Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Bottiglieri a Brescia

 

Bottiglieri   o   Buttiglieri.

Di questa famiglia notiamo un Bartolomeo tesoriere di S. Lucia 1498; un Cataldo giurato di Monte S. Giuliano nell’anno 1643; un Francesco investito della baronia di Nucifora a 22 ottobre 1660; un Mario investito, nel nome maritale di Girolama Gravina, della baronia di Iroldo a 11 febbraio 1690; baronie poscia riunitesi nella persona di Domenico Ottavio Bottiglieri e Gravina, che ne ottenne investitura a 30 dicembre 1733 e 25 gennaio 1745, e che, per la morte senza figli di quest’ultimo, passarono in persona della sorella di lui Emanuela, maritata nei Virgilio.

Arma: ?

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Bottoner.

Un Vincenzo Bottoner e Alagona fu giudice della Corte pretoriana di Palermo negli anni 1578-79, 1584-85, 1588-89, giudice della Gran Corte Criminale del Regno negli anni 1591-92-93 e procuratore fiscale dello stesso tribunale 1594. Egli stesso con privilegio dato a 7 dicembre 1592 esecutoriato a 6 marzo 1593 ottenne la concessione del titolo di Don. Un Pietro ed un Blasco Bottoner e Alagona vestirono la toga senatoria di Palermo, il primo nell’anno 1626-27, ed il secondo negli anni 1637-38-39 e 1642-43.

Arma: ?

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Boucard, Bourcard o Bruccard (de).

Di questa famiglia troviamo nel 1793 un Emanuele, cavaliere dell’ordine costantiniano, colonnello del reggimento Calabria, ed un altro Emanuele, qualificato non sappiamo con qual diritto cavaliere e baronello della Pergola, lo vediamo proposto, con deliberazione del decurionato di Palermo del 28 agosto 1858, aggiunto senatore della stessa città.

Arma: ?

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Bozo o Bozzo.

Di questa famiglia troviamo un capitano Giuseppe con la carica di castellano del castello di Matagrifone in Messina 1662.

Arma: ?

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Bozzetta (La) o Boccetta (La).

Un Giovanni la Buzetta ottenne sotto re Federico, nel nome maritale di Aloisia Pardo, conferma del feudo di Xiri. A lui, in detto feudo, succedette la figlia Machalda, che andò in moglie a Blando Marchesana.

Arma: d’oro, alla banda d’azzurro, caricata da sei palle del campo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Bozzo o Bozo (vedi).

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Bracci.

Di questa famiglia, che il Palizzolo, seguendo il Mugnos, dice d’origine milanese e posseditrice del feudo di Furnari, non abbiamo trovato documenti, che ci confermino quanto i detti scrittori asseriscono.

Arma: d’azzurro, al braccio armato d’argento, impugnante una picca d’oro, posta in palo.

 

 

 

 

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Bracco.

Nobile famiglia che si vuole passata da Lodi in Pisa e da quest’ultima città in Palermo. Un Salvatore Bracco fu giurato di Palermo nell’anno 1480-81 e possedette i feudi di Zucco, Paterna e Terrasini; un Giorgio regio milite, figlio del precedente, fu pretore della stessa città nell’anno 1510-11; un Antonino fu giudice della Corte Pretoriana nell’anno 1601-2; carica tenuta anche da un Giuseppe nel 1769-70. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Francesco, che fu portiere di camera del Vicerè di Sicilia nel 1803.

Arma: d’azzurro, al cane bracco d’argento.

 

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Bracconeri.

La si vuole d’origine pisana. Un Costantino fu baiulo di S. Lucia 1217; un Simone comprò il feudo di Piscopo 1479; un Bartolomeo possedette il feudo di Sollazzi di Troina e fu padre di Assenzio, padre di Baldassare Bracconeri e Grimaldi, investito di detta baronia nel 1637. A questi succedette il figlio Silvestre, che sposò Ninfa Varisano e Grimaldi ed ottenne investitura di detta baronia a 22 aprile 1695.

Arma: d’argento, a due cani bracchi di rosso passanti l’uno sull’altro, accompagnati da due stelle di rosso, situate una in cuore e una in capo.

 

 

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Brancaccio.

Famiglia che ha goduto nobiltà in Napoli nel seggio di Nido. Un Felice, nel nome maritale di Laura Leofante, possedette il feudo di Giardinello 1492, feudo che nel 1551 vediamo in potere di un Giovanni; un Orazio fu nell’anno 1575-76 capitano giustiziere di Palermo; un Placido giudice pretoriano della stessa città nell’anno 1694-95, giudice della R. Udienza di Messina 1695, giudice del concistoro 1700 e della Gran Corte Criminale nel 1703-4-5; un Angelo fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1733-34, e del concistoro nel 1737; un Giovanni fu giudice del concistoro 1714 e della Gran Corte 1720, segretario di stato e sopraintendente generale delle finanze nel 1741; un Antonio, fratello del precedente, governatore e amministratore generale della città di Monreale nel 1747.

Arma: d’azzurro, a quattro branche di leone d’oro, moventi dai fianchi dello scudo 2 e 2.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Branci.

Di questa famiglia, notiamo un Nicolò Matteo giurato di Palermo nel 1475 e nel 1482-83 ed un Simone, giudice pretoriano di Palermo, nel 1493-94 e giudice della gran corte del Regno nel 1498.

Arma: di rosso, ad una branca di leone d’argento posta in sbarra.

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Branciforte o Branciforti.

Dire di questa illustre ed antica famiglia, come le virtù dei suoi membri, le cariche dai medesimi sostenute, gl’innumerevoli feudi e titoli posseduti le ne darebbero diritto ci trarrebbe ad oltrepassare di soverchio i limiti che, per la economia del presente lavoro, ad ogni famiglia siamo stati costretti  assegnare.  Contentiamoci quindi di accennare brevemente alla sua origine, di enumerare i principali titoli e feudi da essa posseduti e gli individui che più rifulsero per virtù e per cariche sostenute. Secondo il Crescenzi questa famiglia discende da un Obizzo, alfiere generale dell’esercito condotto da Carlo Magno contro i Longobardi, e venne portata in Sicilia da un Guglielmo, il quale prese in moglie Francesca Maletta, figlia di Manfredi signore di Mineo, e morì in Catania nel 1347 regnando Ludovico. Possedette i principati di Butera, Leonforte, Niscemi, Pietraperzia, Scordia e Villanova; le ducee di Branciforte, di S. Giovanni e di S. Lucia; i marchesati di Barrafranca, di Martini e di Militello; le contee di S. Antonio, di Cammarata, di Mazzarino e di Raccuia; le baronie di Alzacuda, Baulo, Belmonte, Biviere di Lentini, Bonanotte, Bruca, Cassibile, Chirumbo, Cipolla, Condrò, Daini, Draffo, Favare o Menelao, Fontanamurata, Gallitano, Gallizzi, Gatta, Giangiuffrè, Gibiliuso, Grassuliato, Gulfo, Limbrici, Malfitano, S. Marco lo Celso, S. Maria di Niscemi, Melilli, Mirto, Monteclimato, Motta Camastra, Occhialà, Oxini, Pedagaggi e Randazzini, Pietranera, Radalì, Sinagra, Suffiano, Tavi, Ursitto, Voltano, ecc. Sono degni di menzione un Stefano, secondo alcuni, primo stipite di questa famiglia in Sicilia e maestro razionale del regno; Raffaele, figlio del precedente, primo barone di Mazzarino in sua famiglia, regio segretario e maestro portulano del regno di là del salso; un Giovanni (di Raffaele) barone di Mazzarino, comandante delle armi regie, che ridusse alla regia ubbidienza, sotto Federico il semplice, la città di Piazza; un Federico, fratello del precedente, barone di Mazzarino, che ottenne a 15 maggio 1375 la concessione di once cento d’oro annuali, durante vita, e fu marito di Anna degli Uberti figlia di Scaloro conte di Assoro; un Giovanni (di Nicolò, di Federico, di Nicolò, di Federico predetto) barone di Mazzarino ecc., vicario generale a guerra di Val di Noto 1462; Nicolò Melchiorre (figlio del precedente), primo conte del Mazzarino, vicario generale in Agosta 1479 e 1485, deputato del regno, stratigò di Messina nel 1504, marito di Belladama Alagona, che portò moltissime baronie in casa Branciforte; Giovanni (figlio del precedente) conte del Mazzarino ecc:, vicario generale a guerra in Licata 1521; Blasco (fratello del precedente) barone di Tavi, capitano di giustizia di Palermo nel 1527-28, stratigò di Messina nel 1538, nella quale città innalzò un baluardo dal suo nome detto il baluardo di Don Blasco, capitano a guerra in Trapani, sposo in prime nozze di Margherita Abbatellis ereditiera di Cammarata ed in seconde di Beatrice Moncada ereditiera di Piscazzi soprani e S. Martino e stipite di due rami di questa nobile famiglia: quello dei duchi di S. Giovanni e conti di Cammarata e quello di conti di Raccuia, principi di Leonforte, ecc.; un Antonio (fratello del precedente) barone di Mirto e Melilli, primo conte di Raccuia, vicario generale del regno 1542 e stratigò di Messina 1546; Girolamo Branciforte e Abbatellis (di Blasco), conte di Cammarata, cavaliere dell’ordine d’Alcantara, vicario a guerra nel Val Demone 1563; Nicolò Branciforte e Moncada (di Blasco citato) conte di Raccuia, barone di Mirto, di Sinagra e di Tavi, vicario generale del regno che guerreggiò in Germania sotto gli ordini dell’imperatore Carlo V; Ercole (di Girolamo predetto) primo duca di S. Giovanni, conte di Cammarata ecc., cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, deputato del regno, governatore della nobile compagnia dei Bianchi in Palermo 1603; un Giovanni Branciforte e Tagliavia vicario generale a guerra in Patti e per tutta la Val Demone; Fabrizio Branciforte e Barrese (figlio del precedente) principe di Butera, di Pietraperzia ecc., marito di Caterina Barrese ereditiera del marchesato di Militello, delle baronie di Cipolla, S. Marco lo Celso, Monteclimato ecc., cavaliere dell’ordine del Toson d’oro, grande di Spagna di 1ª classe; un Nicolò Placido, conte di Raccuia, primo principe di Leonforte e duca di S. Lucia, vicario generale nella Valle di Noto, pretore di Palermo negli anni 1613-14 e 1624-25, deputato del regno, governatore della nobile compagnia della Pace di Palermo negli anni 1615 e 1621, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, stratigò di Messina nel 1642; un Pietro capitano di cavalli corazzi del regno, capitano di giustizia di Palermo nel 1647; un Girolamo Branciforte e Colonna (figlio del precedente), marchese di Martini e primo duca Branciforte, deputato del regno, governatore del monte di Pietà di Palermo 1686, della nobile compagnia della Pace 1688, gentiluomo di camera del re Carlo II, pretore di Palermo 1698; Francesco principe di Butera ecc. che sposò Giovanna d’Austria figlia di don Giovanni d’Austria; altro Francesco duca di S. Lucia, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, governatore del Monte di Pietà di Palermo 1662, capitano di giustizia di detta città 1661 e pretore negli anni 1667 e 1675; Giuseppe, principe di Butera, ecc., primo principe di Niscemi, cavaliere dell’ordine di Alcantara; altro Giuseppe, principe di Leonforte, di Pietraperzia ecc., deputato del regno, pretore di Palermo nel 1656-57, cavaliere dell’ordine del Toson d’oro; un Domenico conte di S. Antonio, deputato del regno 1684, generale della squadra delle galee di Sardegna; un Pietro (figlio del precedente) conte di S. Antonio, generale della squadra delle galee predette; un Blasco senatore di Palermo nel 1688-89; un Giuseppe principe di Scordia, deputato del regno, gentiluono di camera di re Vittorio Amedeo II di   Savoia, capitano di giustizia di Palermo 1710 e pretore della stessa città 1714; un Ercole (figlio del precedente) principe di Scordia, gentiluomo di camera, capitano giustiziere di Palermo 1737, 1750-51-52, maestro razionale del tribunale del real patrimonio, pretore di Palermo negli anni 1762-63 e 1774-75, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro; un Antonino (fratello del precedente) nunzio apostolico presso la corte di Parigi e la repubblica di Venezia, abbate della SS. Trinità della Magione in Palermo, cardinale di S. R. C. governatore di Urbino, arcivescovo di Tessalonica, e legato pontificio della città di Bologna; un Nicolò Placido Branciforte e Del Carretto duca di S. Lucia, principe di Butera ecc. cavaliere del Toson d’oro e della SS. Annunziata; un Ercole Michele Branciforte e Gravina duca di Branciforte, principe di Butera, ecc., cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, deputato del regno, gentiluomo di camera; un Salvatore Branciforte e Branciforte (figlio del precedente) principe di Pietraperzia, di Butera ecc., cavaliere dell’ordine di Malta, deputato del regno, gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, colonnello del reggimento di fanteria “Siracusa” e poscia brigadiere dei reali eserciti; un Ercole Michele Branciforte e Pignatelli principe di Butera ecc., cavaliere dell’ordine di Malta, gentiluomo di camera; un Giuseppe principe di Leonforte, senatore di Palermo nel 1779-80; un Nicolò Placido principe di Leonforte, gentiluomo di camera, senatore di Palermo nel 1799 e nel 1803-4; ed altri molti, che per brevità tralasciamo.

Arma: d’azzurro, al leone coronato d’oro, sostenente con le gambe del davanti, mozze delle zampe, uno stendardo di rosso, astato di nero, caricato da tre gigli d’oro, svolazzante a sinistra, addestrato nella punta dalle due zempe, tagliate dallo stesso, poste in croce di Sant’Andrea.

Divisa: DOMINUS FORTITUDO.

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Bravo.

Nobile famiglia, della quale parla Gonzalo Argote de Molina, e che vanta commendatori dell’ordine di Calatrava, inquisitori di Siviglia, visitatori della SS. Inquisizione di Canaria. Pare che sia stata portata in Sicilia da un  Sebastiano  Bravo  e  Martines, di  Sebastiano, che sposò nel 1684 Agnese Perez de Cardines e Tamaio. Giuseppe Bravo e Perez, nato da questo matrimonio, fu ufficiale nella Reale Segretaria del Regno di Sicilia. Un Antonino a 14 marzo 1764 ottenne attestato di nobiltà del Senato di Palermo ed a 9 aprile 1764 ottenne parere favorevole, dal Protonotaro del Regno, per essere ammesso nelle funzioni di corte.

Arma: d’azzurro, al castello scaccato d’oro, azzurro e rosso, posto sopra onde marine d’azzurro e d’argento, aperto di nero, torricellato di due pezzi, e sormontato sulle due torri da due aquile spiegate di nero; esso castello caricato nel cuore da uno scudetto d’azzurro, a tre gigli d’oro, e guardato da un leone rampante d’oro, posto dinanzi la porta.

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Brescia.

Questa famiglia possedette la baronia di Mercadanti, della quale a 24 dicembre 1648 ne vediamo decorata una Pietra Brescia e Valenti, vedova di Andrea la Mannina, da Castelvetrano.

Arma: ?

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