Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Armata a Artesi

 

Armata o Armato.

Un notar Pietro Armato ebbe concesso dai Martini una beccheria nella piazza pubblica della città di Messina, rimpetto il macello di San Giovanni per sé e suoi e, morto lui, gli succedettero i suoi figli: Pietro e Paolo in una metà e Beatrice, moglie di suo figlio Pietro, nell’altra metà. Alla morte di Pietro gli succedettero in una metà Rainero e Giovanni suoi figli, che ne ottennero conferma a 2 ottobre 1421, e nell’altra metà, morto Paolo, succedette la figlia di costui Paola, moglie di Giovanni de Turtureto, che ne ottenne conferma a 20 ottobre 1453. Questa famiglia possedette pure il feudo di Giardinello con titolo di barone di cui ne troviamo investito un Sebastiano a 3 novembre 1659.

Arma: ?

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Armenia di Lentini.

Arma: d’oro, al leone di rosso, armato d’azzurro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Armenia di Messina.

Originaria, al dir del Galluppi, dall’Armenia, godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVI. Un Ruggero fu giudice straticoziale e senatore di detta città nel 1294.

Arma: d’oro, a due orsi contra-levati e combattenti di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

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Arnao o Armao.

Famiglia di Mistretta. Un dottor Michele fu proconservatore di Santo Stefano di Mistretta nell’anno 1715; altro Michele barone di Grotte ed Alì ed il dottor Salvatore fratelli, figli di Giovan Battista e di Vittoria Valdina, come discendenti per linea femminile da Andrea Valdina, vennero a 19 gennaio 1790 riconosciuti nel titolo di regio cavaliere. Il detto barone Michele Arnao e Valdina fu giurato di Mistretta nell’anno 1775-76; capitano nell’anno 1777-78 e proconservatore negli anni 1779, 1786, 1789, 1793, 1798, 1800.

Arma: ?

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Arnone o Arnono.

Il Galluppi la vuole originaria dalla Calabria, godette nobiltà in Messina nel sec. XV. Un notar Pietro da Messina a 29 marzo 1357 è nominato credenziere della Grande Foresta Linaria. Possedette questa famiglia il feudo di Ramata con titolo di barone (secolo XVI e XVII).

Arma: fasciato ondato d’argento e d’azzurro.

 

 

 

 

 

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Arone.  – Questa nobile famiglia pare sia passata da Milano in Palermo, da dove si trasferì nella città di Sciacca, nella quale città occupò sempre le cariche di capitano di giustizia e senatore. Il primo di cui abbiamo notizie sicure è un Domenico Arone insignito a 20 gennaio 1656 del titolo di barone di Valentino. Un Corrado Arone, fu il primo barone di Bertolino o Mezzocatuso, in famiglia Arone, per la premorienza del fratello Michele, a cui spettava come figlio primogenito di Crispina Tagliavia. Fu Corrado padre di Francesco che fu investito di Bertolino a 1 luglio 1729 e di tre parti di Giardinello a 6 dicembre 1754, morì a 9 dicembre 1778 lasciando, fra gli altri figli, Giuseppe che, come primogenito, otteneva a 7 dicembre 1779 investitura del feudo di Mezzocatuso o Bertolino. Morto Giuseppe gli succedeva il figlio primogenito Francesco, per la cui morte, senza figli, succedeva nel feudo di Bertolino o Mezzocatuso; Vincenzo, figlio secondogenito di Giuseppe, che ne ottenne investitura a 16 luglio 1804. Vincenzo ebbe,  tra gli altri figli: Francesco, Salvatore e Pietro. Francesco barone di Bertolino fu padre di Pietro, marito della nobile Caterina Gandolfo dei baroni di S. Giuseppe e padre di Giovanna moglie di Gaspare Palermo Arone barone del Lazzarino. Salvatore sposò Antonia Schiavo e fu padre di Francesco benedettino cassinese e di Pietro, che, da Anna Ravidà e Planeta, ha i viventi: Salvatore, Antonio, Vincenzo ed altri. Pietro figlio di Vincenzo ultimo investito, sposò Maria Ognibene da Menfi, che lo rese padre di Vincenzo; Niccolò sindaco di Sciacca; Giuseppe e Francesco ex-consigliere provinciale di Sciacca marito della nobile Marianna Lanza Paternò dei principi di Mirto, ed altri. Un altro ramo di questa famiglia, forse estinto, possedette il titolo di barone di Bonfiglio, del quale ne vediamo insignito con privilegio del 17 aprile 1757 un Giovan Battista Arone il quale sposò Gaetana Bertolo, che lo rese padre di Giacomo. Ebbe questi fra gli altri figli, Diego che, come primogenito, ottenne investitura del titolo di barone di Bonfiglio a 30 novembre 1810 e fu senatore di Sciacca nell’anno 1802-3.

Arma: d’azzurro, al braccio vestito d’oro, la mano di carnagione, impugnante una verga di nero, ed un monte di verde movente dal canton destro dello scudo, da cui scaturisce un ruscello d’argento. Corona di barone.

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Aronica.

Il primo di questa famiglia di cui abbiamo sicure notizie è un Giuseppe, insignito a 26 febbraio 1657 del titolo di barone di Mendola di San Nicolò la Mulara. Nell’anno 1676-77 poi troviamo fra i giudici della corte pretoriana di Palermo un Niccolò Aronica., che fu poscia giudice della Regia Udienza di Messina e della Gran Corte Civile del Regno, e nell’anno 1804 un sacerdote Antonio, che acquistò once 296 annuali di censo feudale sopra le terre di Rocca del Lauro, Ogliastro, Isola persa e Stagnetto, che passarono poscia in persona di un Francesco Aronica il quale ne fu investito a 2 giugno 1806.

Arma: partito: nel primo di verde, al monte di tre cime d’oro, sormontato da una stella dello stesso; nel secondo d’oro ad una pianta di arnica al naturale.

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Arrendondo (de).

Nobile famiglia forse d’origine spagnuola, passata in Palermo, nella quale città troviamo nell’anno 1684-85 un Alonso con la carica di senatore. Questi fu pure cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada e segretario onorario del Re nell’anno 1690.

Arma: ?

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Arrighetti o Herrighetti.

Questa famiglia è forse d’origine milanese. Un Fortunio Arrighetti, marito di Caterina Castelnuovo e Valguarnera, che a 31 agosto 1637 fu investita di Gurgo, Ceuso, Manchi e metà di Scala fu procuratore generale del grande Almirante di Castiglia e conte di Modica e coadiutore della nobile compagnia della Carità di Palermo nel 1603 e 1606, senatore della stessa città nell’anno 1607-8, tesoriere generale del regno, ministro di detta nobile compagnia nell’anno 1620-21 e rettore della Redenzione dei cattivi 1632, deputato del regno di Sicilia ecc.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, caricata da granati fioriti di rosso.

 

 

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Arrigo.

Un Francesco, dottor in ambo le leggi, eletto giudice della Gran Corte, veniva a 14 dicembre 1750 aggregato alla mastra nobile di Catania.

Arma: troncato: nel 1° d’argento, alla zampa di leone d’azzurro; nel 2° d’argento, a tre pali d’azzurro.

 

 

 

 

 

 

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Arsini o Arfini.

Nobile famiglia, che il Galluppi vuole originaria di Scio, godette nobiltà in Messina nel secolo XIV.

Arma: d’argento, al cuore di rosso, sormontato da tre stelle dello stesso, ordinate nel capo.

 

 

 

 

 

 

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Artale.

Il primo di questa famiglia di cui abbiamo sicura notizia è un Tristano de Artal, che con privilegio dato in Catania a 18 marzo 1396 ebbe dal re Martino e dalla regina Maria concessa la castellania del palazzo reale di Palermo e con altro privilegio del 7 febbraio 1399, in soddisfazione e soluzione dello stipendio a lui per tal carica spettante, il castello della Cuba. Indi il re Alfonso, considerando che il detto Tristano avea sparso il suo sangue nell’acquisto dei regni di Napoli, di Corsica, e di altre terre, con privilegio dato dal Castelnuovo di Napoli a 20 dicembre 1438, confermò tale carica e beneficio al detto Tristano per sé ed un suo erede, ed infatti, morto lui, gli succedette il figlio Simone che ne otteneva conferna a 15 gennaio 1453. Sarebbe troppo lungo enumerare tutti coloro che nelle armi e nelle scienze illustrarono questa famiglia, ma non vogliamo tacere di quel Filadelfio che fu dottore in leggi, giudice pretoriano di Palermo nel 1754-55, giudice del Concistoro nel 1759-60-61, maestro razionale onorario del R. Patrimonio, giudice del Tribunale della G. Corte, avvocato fiscale dello stesso tribunale, reggente consultore della suprema giunta di Sicilia ecc., decorato, con privilegio dato in Napoli a 2 genn. 1779 esecutoriato in Palermo a 8 giugno dello stesso anno, del titolo di marchese. Acquistò i feudi di Colla soprana sottana e Cannata dei quali ne fu investito a 14 giugno 1780 e morì dopo aver celebrato il suo testamento presso gli atti di notar Giovan-Battista Toscano di Napoli a 2 settembre 1782, istituendo erede il suo figlio primogenito Giuseppe, che fu dottore in ambo le leggi e venne investito del titolo di marchese e dell’altro di barone di Colla soprana, sottana e Cannata a 22 giugno 1784. Fu questi cavaliere dell’ordine di Malta, giudice della Gran Corte Criminale avvocato fiscale della Gran Corte presidente onorario del R. Patrimonio, maestro razionale giurisperito dello stesso tribunale e presidente del Tribunale del Concistoro  o Sacra Regia Coscienza nel 1811 ecc.; ebbe un figlio a nome Filadelfio, maggiordomo di settimana del re Ferdinando II e Francesco II, cavaliere dell’ordine costantiniano e marito della nobile Lucia Grifeo e Gravina dei principi di Partanna. Da questo matrimonio ne venne il vivente marchese Giuseppe Artale e Grifeo sposato alla nobile Maria La Grua dei principi di Carini.

Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente con le zampe anteriori un martello di nero. Corona di marchese. Lo scudo accollato all’aquila bicipite.

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Arte o Arze.

Un Giovanni fu castellano del castello del Matagrifone di Messina 1580; un Francesco fu proconservatore di Mezzoiuso 1681.

Arma: d’oro, al globo d’azzurro, sormontato da un uomo al naturale, che tiene nella man destra un compasso di nero.

 

 

 

 

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Artesi o Artesio.

Famiglia al dir del Galluppi originaria di Spagna, che godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVIII e fu decorata del titolo di Barone. Un Antonio fu senatore di detta città negli anni 1534-35-36-37.

Arma: fusato d’argento e di verde.

 

 

 

 

 

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