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Branciforte
o
Branciforti.
Dire
di questa illustre ed antica famiglia, come le virtù dei suoi membri, le
cariche dai medesimi sostenute, gl’innumerevoli feudi e titoli posseduti le
ne darebbero diritto ci trarrebbe ad oltrepassare di soverchio i limiti che,
per la economia del presente lavoro, ad ogni famiglia siamo stati costretti
assegnare. Contentiamoci quindi di accennare brevemente alla sua origine,
di enumerare i principali titoli e feudi da essa posseduti e gli individui
che più rifulsero per virtù e per cariche sostenute. Secondo il Crescenzi
questa famiglia discende da un Obizzo, alfiere generale dell’esercito
condotto da Carlo Magno contro i Longobardi, e venne portata in Sicilia da
un Guglielmo, il quale prese in moglie Francesca Maletta, figlia di Manfredi
signore di Mineo, e morì in Catania nel 1347 regnando Ludovico. Possedette i
principati di Butera, Leonforte, Niscemi, Pietraperzia, Scordia e Villanova;
le ducee di Branciforte, di S. Giovanni e di S. Lucia; i marchesati di
Barrafranca, di Martini e di Militello; le contee di S. Antonio, di
Cammarata, di Mazzarino e di Raccuia; le baronie di Alzacuda, Baulo,
Belmonte, Biviere di Lentini, Bonanotte, Bruca, Cassibile, Chirumbo,
Cipolla, Condrò, Daini, Draffo, Favare o Menelao, Fontanamurata, Gallitano,
Gallizzi, Gatta, Giangiuffrè, Gibiliuso, Grassuliato, Gulfo, Limbrici,
Malfitano, S. Marco lo Celso, S. Maria di Niscemi, Melilli, Mirto,
Monteclimato, Motta Camastra, Occhialà, Oxini, Pedagaggi e Randazzini,
Pietranera, Radalì, Sinagra, Suffiano, Tavi, Ursitto, Voltano, ecc. Sono
degni di menzione un Stefano, secondo alcuni, primo stipite di questa
famiglia in Sicilia e maestro razionale del regno; Raffaele, figlio del
precedente, primo barone di Mazzarino in sua famiglia, regio segretario e
maestro portulano del regno di là del salso; un Giovanni (di Raffaele)
barone di Mazzarino, comandante delle armi regie, che ridusse alla regia
ubbidienza, sotto Federico il semplice, la città di Piazza; un Federico,
fratello del precedente, barone di Mazzarino, che ottenne a 15 maggio 1375
la concessione di once cento d’oro annuali, durante vita, e fu marito di
Anna degli Uberti figlia di Scaloro conte di Assoro; un Giovanni (di Nicolò,
di Federico, di Nicolò, di Federico predetto) barone di Mazzarino ecc.,
vicario generale a guerra di Val di Noto 1462; Nicolò Melchiorre (figlio del
precedente), primo conte del Mazzarino, vicario generale in Agosta 1479 e
1485, deputato del regno, stratigò di Messina nel 1504, marito di Belladama
Alagona, che portò moltissime baronie in casa Branciforte; Giovanni (figlio
del precedente) conte del Mazzarino ecc:, vicario generale a guerra in
Licata 1521; Blasco (fratello del precedente) barone di Tavi, capitano di
giustizia di Palermo nel 1527-28, stratigò di Messina nel 1538, nella quale
città innalzò un baluardo dal suo nome detto il baluardo di Don Blasco,
capitano a guerra in Trapani, sposo in prime nozze di Margherita Abbatellis
ereditiera di Cammarata ed in seconde di Beatrice Moncada ereditiera di
Piscazzi soprani e S. Martino e stipite di due rami di questa nobile
famiglia: quello dei duchi di S. Giovanni e conti di Cammarata e quello di
conti di Raccuia, principi di Leonforte, ecc.; un Antonio (fratello del
precedente) barone di Mirto e Melilli, primo conte di Raccuia, vicario
generale del regno 1542 e stratigò di Messina 1546; Girolamo Branciforte e
Abbatellis (di Blasco), conte di Cammarata, cavaliere dell’ordine d’Alcantara,
vicario a guerra nel Val Demone 1563; Nicolò Branciforte e Moncada (di
Blasco citato) conte di Raccuia, barone di Mirto, di Sinagra e di Tavi,
vicario generale del regno che guerreggiò in Germania sotto gli ordini
dell’imperatore Carlo V; Ercole (di Girolamo predetto) primo duca di S.
Giovanni, conte di Cammarata ecc., cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della
Spada, deputato del regno, governatore della nobile compagnia dei Bianchi in
Palermo 1603; un Giovanni Branciforte e Tagliavia vicario generale a guerra
in Patti e per tutta la
Val Demone;
Fabrizio Branciforte e Barrese (figlio del precedente) principe di Butera,
di Pietraperzia ecc., marito di Caterina Barrese ereditiera del marchesato
di Militello, delle baronie di Cipolla, S. Marco lo Celso, Monteclimato
ecc., cavaliere dell’ordine del Toson d’oro, grande di Spagna di 1ª classe;
un Nicolò Placido, conte di Raccuia, primo principe di Leonforte e duca di
S. Lucia, vicario generale nella Valle di Noto, pretore di Palermo negli
anni 1613-14 e 1624-25, deputato del regno, governatore della nobile
compagnia della Pace di Palermo negli anni 1615 e 1621, cavaliere
dell’ordine di S. Giacomo della Spada, stratigò di Messina nel 1642; un
Pietro capitano di cavalli corazzi del regno, capitano di giustizia di
Palermo nel 1647; un Girolamo Branciforte e Colonna (figlio del precedente),
marchese di Martini e primo duca Branciforte, deputato del regno,
governatore del monte di Pietà di Palermo 1686, della nobile compagnia della
Pace 1688, gentiluomo di camera del re Carlo II, pretore di Palermo 1698;
Francesco principe di Butera ecc. che sposò Giovanna d’Austria figlia di don
Giovanni d’Austria; altro Francesco duca di S. Lucia, cavaliere dell’ordine
di S. Giacomo della Spada, governatore del Monte di Pietà di Palermo 1662,
capitano di giustizia di detta città 1661 e pretore negli anni 1667 e 1675;
Giuseppe, principe di Butera, ecc., primo principe di Niscemi, cavaliere
dell’ordine di Alcantara; altro Giuseppe, principe di Leonforte, di
Pietraperzia ecc., deputato del regno, pretore di Palermo nel 1656-57,
cavaliere dell’ordine del Toson d’oro; un Domenico conte di S. Antonio,
deputato del regno 1684, generale della squadra delle galee di Sardegna; un
Pietro (figlio del precedente) conte di S. Antonio, generale della squadra
delle galee predette; un Blasco senatore di Palermo nel 1688-89; un Giuseppe
principe di Scordia, deputato del regno, gentiluono di camera di re Vittorio
Amedeo II di Savoia, capitano di giustizia di Palermo 1710 e pretore della
stessa città 1714; un Ercole (figlio del precedente) principe di Scordia,
gentiluomo di camera, capitano giustiziere di Palermo 1737, 1750-51-52,
maestro razionale del tribunale del real patrimonio, pretore di Palermo
negli anni 1762-63 e 1774-75, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro; un
Antonino (fratello del precedente) nunzio apostolico presso la corte di
Parigi e la repubblica di Venezia, abbate della SS. Trinità della Magione in
Palermo, cardinale di S. R. C. governatore di Urbino, arcivescovo di
Tessalonica, e legato pontificio della città di Bologna; un Nicolò Placido
Branciforte e Del Carretto duca di S. Lucia, principe di Butera ecc.
cavaliere del Toson d’oro e della SS. Annunziata; un Ercole Michele
Branciforte e Gravina duca di Branciforte, principe di Butera, ecc.,
cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, deputato del regno, gentiluomo di
camera; un Salvatore Branciforte e Branciforte (figlio del precedente)
principe di Pietraperzia, di Butera ecc., cavaliere dell’ordine di Malta,
deputato del regno, gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine di S.
Gennaro, colonnello del reggimento di fanteria “Siracusa” e poscia
brigadiere dei reali eserciti; un Ercole Michele Branciforte e Pignatelli
principe di Butera ecc., cavaliere dell’ordine di Malta, gentiluomo di
camera; un Giuseppe principe di Leonforte, senatore di Palermo nel 1779-80;
un Nicolò Placido principe di Leonforte, gentiluomo di camera, senatore di
Palermo nel 1799 e nel 1803-4; ed altri molti, che per brevità tralasciamo.
Arma:
d’azzurro, al leone coronato d’oro, sostenente con le gambe del davanti,
mozze delle zampe, uno stendardo di rosso, astato di nero, caricato da tre
gigli d’oro, svolazzante a sinistra, addestrato nella punta dalle due zempe,
tagliate dallo stesso, poste in croce di Sant’Andrea.
Divisa: DOMINUS FORTITUDO.
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