Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Bonfiglio a Bonsoli

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Bonfiglio.

Questa antichissima famiglia, che si vuole originaria della Germania, godette nobiltà in Catania, Caltagirone, Messina, Palermo e Lentini. Un Roberto de Bonisfiliis da Catania, milite, fisico e regio tesoriere ebbe a 13 giugno 1376 concessa la gabella delle acque di Lentini; un Niccolò, per la moglie Anfilisia Reggio, possedette il feudo di Carmito, come per investitura del 2 maggio 1418, feudo che, all’abolizione della feudalità, troviamo con il titolo di Barone in potere di Francesco Bonfiglio e Longo, come per investitura del 23 dicembre 1790; nel qual titolo di Barone vediamo oggi riconosciuto il signor Mario Bonfiglio, di Francesco. Un Gerardo, da Messina, fu capitano di Polizzi 1403; un Filippo fu barone di Callari nel 1421; un Giovanni ebbe da Re Alfonso concesso, con privilegio dato a 25 settembre 1423 esecutoriato a 30 giugno 1425, il feudo e casale di Trisina e Cundrò o Fundrò (e nel 1436 possedette la salina di Sicaminò), quale feudo di Condrò, con privilegio dato a 17 aprile esecutoriato a 21 agosto 1630 veniva innalzato in principato nella persona di Francesco Bonfiglio. Un Pietro, per la moglie Lucrezia Giordano, possedette il diritto del rotolo delle carni di Messina, come per investitura dell’otto novembre 1476. Un Francesco Bonfiglio e Santacolomba, principe di Condrò, con privilegio dato a 15 marzo esecutoriato a 25 settembre 1677, veniva decorato del titolo di marchese di Leonvago. Un Gerardo fu capitano di Caltagirone nell’anno 1400-401; un Nicolò senatore di Messina nell’anno 1413-14, 1418-19-20-21-22-23; un Filippo tenne la stessa carica negli anni 1422-23, 1427-28 e 1434-35; un Pietro nel 1432-33, 1442-43 e 1444-45; un Giovanni, del fu Gerardo fu console nobile del Mare in detta città nell’anno 1441; un Giovanni Antonio senatore nell’anno 1528-29; un Francesco nel 1545-46, un Giuseppe Maria  barone di Callari fu proconservatore di Messina 3 novembre 1592 e tra i fondatori dell’ordine militare della Stella; un Tommaso Maria barone di Callari fu principe di detto ordine negli anni 1611 e 1624 e senatore di Messina negli anni 1612-13, 1620-21, 1629-30, e 1633-34 e morì in carica; un Paolo, barone di Condrò, fu tra i fondatori del detto ordine della Stella; un Paolo Bonfiglio e Moncada   principe   di Condrò, per privilegio dato a 17 febbraio esecutoriato a 6 luglio 1677, fu maestro razionale di cappa e spada supernumerario del Tribunale del Real Patrimonio; un Antonio fu capitano giustiziere di Lentini nell’anno 1782-83, giurato nobile di detta città nell’anno 1790-91 e nuovamente capitano giustiziere nell’anno 1802-3; un Francesco Bonfiglio e Vitale fu giurato nobile di detta città nell’anno 1787-88 ed un Francesco Bonfiglio e Longo barone del Carmito fu capitano di detta città negli anni 1786-87 e 1790-91.

Arma: spaccato d’argento e di nero, al leone dell’uno nell’altro.

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Bongiardina, Bongiardino o Mongiardino.

Nobile famiglia trapanese. Un Antonio fu senatore di Trapani nel 1415-16; un Giovanni tenne la stessa carica nell’anno 1448-49 ed un Francesco nel 1538-39. È passata sin dal 1648 all’ordine di Malta. Non sappiamo se quel Giovan Battista Bongiardina, dottore in leggi, procuratore fiscale supernumerario del tribunale del R. Patrimonio 1790 e quel Placido, procuratore fiscale dello stesso tribunale 1810, siano appartenuti a questa stessa famiglia.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, all’albero di palma al naturale, sostenuto da due leoni affrontati e contrarampanti al tronco.

Alias: di verde, a tre monti d’oro, moventi dalla punta, quello del centro cimato da un albero di pino del secondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bongiorno.

Questa famiglia godette nobiltà in Messina, Palermo, Noto, ecc. Un Antonio fu senatore di Messina nell’anno 1542-43 e forse egli stesso è quell’Antonio ascritto nalla mastra nobile 1587, un Girolamo è ascritto nella detta mastra (anno 1597, lista II) ed un Giuseppe nella lista XV, anno 1601. Un Vincenzo, coadiutore  della nobile compagnia della Carità in Palermo nell’anno 1568 e ministro della stessa negli anni 1569 e 1573, fu capitano di giustizia  di Palermo negli anni 1573-74 e 1577-78;  un  Pietro  fu  senatore  di detta città negli anni 1597-98 e 1623-24; un Giovan Vincenzo, con privilegio dato a 13 luglio 1573 esecutoriato a 17 febbraio 1574, ottenne la concessione del titolo di nobile col Don. Un Antonio fu barone di Capuano e signore di Raulica 1716, un Francesco fu barone di Cacchiamo 1733, feudi e titoli che, all’abolizione della feudalità, erano in potere di Antonino Carmelo Buongiorno, il quale era pure investito del titolo di marchese di Eschifaldo, come per le investiture prese a 9 marzo 1807. Troviamo pure questa famiglia in Noto, nella quale città incontriamo un Michele Buongiorno e Buonincontro con la carica di patrizio nell’anno 1775-76 e nella terra di San Fratello, dove troviamo Giovanni, (qualificato barone non sappiamo con qual diritto) con la carica di proconservatore dall’anno 1785 al 1793.

Arma: d’azzurro, al sole d’oro, sormontato da tre stelle d’argento, ordinate nel capo.

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Bongiovanni.

Un Giacinto Bongiovanni, dottore in leggi, con privilegio dato a 12 maggio esecutoriato a 30 giugno 1677, venne nominato procuratore fiscale della Gran Corte del Regno e nel 1689 fu segretario e referendario del Regno di Sicilia. Un Giambattista tenne quest’ultima carica e fu barone del Grano sopra ogni salma di frumento, orzo e legumi da estrarsi dai caricatori di Girgenti, Siculiana e Montechiaro, come per investitura del 15 settembre 1722, titolo che, per la morte di Ferdinando Bongiovanni, figlio di detto Giovan Battista, seguita senza figli nel 1802, passò in casa Ebano.

Arma: di verde, al ramo fogliato, fiorito d’argento, con un serpe nero.

 

 

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Bonifacio o Bonifazio.

Il primo di questa famiglia di cui abbiamo sicura notizia è un Ruggiero giudice di Messina nel 1273; un Matteo fu ambasciatore di Messina a Re Martino nel 1400, giudice straticoziale di detta città nell’anno 1403, giudice della Gran Corte del Regno nel 1424, possedette il feudo di Granito o Aderniti, il feudo di S. Pier di Monforte, di Saponara ecc.. Un Coletta è ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590), un Scipione (lista V, 1591), un Annibale (lista IX, 1595), un Scipione ed un Luzio, figli di Cesare (lista XII, 1598 e lista XVII, 1603). Troviamo pure un Francesco (Chicco) milite, nobile patrizio di Catania negli anni 1445-46-47-48 ed infine un Tommaso, dottore in leggi, maestro razionale giurisperito del R. Patrimonio aggregato alla mastra nobile di quest’ultima città a 15 aprile 1708.

Arma: d’oro, a quattro pali di rosso, attraversati dalla banda del primo.

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Bonina.

La si vuole originaria di Castroreale, godette nobiltà in Messina, nella quale città vestì, in persona di alquanti suoi membri, la toga senatoria e possedette i feudi di Xiari e Collabascia, comprati da un Guglielmo Bonina, a cui succedette Paolo.

Arma: di nero, al leone d’oro, tenente con le zampe anteriori una spiga d’avena di argento.

 

 

 

 

 

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Bonincontro.

Un Antonino fu senatore di Palermo nell’anno 1437-38, un Mariano fu giudice pretoriano della stessa città nell’anno 1561-2-3, un Tommaso, dottore in leggi fu proconservatore di Avola 1715-17-22, carica occupata da un Michelangelo nel 1732.

Arma: d’azzurro, al triangolo d’oro, posto sopra un’asta del medesimo, attortigliato da due serpi di nero, ed accompagnato da tre stelle di sei raggi d’oro, situate una in capo e due in punta.

 

 

 

 

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Bonito.

Sotto Pietro II d’Aragona incontriamo un Rinaldo de Bonito con la carica di secreto e maestro portulano nel 1282, ed un Sergio, figlio del precedente con la carica di secreto; nel 1372 un altro Rinaldo Bonito da Girgenti acquistò da Nicolò Abbate il feudo di Diesi, che a 10 maggio 1418 venne confermato ad Antonio Bonito di Nicolò, di Rinaldo predetto.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, costeggiata da sei gigli dello stesso, uscenti dalla banda.

 

 

 

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Bono.

Di questa famiglia, che il Galluppi dice aver goduto anche nobiltà in Messina, troviamo un Nicolò Bono, giurato di Caltagirone nell’anno 1350, un altro Nicolò, giurato di Palermo negli anni 1472-73 e 1476-77, un Antonio, il quale a 7 maggio 1474 comprò il feudo di Buonanotte, succedette il figlio di lui Tommaso, che ne veniva investito a 7 novembre 1486 insieme con il feudo di Fisaula; un Giovanni, maestro notaro civile di Termini nel 1500.

Arma: spaccato, innestato, merlato, d’azzurro e d’oro.

Alias: d’oro, ad un angelo tenente in mano una palma, il tutto al naturale

 

 

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Bono (del).

È molto probabile che questa famiglia non abbia niente di comune con la precedente. Fu illustrata da un Antonino, che fu giudice del Tribunale del Concistoro negli anni 1789-90-91, della Gran Corte Civile negli anni 1794-95 e 1796-97; uditore generale degli eserciti 1802; maestro razionale giurisperito del Tribunale del Real Patrimonio nel 1806; presidente del Tribunale del Concistoro nel 1813; e che, con privilegio del 28 maggio 1815, venne decorato del titolo di marchese sul cognome.

Arma: d’azzurro, a tre scogli d’oro, moventi dalla punta, sostenenti una nave dello stesso, sormontata nel capo dall’arco baleno al naturale.

 

 

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Bonofino o Bonaffini.

Famiglia di Pietraperzia. Un Gaspare Bonofino e Miccichè con privilegio dato a 4 settembre 1760 venne decorato per sé e suoi del titolo di barone di S. Giuseppe dell’Oliva.

Arma: ?

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Bonomo.

La si vuole originaria da Trieste.

Un Giuseppe, dottore in leggi, acquistava, da potere di Alessandro Galletti e Sollima, il titolo di marchese sul Casale di Castania, del quale ne otteneva investitura a 28 aprile 1742. Alla sua morte succedeva il figlio primogenito di lui, Carlo, che ne veniva investito a 24 aprile 1776, ma che nel 1779 se ne spogliava vendendolo. Un Francesco, dottore in leggi, fu giudice criminale di Pozzo di Gotto nel 1797-98.

Arma: di rosso, alla scala d’oro, in palo.

 

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Bonsignore.

Un giudice Pietro de Bonsignore, nel 1393, ottonne la concessione del feudo di Nissuria; un Niccolò da Taormina lo troviamo nel 1448 giudice o assessore del capitano di Taormina. Incontriamo pure questa famiglia in Leonforte ed in Patti. Un Giovanni, da Patti, a 1 ottobre 1403 è nominato domestico e familiare regio; un Felice acquistò il feudo di Trabonello e ne fu investito a 20 ottobre 1726: un Girolamo Bonsignore acquistò parte del feudo di Mistri e ne fu investito a 11 agosto 1726, e con privilegio del 23 novembre dello stesso anno venne decorato del titolo di barone di San Giuseppe. Fu padre egli, fra gli altri, di Salvatore, che morì senza figli e di Andrea che venne investito di detta parte del feudo di Mistri a 8 aprile 1754 e morì a 5 luglio 1777 lasciando, tra gli altri, Girolamo, che come primogenito ne veniva investito a 27 settembre 1777. Un Giuseppe Bonsignore e Dixidomino fu decorato a 11 aprile 1789 del titolo di barone di S. Giovanni fu giurato di Patti nell’anno 1798-99 e tesoriere nell’anno 1799-1800; ed un Salvatore Bonsignore infine a 10 gennaio 1805 venne investito del titolo di conte di Valle dei Giunchi.

Arma: d’azzurro, al leone fasciato di rosso e d’argento, coronato dello stesso.

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Bonsoli o Bonzuli.

Un Berardo possedette il feudo di Melinventre, che poi per Desiata, sua figlia, passò in casa Schivano; un Onofrio, barone di Cuba e Sparacogna 1453, fu senatore di Catania negli anni 1442-43, 1457-58, 1462-63.

Arma: d’azzurro, al sole d’oro.

 

 

 

 

 

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