Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Bufardeci a Busegna

 

Bufardeci o Buffardeci.

Un Paolo fu proconservatore di Spaccaforno nel 1680; un Pietro ottenne la stessa carica nel 1683 e con privilegio del 30 maggio 1700 ottenne il titolo di barone di Torrevecchia.

Arma: ?

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Buglio.

Nobilissima famiglia, già esistente sin dai tempi normanni. Possedette sin da antico il feudo di Burgio e metà di Favarotta. Un Mario Buglio barone del Burgio e di Favarotta, con privilegio dato a 11 aprile esecutoriato a 24 ottobre 1658, ottenne il titolo di marchese di Bifara. Francesco Vincenzo, suo figlio, sposò Raffaela Scammacca, principessa ereditiera di Alcara e baronessa di Murgo, Arbiato e Caricatore di Agnone, dei quali titoli e feudi troviamo investito a 21 ottobre e 18 novembre 1739 Mario Buglio Scammacca, loro figlio. Egli stesso, con privilegio dato in Madrid a 9 novembre 1708 esecutoriato a 30 settembre 1709, avea ottenuto la concessione del titolo di duca di Casalmonaco e con privilegi dati a 17 febbraio esecutoriati a 17 aprile 1725 quelli di principe di Casalmonaco e di duca di Alcara o Lercara. Un Carlo Onofrio, giudice della Gran Corte Civile del Regno negli anni 1713-14-15, della R. Udienza di Messina 1715, maestro razionale giurisperito del R. Patrimonio, consultore della Consulta di Sua Maestà, con privilegio dato a 7 luglio 1738 esecutoriato a 24 novembre 1751, ottenne il titolo di marchese; titolo del quale a 6 agosto 1762 vediamo investito il figlio di lui Francesco. Un Girolamo fu senatore di Palermo negli anni 1639-40, 1644-45, 1649-50, 1658-59; un Ottavio fu senatore di Catania negli anni 1623-24, 1629-30, 1640-41, 1645-46; un Francesco occupò la carica di patrizio di detta città nell’anno 1726-27; un Rosario fu acatapano nobile di Catania nel 1743-44 e tale carica occupò nell’anno 1798-99 il marchese Michele Buglio; un altro Francesco fu maestro notaro nobile del Senato di Catania nel 1797-98. Nella Mastra Nobile di Catania, del 16 gennaio 1696, troviamo annotato un Francesco ed un Ottavio tra i regi cavalieri.

Arma: fasciato d’oro e d’azzurro, al capo del primo caricato dal pesce buglio del secondo, nuotante nel mare dello stesso, fluttuoso di nero.

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Bulgarella o Burgarella (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Burcia (La), Burza o Burzi (La), Labruzzi (vedi).

 

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Burgarella o Bulgarella.

Nobile famiglia di Monte San Giuliano, illustrata da quel Salvatore, milite e cavaliere aurato, che, per i servizi prestati all’imperator Carlo V, per l’antichità della sua famiglia, per le egregie virtù e per le doti dell’animo e del corpo, ottenne con privilegio dato in Palermo a 10 ottobre 1535, per sé, il titolo di conte palatino, e, per sé e suoi, il titolo di nobile del Sacro Romano Impero e la conferma delle armi gentilizie. Notiamo pure di questa famiglia un Giovan Battista, patrizio di Monte San Giuliano nell’anno 1695-96 ed un Giuseppe, dottore in leggi, giudice capitaniale di detta città nell’anno 1812-13.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, caricata da tre rose di rosso fogliate d’oro, e due stelle attorno ad un sole, il tutto dello stesso; ed il capo d’oro all’aquila spiegata e coronata di nero, posto su di una fascia in divisa di rosso ed argento.

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Burgio.

Nobilissima famiglia di Sciacca, che vanta a capostipite quel Chamut emiro saraceno, volontariamente arresosi al gran conte Ruggero e da questi convertito alla fede cristiana e tenuto al sacro fonte, ed arricchito di molti feudi, tra i quali il castello di Burgio, da cui il cognome. Sarebbe troppo lungo dire di tutti i membri di questa famiglia, illustri per virtù civili e militari, per cariche sostenute e per possesso di feudi, basti rammentare il santo martire Nicasio, cavaliere dell’ordine di Malta. Un Pietro fu giurato di Sciacca nell’anno 1403; altro Pietro tenne la stessa carica negli anni 1455, 1468, 1471, quella di vice-portulano di Trapani nel 1458, sposò Benedetta de Naso figlia di Matteo barone della salina, e portò la sua famiglia in Trapani e ne ottenne la cittadinanza. In questa città i suoi discendenti occuparono le primarie cariche, trovando un Girolamo con la carica di capitano giustiziere nell’anno 1542-43; un Ottavio con la stessa carica 1558; un Michele con quella di prefetto 1581; un Niccolò con quella di capitano nel 1637-38; un Antonio con quella di prefetto nel 1655; un Michele con quella di capitano nell’anno 1695-96; un Francesco Maria, barone di Xirinda, con quella di prefetto nel 1694-95; un altro Nicolò con la stessa carica nell’anno 1706-7, ecc. ecc.. Un Giovan Vincenzo ottenne a 2 settembre 1535 dall’Imperatore Carlo V, per sé e suoi, il titolo di conte Palatino, del quale a 14 marzo 1739 ne vediamo investito Francesco Maria Burgio barone di Gazzera, che fu capitano di Trapani nell’anno 1757-58. I detti titoli di conte palatino e barone di Gazzera, all’abolizione della feudalità, li vediamo in potere di Giuseppe Burgio e Nuccio, cavaliere di Malta, per investiture del 24 marzo 1801. Fu questi capitano di Mazzara nell’anno 1812-13, marito della nobile Virginia Sansone e Fici dalla quale, tra gli altri figli, ebbe Giovanni marito della nobile Caterina Nobile e Ferro e padre di Giuseppe ed altri. Giuseppe Burgio e Nobile conte Palatino e barone della Gazzera sposò a 22 giugno 1875, in Mazzara, Concetta Favara e Maccagnone, figlia di Vito commendatore degli ordini Mauriziano e della Corona d’Italia e di Emanuela Maccagnone dei principi di Granatelli, e fu padre di Caterina, Giovanni attuale conte Palatino e barone di Gazzera e Vito. Oltre che in Trapani questa famiglia godette nobiltà in Messina, in Mazzara ed in Palermo. Nella Mastra Nobile del Mollica troviamo infatti notato un Giovan Vincenzo (lista XIV, anno 1599) e, tra i giudici della Regia Udienza di Messina, troviamo un Salvatore 1687, che nell’anno 1696 fu giudice pretoriano di Palermo. Un Giovanni, di Mazzara, con privilegio dato a 10 luglio esecutoriato a 30 agosto 1445 è nominato vice portulano del porto e caricatore di Mazzara; un Girolamo è capitano di detta città nel 1555-56; un Vespasiano nel 1610-11; un Niccolò nel 1628-29; altro Vespasiano fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1675-76, 1690-91, e della Gran Corte Civile del Regno 1692; un Pietro fu giudice delle appellazioni di Palermo 1727-28, della corte pretoriana 1728-29, del Tribunale del Concistoro 1737; un Niccolò Maria Burgio e La Rocca barone di Xilinda, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato in Messina a 8 aprile 1712, ottenne concessione del titolo di duca di Villafiorita; titoli che, all’abolizione della feudalità, vediamo in potere di Giuseppe Burgio ed Oneto, investito a 27 gennaio 1807. Fu questi gentiluomo di camera con esercizio di re Ferdinando IV di Borbone, pretore di Palermo 1818. Giuseppe Burgio a 16 febbraio 1843 ottenne dal senato di Palermo attestato di nobiltà. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Gaetano Burgio, che, con privilegio dell’8 ottobre 1781, ottenne il titolo di barone di Donna Marina.

Arma: d’azzurro, al capriolo d’oro, accompagnato da tre stelle di otto raggi del secondo.

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Burgisi o Borgese (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Burgos.

Il Galluppi la vuole originaria di Spagna. Godette nobiltà in Messina nel secolo XVIII, trovando un Giovanni-Emanuele conte Burgos, cavaliere dell’ordine di Calatrava, con la toga senatoria negli anni 1729-30 e 1730-31.

Arma: di rosso, al castello a tre torri d’oro, murato, finestrato e aperto di nero, cimato sopra la torre di mezzo da una grù d’oro, con la sua vigilanza al naturale.

 

 

 

 

 

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Burlò.

Nobile famiglia di Siracusa. Un Nunzio fu giurato nobile di Siracusa nell’anno 1753-54; un Francesco Burlò e Fardella fu sindaco di detta città nell’anno 1775-76; altro Francesco fu giurato nobile nell’anno 1793-94.

Arma: ?

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Burza o Burzi (La) o Labruzzi (vedi).

 

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Busà.

Nobile famiglia messinese, della quale troviamo un Nicolò Giacomo, giudice straticoziale di Messina nell’anno 1582-83, annotato nella Mastra nobile del Mollica (lista IV anno 1590 e lista XV anno 1601).

Arma: ?

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Busacca.

Nobile famiglia, al dir del Galluppi, originaria di Francia passata in Messina, dove godette nobiltà dal secolo XV al XVII, trovando un Giovan Michele  con  la  carica  di  giudice  straticoziale nell’anno 1548-49 ed un Michele ascrito nella Mastra nobile del Mollica (lista IV, anno 1590). Un dottor Giovanni Artale Busacca, già giudice della Gran Corte del Regno, ottenne, con privilegio dato a Madrid a 19 settembre esecutoriato in Palermo a 6 dicembre 1572, insieme con Antonino, Alessandro, Giacomo, Giovanni Artale minore, e Pietro Ponzio Busacca, la concessione del titolo di nobile col Don. Un Michele Busacca e Martines in sullo scorcio del secolo XVII passò in Palermo e con privilegio del 3 settembre 1715 ottenne il titolo di barone del Corvo, fu senatore di detta città nell’anno 1722, rettore dell’opera di Navarro, acquistò il titolo di marchese di Gallidoro o Valledoro, del quale ne fu investito a 5 dicembre 1724 e morì a 8 gennaio 1729 lasciando, tra gli altri figli, Pietro, che assunse il titolo di barone del Corvo e morì improle, e Giacomo il quale, come primogenito, fu investito del titolo di marchese di Gallidoro a 1 gennaio 1730. A questi succedette il figlio primogenito Michele Bisacca e Palmerino che morì a 30 marzo 1803 lasciando tra gli altri figli: Pietro, che fu aggiunto senatore di Palermo nel 1819 e Giacomo Busacca ed Abbate, che, come primogenito, succedette nel titolo di marchese di Gallidoro, come per investitura del 28 luglio 1804 e fu senatore di Palermo nell’anno 1816. Il titolo di marchese di Gallidoro è stato riconosciuto, con decreto ministeriale del 3 agosto 1871, in persona di Carlo Busacca, di Giuseppe, di Giacomo predetto.

Arma: troncato nel 1° di azzurro, alla borsa d’oro, legata dello stesso; nel 2° d’azzurro a tre gigli d’oro, ordinati in fascia, sormontati ciascuno da una corona all’antica dello stesso, e la fascia di rosso passante sulla partizione.

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Buscarello o Boscarello. (Vedi).

 

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Busegna o Brisegna.

Un Cristofaro, con privilegio dato a 30 novembre 1519 esecutoriato il 31 marzo 1520, ottenne la castellania del Real Palazzo di Palermo, castellania che, nell’anno 1573, vediamo tenuta da Michele Raimondo, figlio del detto Cristofaro.

Arma: ?

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