Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Belfiore a Bellotti

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Belfiore.

Al dir del Galluppi questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: d’azzurro, al giglio di giardino allargato e bottonato d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

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Belguardo.

Di questa famiglia notiamo un Bernardo possessore dei feudi di Cummatini (Cummatinorum) e Pietra di Caltasudeni (1507) e primo barone di Giancascio e Realturco in sua famiglia (1509); baronia che vediamo nel 1567 in possesso ancora di detta famiglia nella persona di un Giuseppe, figlio di Antonio.

Arma: ?

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Belingerio o Berlingerio.

(Vedi).

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Bella (di) o Bello (di).

Di questa famiglia, della quale troviamo nel 1283 un Giovanni tra i cavalieri della città di Piazza, il Galluppi dice che fu decorata dalla baronia di Cavachi e godette nobilà in Messina nei secoli XV e XVI; ma in detta città noi troviamo un Nicolò giudice straticoziale nel 1312, 1342 e 1347 ed un Bernardo giurato nel 1319.

Arma: spaccato, con la fascia d’oro sulla partizione: nel 1° d’azzurro a tre stelle ordinate d’oro; nel 2° d’azzurro, a tre bande d’oro.

 

 

 

 

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Bellacera.

Nobile famiglia originaria dalla Borgogna, passata in Sicilia sotto Carlo d’Angiò secondo il Minutolo. Sotto re Pietro d’Aragona troviamo tra i cavalieri di Noto un Rainiero Bellacera 1283, nell’anno 1392-93 troviamo tra i giurati di Palermo un Pietro e detta carica vediamo anche occupata nell’anno 1413-14 da un Giovanni. Un Luca, barone di Regalmici, fu pretore di Palermo negli anni 1481-82, 1486-87, 1489-90 e 1497; un Girolamo fu giurato della stessa città negli anni 1525-26 e la stessa carica vediamo occupata da un Gaspare nel 1591-92,  da un Giuseppe barone di Verbumcaudo nel 1614-15, da un Gaspare barone di Comitini negli anni 1618-19-20, da un Carlo barone di Berbumcaudo nell’anno 1646-47, da un Vincenzo nel 1669-70, 1681-82 e da un Antonino nell’anno 1710-11, 1713-14. Un Pietro, con privilegio dato a 22 novembre 1643 esecutoriato a 12 ottobre 1644, ebbe concesso il titolo di marchese sul feudo di Regalmici, (feudo posseduto sin dall’anno 1418 dalla sua famiglia) titolo, del uale vediamo investito un Raffaele, che fu capitano giustiziere di Palermo nell’anno 1713-14 e pretore della stessa città negli anni 1716-17 1725-26. Possedette pure questa famiglia il marchesato di S. Ninfa del quale tra gli altri ne vediamo investito un Simone, che con privilegio dato a 16 maggio esecutoriato a 20 luglio 1671 venne decorato del titolo di principe di Monteleone, titolo poscia passato in casa Napoli. È passata questa famiglia all’ordine di Malta sin dall’anno 1582 in persona di un Rainero.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’argento, sostenente una testa di leone d’oro, lampassata di rosso.

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Bellanti.

Godette nobiltà in Messina, nella quale città incontriamo un Gualterio, milite, che tenne la carica di stratigò 1291. La troviamo pure in Sciacca, nella qual città esistette un Florio Bellanti possessore del feudo di lo Camemi e li Comuni nel 1528.

Arma: ?

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Bellaroto o Ballaroto.

Un Pietro Ballaroto fu giudice pretoriano di Palermo nel 1731-32, del Concistoro nel 1473 e della Gran Corte Civile nel 1747. Dal matrimonio tra costui e Cristina Marino ne venne Benedetto dottore in leggi, che sposò la nobile Caterina Scammacca per la quale fu barone di Castelluzzo. Comprò, presso gli atti di notar Salvatore Lo Meo e Salamone a 17 gennaio 1763, da Ignazio Mendoza e Sandoval il titolo di marchese Mendoza o Cavallaro, del quale ne fu investito a 29 marzo dello stesso anno. Fu padre di Pietro, che sposò Isidora Russotti e Velez, dalla quale ebbe Benedetto, morto senza figli, e Ferdinando. Quest’ultimo fu padre di Pietro riconosciuto con decreto ministeriale del 2 giugno 1898 nei titoli di marchese di Bellaroto e barone di Campoallegro. Ha i seguenti figli: Ferdinando, Girolamo, Luigia e Marianna. Ferdinando è padre di Pietro, Girolamo e Rosina.

Arma: d’azzurro al sole d’oro. Corona di marchese.

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Belli già Predovich.

Nobile famiglia che vanta discendere dai sovrani di Bosnia e dai conti di Chelmo, portata in Messina nel 1575 da un Elia Predovich, rettore della città di Ragusa. Allegretto, nipote del precedente, fu padre di Pietro, che ebbe il soprannome di Bello, donde ne venne poscia il nome della famiglia, assumendo i suoi discendenti il cognome Belli. Nella Mastra nobile di Messina del Mollica, (lista IX anno 1595) troviamo annotato un Francesco Belli. Un Antonio fu senatore di Messina nell’anno 1633-34, governatore della tavola pecuniaria della stessa città nell’anno 1630-31, della nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi nell’anno 1630. È passata questa famiglia all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia: nel 1665 in persona di Pietro de Gregorio-Giustiniani Gregorio e Belli, e nel 1672 in persona di Gregorio, fratello del precedente.

Arma: d’oro, al braccio destro armato al naturale, impugnante una croce alta di nero (secondo il Galluppi) (impugnante una croce con l’asta d’oro e l’armatura d’argento, secondo il Minutolo).

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Bellia.

Un Pietro Bellia lo troviamo giurato di Siracusa negli anni 1672-73-74. Questa nobile famiglia ha posseduto la baronia di Capopassero, passata poscia per una Maria Bellia, moglie di Carlo Rau e Torres, in casa Rau.

Arma: ?

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Bellissima o Bellissimo.

Un Stefano fu proconservatore di Mineo a 2 gennaio 1593 un Vincenzo nel 1736 viene proposto per sindaco dei nobili di detta città; un Pietro-Paolo occupò la carica di capitano di giustizia di detta città nell’anno 1786-87 e 1791, 1792.

Arma: ?

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Belloc o Belloch.

Un Antonino de Belloch, per la moglie Bartolomea Spatafora, possedette il feudo di Custi o Carcaci e ne ottenne investitura a 19 gennaio 1526 (non ne fu compratore come scrisse il Palizzolo); un Niccolò possedette la metà del feudo di Misilini (1543) e morì senza figli, succedendogli la sorella Giovanna.

Arma: troncato: nel 1° di rosso, al castello merlato di tre pezzi d’argento aperto e finestrato di nero, posto sopra onde marine; nel 2° di rosso, a tre bande d’argento.

 

 

 

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Bellomo.

Vuolsi che sia stata portata in Sicilia all’epoca di Federico II lo Svevo da un Luigi Bellomo, che ottenne il feudo di Belmonte, ma ciò a noi non risulta dai documenti. Un Giovanni Bellomo milite, regio algozirio e capitano di Girgenti 1398, con privilegio del 16 gennaio 1398 ebbe da re Martino concesso il feudo di S. Cosimano, fu padre di Guglielmo e questi di Antonino luogotenente della camera reginale e conte di Agosta nel 1446. Da questi e da Eleonora Arezzo ne venne Giovanni, che sposò Eleonora Statella, la quale lo rese padre di Giovan Battista ricevuto nell’ordine di Malta nell’anno 1517, capitano della galera S. Michele Arcangelo e reggente delle galere dell’ordine nel 1557 e di Antonio. Fu questi marito di Isabella Vinci e padre di Matteo cavaliere di Malta nel 1557 e di Giovanni, che ebbe in moglie Bianca Celeste, che gli procreò Antonino. Dal matrimonio di questi con Violante de Gulfis ne venne Guglielmo, che fu padre di Andrea ricevuto nell’ordine di Malta nell’anno 1628. Troviamo pure questa famiglia in Calascibetta, nella quale città vediamo tra gli altri un Paolo con le cariche di capitano e credenziere nel 1488, e Agostino, dottore in leggi, con quella di giudice capitaniale nell’anno 1643-44. Notiamo infine un Guglielmo investito nell’anno 1742 del reddito annuo di onze 40 dipendenti dalle onze 100 annuali dai diritti sui porti e caricatori del regno.

Arma: d’azzurro, a quattro branche di leoni d’oro, situate 2, 2.

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Bellone.

Questa famiglia, al dir del Galluppi, godette nobiltà in Messina dal secolo XVI al XVIII e troviamo un Rainero senatore di detta città negli anni 1423-24, 1426-27 e 1431-32; un Berto console del mare della stessa città nell’anno 1449; un Alessandro notato nella Mastra nobile del Mollica (lista I anno 1587); un Matteo in detta mastra (lista IX 1595) ed un Giovanni (lista XII anno 1598). Troviamo pure questa famiglia in Mineo, nella quale città troviamo un Francesco sindaco dei nobili negli anni 1782-83 e 1785-86 ed un Ottavio capitano giustiziere nell’anno 1783-84.

Arma: d’azzurro, al B maiuscolo d’oro.

 

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Bellotti o Billotti.

Questa nobile famiglia di Castrogiovanni possedette i feudi di Scitibillini o la Baronessa e S. Antonio o metà di Bubutello, ciascuno con un titolo di barone. Posseduti dapprima tali feudi e titoli da due rami differenti della famiglia, poscia si unirono tutti e due in testa di un Filippo Bellotti, dal quale furono trasmessi alla figlia Maria, che ne fu investita a 7 aprile 1732. Un Francesco tenne la carica di capitano giustiziere di Castrogiovanni nell’anno 1797-1798.

Arma: ?

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