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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da Brigandi a Bufalo
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Brigandi.
Nobile e antica famiglia messinese che si vuole posseditrice di un
feudo, con titolo di barone, dal suo nome detto Brigandi, sin dal 1530.
Vanta cavalieri di Malta e dell’ordine militare della Stella, del quale
ultimo un Col’Antonio fu tra i fondatori nel 1595. Un Cesare, un
Melchiorre, un Andrea, un Francesco ed un Giacomo li vediamo ascritti
alla mastra nobile del Mollica; un Placido fu giudice delle appellazioni
di Messina nell’anno 1635-36 e della curia straticoziale nell’anno
1637-38. Altro Placido, dottore in leggi, fu proconservatore delle terre
di Molino e Artalia 1693. Il Galluppi la vuole ancora fiorente.
Arma: d’azzurro, al leone coronato d’oro, attraversato dalla sbarra di
rosso, accompagnato nella punta di una rosa d’argento.
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Brisegna
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Busegna
(vedi).
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Broccardo
o
Buccardo
(vedi).
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Brugli
o
Bruglio.
Il Galluppi la vuole originaria di Spagna. Fu ascritta alla nobile
confraternita della Pace e Bianchi di Messina. Nella Mastra Nobile del
Mollica (lista XI, anno 1597) vediamo annotato un Giulio Brugli.
Arma: d’azzurro, al leone d’oro.
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Brunaccini.
Antica famiglia fiorentina, passata in Sicilia e precisamente in Messina
nella seconda metà del secolo XVI. Nella Mastra Nobile del Mollica
troviamo annotati un Lorenzo negli anni 1587 e 1595 ed un Giovanni 1587
e 1591. Diego, figlio di Lorenzo, fu giudice straticoziale di Messina
nel 1655, delle appellazioni nel 1658, della Gran Corte del Regno negli
anni 1665-66-67-68-69, maestro razionale giurisperito del tribunale del
Real Patrimonio; e primo barone di S. Teodoro, in sua famiglia, per
investitura del 9 agosto 1683; baronia che ebbe innalzata in principato
con privilegio dato a 19 gennaio, esecutoriato a 17 marzo 1687. Dopo
varii passaggi tale titolo e feudo pervenne in persona di Letterio
Brunaccini e de Spucches, che ne fu investito a 30 aprile 1801. Detto
principe Letterio, per successione di casa Cirino, fu barone di S.
Basilio, come per investitura del 20 novembre 1801; occupò molte
distinte cariche e morì lasciando un’unica figlia Anna Maria Brunaccini
e Trigona. Costei andò in sposa al proprio zio Giacomo Brunaccini e De
Spucches, al quale procreò tre figlie femine, di cui la primogenita
Francesca Paola sposò Carlo Sturzo. Un altro ramo, originato da un
Lorenzo, padre di Candeloro e Gaspare esiste tuttora in Messina.
Non sappiamo se quel Biagio, a cui viene dato il titolo di barone, che
incontriamo in Piazza nell’anno 1812-13 con la carica di senatore, sia
appartenuto a questa stessa famiglia.
Arma: di rosso, a due zampe di leone d’oro, passate in croce di Sant’Andrea,
accompagnate nel capo da una stella e nella punta da un giglio, il tutto
dello stesso. Lo scudo accollato dall’aquila spiegata di nero, membrata,
imbeccata e coronata d’oro.
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Bruno.
V’ha
chi la vuola venuta da Firenze, chi dalla Catalogna. Ha occupato sin da
antico le più eccelse cariche nella città di Salemi, anzi da taluni autori
si vuole che, sin dal tempo di re Manfredi, ne avesse posseduto la
castellania. Un Giovanni, giudice, possedette sotto re Ludovico il lago
Petroso, vicino il feudo o casale di Casba; un Pietro possedette, sotto
Martino, il feudo di Canetici; un Andrea fu giurato di detta città di Salemi
negli anni 1401-2 e 1420; un Giovanni tenne la stessa carica negli anni 1420
e 1432-33; un Girolamo nel 1546-47; un Antonino nel 1564-65 e 1573-74; altro
Antonino fu capitano di detta città nel 1633-34 e 1641-42; un Francesco
Maria a 26 gennaio 1678 otteneva osservatoria della compra del titolo di
marchese di S. Todaro, già appartenuto a Carlo Campolo, messinese ribelle, e
con privilegio del 23 febbraio esecutoriato a 5 dicembre 1682 ottenne il
titolo di marchese di Torralta; titolo passato poscia nella persona di
Luigi, suo nipote, investito a 4 maggio 1696, barone di Saccolino, per
investitura del 1674, che fu senatore di Trapani nel 1684-85. A questi
succedette nel titolo di marchese di Torralta, Antonio Bruno e Palermo
barone di S. Giuseppe, senatore di Trapani 1705-6, che ne fu investito a 24
febbraio 1722. Troviamo poi un maestro Nicolò Bruno, da Piazza, nominato
regio familiare con privilegio del 9 febbraio 1397; un Giovannotto, da
Corleone, che venne pure nominato familiare regio a 23 ottobre 1400; un
Salvatore capitano di Trapani 1501; un Andrea Giovanni secreto di Termini
1595; un Gregorio, regio segreto di Termini, che, con privilegio del 22
marzo 1621, ottenne per sé e suoi il titolo di Don; un Michelangelo, giudice
interino della Gran Corte Criminale del Regno 1792 e proprietario 1794.
Arma:
d’azzurro, alla banda d’oro.
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Bruno
di Spaccaforno.
Un
Vincenzo Bruno, che non sappiano se sia appartenuto all’omonima famiglia, di
cui abbiamo detto precedentemente, fu barone di Belmonte, come per
investitura del 23 marzo 1805. Oggi, con tale titolo, è stato iscritto
nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione
siciliana il signor Antonino Bruno (di Vincenzo, di Giovan Battista).
Arma:
partito: nel 1° d’argento, alla sbarra in divisa di rosso, accompagnata da
due teste di donna al naturale; nel 2° troncato: a) d’argento al
leone rivoltato al naturale; b) scaccato d’argento e di nero di 10
file
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Bubeo.
Di
questa famiglia troviamo, tra gli altri, un Federico, regio cavaliere,
giurato di Caltagirone negli anni 1505-6, 1513-14 e 1516-17; un Pompeo con
la carica di capitano di detta città nell’anno 1596-97 ed un Marco,
cavaliere dell’ordine di Malta nel 1603.
Arma:
di verde, alla banda d’oro e di nero, sostenente un leopardo passante al
naturale, sormontato da tre stelle d’oro.
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Bubutello.
Di questa famiglia notiamo un Teobaldo, di Castrogiovanni, che, secondo
il Muscia, possedette il feudo di Bubutello nel 1296. Accusato di aver
ucciso il notar Filippo de Santo Marco, per evitare il pericolo di una
condanna a morte, prese la fuga, portando seco i suoi figli.
Arma: ?
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Bucalo, Buccolo, Bucola
o
Buculo.
Questa famiglia l’incontriamo in Messina ed in Castroreale e Pozzo di
Gotto. Nella Mastra Nobile del Mollica (lista V, anno 1591) troviamo
annotato un messer Giovan Pietro Buculo, ed un Pietro lo troviamo con la
carica di governatore della Tavola Pecuniaria di detta città di Messina
nell’anno 1730-31. Un Giovanni Bucculo, nel 1536, nel nome maritale di
Antonina de Aliberto (Alberti), ottenne investitura della baronia di
Gurafì orientale, baronia della quale vediamo investita una Laura
Buccolo a 5 dicembre 1633. Nell’anno 1522-23 tra i giurati di
Castroreale troviamo un Gilocta Bucolo; nell’anno 1705-6 tra i giurati
di S. Lucia troviamo un Diego Bucalo. Un Antonino Bucalo, dottore in
leggi, a 6 novembre 1716, viene eletto giudice della corte delle
primarie appellazioni di Castrorelae; un Francesco è giurato di detta
città nell’anno 1806-7 ed un Rosario, dottore in leggi, è giudice
capitaniale di Pozzo di Gotto nell’anno 1812-13.
Arma: d’azzurro, al troncone di quercia con un ramo frondato d’oro, e un
anello del medesimo infilzato al tronco.
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Buccardo
o
Broccardo.
Nobile ed antica famiglia di Trapani, della quale è degno di nota un
Berengario, regio cavaliere, che, con privilegio del 28 marzo 1392, ottenne
la concessione di 24 onze d’oro sopra la secrezia di Palermo, e fu capitano
di giustizia di Trapani nell’anno 1398-99 e 1402-3.
Arma:
troncato; nel 1° di rosso, a tre gigli d’oro; nel 2° d’oro, al capriolo di
rosso, accompagnato da tre rose dello stesso.
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Bucceri.
–
Questa nobile famiglia la troviamo in Caltagirone ed in Siracusa. Nella
prima città troviamo un Giovan Paolo, negli anni 1567-68-69, con la carica
di patrizio, carica occupata nell’anno 1601-2 da un Biagio. Nella seconda
troviamo un Pietro, giurato negli anni 1678-79 e 1684-85; un Adamo con la
stessa carica nell’anno 1729-30 e con quella di sindaco nell’anno 1744-45;
un Pietro con quella di giurato nobile nel 1745-46 e con quella di capitano
nell’anno 1752-53, altro Pietro (è lo stesso del precedente?) con quella di
senatore nell’anno 1782-83 ed un Vincenzo con quella di senatore nobile di
detta città di Siracusa negli anni 1810-11 e 1811-12.
Arma:
?
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Buccheri.
Il Galluppi vuole che questa famiglia abbia posseduto la baronia di
Casalbruca. Nella Mastra Nobile del Mollica (lista III, 1589) troviamo
notato un Nicolò Buccheri. Noi troviamo un Giovanni de Bucherio che, con
privilegio del 30 agosto 1453, ottenne conferma del feudo di Alafranca;
un Vincenzo, investito del feudo nominato la Corte nel 1600 ed un
Marcello, investito dello stesso feudo nel 1607.
Arma: d’argento, al capriolo d’azzurro, accompagnato nella punta da un
montone di nero.
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Bufalo.
Il Galluppi vuole che questa famiglia sia originaria di Roma e sia stata
decorata del titolo di barone. Un Giacomo fu giudice di Messina nel
1265; un Orlando fu sottociantro della chiesa di Messina nel 1292; un
Rinaldo, milite, lo troviamo teste in un atto del 1324; un Tommaso fu
giudice straticoziale di Messina nell’anno 1347; un Gregorio tenne la
stessa carica nell’anno 1421-22, ed un Paolo nel 1453-54 e 1455-56. Un
fra Luca fu arcimandrita di Messina sotto Alfonso; un Giovanni, nel
1417, ottiene conferma della concessione di once dodici annuali,
fattagli dai Martini. Nella Mastra Nobile del Mollica troviamo notati un
Francesco Maria (lista IX, anno 1595); un Coletta, del fu Giovan
Gregorio (lista X, 1596) ed un Annibale (lista XI, 1597; lista XVI, 1602
e lista XVIII, 1604). Non sappiamo se a questa famiglia sia appartenuto
quel Francesco Paolo, che fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno
1800. Questa famiglia passò all’ordine di Malta, come quarto di altra
famiglia, in persona di Filippo Smorto-Bufalo-Formica e Di Giovanni nel
1577.
Arma: d’oro, al bufalo di rosso.
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