Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Belmonte a Berlione

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Belmonte.

Famiglia francese, al dir dell’Inveges, che nota un Goffredo arcivescovo di Messina 1263 ed un Guglielmo grande ammiraglio di Sicilia 1265.

Arma: d’azzurro, alla mano alata d’oro, impugnante una spada d’argento.

 

 

 

 

 

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Beltramo, Beltrano o Beltran.

Con R. dispaccio dei 24 novembre 1666, dietro informazioni del viceré di quei tempi, Maria Anna d’Austria tutrice del figlio Carlo 2° dichiarò D. Francesco Beltrano, della nobile famiglia Beltran, capace con tutta la sua discendenza a concorrere ed esercitare in questa città di Palermo qualunque nobile uffizio. A 6 luglio 1742 dovendosi scegliere, dal senato di Palermo, il governatore del pubblico Banco fu tra i nomi dei nobili, messi nel bussolo, posto quello di D. Antonino Beltrano, perché, disse il senato, era pure nobile. L’anno 1767 Francesco Beltrano fu eletto governatore del Monte di Pietà di Palermo, e dai ruoli dei confrati della nobile compagnia della carità risulta essere stati in questa ascritti a 9 giugno 1678: Don Giuseppe, a 12 aprile 1702: Don Francesco, a 6 maggio 1747: Don Giuseppe, a 1 novembre 1765: Don Mario. Quest’ultimo a 16 aprile 1785 ottenne dal senato di Palermo ampio attestato di nobiltà. Non sappiamo se a questa famiglia sia appartenuto quel Tommaso Beltran capitano di Caltagirone nel 1488.

Arma: d’oro, al capriolo di rosso, caricato da tre gigli del campo, accompagnato nella punta dell’aquila bicipite spiegata di nero, membrata e imbeccata d’oro.

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Belvis.

Nobile famiglia originaria di Valenza. Un Bernardo ebbe mutuati in Alcoyl dal Re Pietro mille soldi regali, che gli restituì come per ricevuta data in Messina a 8 novembre 1282, ed a 23 gennaio 1283 ottenne un ordine per aver pagate dai collettori di Nicosia once d’oro due, tarì uno e grana 14; un Berengario a 17 novembre 1282 fu incaricato della custodia del castello di Cefalù; un Francesco, milite, nel 1486, lo troviamo castellano di Pantelleria ed a 29 gennaio 1488 lo troviamo nuovamente investito della detta isola. Da lui e da Maria Cardona sua moglie ne venne Giovanna, che nell’anno 1492 vendeva l’isola di Pantelleria a Luigi de Requesenz. Troviamo infine un Francesco nell’anno 1560-61 con la carica di capitano di giustizia della città di Palermo. Possedette pure questa famiglia il feudo di Friddicelli, che passò nel 1600 in casa Landolina.

Arma: d’oro, a tre fascie di rosso.

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Benavides.

Nobile famiglia spagnuola, decorata dei titoli di marchese di Tremista, conte di S. Stefano del Porto ecc., che ha goduto nobiltà in Palermo, nella qual città incontriamo, con la carica di senatore, un Giovanni negli anni 1681-82-83-84 ed in Messina nel secolo XVIII, nella quale città un Rodrigo tenne pure la carica di senatore nell’anno 1703-4.

Arma: d’oro, al palo di rosso, caricato da un leone del campo, coronato del medesimo, cinto d’argento; con la bordura dello scudo dello stesso, caricata da otto caldaie di nero.

 

 

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Benedetto o Benedictis (de).

Un Cristoforo de Benedictis, dottore in leggi, castellano di Mistretta nel 1448, comprò nel 1454 da Pietro Cardona il feudo e castello di Bilici; un Orlando fu giurato di Palermo nell’anno 1329-30, carica occupata da un Vincenzo negli anni 1495-96 e 1506-7 e da un Paolo nell’anno 1539-40. Un Giovanni possedette onze 25 annue sopra i diritti dei supplementi di Palermo, delle quali a 19 marzo 1498 ne venne investita la figlia di lui Antonina. Godette pure questa famiglia nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVII, incontrando, in detta città, un Pietro con la carica di senatore negli anni 1529-30, 1541-42, 1549-50 e 1554-55; un Giovan Cola iscritto nella mastra nobile del Mollica (lista XVII, anno 1603) ed un Placido con la carica di governatore della tavola pecuniaria nell’anno 1648-49. È passata all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, sin dall’anno 1617 nella persona di Giovan-Salvo Balsamo-Patti-Benedetti e Sollima dei Merli.

Arma: d’azzurro, a due fasce d’oro, accompagnate nel capo da una rosa sotto due caprioli, e nella punta da un’altra rosa, il tutto dello stesso.

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Benedetto (di).

Pretende essere una diramazione della precedente, ma, molto probabilmente, non ha con quella nulla a vedere. Un Raffaele fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1798, giudice della Gran Corte Criminale nel 1808-9. Prese tale famiglia non poca parte agli avvenimenti politici che portarono all’unità d’Italia. Un Carlo, ex console del principato di Monaco in Sicilia, ottenne, per sé e suoi, il patriziato della repubblica di Marino; sposò la nobil donna Ippolita Papè dei principi di Valdina ed è padre di Giovanni.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’argento, all’aquila spiegata di nero, afferrante con gli artigli un tridente dello stesso: nel 2° e 3° di rosso, al leopardo illeonito d’oro.

 

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Benenati.

Famiglia, che il Villabianca vuole della città di Finale e passata in Sicilia per un Cristofaro, che stabilì questa famiglia in Palermo e che fu governatore della tavola nel 1634-35, rettore dell’Ospedale Grande nel 1640 e primo marchese di S. Andrea di Cannameli per concessione avutane con privilegio dato a 29 dicembre 1666 esecutoriata a 4 giugno 1667. Fu padre questi di Giuseppe, che fu investito di S. Andrea sotto il nome di Cristofaro II, ciò che venne da tutti i suoi discendenti fatto, trovando infatti all’abolizione della feudalità investito un Giuseppe Benenati, sotto il nome di Cristofaro VI, a 6 febbraio  1768.  Negli  anni  1790-91-92,  1797,  1798,  1801-2, 1805-6, 1807-8, 1810, troviamo poi senatore di Palermo un Cristofaro Benenati marchese di S. Andrea.

Arma: d’oro, all’albero di pino di verde, abbrancato da un leone di rosso. Corona di marchese.

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Benestante.

Di questa famiglia notiamo un Lorenzo, che, con privilegio del 12 febbraio 1549, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: ?

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Beneventano.

Nobile famiglia di Siracusa, Lentini e Modica, nelle quali città ha occupato sempre le primarie cariche. Ha posseduto un gran numero di feudi e fra gli altri notiamo: Corte: Casalgerardo, Moriella, Monteclimato e Didini, Montone, il bosco di Alfano o Schifano ecc. Un Vincenzo Beneventano e Bonfiglio barone del bosco di Schifano o Alfano fu proconservatore di Lentini 1620 padre di Matteo, morto senza figli e Guglielmo Beneventano e Celeste, il quale s’investì di detto bosco a 10 luglio 1694. A questi succedette il figlio: Vincenzo Beneventano e Ascenzo investito a 12 febbraro 1729, che comprò il feudo di Monteclimato e Didini con Frescura e Belfronte decorato del titolo di barone e ne ottenne investitura a 20 aprile 1736 ed i feudi di Casalgerardo e di Moriella, ciascuno con un titolo di barone, ottenendone investitura del primo a 30 marzo 1746 e del secondo a 19 settembre 1736. Tutti questi titoli e feudi all’abolizione della feudalità conservavansi ancora nella famiglia trovando investito di Moriella, Monteclimato e Didini, Casalgerardo e del Bosco di Schifano od Alfano, un Francesco Maria Bernardo Beneventano a 10 luglio 1799 che fu capitano giustiziere di Siracusa nell’anno 1802-3. Oggi è stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione Siciliana il signor Matteo Beneventano (di Ettore, di Matteo) con il titolo di barone del Bosco Schifano o Alfano. Un altro ramo di questa famiglia, originato da Antonino Beneventano, figlio ultrogenito di Vincenzo Beneventano ed Ascenso, possedeva, all’abolizione della feudalità e forse ancor oggi possiede, il titolo di signore di Montone del quale troviamo, per ultimo, investito un Francesco Paolo a 22 agosto 1788. Con dispaccio del 15 marzo 1804, infine, vediamo ascritti alla nota dei nobili che potevano intervenire nelle pubbliche gale un Saverio Beneventano con la moglie Gregoria Gandolfo ed il padre preposito Francesco di Paola Beneventano.

Arma: d’oro, a tre monti di verde, sormontati da un leone ed un orso di rosso affrontati. Corona di barone.

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Benincasa.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina dal secolo XIII al XVII e possedette la baronia di Caravacio. Un Ruggero fu vescovo di Cefalù ed a 22 marzo 1329 fece in Messina il suo testamento.

Arma: d’azzurro, al castello a tre torri d’oro, ciascuna sormontata da una stella dello stesso, poggiato sopra tre burelle ondate d’argento, poste nella punta, e sormontato nel capo dalla banda del secondo, caricata dal leone di rosso, impugnante nella destra un ramo di alloro di verde.

 

 

 

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Benso o Benzo.

Nobile famiglia genovese, il primo della quale di cui abbiamo sicura notizia è un Stefano insignito, con privilegio del 13 maggio 1652, del titolo di barone di S. Stefano, senatore di Palermo nell’anno 1691-92 e marito  di Dorotea Alimea e Colnago, figlia ed erede di Orazio marchese d’Alimena. Fu Stefano padre di Girolamo marchese di Alimena (che ebbe una unica figlia a nome Dorotea moglie di Vincenzo del Bosco, nella famiglia del quale passò il detto titolo) e di Giulio, senatore di Palermo negli anni 1708-9, 1720-21-22, 1734-35-36 e 1744-45-46 e marito di Eleonora Landolina e Leofante. Francesco Benso e Landolina, figlio del precedente, fu governatore del monte della Pietà di Palermo negli anni 1785-86 e 87; ereditò il titolo di duca di Verdura del quale ne ottenne investitura a 8 aprile 1805 e morì a 22 gennaio 1808, dopo aver celebrato il suo testamento in notar Giuseppe Luzzi Falcone aperto a 26 dello stesso mese, nel quale istituì suo erede il figlio: Giulio, che a 26 luglio 1808 ottenne investitura dei titoli di duca e barone della Verdura. Fu questi governatore del Monte nel 1788, sposò la nobile Rosa Mortillaro e Cutelli, che lo rese padre di Francesco aggiunto senatore di Palermo nel 1819, pretore della stessa città nel 1849, intendente dal 1850 al 1858 e gentiluomo di camera del Re Ferdinando II. Dal matrimonio di quest’ultimo con la nobile Maria Felice San Martino di Ramondetta e Notarbartolo dei duchi di Montalbo ne venne, fra gli altri, il vivente: Giulio duca e barone della Verdura, pretore di Palermo nel 1860, senatore del regno d’Italia, già varie volte sindaco di Palermo ecc. Nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana sono stati iscritti, con il titolo di nobile dei duchi della Verdura, i fratelli Modesto, Girolamo ed Eugenio Benso di Cesare; il signor Alessandro Benzo di Antonino con la figlia Emilia, il fratello di quest’ultimo Stefano con il figlio Antonino, ed i fratelli Alessandro e Mario Benzo Celestri di Francesco.

Arma: d’azzurro, a tre conchiglie d’oro, situate 2 e 1. Corona e mantello di duca. (L’arme usata dalla famiglia però è d’argento, al capo di rosso, caricato da tre conchiglie d’oro).

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Beritelli o Berrittella.

(Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

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Berlingieri o Berlingerio.

Il Galluppi la vuole originaria di Napoli e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV. Tra i cavalieri di Piazza nel 1283 troviamo un Bernardo Belingerio.

Arma: d’azzurro, alla croce d’argento.

 

 

 

 

 

 

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Berlione.

Un Ruggiero Berlione, dottore in leggi, possedette il feudo di Bonfallura che nel 1392 permutò con alcune terre di proprietà di Antonio Cappello. Egli stesso da re Martino ottenne la concessione del feudo di Azolina, e fu Giudice della Gran Corte del Regno.

Arma: ?

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