Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Barna a Bartolomeo

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Barna.

Originaria di Crema al dir del Galluppi, godette nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVIII. Un Antonio fu giudice straticoziale di Messina negli anni 1521-22, 1524-25 e 1527-28; altro Antonino è annotato nella Mastra Nobile del Mollica (lista I anno 1587) nella quale mastra trovansi annotati un Francesco Maria (lista XIII anno 1599); un Pompeo, un Angelo del fu Mario ed un Cesare (lista XIX anno 1605). Un altro Antonino lo troviamo nel 1640 tra i concocorrenti agli uffici nobili di Messina, ai quali vediamo concorrere nel 1656 e 1661 un altro Francesco-Maria.

Arma: d’azzurro, alla fascia scaccata di rosso e del campo, accompagnata da due colombe posate al naturale, una in capo ed una in punta.

 

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Barone di Naro.

Nobile famiglia di Naro, alla quale il Minutolo da per ceppo un Masullo nobile di detta città e padre di un Calcerando. A questi da per figlio un Giovanni padre di un Giovanni Ferdinando secreto di Naro nel 1527, ciò che viene anche detto del Villabianca nel suo secondo volume d’Appendice alla Sicilia Nobile. Fu Giovan-Ferdinando padre di Melchiorra che sposò il nobile spagnolo Baldassare del Castillo e diede i natali a quel Giovan Francesco del Castillo e Barone, celebre giureconsulto, giudice della Gran Corte, Uditore generale delle genti di guerra, e maestro razionale del tribunale del R. Patrimonio. Un Ferdinando-Martino sergente maggiore, fu castellano di Agosta 1669. È passata all’ordine di Malta.

Arma: di rosso, ad un uomo nudo di carnagione, tenente nella destra un bastone di nero e nella sinistra una testa umana del secondo, per i capelli.

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Barone di Palermo.

Il Villabianca ci da un Giovanni Barone e Lo Presti come barone del Grano, sullo scorcio del secolo scorso; noi non abbiamo trovato alcun documento in sostegno di tale notizia.

Arma: d’azzurro, alla croce d’oro, accantonata da quattro rose del secondo.

 

 

 

 

 

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Barone di Reggio.

Questa mobilissima famiglia della città di Reggio, godette anche nobiltà in Messina. Vanta un Guglielmo consigliere del re Ferdinando nel 1467, un Paolo, nipote del precedente, vice secreto di Reggio nel 1529 e padre di Giovan Domenico, da cui ne venne: Silvio sindaco di detta città nel 1565 ed ambasciatore per la stessa presso il serenissimo D. Giovanni D’Austria. Un Ottavio, figlio del precedente, fu barone di Montebello, per la moglie Lucrezia Abbenavoli, titolo poscia innalzato in quello di marchese e che il Galluppi attribuisce nel suo Nobiliario di Messina al comm. Carlo-Alfonso Barone contrammiraglio nella R. Marina. Nella Mastra nobile di Messina del 1807 troviamo annotato un Domenico marchese di Montebello, con i figli Paolo e Giuseppe, quest’ultimo brigadiere nel reali eserciti. È passata questa famiglia varie volte all’ordine di Malta.

Arma: d’argento a tre fascie ondate d’azzurro, col capo dello stesso, sostenuto dalla trangla d’oro e caricato da tre stelle del medesimo. Corona di marchese.

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Barra.

Per la morte senza figli di Antonio de Michele barone di Chabica o Fabrica succedette in detto feudo Francesco de Barra, figlio di Vita, sorella di Andrea, padre di detto Antonio, e ne ottenne investitura a 2 settembre 1471. Non avendo detto Francesco de Barra figli maschi ma una sola femina: Benedetta, in occasione del matrimonio da questa contratto con Matteo de Orioles, le donò il detto feudo, del quale la Benedetta ottenne investitura a 4 luglio 1492.

Arma: ?

 

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Barrace o Barraci.

D’origine veneta, godette nobiltà in Messina dal secolo XV al XVIII. Nell’anno 1500 troviamo ascritto fra i nobili concorrenti all’ufficio di acatapano di Messina: Antonio Barraci; nell’anno 1555 troviamo con la carica di vice castellano del sacro regio Palazzo di Messina un Pietro Barraci; nel 1567 tra quelli che concorrono all’ufficio di capitano di giustizia di Milazzo e Rametta: Niccolò Barraci. Fu questi padre di Giovan Pietro, dottore in ambo le leggi, ascritto alla mastra dei nobili di Messina nel 1585, e da questi ne venne Girolamo ivi ascritto nel 1622. Baldassare Barrace e Di Giovanni, figlio di quest’ultimo, fu dottore in ambo le leggi e nel 1645 venne eletto giudice straticoziale di Messina. Nella Mastra nobile del Mollica troviamo notati Francesco (lista IV anno 1590) ed un Fra Euticio o Orsicio (lista III, anno 1589, lista IX, 1595 e lista X, 1596). Questa famiglia, che è passata all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, la troviamo pure nella città di Caltagirone, nella quale città troviamo un Francesco con la carica di giurato nel 1488.

Arma: d’azzurro, a tre bande d’oro, la prima sostenente un leone leopardito dello stesso.

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Barraco.

Un barone Tommaso, da Marsala, nel settembre del 1811 ottenne infeudazione di un fondo in contrada delle Terrenove.

Arma: ?

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Barrera.

Questa famiglia possedette il feudo di Montagna di Marzo con titolo di barone, di cui troviamo a 18 giugno 1696 investito un Francesco Barrera, Ficarra e Trigona.

Arma: ?

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Barrese o Barresi.

Nobile famiglia originaria di Francia, secondo il Galluppi, e precisamente dalla Normandia e venuta con il conte Ruggiero, secondo il Di Giovanni. Godette nobiltà in Palermo ed in Messina dal secolo XI al XVII. Un Ruggero de Barresi, milite, fu castellano del castello di Caltanissetta; un Abbo de Barresi, figlio di Giovanni, possedette il feudo di Militello Val di Noto, feudo innalzato in marchesato con privilegio del 24 ottobre 1564 esecutoriato a 12 gennaio 1565 in persona di Vincenzo Barresi e che poscia passò in persona di Carlo, il quale ebbe un’unica figlia: Caterina, che sposò Fabrizio Branciforte e Barrese, principe di Pietraperzia, nella famiglia del quale passò il detto titolo. Un altro Abbo de Barresi, per i servizii prestati al re Federico e per il matrimonio contratto con Rocca de Martina damigella della regina Eleonora, ebbe concesso il feudo e castello di Pietraperzia, feudo che venne da re Martino e dalla regina Maria confermato a 29 gennaio 1392 ad Abbo de Barresi iuniore, nipote del precedente. Ebbe Abbo iuniore un figlio a nome Artale, che donò il feudo di Pietraperzia al proprio figlio Giovanni-Antonio, il quale ne fu investito a 7 agosto 1483, sposò Laura Sottile, che gli arrecò in dote il feudo di Alfano e fu padre di Matteo. Fu padre questi di Girolamo investito dei feudi di sua casa a 7 giugno 1533, che trasmise al figlio Pietro, il quale se ne investì a 3 novembre 1550, venne insignito del titolo di principe sul feudo di Pietraperzia e del titolo di marchese sul feudo di Barrafranca con privilegio dato a 22 dicembre 1564 esecutoriato 10 aprile 1565 e non avendo avuto figli tutti i detti beni e titoli passarono a sua sorella: Dorotea che ebbe, in figlio primogenito, Fabrizio Branciforti Barresi e Santapau, nella famiglia del quale passarono tutti i titoli di casa Barrese, titoli oggi in potere della nobile famiglia Lanza. Un altro ramo di questa famiglia venne decorato del titolo di conte nella persona di una Elisabetta Barrese e Bonanno nel 1627 e del titolo di barone della Piana di Barrese in persona di Francesco Barrese e Perollo nel 1657. Questa famiglia ha posseduto moltissimi feudi tra i quali notiamo: quelli di Pedagaggi e Randazzini, Xiruni, Molisena, Bombiscuro, Castellar, Ogliastro, Margi, Pietra d’Amico, Rigiulfo ecc., ed è passata varie volte all’ordine di Malta in persona di un Niccolò nel 1441, d’un Gaspare, che fu commendatore di Marsala nel 1494, di un Pietro Antonio cavallerizzo del Gran Maestro e di altri. Troviamo pure di questa famiglia un Fabrizio giudice straticoziale di Messina nel 1584 ed anche giudice della Gran Corte del Regno 1585. Non sappiamo infine se sia appartenuto a questa famiglia quel Fabrizio che incontriamo con la carica di giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1751-52.

Arma: di vaio minuto d’argento e di rosso, e tre pali d’oro attraversanti.

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Barrilaro.

Questa famiglia possedette il diritto del Ponte di Sciacca con il titolo di barone, e ne troviamo a 12 aprile 1704 investito un Marco Barrilaro.

Arma: ?

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Barrile o Barrili.

Nobile famiglia originaria di Napoli ove fu decorata dei titoli di duca di Caivano, barone di S. Arcangelo ecc., che ha goduto nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVIII, in Caltanissetta ed in Palermo. Un Giuseppe Barrile venne, con privilegio dato a 4 febbraio 1643 esecutoriato a 7 maggio dello stesso anno, decorato del titolo di marchese sulla terra di Kaggi e Mongiuffi, un Giovanni Barrile acquistò il feudo di Turolifi, e ne ottenne investitura con titolo di signore a 4 maggio 1790. A lui succedette il figlio Calogero investito a 22 marzo 1800 ed a questi il figlio Paolo che ne ottenne investitura (sempre con titolo di signore) a 15 settembre 1801; sposò Francesca Garsia marchesa di Savochetta, nel nome della quale, a 28 marzo 1810 fu investito del detto titolo ed ottenne, con privilegio dato a 26 marzo 1814 esecutoriato a 9 luglio dello stesso anno, il titolo di barone di S. Leonardo. Con rescritto 22 settembre 1852 e decreto ministeriale del 12 agosto 1871 venne riconosciuto in persona di Paolo-Calogero Barrile il titolo di barone di Turolife. Quasta famiglia passò all’ordine di Malta nel 1846 in persona di Giovan Calogero Barrile, ricevuto in qualità di cavaliere d’onore e di devozione.

Arma: d’azzurro, al grifo d’oro, attraversato dal lambello a tre pendenti di rosso (secondo il Galluppi). Diviso: nel 1° d’azzurro, al grifo d’oro, attraversato dal lambello a tre pendenti di rosso; nel 2° d’oro, a tre monti di verde, sormontati da una rosa di rosso (secondo il Palizzolo).

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Bartocelli o Bartoccelli o Bartuccelli.

Un Antonino Bartuccelli possedette parte del feudo di Ciampanello con titolo di signore, come per investitura dell’11 agosto 1726, feudo venuto poscia in potere di una Rosa Bartuccelli che fu moglie di Francesco Antonio Inguaggiato. Un Girolamo ebbe donato da Gaetano Cottone e Morso, il titolo di barone di Altamira e ne fu investito a 16 agosto 1775; un Ignazio fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1805 ed  un Carlo occupò la stessa carica nel 1811-12. Oggi, con il titolo di barone di Altamira, è stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della Regione Siciliana, il signor Girolamo Bartoccelli di Antonino.

Arma: ?

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Bartolo (Di) o Bartoli.

Questa famiglia che godette nobiltà in Messina nel sec. XVI, possedette, secondo il Galluppi, la signoria del castello di Vizzini. Nella Mastra Nobile del Mollica troviamo notato un Francesco Di Bartulu 1590.

Arma: spaccato con la fascia in divisa d’argento, orlata di rosso; nel 1° d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, sormontato dalla colomba volante d’argento, con tre stelle dello stesso, ordinate nel capo; nel 2° d’azzurro, alla corona d’alloro d’oro.

 

 

 

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Bartolomeo.

Un Simone di Bartolomeo fu pretore di Palermo 1414-15; un Leonardo dottore in ambo le leggi e protonotaro del regno ebbe in enfiteusi il tenimento di terre nominato la Tarbia (Trabia), che nell’anno 1444 ebbe confermato dal viceré. A lui succedette Narduccio (Leonardo) suo figlio, che fu senatore di Palermo nell’anno 1475 ed ebbe un’unica figlia, che sposò il dottor Blasco Lancea (per Lanza) che, nell’anno 1509, ottenne infeudazione del territorio della Trabia.

Arma: d’oro, al castello merlato di tre pezzi di nero, accostato da due rose di rosso.

 

 

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