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Bonanno.
Il
Minutolo vuole che abbia avuto per ceppo un conte Supponio, consigliere e
familiare di re Manfredi, padre di un Ugone, che nel 1264 otteneva
concessione delle terre di Milazzo e Rametta. Altri invece vuole, e quest’opinione
è maggiormente seguita, che sia stata portata in Sicilia sotto re Giacomo da
un Giovan Giacomo e da un Cesare Bonanno, Pisani. Giovan Giacomo fu gran
cancelliere del Regno nel 1285. La natura dell’opera non ci consente di dire
di questa famiglia come gli immensi possedimenti feudali, le cospicue
cariche tenute, le virtù dei suoi membri le darebbero diritto; è invece
necessità restringersi in modesti limiti. Ma non possiamo non rammentare
quel Matteo, ambasciatore della città di Palermo al re Martino nel 1396;
quel Giacomo, dottore in legge, consigliere del re Alfonso e maestro
razionale del Regno; quel Gerardo, coppiere del re Giovanni, maestro
razionale, vicario del regno e capitano di Palermo nell’anno 1481-82 e
pretore della stessa città nell’anno 1500-1, che nel 1492 ebbe concesso di
costruire una salina tra Trapani e Marsala, che ebbe nome di salina grande
di Trapani; Giovan Giacomo maestro razionale, capitano di Palermo nell’anno
1506-7 e pretore nell’anno 1538-39, Cesare che nel 1504 comprò dai coniugi
Vassallo Gravina e Agata Modica il feudo di Friddani; quel Francesco
Calogero ambasciatore della città di Caltagirone al re Ferdinando e barone
di Canicattì e Ravanusa per la moglie Raimonda De Crescenzio; quel Silvio
barone di Bugidiano, che, insieme con Vespasiano e Santoro, con privilegio
dato il 19 sett. 1572 esecutoriato il 13 gennaio 1573, ottenne la
concessione del titolo di nobile col Don, ecc.
Che
dire poi dei possedimenti feudali di questa famiglia? Oltre a Friddani,
Canicattini e Ravanusa, la Salina grande di Trapani, già menzionati, questa
famiglia possedette il principato di Roccafiorita, quello di Cattolica,
quello di Linguaglossa, quello di S. Antonino, la ducea di Floridia, quella
di Montalbano, quella di Ravanusa Castellana, quella di Misilmeri, quella di
Foresta, quella di San Biagio, il marchesato della Limina, quello di
Longarini, la contea di Vicari oltre ad un gran numero di baronie.
Dai
baroni di Canicattì e Ravanusa si diramarono tutti gli illustri rami di casa
Bonanno.
Da
Giovan Battista barone di Ravanusa e da Giovanni Gioeni ne venne Orazio
Bonanno e Gioeni, primo principe di Linguaglossa per real privilegio dato a
6 giugno 1625 esecutoriato a 6 febbraio 1626 e Pietro, avo di quel Pietro
che, con privilegio dato a 5 settembre 1625 esecutoriato a 12 settembre
1626, ottenne il titolo di marchese di Longarini.
Il
ramo dei principi di Linguaglossa, decorato anche delle baronie di Arcimusa,
Carancino o Belvedere e Bulgarano ed illustrato da molti gentiluomini, che
tennero le primarie cariche in Siracusa, all’abolizione della feudalità, era
rappresentato da Vincenzo Raffaele Bonanno e Alliata, investito a 21 gennaio
1778 delle baronie di Carancino e Belvedere, Arciminusa e di Bulgarano ed a
21 luglio 1782 del principato di Linguaglossa.
Sposò
questi Vittoria Vanni, dalla quale ebbe Giuseppe e Placido.
Giuseppe ebbe in moglie Anna Maria Alliata, che gli procreò
Vincenzo-Raffaele, il quale dalla moglie Vittoria Naselli ebbe: Giuseppe, a
lui premorto. Placido Bonanno e Vanni sposò, in 1° luogo, Angelica Casaccio,
ed in 2°, Maria Pizzuto e fu padre di Dorotea, che andò moglie a Silvio
Bonanno e Chiaramonte barone di Rosabia e di Gigliotto. Da questo matrimonio
ne vennero: Girolamo, commendatore dell’ordine sovrano di Malta, e Placido
che sposò Francesca Cattaneo dei principi di San Nicandro.
Francesco di Paola Bonanno-Chiaramonte e Cattaneo, con decreto ministeriale
del 6 febbraio 1899 venne riconosciuto nei titoli di principe di
Linguaglossa, barone di Arciminusa, barone di Bulgarano, barone di
Carancino, barone di Belvedere, barone di Rosabia, barone di Gigliotto.
Sposò
donna Giuseppina Crispi, figlia di Francesco, cavaliere dell’ordine supremo
della SS. Annunziata, ecc.
Per
il matrimonio di una Antonia Colonna Romano, ereditiera della baronia di
Montalbano, con Filippo Bonanno e La Rocca barone di Canicattì tale baronia
entrò in casa Bonanno e veniva, con real privilegio dato a 31 agosto
esecutoriato a 18 dicembre 1623, innalzata in ducato a favore di Giacomo
Bonanno e Colonna, commendato dal Mongitore per la sua storia delle antiche
Siracuse. Da questi e da Antonia Balsamo ereditiera del principato di
Roccafiorita, del marchesato della Limina, ecc., ne venne Filippo, padre,
tra gli altri, di Agesilao Bonanno e Crisafi primo duca di Ravanusa
Castellana per real privilegio dato a 24 febbraio 1684 esecutoriato a 24
aprile 1684, e di Giacomo. Fu questi padre di Girolamo Bonanno e Marino
primo duca della Foresta per privilegio dato a 9 novembre 1708, esecutoriato
a 29 settembre 1709 e di Filippo.
Filippo Bonanno e Marino sposò Rosalia del Bosco e Sandoval ereditiera del
principato di Cattolica, della ducea di Misilmeri, della contea di Vicari,
fu gentiluomo di camera del re Carlo II e padre di Francesco principe di
Cattolica e di Roccafiorita, ecc., grande di Spagna di 1ª classe per
privilegio dato il 19 ottobre 1708 esecutoriato il 28 settembre 1709,
ambasciatore della deputazione del Regno di Sicilia al Re Vittorio Amedeo II
di Savoia, del quale fu gentiloomo di Camera, capitano di giustizia di
Palermo nell’anno 1706-7, pretore di Palermo negli anni 1721-22 e
1733-34-35, cavaliere del Toson d’oro, consigliere intimo di Stato
dell’imperatore Carlo VI ecc.
Giuseppe Bonanno e Filingeri, figlio primogenito ed erede di Francesco,
venne riconosciuto grande di Spagna di 1ª classe con privilegio dato a 15
ottobre 1740 esecutoriato a 6 aprile 1748, fu capitano di giustizia di
Palermo nel 1744-45, cavaliere del S. Gennaro e del Toson d’oro, genitluomo
di camera di re Ferdinando, cavallerizzo maggiore della regina delle Due
Sicilie, ecc. Questo ramo, all’abolizione della feudalità, era rappresentato
da Giuseppe Bonanno e Branciforte, nipote del precedente ed oggi da Antonino
Bonanno e Perez, riconosciuto con decreto ministeriale del 26 dicembre 1899
nei titoli di principe di Cattolica, principe di Roccafiorita, duca di
Misilmeri, duca di Montalbano, duca di Foresta, marchese della Limina, conte
di Vicari, barone di Siculiana, barone di Canicattì, barone di Ravanusa,
barone di Cucco, barone di Giuliana, barone di S. Basile, barone di
Castellana.
Un
altro ramo di questa famiglia, decorato del titolo di barone di S. Paolino o
Santa Barbara, è oggi rappresentato dalla signora Antonia Bonanno, di
Raffaele, di Gesualdo, vedova Landolina riconosciuta in detto titolo con
decreto monisteriale del 6 febbraio 1899. Un altro ramo è stato oggi
inscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana, con i titoli di nobile, barone del Maeggio e barone di
Delia, nella persona di Michele Bonanno, di Giuseppe.
Non
sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Gaetano Bonanno,
dottore in legge, giudice pretoriano di Palermo nel 1780-81, giudice del
tribunale del Concistoro negli anni 1793-94-95, maestro razionale e che a 27
ottobre 1813 veniva nominato ministro segretario di Stato per gli affari di
Azienda e Commercio del Regno delle Due Sicilie.
Arma:
d’oro, al gatto passante di nero.
Corona e mantello da principe.
Cimiero: una fenice di nero, sulla sua immortalità di rosso.
Divisa: NEQUE SOL PER DIEM. NEQUE LUNA PER NOCTEM.
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