Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da BarzelliniBeccadelli di Bologna

clicca per ingrandire

Barzellini, Bargellini o Barcellini.

Questa nobile famiglia bolognese fu portata in Sicilia da un Giovan Battista, che acquistò da potere della principessa di Roccapalumba il feudo di S. Benedetto o Ranciditi del quale ne fu investito a 6 aprile 1650. Un Giuseppe, barone di S. Benedetto, senatore di Palermo nell’anno 1700-701, comprò presso notar Domenico Sarcì di Palermo a 19 ottobre 1708 dai fidecommissari dell’eredità di Luigi Osorio il titolo di marchese di Analista e ne fu investito a 25 dicembre dello stesso anno. A lui morto, dopo aver celebrato il suo testamento presso notar Benedetto Coppola e Messana a 4 novembre 1712, succedeva il figlio Giovan Battista, che ottenne l’investitura del titolo di marchese d’Analista a 25 febbraio 1716, e morì senza figli; per la qual cosa otteneva, a 20 giugno 1723, investitura del titolo di marchese il fratello di lui Domenico.  Questi  non  ebbe che un’unica figlia Anna Barzellini e Grugno, che sposò Gaetano Cottone e Morso principe di Villarmosa e fu investito del titolo di marchese d’Analista a 2 novembre 1730.

Arma: partito d’oro e di rosso al leone dell’uno nell’altro, col capo dello scudo d’azzurro, caricato da tre gigli d’oro, divisi dal lambello a quattro pendenti, di rosso. Cimiero: un leone d’oro.

indice

clicca per ingrandire

Basile o Basilio.

Originaria di Rodi, al dir del Galluppi, passata in Sicilia, dove godette nobiltà in Messina dal secolo XV al XVIII ed in S. Lucia del Mela, dove incontriamo un Diego, dottore in leggi, con la carica di giudice criminale nell’anno 1797-98 e dove tuttora conservasi rappresentata, al dire del Galluppi, da un Michele Basile. Possedette la baronia del Grano (secoli XV e XVI).

Arma: d’azzurro, al braccio destro, armato d’argento, impugnante in sbarra una lancia, combattente il dragone posto al terzo cantone, accompagnati, al primo cantone, da una cometa ed al quarto dalla croce di Malta, il tutto dello stesso.

 

indice

clicca per ingrandire

Basilicò.

Un Giovanni Basilicò, milite, possedette nella prima metà del secolo XV il feudo di Rivoya; un Nicolò fu acatapano di Randazzo nel 1409 un Matteo de Basilicò da Randazzo, per la moglie Antonia de Pascia, possedette onze 40 annuali sopra le segrezie di Randazzo e ne fu investito a 27 agosto 1463; un Giacomo, dottore in leggi, nel 1506 fece fabbricare a sue spese il baluardo di S. Maria dello Spasimo in Palermo; un Mariano comprò il feudo di Camastrà e ne fu investito a 30 settembre 1530; feudo, che, con privilegio dato a 10 dicembre 1543 esecutoriato a 8 agosto 1544, ottenne di popolare e che fu tenuto in sua famiglia sino al 1596; un Bernardo fu dottore in ambo le leggi ed avo di un Basilio, rice-vuto all’ordine di Malta nel 1626; un Melchiorre ed un Andrea, abitanti in Castro-reale, venivano a 20 giugno 1767, dichiarati esenti di qualunque carica in Castro-reale, perché nobili messinesi. Il Galluppi nel suo “Nobiliario di Messina”, la dava ancor fiorente e portava come rappresentante Francesco Basilicò e d’Amico.

Arma: d’azzurro, al vaso d’oro, piantato di basilicò al naturale.

indice

 

Basilotta.

Nobile famiglia di Nicosia, che possedette il feudo di S. Andrea con titolo di barone, trovandone, fra gli altri, investito un Carlo a 29 dicembre 1648 ed i feudi di Calugno, Suvarita, Gurgo, Albano, Perrotta, Nasco e Cachimo con un titolo di barone, dei quali fu pure investito il detto Carlo a 31 gennaio 1663.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Battaglia.

Questa famiglia la troviamo in Ragusa, Palermo, nelle quali città ha occupato molte distinte cariche. Un Grandonio, barone di Torrevecchia e San Silvestro, fu proconservatore di Ragusa negli anni 1726 e 1734; il figlio di lui Giovan Paolo, ultimo investito di Torrevecchia e San Silvestro in sua famiglia, a 11 settembre 1740, per donazione propter nuptias fattagli da suo padre, tenne la detta carica di proconservatore dal 1747 al 1781, nel quale anno morì. Un  Giuseppe, dottore in leggi, fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1708-9 e 1715-16, giudice privativo delle regie dogane e della secrezia di Palermo per  privilegio dato in Chambery a 14 settembre esecutoriato a 8 ottobre 1715 e giudice del concistoro 1719. Un Vincenzo, per la moglie Vincenza Garigliano figlia di Calogero, possedette l’ufficio di coadiutore del Protonotaro del Regno, conservato nella sua famiglia sino all’abolizione di tale ufficio; un Ignazio a 2 luglio 1806 ottenne infeudazione del territorio di Nicolosi.

Arma: di rosso, al braccio destro, movente dal lato destro dello scudo armato al naturale, impugnante una bandiera d’argento, astata d’oro.

indice

 

Battiata o Battiato.

Di questa famiglia di Monte San Giuliano, tra gli altri, notiamo un Andrea, che tenne, in detta città, la carica di giurato nell’anno 1797-98 e quella di capitano di giustizia nel 1799-1800, ed un Guglielmo, che tenne la carica di patrizio nel 1812.

Arma: di . . . . ., al vaso o fonte di . . . . . sormontato da tre stelle di otto raggi di . . . . .

indice

 

Battifora.

Questa famiglia possedette il feudo di Montededero con titolo di signore come per investitura presa a 20 febbraio 1803 da Giovan Battista Battifora e Traverso figlio di Antonio, che s’era a 20 dicembre 1798 investito di salme 128 del feudo di Passaneto, nominate la tenuta di Monforte. Questi titoli sono passati in casa Atenasio, nella quale tuttora conservansi.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Bavastrelli.

Si vuole originaria di Genova, passata in Messina dove godette nobiltà. Nel ruolo del donativo dell’anno 1766 troviamo annotato un Giuseppe Bavastrelli (che fu senatore di Messina nel 1758, e governatore nobile della Tavola pecuniaria della stessa città nell’anno 1760-61) con il titolo di marchese. Oggi è stato iscritto, nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Giovan Ambrogio Bavastrelli e Lo Mundo, di Salvatore, di Giovanni, con il titolo di marchese.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata da tre stelle dello stesso, sormontate da un pino al naturale, nodrito sulla fascia.

 

 

indice

clicca per ingrandire

Bavera.

Un Girolamo a 5 maggio 1597 ottenne investitura della terra e castello di Castania e delle saline del Val Demone.

Arma: di rosso, al mare fluttuoso di verde, ed il guerriero armato di tutto punto di argento, impugnante con la destra un manganello di seta d’oro e montato su un cavallo d’argento, uscente per metà dalle onde.

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Bavuso.

Nobile famiglia, al dir del Galluppi, originaria di Pisa che godette nobiltà in Messina nel secolo XIII.

Arma: spaccato di nero e d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Bazan.

Nobile famiglia oriunda di Spagna da quella nobilissima dei marchesi di Santa Croce, grandi di Spagna; passata in Sicilia per un Cesare che fu governatore di Troina nella qual città piantò la sua famiglia. Un Giovanni, discendente dal precedente, fu padre di Giovanni Luigi e questi di Girolamo, Alvaro e Benedetto cavaliere di giustizia dell’ordine di Malta. Fu Girolamo padre di Giovan Luigi, che fu padre di Cesare ed Alvaro, il quale ultimo fu giurato di Troina nell’anno 1522-23. Contrasse Alvaro matrimonio con Arcangela Aiello e fu padre di Giovan Luigi, che sposò Prudenza Failla, la quale lo rese padre di Silvestre dottore in ambo le leggi. Ebbe in moglie quest’ultimo Antonia Malaponti e fu padre di Giovan Luigi dottore in ambo le leggi, commissario generale nel regno nell’anno 1704, marito di Stefania Girolama Crollalanza e Brancaccio dalla quale ebbe Alvaro, primo barone dei Sollazzi di Salomone in sua famiglia per investitura del 29 febbraio 1716; feudo pervenuto, dopo varii passaggi, in persona di Giuseppe dottore in ambo le leggi, giudice del Tribunale del Concistoro negli anni 1771-72-73, giudice della Gran Corte e commissario generale in Catania nel 1782, che fu marito di Anna Maria Diez e Brancaccio e padre di Alvaro, Antonino che fu abate, Federico, Gaetano, Giovanni, Alfonso e Pietro, riconosciuti tutti nella loro nobiltà dal Senato di Palermo a 19 giugno 1797. Alvaro Bazan e Diez fu investito a 5 gennaio 1794, come figlio primogenito di Giuseppe, del feudo dei Sollazzi di Salamone con titolo di signore, titolo pervenuto oggi in persona di Marianna Bazan e Trigona moglie a Giuseppe Alliata e Lo Faso principe di Villafranca ecc.. Di questa famiglia troviamo pure un Luigi giudice della R. Udienza di Messina 1697, un Ferdinando giudice del Concistoro 1729 altro Ferdinando giurato nobile di Troina 1775-76.

Arma: quindi punti di scacchiere d’argento e di nero, con la bordura di rosso, caricata da otto crocette di S. Andrea d’oro. Corona di barone. Lo scudo accollato a 24 bandiere francesi, inglesi, musulmane e marocchine.

indice

clicca per ingrandire

Beatrice.

Questa famiglia, che, nel famoso caso di Sciacca, tenne le parti della famiglia dei Perollo contro quella dei Luna, al dir del Savasta, passò nella città di Sciacca da Pisa verso l’anno 1500 per mezzo di Raffaele e Pietro Beatrice.

Arma: d’azzurro, all’aquila d’oro, tenente negli artigli un nastro d’argento.

 

 

 

 

 

 

indice

 

Beaumont.

La si vuole discendente dalla Real Casa di Navarra e vanta a capostipite un Ludovico, conte di Beaumont, figlio di Filippo III re di Navarra, ciò che è contraddetto da altre scritture. Passò in Sicilia con re Carlo III di Borbone ed un Ignazio (qualificato, non sappiano con qual diritto, marchese di S. Chiara), capitano dei regi eserciti ottenne con dispaccio dell’otto settembre 1807 di essere ammesso tra i concorrenti agli uffici nobili del Senato di Palermo. Michele, figlio del precedente, a 2 gennaio 1845 ottenne ampio attestato di nobiltà dallo stesso Senato.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandire

Beccadelli di Bologna.

Nobile famiglia di Bologna portata in Palermo, come generalmente si crede, nel 1303 da un Vannino Beccadelli che fu nominato di Bologna, agnome preso da tutti i suoi discendenti. Fu egli padre di Enrico, che ebbe la fortuna di avere in figlio il celebre Antonio detto il Panormita, precettore di re Alfonso, da cui ebbe molti onori e feudi fra i quali, durante vita, il sollazzo reale della Zisa di Palermo, e di Carlo eletto dal baronaggio siciliano, nell’anno 1393, quale ambasciatore al re Martino e che fu padre di Simone arcivescovo di Palermo. Non possiamo tesser qui la genealogia completa di questa illustre famiglia ed enumerare tutti i feudi da essa posseduti, chè non ce lo consente l’indole del lavoro; notiamo soltanto di volo alquanti membri di essa che occuparono le primarie cariche nella nostra città. E fra essi non possiamo far a meno di citare Enrico, predetto, pretore di Palermo nell’anno 1395-96; Bartolomeo che tenne la stessa carica negli anni 1448-49-50-51-52; Giovanni, milite, maestro razionale del Real Patrimonio anche egli pretore negli anni 1454-55-56, 1464-65-66-67-68; Pietro barone della Sambuca che tenne la carica di giurato negli anni 1475, 1479-80, 1488-89, fu maestro secreto del Regno per nomina avutane a 4 settembre 1488, capitano di giustizia nell’anno 1489-90 e pretore negli anni 1495-96, 14999-500; Simone capitano giustiziere nel 1498-99 e pretore negli anni 1514-15, 1519-20 e 1527-28; Luigi pretore nel 1515-16; Fabio pretore nel 1517-18 e 1521-22, e capitano di giustizia nel 1550-51; Francesco barone di Capaci pretore nel 1522-23, e governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nell’anno 1553-54; Coriolano capitano di giustizia nel 1523-24; altro Pietro capitano di giustizia nel 1530-31; altro Francesco barone di Cefalà e Capaci pretore nel 1540-41; altro Luigi capitano di giustizia nel 1566-67, governatore della nobile compagnia dei Bianchi nell’anni 1571-72; Coriolano pretore nel 1591-92 e governatore di detta compagnia negli anni 1580-81, 1585-86 e 1593-94, nel quale ultimo anno morì; Vincenzo, marchese di Marineo, pretore nel 1592-93 e 1597-98 e governatore di detta compagnia negli anni 1582-83 e 1587-88; Nicolò cavaliere di S. Giacomo della Spada pretore nel 1606-7; Pietro marchese d’Altavilla capitano di giustizia nell’anno 1667-68 ecc. Fu questi il primo principe di Camporeale per privilegio dato a 16 settembre 1664 esecutoriato a 21 agosto 1665, titolo che, insieme con quelli di marchese d’Altavilla, marchese della Sambuca, signore della gabella del biscotto di Messina e signore di Giambascio-San Giuseppe dei Mortilli, vediamo, all’abolizione della feudalità, in potere di Giuseppe Beccadelli di Bologna e Gravina per investitura del 17 maggio 1783. Fu questi gentiluomo di camera di re Ferdinando IV, ambasciatore dello stesso re presso il granduca di Toscana, ministro plenipotenziario alla Corte di Vienna, cavaliere dell’insigne reale ordine del San Gennaro, Gran Croce del Costantiniano ecc., ed ebbe da Carlo di Borbone re di Spagna, già re delle Due Sicilie, concesso per sé e suoi, con real diploma dato in Madrid a 18 dicembre 1792 esecutoriato in Palermo a 1 settembre 1793, il trattamento di Grande di Spagna di 1ª classe. Sposò la nobile Stefania Montaperto e Branciforte dei principi di Raffadali e fu padre, fra gli altri, di Salvatore, Domenico e Bernardo. Salvatore fu investito a 14 aprile 1796 del titolo di marchese della Sambuca e fu padre di Stefania che andò sposa allo zio Domenico, al quale procreò Marianna moglie di Giuseppe Beccadelli di Bologna, figlio di Bernardo Beccadelli di Bologna e Montaperto. Da questo matrimonio ne venne Domenico, marito di Laura Acton e padre di Marianna, moglie a Bernardo barone di Bülow e Pietro-Paolo attuale principe di Camporeale, duca d’Adragna, marchese d’Altavilla, marchese della Sambuca, barone di S. Giacomo, nobile e patrizio napoletano, Grande di Spagna di 1ª classe, cavaliere d’onore e di devozione dell’ordine di Malta, senatore del regno, consigliere comunale e sindaco della città di Palermo, consultore effettivo della consulta araldica ecc., marito di Fiorenza Rinney-Kingland e padre di Marianna.

Dal secondo matrimonio di Giuseppe Beccadelli di Bologna, figlio di Bernardo, con la nobile Giuseppa Alliata dei principi di Villafranca ne venne Agatina ed Eugenio, marito di Maria Amato Pojero e padre di Giuseppina, Virginia, Oliva, Eleonora, Giuseppe e Maria-Regina. Vanta questa famiglia molti cavalieri dell’ordine di San Giacomo della Spada e dell’ordine di Malta, del quale ha il privilegio di poterne vestire l’abito in feudum, ed ha avuti molti insigniti del titolo di regio cavaliere. Non sappiamo porre termine a questo breve cenno senza rammentare quel Giovanni, milite, nominato, con privilegio dato a 28 aprile esecutoriato a 29 maggio 1450, maestro razionale del Regno, e che con privilegio dato a 28 aprile esecutoriato a 30 maggio dello stesso anno ottenne, per sé e i suoi d’ambo i sessi, il  titolo di nobile  e  di  potere  inquartate  le proprie armi con quelle reali d’Aragona, e quel Pietro Nicolò, che, per i suoi meriti e per la nobiltà della sua famiglia, con privilegio dato a 7 sett. 1649, esecutoriato a 25 febbraio 1651, ottenne per sé e i suoi il titolo di illustre.

Arma: di azzurro, a tre artigli d’oro, alati di nero, ordinati in fascia, col capo dello scudo d’Aragona-Sicilia, che è: inquartato in croce di S. Andrea, in capo e in punta d’oro, a quattro pali di rosso (Aragona), ai fianchi d’argento all’aquila di nero (Svevia). Lo scudo accollato alla croce dell’Ordine di Malta. Corona e mantello di principe.

indice