Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Cabica a Cafici

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Cabica, Chabica o Xabica.

Di questa famiglia troviamo un Guglielmo con la carica di giurato di Palermo nell’anno 1436-37, un Nicolò con la stessa carica negli anni 1465, 1466, 1467, 1468; un Manrfredi con la carica di capitano di Malta 1501 ed un Girolamo con quella di giurato di Palermo negli anni 1530-31, 1538-39.

Arma: d’argento, al cinghiale passante di nero.

 

 

 

 

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Cabrera o Caprera (vedi).

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Caccamisi.

Un Antonino Caccamisi possedette (1695) la tenuta del Fegotto, che alla sua morte fu venduto a Luigi de Gusman. Un Gaspare fu giudice delle appellazioni in Palermo nell’anno 1749-50 e della corte pretoriana 1750-51; un Girolamo tenne quest’ultima carica nell’anno 1733-34, fu giudice della Gran Corte ed avvocato fiscale dello stesso tribunale, fu padre di Domenico che, da Isabella Maria Manno e Lucchese dei baroni del Lazzarino, ebbe Mariano, il quale, a 27 giugno 1788, ottenne dal senato di Palermo ampio attestato di nobiltà. Infine incontriamo un Simone con la carica di razionale del Tribunale del Real Patrimonio 1809.

Arma: d’azzurro, all’albero d’oro, sinistrato da un leone, rampante, dello stesso, sormontato da tre stelle a cinque raggi d’argento, ordinate in fascia.

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Caccamo.

Notiamo di questa famiglia un Giuseppe Caccamo e Orioles, principe di Castelforte e barone di S. Piero sopra Patti, che a 20 settembre 1677 ottenne osservatoria della compra fatta del titolo di duca di Giovan Paolo, ed un Bartolomeo Caccamo e Orioles principe di Castelforte e barone di San Piero sopra Patti, figlio del precedente, che, con privilegio dato in Madrid a 13 luglio esecutoriato in Palermo a 25 agosto 1691, venne innalzato alla dignità di capitano di giustizia di Palermo.

Arma: d’azzurro, alla caldaia d’oro, sostenuta da due leoni d’oro e di rosso, contrarampanti e affrontati.

 

 

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Cacciaguerra.

Questa nobile famiglia possedette il feudo di Catatausi, che vediamo confermato da un Antonio nel 1395 e che, per una Aurelia, figlia di Guido, passò in casa Barbilato.

Arma: d’oro, al braccio armato al naturale, impugnante un ramo d’olivo di verde.

 

 

 

 

 

 

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Cacciola.

Un Pino Cacciola da Messina l’incontriamo nel 1374 castellano del castello inferiore di Corleone; un Tuccio fu senatore di Messina nell’anno 1466-67, nella quale ultima carica incontriamo un Manfredi nel 1471-72 ed un Pietro nel 1473-74. Nella Mastra Nobile del Mollica troviamo annotato un Pietro (anni 1590 e 1605) ed un Carlo (anno 1594).

Arma: ?

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Cachon o Chacon (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cacioppo.

Di questa famiglia incontriamo un Giacomo con la carica di giudice della Gran Corte del Regno dall’anno 1647 all’anno 1653 e con quella di avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio, con la quale carica morì nel 1660. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Federico Cacioppo, barone di Antalbo come marito di Rachele Gandolfo, riconosciuta in tale titolo con reale rescritto del 22 settembre 1852.

Arma: ?

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Cacopardi.

Nella Mastra Nobile di Messina (1798-1807) troviamo annotato un Domenico Cacopardi del fu don Antonio.

Arma: d’oro, al pino sradicato di verde, sormontato nel capo da una corona all’antica d’oro, e attraversato nel tronco da un cavallo inalberato di nero.

 

 

 

 

 

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Cadelo.

 Un Lazzaro lo Cadello, capitano, nell’anno 1624-25 occupò la carica di senatore di Trapani, carica occupata da un Gerolamo negli anni 1694-95, 1702-3 e 1707-8. Un Leonardo fu castellano della Colombara in Trapani 1702; altro Leonardo Cadelo e Fardella fu giudice pretoriano in Palermo 1732-33, giudice della Gran Corte Criminale del Regno 1753-54, barone dell’isola di S. Giuliano, per investitura del 9 febbraio 1752, della quale baronia, a 3 novembre 1771, vediamo investito il figlio di lui Girolamo Cadelo e Castelli, dottore in leggi. Con decreto ministeriale del 26 agosto 1900 è stato riconosciuto nel titolo di barone dell’isola e salina di S. Giuliano il signor Girolamo Cadelo (di Simone, di Girolamo) già sotto-prefetto in Terranova (Sicilia).

Arma: d’azzurro, al leone d’argento, guardante una cometa d’oro, ondeggiante in banda, posta nel cantone destro.

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Caetani o Gaetani (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cafaro.

Nobile famiglia che il Galluppi vuole originaria di Genova. Godette nobiltà in Messina. Un Giovanni ed un Alberto li vediamo annotati nella Mastra Nobile del Mollica (anni 1600 e 1602); un Antonio fu giudice della curia straticoziale di Messina nell’anno 1630-31; un Tommaso senatore di detta città nell’anno 1674-75. Un Diego, per la moglie Flavia Romana, possedette due quarte parti del diritto della bilancia della carne in Messina, del quale diritto vediamo investito a 19 febbraio 1724 Bernardo Cafaro, di Francesco, di Diego predetto.

Arma: partito, nel 1° d’azzurro, al leone d’oro; nel 2° semigrembiato d’oro e di rosso.

 

 

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Caffarelli o Cafarelli.

Nobile famiglia di Vizzini. Un Vito fu secreto di detta città 1596; un Filippo, con privilegio dato a 27 febbraio esecutoriato a 17 agosto 1658, ottenne il titolo di barone di Gusman, titolo con il quale vediamo oggi iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Gioacchino Caffarelli (di Gaetano, di Gioacchino) padre di Gaetano, Maria, Giovanna, Benedetto, Giustino, Luigi, Francesco, Giuseppe, Amalia ed Elisabetta. Un Giacomo, un Ignazio, un Michele, un Antonino ed un Marcello nel 1731 li troviamo tra i concorrenti agli uffici nobili di Vizzini; un dottor Lucio, già capitano di giustizia, giurato e tesoriere di Vizzini, nel 1731 concorre pure agli uffici nobili di detta città; un Benedetto, dottore in leggi, fu capitano di giustizia di Vizzini nell’anno 1742-43, carica tenuta da un Gaetano-Lucio nell’anno 1782-83, da un Francesco nel 1792-93 e da un barone Lucio-Gaetano nel 1806-7. Troviamo pure questa famiglia in Mineo, nella quale città troviamo nel 1736 un Vito proposto per sindaco dei nobili, carica occupata da un Biagio nell’anno 1787-88 ed in Acireale, nella quale città notiamo un Nunzio, che, come marito di Maria dei marchesi Costa, con privilegio del 31 gennaio 1753, ottenne il titolo di barone di S. Olia.

Arma: troncato, nel 1° d’oro, all’aquila spiegata di nero; nel 2° partito: a) di rosso, al leone d’oro; b) troncato d’oro e di rosso.

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Cafici.

Nobile famiglia di Vizzini. Un Mario, con privilegio del 14 giugno 1770, ottenne il titolo di barone di Calaforno e fu capitano di Vizzini negli anni 1790-91 e 1802-3; un Corrado, figlio del precedente, fu barone di Calaforno e barone di Tummarello ed oggi la signora Maria-Antonia Cafici (di Lorenzo, di Corrado, di Croce, di Enrico, di Mario predetto) moglie di Guglielmo Casolari è stata, con decreto ministeriale del 26 maggio 1900, riconosciuta nei titoli di barone di Calaforno, signore di Tummarello e signore di salme quaranta dipendenti del feudo di Passaneto. Un Croce Cafici fu barone di Gesira e di mezza Pilaita, e capitano di Vizzini 1809-10; della quale metà di Pilaita vediamo investito Enrico, figlio di lui, a 28 settembre 1809 ed oggi, con i titoli di barone di Gesira e signore di Pilaita, è iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della Sicilia il signor Enrico Cafici (di Croce, di Enrico, di Croce predetto) padre di Croce, Salvatore, Agata, Antonietta, Francesca, e fratello di Giovanni.

Arma: d’argento, alla biscia di nero, ondeggiante in fascia, rivoltata, accompagnata in capo da tre stelle ad otto raggi di nero, ordinate in fascia, in punta da tre fiamme di rosso ordinate in fascia.

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