Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Cafono a Calcaterra

 

Cafono.

Nel 1403 incontriamo un Manfredo Cafono, con la carica di castellano della torre di Troina.

Arma: ?

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Caggio o Kaggio.

Nobile ed antica famiglia di Palermo. Un Tomeo (o Tommaso) fu giurato di detta città negli anni 1510-11, 1516-17; un Luca tenne la stessa carica nel 1528-29, 1531-32, 1559-60; un Pietro nel 1588-89; un Giacomo nel 1591-92. Questa famiglia è passata all’ordine di Malta.

Arma: d’argento, alla croce scorciata di rosso, accompagnata in punta da una stella dello stesso.

 

 

 

 

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Calà.

Un Angelo fu barone di S. Filippello, della quale baronia a 25 maggio 1789 vediamo investito il figlio di lui Domenico, che fu marito di Caterina Berlingeri e tenne la carica di pretore di Corleone nell’anno 1798-99. Con deliberazione della R. Commissione dei titoli di nobiltà del regno delle Due Sicilie, del 9 marzo 1858, venne riconosciuta la nobiltà di questa famiglia.

Arma: d’azzurro, al castello d’oro, aperto e finestrato del campo, sostenuto da due leoni d’oro, contrarampanti e affrontati e sormontato da tre stelle dello stesso.

 

 

 

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Calafato o Calefati (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Calamarà.

Nobile famiglia messinese. Un Francesco fu governatore del baluardo S. Vincenzo di Matagrifone in Messina 1646; altro Francesco console nobile del consolato di mare di detta città 1733; un Gregorio deputato nobile del magistrato di sanità 1756 e senatore di Messina 1765. Detto Gregorio fu padre di Giovanni, ricevuto all’ordine di Malta, in qualità di cavaliere milite di giustizia nel 1777, ed annotato nella Mastra Nobile di Messina (1798-1807).

Arma: tagliato d’azzurro e di rosso, alla traversa d’argento, caricata da tre stelle d’oro, attraversante sul tutto; nel 1° un sole d’oro, figurato di rosso; nel 2° l’aquila spiegata di argento, membrata, imbeccata e coronata d’oro.

 

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Calandra.

Il Galluppi la vuole originaria di Napoli. Un Vitale fu giurato di Caltagirone 1360, carica occupata da un Bernardo 1399-1400, da un Perrello 1415-16, da un Carlo 1436-37. Nella Mastra Nobile del Mollica troviamo annotato un fra Francesco Calandra (anno 1599). Possedette questa famiglia i feudi di Imbaccari e Sortavilla e la terza parte della scannatura di Palermo. Con Real Decreto del 21 aprile 1854 venne concesso a Samuele Calandra il titolo di barone di Roccolino.

Arma: d’argento, alla calandra posata del suo colore.

 

 

 

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Calandrini o Calandrino.

Un Perribono da Corleone fu, sotto re Ludovico, secondo il Villabianca, il fondatore della fortezza di Patitari; un altro Perribono (al dire dell’Ansalone e del Muscia) è notato nel ruolo dei feudatari, sotto re Martino, per il feudo di Cellaro; un Luca fu tesoriere di Corleone nel 1431-32 e giurato nel 1462.

Un Federico, da Sciacca, fu nel 1403 maestro della Maramma di detta città; un Calogero prese le parti del conte di Luna contro il Perollo, nel famoso caso di Sciacca; un Pietro, nel nome maritale di Calogera Perollo, possedette il diritto del ponte marittimo di Sciacca 1604. Troviamo pure questa famiglia in Girgenti, Salemi e Caltagirone. Nella prima città vediamo un Giacomo con la carica di giurato ed un Antonino con quella di giudice 1403; nella seconda troviamo un Matteo giurato nel 1463-64 e capitano nel 1465-66; in Caltagirone, finalmente, incontriamo un Guglielmo con la carica di capitano nell’anno 1472-73.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, caricata da tre calandre posate dal loro colore.

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Calanna.

Nobile famiglia di Acireale e Mineo.

Un Andrea tenne la carica di acatapano nobile di Acireale nell’anno 1741-42; carica occupata nel 1761-62 da un Stefano e nell’anno 1812-13 da un Giovanni. Un Francesco di Paola fu capitano di giustizia di Mineo negli anni 1745-46, 1747-48.

Arma:?

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Calapai.

Un Nicolò-Domenico fu senatore di Messina nel 1751-52; un Giovanni nel 1801-2 e fu ascritto alla mastra nobile (1798-1807); un Domenico fu sindaco della detta città dall’anno 1845 al 1847.

Arma: di rosso, a due voli d’argento, uno spiegato, l’altro abbassato, riuniti nel cuore.

 

 

 

 

 

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Calascibetta.

Antica e nobile famiglia. Godette nobiltà in Siracusa, Paler-mo, Lentini, Licata e Piazza. Possedette le baronie di Malpertuso, Montagna di Ganzeria, Drafforosso, Chiappazzo, Cutomino, Rabuggini, Friddani o Friddiddo, Sabuci e li Muni, la ducea di S. Nicolò.

Un Giuseppe, con privilegio dato a 11 aprile esecutoriato a 27 novembre 1578, ottenne la concessione del titolo di Don; un Simone fu giudice della Gran Corte Criminale nel 1649-50-51; un Giuseppe fu uditore generale delle genti di guerra 1662; un Eduardo fu giurato di Siracusa nel 1680-81, 1684-85; un Giuseppe fu capitano di detta città negli anni 1725-26, 1738-39 e senatore negli anni 1731-32, 1733-34 e 1736-37; un Alfio Antonio, barone di Sabuci, fu segretario referendario del regno di Sicilia 1734; altro Alfio barone di Sabuci, nipote del precedente, fu giurato nobile di Lentini nel 1782-83; un Edoardo Calascibetta e Puccetti barone di Sabuci fu patrizio di detta città nell’anno 1811-12. Un Angelo fu giurato di Licata nell’anno 1743-44 e capitano di detta città nel 1740-41. Un Pietro, barone di Cutumino, fu capitano di Piazza nell’anno 1694-95 ed un Giovan Battista fu giurato di detta città nell’anno 1695-96. Un Giovanni fu primo duca di San Nicolò in sua famiglia, titolo del quale, all’abolizione della feudalità, troviamo investito Salvatore Calascibetta, di lui figlio, per investitura del 26 maggio 1801 e che oggi è stato riconosciuto alla nobil donna Antonietta Montaperto e Suant principessa di Raffadali ecc. in Tortorici.

A 26 gennaio 1854 Fortunato Calascibetta dei baroni di Sabuci, figlio di Giovanni, otteneva ampio attestato di nobiltà dal Senato di Palermo, ed uguale attestato otteneva, a 26 ottobre 1855, Alfio, fratello del precedente, alfiere del 1° reggimento di linea “Re” indi capitano dello stato maggiore delle piazze; ed oggi detto Fortunato Calascibetta, di Giovanni, è stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con il titolo di nobile.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, impugnante con la zampa anteriore destra una spada d’argento alta un palo.

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Calatafimi.

Un Nicolò de Calatafimi lo troviamo castellano del castellammare di Palermo e lo vediamo rimosso sotto re Pietro I d’Aragona 1282; un Simone fu uno dei mutuanti alla Regia Corte nel 1283.

Arma: ?

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Calatrava (de).

Un Ludovico de Calatrava, signifer, con privilegio dato a 22 dicembre 1583 esecutoriato a 28 febbraio 1584, ottenne la carica di castellano della Colombara di Trapani.

Arma: ?

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Calcagni o Calcagno.

Il Galluppi la vuole originaria di Recanati. Godette nobiltà in Messina ed in Milazzo. Un Domenico Cornelio fu commendatore dell’Ordine di Malta, luogotenente del gran priore e procuratore della ricetta di Messina 1712; un Diego, cavaliere di S. Stefano, fu confrate della nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di detta città. Molti di questa famiglia vestirono la toga senatoria in Messina ed un Carlo, senatore di detta città negli anni 1743-44 e 1744-45 e console nobile della seta nel 1757-58, con dispaccio del 25 novembre 1747 esecutoriato a 21 febbraio 1752, ottenne la concessione del titolo di marchese; nel quale titolo gli succedette il figlio Diego, governatore della Tavola pecuniaria di Messina nel 1777-78, che ne ottenne investitura a 11 marzo 1784. Un Giovan Filippo, del fu Annibale, con privilegio dell’11 gennaio 1641 ottiene il titolo di barone delle tande di Assaro ed Aidone; un Francesco fu capitano di Milazzo negli anni 1694-95, 1706-7; un altro Francesco a 10 settembre 1764 lo troviamo tra i nobili proposti a far parte della mastra di Milazzo e nell’anno 1803-4 lo troviamo con la carica di capitano di detta città, carica occupata nell’anno 1805-6 da un Emanuele.

Arma: di rosso, al leone d’argento, tenente con la destra una rosa dello stesso, gambata e fogliata di verde, e la banda d’azzurro, attraversante sul tutto.

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Calcaterra.

Un Giovanni Calcaterra da Castrogiovanni, con privilegio dato in Catania a 21 agosto 1354, ottenne l’ufficio delle carceri di tutte le terre e luoghi delle valli di Castrogiovanni e Demone. A lui succedette il figlio notar Antonio, che l’ebbe confermato a 12 aprile 1392.

Arma: di rosso, al monte d’oro, sostenente una gamba al naturale.

 

 

 

 

 

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