caterina Cardillo e padre
di Giuseppe, che dal suo primo matrimonio ebbe Placido morto senza
figli, e dal secondo, contratto con Rosa Repici: Francesco governatore
dell’arciconfraternita della Pace e Bianchi di Messina, protettore del
Conservatorio di S. Caterina da Siena, ispettore della sede di Messina
del Banco di Sicilia ecc., iscritto nell’elenco definitivo delle
famiglie nobili e titolate della regione siciliana con i titoli di
barone di Montechiaro, barone di Roccadoro e barone del Grano. Dal
matrimonio di quest’ultimo con Carolina Spadaro ne vennero: Giuseppe,
barone di Montechiaro, membro della commissione araldica siciliana ecc.;
Rosa, Adele, Giulia ed Amalia. Questa famiglia è passata all’ordine di
Malta sin dal 1582 e come quarto di altra famiglia sin dal 1573.
Arma: d’oro a quattro fascie più oscure del medesimo, e la banda
d’azzurro attraversante. Corona di Barone, Cimiero: tre pennacchi d’oro
e d’azzurro.
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Arenos
o
Arenosa.
Nobile famiglia che si vuole originaria di Valenza, della quale, il Galluppi
nota un Gonsalvo Ximenes come stratigò di Messina nel 1338. Costui e la
moglie Serena de Yvar possedettero il feudo di Torretta, che, dopo la loro
morte, passò a Virdina, loro figlia.
Arma:
d’argento, al lupo rampante di rosso, guardante il sole dello stesso, posto
al primo cantone.
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Ares
o
Arez.
Famiglia forse originaria dalla Spagna, che godette nel secolo XVII nobiltà
in Palermo, nella quale città un Francesco vestì la toga senatoria nell’anno
1626-27.
Arma:
?
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Arezzo.
Molto
nobile ed antica famiglia, che vanta discendere dalla romana Aretia.
Un Giacomo fu protonotaro del regno di Sicilia sotto i Martini, un
Francesco, milite, comprò per once 150 d’oro da Paolo Capobianco nel 1392 il
feudo di Cardinale, che venne a 11 luglio 1418 confermato a Giovanni suo
figlio, e che all’abolizione della feudalità era ancor in potere della
famiglia, trovandone investito Giuseppe Arezzo e Grimaldi duca di San
Filippo ecc. a 2 luglio 1809. Possedette pure questa famiglia i feudi di
Benali, S. Giuliano, Catalimita e S. Andrea, Targia, Monte, Fiunefreddo,
Trefiletti, S. Giuseppe, Spalla, Gisira di Pagano, Crucifia, S. Biagio, lo
Mastro, Serre, Donnafugata ecc., di cui alcuni ancor conservavansi in
famiglia all’abolizione della feudalità e forse ancor oggi vi si conservano.
Non possiamo, per il limite del lavoro, parlare di tutti i rami di questa
illustre famiglia, e quindi di tutti i membri di essa, come le virtù di essi
loro darebbero diritto; ma non possiamo tacere di quell’Orazio; colonnello
del reggimento R. Farnese che prese non poca parte nella battaglia di
Velletri nel 1742, e passato poscia al grado di brigadiere generale prese
parte ai combattimenti avvenuti per il riacquisto dei ducati di Parma e
Piacenza ottenendo, con biglietto dato in Napoli a 23 marzo esecutoriato a
18 maggio 1748, per sé e suoi il titolo di Marchese. Fu egli gentiluomo di
camera, capitan generale degli eserciti delle Due Sicilie, cavaliere del San
Gennaro, primo ministro della suprema giunta consultiva di guerra, supremo
prefetto della città di Napoli ecc., marito della nobile irlandese Maria
Fitzgerald e Bronne dei duchi di Linstein e padre, fra gli altri figli, di
Tommaso, cardinale di S. Romana Chiesa, molto gradito al re Ferdinando, che
con lettera confidenziale del 18 novembre 1823 gli offriva la carica di
Luogotenente Generale in Sicilia, carica dal Tommaso non accettata, e di
Giuseppe. Questi fu gentiluomo di camera con esercizio, cavaliere degli
ordini di Malta e del San Gennaro, amministratore della R. Casa in Palarmo
ecc., sposò in prime nozze la nobil donna Agnese dei principi Grimaldi,
dalla quale non ebbe prole, ed in seconde la nobile Agata Arezzo dei baroni
di Trefiletti che lo rese padre di Orazio, Concetta moglie del barone
Domenico Arezzo e Maria moglie del nobile Carmelo Arezzo. Orazio Arezzo ed
Arezzo, marchese Arezzo, già gentiluomo di camera con esercizio di re
Ferdinando II e di re Francesco II, sposò a 28 aprile 1869
Emmanuela-Maria-Eugenia Landolina e Benintendi di Francesco-Rotlando
principe di Torrebruna ed è padre di: Giuseppe; Francesco marito della
nobile Flavia Airoldi e Di Napoli di Cesare duca di Cruillas; Emmanuele;
Pietro; Corrado; Agata e Michela. Francesco Arezzo e Landolina, dalla moglie
nobile Flavia Airoldi, ha avuto, sin oggi, un figlio a nome Orazio. Questa
famiglia è passata molte volte all’ordine di Malta a cominciar dal 1626 in
persona di un Blasco, fondatore della commenda di Ragusa.
Arma:
spaccato d’oro e d’azzurro, a quattro ricci dell’uno nell’altro, 2 in capo e
2 in punta. Corona di Marchese. Divisa: Bene Merentibus.
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Arfini
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Arsini.
(Vedi).
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Argomento.
Nobile famiglia di Sciacca. Un Paolo d’Argomento a 25 maggio 1417 venne
nominato notaro credenziere delle gabelle della terra di Sciacca. Un
Carlo fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1663-64.
Arma: d’azzurro, alla fascia d’argento, accompagnata da tre palle d’oro,
due in capo ed una in punta.
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Aristippo.
Un
Enrico Aristippo, arcidiacono catanese, grecista e latinista insigne, ed uno
dei familiari di re Guglielmo il Malo, fu il successore di Majone nelle alte
cariche da questi occupate; ma poscia, per ordine dello stesso re, veniva
arrestato, condotto in Palermo, dove finiva miseramente i suoi giorni nel
carcere.
Arma:
d’argento, a tre monti di verde, sormontati da tre rose di rosso allineate
in fascia.
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Arloco.
Siamo
privi di documenti.
Arma:
d’azzurro, a tre uncini d’oro.
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Armaleo.
Nobile famiglia che si vuole originaria della Germania, e che godette
nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVI. Nella mastra nobile del
Mollica (anno 1589, lista III) troviamo notato un Giovanni del fu
Giovanni Antonio. Un Francesco Armaleo, per la ribellione di Guglielmo
Raimondo Moncada marchese di Malta, ebbe da re Martino concesso a 29
aprile 1398 il feudo di Scaliti, che, con titolo di barone, di
generazione in generazione si conservò in famiglia Armaleo, sino a che,
venuto nel 1688 a morte senza figli Giacomo Armaleo, che ne era stato
investito a 5 luglio 1684, passò in casa Furnari e poscia in casa Natoli,
dove tuttora conservasi. È passata questa famiglia all’ordine di Malta
come quarto di altra famiglia nel 1582 in persona di Giovanni
Viperano-Mangianti-Armaleo e Foresta.
Arma: di rosso, al leone d’oro coronato dello stesso.
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Armao
o
Arnao.
(Vedi).
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