Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Biasini a Biverio

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Biasini.

Nobile famiglia che il Galluppi vuole originaria di Rodi. Godette nobiltà in Messina, trovando notati nella Mastra Nobile del Mollica un Giovanni Maria, che fu governatore della Tavola pecuniaria di Messina negli anni 1594-95 e 1602-3 (lista III anno 1589); un Leonardo, che fu confrate dell’arciconfraternita della Pace e Bianchi di detta città (lista V anno 1591 e lista VIII anno 1594); un Giovan Battista (lista IX anno 1595); un Angelo (lista XIII anno 1599) ed un Giacomo (lista XIX anno 1605).

Arma: d’azzurro, alla torre d’argento, aperta e finestrata del campo, cimata da un uccello posato del secondo, sormontato nel capo da una stella d’oro.

 

 

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Biazzo.  –  Un  Giuseppe  Biazzo,  che  tenne la carica di proconservatore di Vittoria dall’anno 1750 al 1764, con privilegio del 20 novembre 1762 ottenne il titolo di barone di Santa Maria.

Arma: ?

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Bicchet, Bicchetta o Bicchetto.

Di questa famiglia troviamo un Simone giurato di Mazzara nell’anno 1548-49 ed un Francesco giudice della gran Corte Criminale del Regno negli anni 1573-74-75, che, con privilegio dato in San Lorenzo a 9 settembre 1574 esecutoriato a 8 gennaio 1575, ottenne la concessione del titolo di nobile col Don. Fu padre di Aurelio e questi di Arcadio Bicchett e Zumbo, maestro di campo del terzo siciliano che, per i suoi meriti e per la nobiltà della sua famiglia, con privilegio dato a 22 luglio 1653, ottenne la concessione del titolo di marchese di Camporeale.

Arma: d’oro, allo stambecco rampante di nero.

 

 

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Bifaro.

Un Antonio de Bifaro, notaro della Cancelleria del Regno di Sicilia, ebbe, nell’anno 1397, concesso il bosco ed oliveto chiamato d’Alfano, sito nel territorio di Lentini; un Nardo (Leonardo) fu capitano di Castroreale 1403 ed ebbe a 16 gennaio 1398 concesso il feudo e Casale della Pietra.

Arma: ?

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Biguagna, Bivagna o Imbeagna.

(Vedi).

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Bisagna.

Secondo il Minutolo questa famiglia fu portata da Sciò in Messina, nella prima metà del secolo XVI, da un Giovanni. Nell’anno 1568 passò all’ordine di Malta in persona di Francesco Bisagna-Faraone-Balsamo e La Valle. Non sappiano se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Tommaso Bisagna, che, nell’anno 1760-61, fu giudice delle appellazioni nella città di Catania.

Arma: di rosso, a due bande d’oro, caricate ciascuna da un agnello coricato di nero, accompagnate nel cuore da un’ancora d’argento, posta in banda.

 

 

 

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Bisazza.

Nobile famiglia messinese. Un Giuseppe fu senatore di Messina nell’anno 1641-42, un Vincenzo fu governatore della tavola pecuniaria di detta città negli anni 1768-69 e 1779-80 e console del mare nell’anno 1787-88 e 1790-91. Nella Nastra Nobile di Messina del 1798-1807, troviamo annotati i fratelli Carlo, Giuseppe, sacerdote Stefano e Vincenzo Bisazza del fu Tommaso.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, rampante contro un pino del suo colore, movente dalla punta, sormontato da tre stelle del secondo, ordinate nel capo.

 

 

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Bisbal.

Nobile famiglia spagnuola, decorata del titolo di marchese di Briatico, che governò la Sicilia con la carica di vicerè. Alfonso Bisbal marchese di Briatico, presidente e capitan generale del regno di Sicilia, a 16 maggio 1585 venne naturalizzato siciliano.

Arma: d’azzurro, alla torre d’oro, merlata e torricellata di un pezzo dello stesso, aperta e finestrata di nero.

 

 

 

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Bisignani o Bisignano.

Questa famiglia è d’origine palermitana, essendo stato padre di quel Desiderio, dottore in leggi e primo a portarla in Messina, un Antonino cittadino palermitano, che celebrò il suo testamento presso gli atti di notar Giacomo Mulè di Palermo a 2 dicembre 1581. Fu Desiderio eletto a 3 aprile 1572 rettore dello studio di Catania, giudice delle appellazioni di Messina nell’anno 1601-2 e padre di Francesco giudice della Gran Corte 1663, marito di Eufemia Corogna dalla quale ebbe: Giovanni dottore in leggi, decorato, con privilegio dato a 10 dicembre 1698 esecutoriato a 16 giugno 1699, del titolo di conto di Villamena. Da Giovanni Bisignano e Corogna conte di Villamena, e da Antonia  Marchese  ne  vennero fra gli altri: Francesco e Desiderio, il quale ultimo venne ricevuto nell’ordine di Malta in qualità di cavaliere milite di giustizia nell’anno 1721. Francesco Bisignano e Marchese, come primogenito, fu investito a 31 maggio 1726 del titolo di conte di Villamena, titolo pervenuto dopo varii passaggi in persona di Emanuele Bisignani e Megali, cavaliere dell’ordine della corona d’Italia ecc. che l’ebbe riconosciuto con decreto ministeriale del 5 ottobre 1879.

Arma: d’azzurro, alla testa di morto d’oro, cimata dalla croce del calvario dello stesso. Corona di conte.

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Bisogno.

Il Galluppi dice che questa famiglia è originaria della Calabria e godette nobiltà in Messina nel secolo XVII.

Arma: d’azzurro, a due fasce cucite di rosso, accompagnate da due monti a tre cime al naturale, quello del capo sormontato da due colombe volanti d’argento, e quello della punta da due stelle d’oro.

 

 

 

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Bisso.

Il primo di questa nobile famiglia palermitana di cui si abbia sicura notizia è un Ottavio Bisso, che nell’anno 1579 troviamo fra i cavalieri dell’ordine sovrano di Malta e che fondò in Palermo, insieme con Marco La Cava arcivescovo della stessa città, la venerabile e nobile compagnia di Santa Maria della Consolazione sotto il titolo della Pace, della quale fu nell’anno 1580 primo consigliere, nell’anno 1581 e per altre quattro volte sino all’anno 1600 governatore. Un Francesco ottenne con privilegio dato a 30 dicembre 1594 esecutoriato a 28 aprile 1595, per sé e suoi, la concessione del titolo di Don, fu deputato del regno, con privilegio dato a 8 luglio 1582 esecutoriato 9 settembre venne nominato Protomedico del regno di Sicilia, e a 5 gennaio 1592 maestro secreto del regno istesso. Ottavio, figlio di lui e di Flavia Catalano e Settimo, fu senatore di Palermo negli anni 1664-65, 1668 e 1673, governatore della Tavola ed Ospedaliero dell’Ospedale grande, sposò Elisabetta Del Giudice ed Opezzinga dalla quale ebbe un figlio a nome Giovan Battista, celebre cavaliere giostrante, che nel 1680 vinse il premio e l’onore del più galante. Dal matrimonio di costui con Laura Schettini e Belmudes ne vennero due figli: Francesco ed Ottavio, il primo fu sacerdote, il secondo teatino, sicchè questo ramo della famiglia veniva ad estinguersi, restando solo il ramo proveniente da Giuseppe fratello di Ottavio Bisso e Catalano. Detto Giuseppe fu padre di Girolamo e questi di Rosario sposo di una dama della nobile casa Angles. Da Rosario ne venne Girolamo, che sposò nel 1737 Dorotea Statella e Bellia dei baroni di Cameni della quale ebbe Rosario, che fu professore di diritto civile nell’Università di Palermo ed a 7 gennaio 1788 ottenne dal senato palermitano un attestato di nobiltà, in seguito al quale egli e la moglie Giuseppa Polizzi figlia di Vincenzo Polizzi e Napoli barone del Pizzuto, venivano ammessi ai reali baciamani. Dal matrimonio di questo Rosario con la detta Polizzi ne vennero più figli, ma pare che questa nobile famiglia venisse il 7 aprile 1866 ad estinguersi con la morte di Dorotea Bisso e Polizzi, vedova di Giuseppe Mango e Vanni marchese di Casalgerardo, barone di Castelluzzo, cavaliere ereditario, nobile e patrizio di Palermo e di Catania, cavaliere d’onore e di devozione, già di giustizia, del sovrano militare ordine di Malta ecc.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro coronato dello stesso, tenente con la zampa anteriore destra una spada di argento posta in sbarra e poggiata l’altra sopra una ruota d’oro.

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Bitini o Bitino.

Antica e nobile famiglia della città di Marsala, nella quale ha sempre occupato le primarie cariche. Un Rosario Bitino e Fardella, colonnello di cavalleria e governatore di Favignana, con real biglietto dato in Napoli a 30 marzo 1752 esecutoriato in Palermo a 28 aprile 1753, ottenne il titolo di marchese sul cognome. A lui, morto senza figli, a 17 novembre 1767, succedette il nipote Mario che fu investito del titolo di marchese a 17 maggio 1769, fu giurato nobile di Marsala nell’anno 1775-76, capitano nell’anno 1798-99 e fu padre di Giuseppe, il quale ottenne investitura del titolo di marchese a 10 marzo 1804 e tenne la carica di proconservatore interino di Marsala per 4 mesi dal 20 agosto 1802 e per tre mesi dal 20 settembre 1803.

Arma: d’oro, all’alberto di vite di verde. Corona di marchese.

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Bivagna, Biguagna o Imbeagna.

Un Pietro de Biguagna, per la moglie Angela figlia di Ginevra Patti, possedette l’ufficio di Portolanotto di Lentini, che ebbe confermato nel 1426; un Antonio da Messina fu capitano di Taormina 1448, ed un Nicolò, pure messinese, fu capitano di Lipari nel 1448. Un Giovan Luigi Biguagna lo troviamo nel 1486 investito del diritto di un grano per ogni salma di vettovaglie da estrarsi dai caricatori di Sciacca, diritto che, nel 1600, troviamo in potere di Luigia Imbeagna e Sotto.

Arma: di rosso, a tre caprioli d’oro, col capo del medesimo, a tre rose del primo.

 

 

 

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Biverio.

Nell’anno 1501 incontriamo con la eccelsa carica di stratigò di Messina un Francesco Biverio.

Arma: ?

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