Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da BonaccoltiBonfante

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Bonaccolti o Bonaccolto.

Nobile famiglia originaria di Mantova, portata in Sicilia nella seconda metà del secolo XIV da un Giovanni, milite, che nel 1366 fu incaricato, insieme con Salvo Abrugnale di Messina, della pace con la regina Giovanna e delle trattative di matrimonio con Margherita, figlia del duca di Durazzo. Egli stesso nel 1397 ottenne la concessione della foresta della porta di Randazzo. Possedette pure i sollazzi di Traina. Un Federico ebbe consessi da Giovanni d’Aragona marchese di Randazzo quattro aratati di terre nel territorio di Traina, che il di lui figlio Luigi ebbe da re Federico confermati, (il Galluppi li dice marchesi di Randazzo!).  Un   Antonino   barone   di   Radali   fu  senatore  di Palermo negli anni 1572-73, 1581-82, 1591-92, 1605-6, 1609-10, e 1613-14; un Agostino tenne la stessa carica negli anni 1576-77, 1580-81, 1587-88 e 1596-97 ed un Simone nel 1630-31. Un Luigi barone di Friddani fu proconservatore di Piazza 1659. Questa famiglia possedette pure la baronia di Cutomino e le saline nominate l’Isola di Altavilla.

Arma: d’azzurro, alla fascia di rosso, sostenente una testa di cignale di nero, cimata dalla croce del Calvario d’argento.

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Bonaccorsi o Bonaccorso.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Macerata, passata in Sicilia, dove godette nobiltà in Milazzo, Messina e Catania. Un dottor Antonino a 10 settembre 1764 è proposto tra i nobili da far parte della Mastra di Milazzo, egli stesso, con privilegio dato nell’aprile 1773, ottenne il titolo di barone della Torretta, fu giudice civile di Milazzo nell’anno 1787-88 e 1798-99, e padre di Stefano Odoardo che fu capitano di Milazzo nell’anno 1806-7, ascritto alla Mastra nobile di Messina del 1798-1807 e decorato, con privilegio del 28 maggio 1815, del titolo di Marchese. Un Gioacchino da Milazzo, con privilegio del 16 gennaio 1791, ottenne il titolo di barone; un Francesco, dottore in leggi, di Catania, fu maestro notaro delle appellazioni in Acireale nel 1801; un barone dottor Domenico di Catania, chiese un titolo di marchese, e con consulta del 23 marzo 1814 ottenne parere favorevole dal Protonotaro del Regno, per poterlo anche imporre sul fondo nominato Casalotto.

Arma: d’azzurro, al cane levriere d’argento, rampante e sostenuto da un monte di tre cime al naturale, movente dalla punta. Corona da marchese. Alias: d’azzurro, al pino al naturale, sormontato da una stella d’oro, ed il leone dello stesso rampante contro il tronco. Corona da marchese.

 

 

 

 

 

 

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Bonafede.

Nobile famiglia che il Galluppi vuole originaria di Francia, decorata della contea di S. Giuliano e che godette nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV. Godette nobiltà nella città di Termine, dove vediamo dai membri di essa occupare la carica di credenziere delle gabelle della dogana della caxia e dei cantarati di quella secrezia 1485. Un Sebastiano fu capitano di detta città nell’anno 1501, un Federico, con privilegio dato a 20 ottobre 1508 esecutoriato a 11 gennaio 1509, ottenne, per sé e suoi, il titolo di regio cavaliere. Troviamo pure questa famiglia in Lentini, nella quale città un Vincenzo occupò la carica di capitano di giustizia nell’anno 1745-46. Un Vincenzo fu ricevuto all’Ordine di Malta nel 1597.

Arma: d’oro, alla fascia contra-scaccata di rosso e d’argento, sormontata da un capriolo d’azzurro, caricato da cinque bisanti del campo, rovesciato e appuntato alla fascia col capo di rosso, al giglio d’oro.

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Bonagrazia.

Questa famiglia, che il Galluppi dice aver goduto nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV, possedette il feudo o foresta di Plati, ed il feudo di Menelao o Favare. Il primo venne concesso a 28 luglio 1353 a Vincenzo Bonagrazia, che lo trasmise al figlio Ludovico, dal quale fu venduto nel 1383 a Pietro Vitale. Il secondo fu concesso a 17 maggio 1343 al predetto Vincenzo Bonagrazia, a cui succedette il figlio Ludovico, che nel 1372 lo donò ad Antonio Cirino, figlio di Margherita, sorella di Vincenzo.

Arma: d’oro, al ramo di palma di verde e uno d’olivo del medesimo, passati in croce, di S. Andrea.

 

 

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Bonaiuto.

Il Galluppi la vuole originaria di Firenze, il Minutolo invece la vuole originaria di Valenza e le da a ceppo un cavaliere Raimondi Beneyto aio dell’infanta Violante figlia del re Pietro. Godette nobiltà in Siracusa, Catania e Palermo. Un notar Bartolomeo Bonaiuto di Catania comprò da Luca Pollastra quattro parti del feudo di Cavalera, che ebbe confermati a 27 agosto 1428 e che la sua famiglia possedette sino a tutto il sec. XVI. Un Antonio de Bonaiuto acquistò nel 1497 da Nicolò Melchiorre Branciforte barone del Mazzarino il feudo di Oxino, del quale ne ottenne investitura a 3 nov. 1498. Un Gaspare barone della Motta fu senatore di Palermo nell’anno 1589-90 e tale carica occupò un Giuseppe negli anni 1627-28-29. Un Giovanni fu senatore di Siracusa nell’anno 1461-62; un Bartolomeo giurato di detta città nell’anno 1525-26 e senatore nell’anno 1534-35, un Girolamo barone di Cavalera senatore nell’anno 1603-4. Un Antonino fu patrizio di Catania negli anni 1531-32 e 1541-42, un Giovanni senatore di detta città nell’anno 1531-32, un Francesco nell’anno 1532-33; un Raimondo fu capitano nell’anno 1533-34 e 1541-42 e patrizio nell’anno 1540-41, carica occupata nell’anno 1607-8 da un Scipione; un Francesco, notato nella Mastra Nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri, fu capitano negli anni 1696-97-98, un Vincenzo, del fu dottor Francesco, lo vediamo pure ascritto in detta Mastra tra i regi cavalieri. Un Ferdinando, infine, a 20 settembre 1703 lo troviamo investito della Baronia della SS. Annunziata. Oggi è stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, il signor Mario Bonaiuto, di Salvatore, da Catania.

Arma: d’oro, a tre cipressi di verde, posti sulla campagna del secondo, quello di mezzo sinistrato da un leone al naturale, rampante contro il tronco.

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Bonamico.

Un Giovan-Forte Bonamico, possedette la baronia di Landro, che poscia per la figlia sua Antonia investita nel 1622, passò in casa Lo Squiglio.

Arma: d’argento, alla fascia di rosso, sostenente un uccello d’oro, passante.

 

 

 

 

 

 

 

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Bonanno.

Il Minutolo vuole che abbia avuto per ceppo un conte Supponio, consigliere e familiare di re Manfredi, padre di un Ugone, che nel 1264 otteneva concessione delle terre di Milazzo e Rametta. Altri invece vuole, e quest’opinione è maggiormente seguita, che sia stata portata in Sicilia sotto re Giacomo da un Giovan Giacomo e da un Cesare Bonanno, Pisani. Giovan Giacomo fu gran cancelliere del Regno nel 1285. La natura dell’opera non ci consente di dire di questa famiglia come gli immensi possedimenti feudali, le cospicue cariche tenute, le virtù dei suoi membri le darebbero diritto; è invece necessità restringersi in modesti limiti. Ma non possiamo non rammentare quel Matteo, ambasciatore della città di Palermo al re Martino nel 1396; quel Giacomo, dottore in legge, consigliere del re Alfonso e maestro razionale del Regno; quel Gerardo, coppiere del re Giovanni, maestro razionale, vicario del regno e capitano di Palermo nell’anno 1481-82 e pretore della stessa città nell’anno 1500-1, che nel 1492 ebbe concesso di costruire una salina tra Trapani e Marsala, che ebbe nome di salina grande di Trapani; Giovan Giacomo maestro razionale, capitano di Palermo nell’anno 1506-7 e pretore nell’anno 1538-39, Cesare che nel 1504 comprò dai coniugi Vassallo Gravina e Agata Modica il feudo di Friddani; quel Francesco Calogero ambasciatore della città di Caltagirone al re Ferdinando e barone di Canicattì e Ravanusa per la moglie Raimonda De Crescenzio; quel Silvio barone di Bugidiano, che, insieme con Vespasiano e Santoro, con privilegio dato il 19 sett. 1572 esecutoriato il 13 gennaio 1573, ottenne la concessione del titolo di nobile col Don, ecc.

Che dire poi dei possedimenti feudali di questa famiglia? Oltre a Friddani, Canicattini e Ravanusa, la Salina grande di Trapani, già menzionati, questa famiglia possedette il principato di Roccafiorita, quello di Cattolica, quello di Linguaglossa, quello di S. Antonino, la ducea di Floridia, quella di Montalbano, quella di Ravanusa Castellana, quella di Misilmeri, quella di Foresta, quella di San Biagio, il marchesato della Limina, quello di Longarini, la contea di Vicari oltre ad un gran numero di baronie.

Dai baroni di Canicattì e Ravanusa si diramarono tutti gli illustri rami di casa Bonanno.

Da Giovan Battista barone di Ravanusa e da Giovanni Gioeni ne venne Orazio Bonanno e Gioeni, primo principe di Linguaglossa per real privilegio dato a 6 giugno 1625 esecutoriato a 6 febbraio 1626 e Pietro, avo di quel Pietro che, con privilegio dato a 5 settembre 1625 esecutoriato a 12 settembre 1626, ottenne il titolo di marchese di Longarini.

Il ramo dei principi di Linguaglossa, decorato anche delle baronie di Arcimusa, Carancino o Belvedere e Bulgarano ed illustrato da molti gentiluomini, che tennero le primarie cariche in Siracusa, all’abolizione della feudalità, era rappresentato da Vincenzo Raffaele Bonanno e Alliata, investito a 21 gennaio 1778 delle baronie di Carancino e Belvedere, Arciminusa e di Bulgarano ed a 21 luglio 1782 del principato di Linguaglossa.

Sposò questi Vittoria Vanni, dalla quale ebbe Giuseppe e Placido.

Giuseppe ebbe in moglie Anna Maria Alliata, che gli procreò Vincenzo-Raffaele, il quale dalla moglie Vittoria Naselli ebbe: Giuseppe, a lui premorto. Placido Bonanno e Vanni sposò, in 1° luogo, Angelica Casaccio, ed in 2°, Maria Pizzuto e fu padre di Dorotea, che andò moglie a Silvio Bonanno e Chiaramonte barone di Rosabia e di Gigliotto. Da questo matrimonio ne vennero: Girolamo, commendatore dell’ordine sovrano di Malta, e Placido che sposò Francesca Cattaneo dei principi di San Nicandro.

Francesco di Paola Bonanno-Chiaramonte e Cattaneo, con decreto ministeriale del 6 febbraio 1899 venne riconosciuto nei titoli di principe di Linguaglossa, barone di Arciminusa, barone di Bulgarano, barone di Carancino, barone di Belvedere, barone di Rosabia, barone di Gigliotto.

Sposò donna Giuseppina Crispi, figlia di Francesco, cavaliere dell’ordine supremo della SS. Annunziata, ecc.

Per il matrimonio di una Antonia Colonna Romano, ereditiera della baronia di Montalbano, con Filippo Bonanno e La Rocca barone di Canicattì tale baronia entrò in casa Bonanno e veniva, con real privilegio dato a 31 agosto esecutoriato a 18 dicembre 1623, innalzata in ducato a favore di Giacomo Bonanno e Colonna, commendato dal Mongitore per la sua storia delle antiche Siracuse. Da questi e da Antonia Balsamo ereditiera del principato di Roccafiorita, del marchesato della Limina, ecc., ne venne Filippo, padre, tra gli altri, di Agesilao Bonanno e Crisafi primo duca di Ravanusa Castellana per real privilegio dato a 24 febbraio 1684 esecutoriato a 24 aprile 1684, e di Giacomo. Fu questi padre di Girolamo Bonanno e Marino primo duca della Foresta per privilegio dato a 9 novembre 1708, esecutoriato a 29 settembre 1709 e di Filippo.

Filippo Bonanno e Marino sposò Rosalia del Bosco e Sandoval ereditiera del principato di Cattolica, della ducea di Misilmeri, della contea di Vicari, fu gentiluomo di camera del re Carlo II e padre di Francesco principe di Cattolica e di Roccafiorita, ecc., grande di Spagna di 1ª classe per privilegio dato il 19 ottobre 1708 esecutoriato il 28 settembre 1709, ambasciatore della deputazione del Regno di Sicilia al Re Vittorio Amedeo II di Savoia, del quale fu gentiloomo di Camera, capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1706-7, pretore di Palermo negli anni 1721-22 e 1733-34-35, cavaliere del Toson d’oro, consigliere intimo di Stato dell’imperatore Carlo VI ecc.

Giuseppe Bonanno e Filingeri, figlio primogenito ed erede di Francesco, venne riconosciuto grande di Spagna di 1ª classe con privilegio dato a 15 ottobre 1740 esecutoriato a 6 aprile 1748, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1744-45, cavaliere del S. Gennaro e del Toson d’oro, genitluomo di camera di re Ferdinando, cavallerizzo maggiore della regina delle Due Sicilie, ecc. Questo ramo, all’abolizione della feudalità, era rappresentato da Giuseppe Bonanno e Branciforte, nipote del precedente ed oggi da Antonino Bonanno e Perez, riconosciuto con decreto ministeriale del 26 dicembre 1899 nei titoli di principe di Cattolica, principe di Roccafiorita, duca di Misilmeri, duca di Montalbano, duca di Foresta, marchese della Limina, conte di Vicari, barone di Siculiana, barone di Canicattì, barone di Ravanusa, barone di Cucco, barone di Giuliana, barone di S. Basile, barone di Castellana.

Un altro ramo di questa famiglia, decorato del titolo di barone di S. Paolino o Santa Barbara, è oggi rappresentato dalla signora Antonia Bonanno, di Raffaele, di Gesualdo, vedova Landolina riconosciuta in detto titolo con decreto monisteriale del 6 febbraio 1899. Un altro ramo è stato oggi inscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con i titoli di nobile, barone del Maeggio e barone di Delia, nella persona di Michele Bonanno, di Giuseppe.

Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Gaetano Bonanno, dottore in legge, giudice pretoriano di Palermo nel 1780-81, giudice del tribunale del Concistoro negli anni 1793-94-95, maestro razionale e che a 27 ottobre 1813 veniva nominato ministro segretario di Stato per gli affari di Azienda e Commercio del Regno delle Due Sicilie.

Arma: d’oro, al gatto passante di nero.

Corona e mantello da principe.

Cimiero: una fenice di nero, sulla sua immortalità di rosso.

Divisa: NEQUE SOL PER DIEM. NEQUE LUNA PER NOCTEM.

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Bonaventura.

Un Martino Bonaventura, detto Scalambro, milite fu castellano di Troina nel 1409; un Niccolò fu senatore di Messina negli anni 1416-17, 1449-50-51.

Arma: partito: nel 1° d’oro a mezz’aquila bicipite spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro, movente dalla partizione; nel 2° spaccato di rosso e d’argento.

 

 

 

 

 

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Bonavia.

Nobile famiglia di Siracusa. Un Francesco, dottore in leggi, fu giudice civile in detta città nell’anno 1754-55 ed insieme con il fratello Giovanni, pure dottore in leggi, venne ascritto alla Mastra Nobile di Siracusa a 30 ottobre 1759.

Arma: ?

 

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Bondelmonte.

Si vuole che sia d’origine fiorentina. Un Nicolò ottenne dal conte Nicolò Peralta nel 1394 il feudo di Verdura, feudo, che, per una Laura moglie di Alferio Leofante, passò in quest’ultima famiglia. Un Federico, possessore di Verdura per investitura del 1453, marito di Margherita Inveges figlia di Antonio barone di Calamonaci, fu uno dei capitani di Sciacca nel 1448.

Arma: troncato d’azzurro e d’argento; nel 2° un monte di verde cimato da una croce del Calvario di rosso.

 

 

 

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Bonelli.

Questa famiglia, illustrata da cardinali, vanta due procuratori fiscali della Gran Corte di Palermo: Angelo 1784 e Pietro 1789, colonnelli e generali, fra i quali un Giovanni Antonio, che, da alfiere nel reggimento Real Farnese, salì al grado di colonnello. Costui fu padre di Pietro Bonelli e Memei, che, nella prima metà dello scorso secolo, occupava il grado di maggiore nei Reali eserciti ed ottenne a 30 aprile 1842 dal senato palermitano un attestato di nobiltà.

Arma: d’azzurro, al castello d’argento chiuso di nero, con un leone d’oro guardante la porta ed una cometa dello stesso ondeggiante in fascia posta in capo.

 

 

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Bonello.

Antichissima famiglia che si vuole decorata della terra di Butera con titolo di conte, della baronia di Caccamo, di quella di Carini, della quale si vuole essere stato signore un Rodolfo, dei conti di Puglia, progenitore di quel Matteo Bonello che diè morte a Majone grand’almirante di Guglielmo il Malo. Un Amfrido, al dir del Pirri, intervenne alla coronazione di Ruggiero primo re di Sicilia ed un Guglielmo, al dir dello stesso autore, edificò, sotto Guglielmo il Buono, la terra di Prizzi, che ottenne di popolare.

Arma: d’argento, alla banda di rosso, accompagnata da due rose dello stesso.

 

 

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Bonett, Bonetta o Imbonetta.

Famiglia catalana secondo il Di Giovanni. Passata in Sicilia, e precisamente in Palermo, quivi godette nobiltà incontrando un Gaspare co la carica di giurato nell’anno 1501-2, un Michele con la stessa carica negli anni 1516-17-18, un Girolamo, giurato nell’anno 1545-46 e capitano di giustizia nell’anno 1546-47 ed un Ottavio, giurato negli anni 1587-88, 1606-7 e governatore del Monte di Pietà negli anni 1604-5-6.

Arma: d’azzurro, all’arpa d’oro.

 

 

 

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Bonfante.

Di questa famiglia troviamo un Andolino con la carica di giurato di Caltagirone negli anni 1442-43-44, 1450-51 e 1458-59.

Troviamo pure questa famiglia nella città di Castronovo, dove molti membri di essa occuparono la carica di capitano giustiziere.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, accompagnato nel capo da un giglio d’argento, ed in punta da tre stelle del secondo, ordinate in fascia.

 

 

 

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