Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Biundo a Bona

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Biundo o Blundo.

(Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

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Bivona.

Nobile famiglia originaria del regno d’Aragona. Un Filippo, con privilegio dato a 20 marzo 1517 esecutoriato a 25 giugno 1518, venne decorato per sé e suoi dei titoli di regio cavaliere e di nobile, titoli confermati a tutti i suoi discendenti ed in ultimo ai fratelli Giuseppe-Rosario barone d’Altatorre, Vincenzo, Stefano, Onofrio marchese di S. Calogero, Antonino, ed a Filippo figlio di Vincenzo con lettere osservatoriali del 9 febbraio 1777. Un Antonino Bivona e Berardi (lo stesso del precedente?) fu segretario referendario del regno di Sicilia 1803.

Arma: ?

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Blanco.

Nobile famiglia di Siracusa, che è forse una diramazione della Bianco. Un Francesco l’incontriamo giurato di Siracusa negli anni 1700-1, 1704-5 e 1724-25, un Giovanni con la stessa carica nell’anno 1712-13, un Antonino negli anni 1742-43 e 1751-52, un Pasquale fu giurato nobile nell’anno 1750-51, un altro Francesco giurato nobile nell’anno 1788-89, 1791-92, ed un Paolo nell’anno 1786-87, 1794-95. Possedette pure questa famiglia il feudo di Formica con titolo di barone, del quale ne troviamo investito a 19 dicembre 1742 un Giovan Antonio, a 3 marzo 1761 un Antonino.

Arma: ?

 

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Blasco, Blaschi o Blaschis (de).

Nobile famiglia spagnuola passata in Messina nella qual città godette nobiltà e fu illustrata da quel Giovan Battista, dottore in leggi, annotato nella Mastra Nobile del Mollica (lista IV, anno 1590 e lista IX, anno 1595) giudice straticoziale di Messina nell’anno 1594-95, giudice del tribunale del Concistoro, maestro razionale e presidente del tribunale del Real Patrimonio ed infine presidente della Gran Corte del Regno nel 1619. Fu integerrimo magistrato ed il Mongitore ci narra che non tentennò a condannare a morte il proprio figlio, reo di aver rapito una donna, condanna a morte che sarebbe stata eseguita se il Vicerè del tempo non avesse graziato il colpevole, avuto riguardo ai meriti paterni. Tenne anche detto Giovan Battista la carica di coadiutore della nobile compagnia della Carità di Palermo nell’anno 1598 e quella di ministro della stessa compagnia negli anni 1601, 1606 e 1619. Incontriamo poi un Diego con la carica di senatore di Palermo nell’anno 1624-25 ed un Ludovico con quella di giudice pretoriano negli anni 1624-25, 1627, 1628, 1629, 1631 e 1632. Troviamo pure questa famiglia in Lentini nella persona di un Bartolomeo, castellano del castel nuovo di detta città nel 1402.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, la testa rivolta, guardante una stella dello stesso posta al secondo cantone.

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Blasi (di) o Blasio (de).

Nobile famiglia che si vuole originaria di Benevento e passata in Sicilia sotto Carlo d’Angiò. Si diramò in Salemi, Castelvetrano, Palermo e Messina. Nella prima città incontriamo, tra gli altri, un Pietro giurato negli anni 1620, 1621, 1625 e 1626, un Gabriele con la stessa carica nell’anno 1622-23, un Antonino Di Blasi e Marino con quella di capitano negli anni 1794-95 e 1803-4; un Francesco Di Blasi e Rosa con quella di giurato nobile nell’anno 1798-99; un Antonino Di Blasi e Ragusa con la stessa carica nell’anno 1799 e 1800; ed un Francesco Di Blasi e Marino con la carica di senatore nobile nell’anno 1812-13. Nel ramo di Castelvetrano incontriamo un Giuseppe che acquistò nel 1687 la salina detta di Perollo, con titolo di barone e con il mero e misto impero, di cui otteneva investitura a 11 maggio 1688; nel quale titolo di barone è stato con decreto ministeriale del 10 ottobre 1899 riconosciuto il signor Agostino Di Blasi dottore in leggi (di Giovanni, di Agostino). Nel ramo di Palermo portato da Salemi da un Pietro, sono da notarsi detto Pietro dottore in ambo le leggi, giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1608-9, avvocato e consultore  del  Tribunale  della  SS.  Inquisizione,  giudice  del Concistoro e della Gran Corte Civile e Criminale, barone dei feudi di Diesi e Sparacia; un Scipione, senatore di Palermo negli anni 1712-13, 1724-25; un Vincenzo Di Blasi e Gambacorta, figlio del precedente, governatore del Monte di Pietà 1747, senatore e sindaco 1752, spedaliere dell’ospedale di S. Bartolomeo gl’incurabili nel 1752-53; un Gabriele Maria Di Blasi e Gambacorta abate cassinese ed arcivescovo di Messina nel 1764; un Giovanni Evangelista, nato nel 1721, abate cassinese, teologo e filosofo insigne, regio storiografo del regno di Sicilia, autore della Storia di Sicilia e della Storia dei Vicerè; un Francesco Paolo, dottore in leggi, giudice pretoriano nel 1789-90, morto sul patibolo per le sue idee liberali ed infine quel Giovanni, intitolato barone dell’Aquila,  giudice  pretoriano  di  Palermo  negli anni 1769-70 e 1773-74, del Concistoro negli anni 1779-80-81, della Gran Corte Civile 1784 e 1788, avvocato fiscale del R. Patrimonio 1797, maestro razionale giurisperito dello stesso tribunale 1803, investito a 31 luglio 1792 del titolo di marchese di Camporeale; quale titolo con rescritto del 27 settembre 1843 veniva riconosciuto in persona del retro ammiraglio cav. Giuseppe Blasi. Nel ramo messinese notiamo un Francesco, che, per la moglie Angela Dama e Marullo, possedette il Tono di Milazzo, del quale a 18 novembre 1810 troviamo investito un Giuseppe cavaliere dell’ordine costantiniano.

Il Galluppi ci dà come rappresentante di questo ramo, nel 1881, Antonino Di Blasi, barone del Tono (di Litterio, di Antonino, di Giuseppe predetto).

Arma: d’azzurro, all’albero d’oro, terrazzato di verde, sinistrato dal leone del secondo, rampante contro il tronco, e sormontato nel capo da una cometa d’argento, posta in banda.

Il ramo decorato del titolo di barone della Salina, arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da una cometa ondeggiante in fascia, ed in punta da una stella; il tutto d’oro.

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Blundo.

Di questa nobile famiglia notiamo un Stefano, da Malta, primo notaro e scrittore di re Ferdinando, e concessionario nel 1415 di parte del feudo di Imbaccari e poscia del territorio di Garexino; un Francesco che, con privilegio dato a 31 dicembre 1608 esecutoriato a 13 agosto 1609, ottenne per sé e suoi il titolo di regio cavaliere, titolo confermato con lettere osservatoriali del 15 maggio 1647 al figlio di lui: Carlo; con lettere osservatoriali del 31 luglio 1769 ad un suo discendente Giuseppe Blundo e Vitali barone di Giubino e con lettere del 12 febbraio 1789 a Vincenzo Barone di Naduri.

Arma: d’azzurro, al ponte d’argento murato di nero, posto sopra onde marine del secondo e sostenente due donne al naturale strette per le mani.

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Boccadifoco o Boccadifuoco.

Il primo di questa nobile famiglia, di cui si abbia notizia, secondo il Minutolo, è un Pino nobile di Piazza, familiare e ostiario di re Ludovico. Godette nobiltà in Catania ed in Palermo. Un Giuseppe fu primo barone della Tonnara del Tono di Sciacca, della quale troviamo investito un altro Giuseppe, dottore in leggi e giudice della Gran Corte Criminale, a 1 marzo 1756 ed il dottore in leggi Francesco Maria, figlio del precedente, a 18 novembre 1791. Fu questo senatore di Catania nel 1796-97, maestro notaro nobile nel 1799-800 e patrizio nel 1804-5. Un Giuseppe fu console nobile della Seta in Catania nell’anno 1798-99. In Palermo troviamo un Filippo con la carica di senatore negli anni 1695-96, 1702-3, 1704-5 e 1709-10; un Mario, che tenne la stessa carica negli anni 1715-16, 1717-18, e fu marchese di Scaletta per investitura del 30 gennaio 1720.

Arma: d’azzurro, al serpente alato d’oro, che getta fiamma dalla bocca.

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Boccellato o Gucciddato.

Un Silvio Buccellato fu giudice delle appellazioni di Palermo nell’anno 1765, della corte pretoriana nell’anno 1766-67; un Girolano fu uffiziale della Regia Conservatoria d’Azienda; un Gaetano fu giudice pretoriano nell’anno 1806.

Arma: d’azzurro, a tre fasce d’oro, ed il leone d’oro rampante, impugnante con la zampa posteriore destra una spada dello stesso.

 

 

 

 

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Boi o Boy.

Questa famiglia possedette la terra di Gibellina concessa nell’anno 1397 a Michele del Boi. Un Andrea Boy fu capitano di Salemi nell’anno 1603-4, un sacerdote Vincenzo Boi possedette salme due, tumoli cinque e mondelli due di terraggi perpetui sopra lo Stato di Spaccaforno, dei quali a 15 febbraio 1740 ne vediamo investito un Girolamo Boi (fratello del precedente).

Arma: ?

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Bolo.

Non ci è stato dato trovare alcun documento che confermi la sola notizia data, su questa famiglia, dal Palizzolo.

Arma: d’oro, alla campana di verde, accompagnata, nel capo, da due stelle d’azzurro, e nella punta da un cannone di verde, posto in banda.

 

 

 

 

 

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Bologna vedi Beccadelli di Bologna.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bolognetti.

 Pare  che  sia una diramazione della omonima nobile famiglia romana, estintasi nella Cenci.

Può tale congettura essere anche autorizzata da una grande simiglianza nelle armi usate da questa nostra e da quella romana.

Arma: d’azzurro, alla fascia ondata d’oro, trattenente un medaglione con un ritratto di donna d’argento, cerchiato d’oro, ed accompagnata nel capo da tre gigli d’oro.

 

 

 

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Bolognini.

Secondo il Galluppi questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XV.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bona.

Questa famiglia pare che abbia avuto sua dimora anche in Palermo, trovando nell’anno 1574-75 giudice capitaniale di questa città un Antonino Bona; e negli anni 1609-10-11 un Gaspare con la carica di giudice della Gran Corte; però fissò sua stabile dimora nella città di Bisacquino. Un Filippo de Bona è il primo di questa famiglia che troviamo investito del feudo di Racalmaimone o Scunda con titolo di barone, feudo e titolo che trasmise al figlio Ambrogio il quale morì nell’aprile del 1694 e venne sepolto nella cattedrale di Bisacquino. Fu Ambrogio padre di altro Filippo che veniva a 26 marzo 1695 investito della baronia di Racalmaimone o Scunda, baronia della quale all’abolizione della feudalità troviamo investito (a 10 dicembre 1789) Giuseppe Bona. Con decreto ministeriale del 12 aprile 1901 il detto titolo di barone di Realmainone (Racalmainone) ossia Sicunda venne riconosciuto in persona di Giuseppe Emanuele Bona. Possedette, e forse ancor oggi possiede, questa famiglia il titolo di barone di Giardinello, del quale troviamo ultimo investito Filippo Bona e Fardella a 31 gennaio 1775.

Arma: ?

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