Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Calce a Calvello

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Calce (la) o Calze (le) (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Calcerando.

Un Nicolò possedette il feudo di Briemi e Fraxino, che, per essersi ribellato al Re Martino, perdette.

Arma: ?

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Caldarera.

La si vuole originaria dalla Lombardia, portata in Sicilia sotto il conte Ruggero da un Roberto, che occupò molte distinte cariche. Un Ruggero, milite, abitante in Piazza, possedette i feudi di Aliano, Rechalbiggini e Camemi, dei quali i primi due li trasmise al suo primogenito Adamuzio ed il terzo al suo secondogenuto Bernardo; un Giovanni fu capitano di Castroreale 1396, di Catania 1409; un Giacomo capitano di Randazzo 1416; un Pino giudice della corte straticoziale di Messina 1416; un Antonio giudice di Catania 1423; un Cristofaro capitano di Licata 1488; un Giambattista castellano di Messina 1526; un Pietro capitan d’armi a guerra per il Val Demone 1589; un Carlo senatore di Caltagirone 1697-98 e capitano 1705-6-7 e 1719-20; un Martino senatore di detta città negli anni 1735-36-37, 1743-44 e capitano 1745-46; altro barone Martino senatore di detta città 1798-99 e 1812-13. Un Pino acquistò nel 1655 le baronie di Menta e Raulica. Menta pervenne in potere di Giuseppe Caldarera e Artale, investito a 13 aprile 1737, tenente della compagnia della Real guardia degli alabardieri, colonnello di fanteria e decorato, con real privilegio dato in maggio del 1748 esecutoriato a 6 aprile 1758, per se e suoi del titolo di marchese. Morì in Palermo nel 1780 col grado di maresciallo di campo, e lasciò un figlio a nome Domenico, senatore di Palermo negli anni 1760-61, 1763-64, 1765-66, 1768-69 e 1771-72, tenente di fanteria, marito di Carmela Guttadauro e padre di Maria-Giuseppa Caldarera e Guttadauro, che, morto il padre, fu investita a 10 aprile 1798 della baronia di Menta.

Arma: di rosso, alla caldaia, manicata e sormontata da tre stelle ordinate in fascia nel capo, il tutto d’oro.

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Calderone.

Il Galluppi la vuole originaria di Spagna e dice che godette nobiltà in Messina dal secolo XV al XVII. Un Francesco Calderone acquistò la baronia di Baucina della quale fu investito a 22 febbraio 1760; baronia, che, all’abolizione della feudalità, era in potere di Francesco Calderone (di Salvatore, di Francesco predetto) per investitura del 26 ottobre 1810.

Arma: d’argento, al calderone di rosso, trattenuto da due leoni, al naturale, controrampanti e affrontati. Alias: d’azzurro, a due caldaie d’oro, poste in fascia, sormontate da tre stelle del medesimo, ordinate in fascia nel capo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Calefati o Calafato.

Antica famiglia messinese. A 23 marzo 1398 un Antonio Cofino “aliter dictus Calafatus” cittadino di Messina, fece il suo testamento, nel quale nominò suo erede il figlio Bernardo Cofino detto Calafato, natogli dalla moglie a nome Smeralda. Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotati un Andreotta (lista II, anno 1588 e lista IX, anno 1595) ed un Francesco-Maria (lista XII, anno 1598 e lista XIV, anno 1600). Un Filippo-Neri Calafato acquistò il tenimento di terre chiamato Bigini e l’ebbe infeudato con privilegio dato a 1 luglio esecutoriato in settembre 1780; un barone Mauro Calafato, tenente colonnello nei regi eserciti, nel luglio del 1813 rinunziò alla nomina di rappresentante del distretto di Caltanissetta nel general Parlamento; un Giovanni Calefati, di Andrea, fu primo barone di Canalotti 1814; titolo riconosciuto con decreto ministeriale del 10 agosto 1880 in persona di Pasquale Calefati, che ha unico figlio Vincenzo Calefati e Cammarata, marito di Francesca Tortorici e Montaperto dei principi di Raffadali.

Arma: d’azzurro, al grifone d’argento, coronato d’oro, con la fascia d’oro, attraversante.

Motto: ARDEO NAM CREDO.

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Calfapietra.

Famiglia calabrese, secondo il Galluppi, che godette nobiltà in Messina, nella mastra nobile della quale città (1798-1807) vediamo ascritto un Francesco Antonio del fu Leo-Luca. Un Giuseppe, che portava, non sappiamo con qual diritto, il titolo di barone, fu decorato della croce di giustizia dell’ordine costantiniano 1853.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, a tre stelle d’argento, ordinate in palo; nel 2° di rosso, alla torre d’oro, poggiata al fianco destro sopra scogli al naturale, mo-venti dalla punta, cimata di una crocetta a doppia traversa incrociata di nero, con la scala d’oro, caricata dal leone saliente dello stesso, appoggiata in banda alla torre.

 

 

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Calì.

Un notar Giuliano, con privilegio del 23 ottobre 1398, ottenne la foresta di Millacha; un notar Girolamo fu vice-secreto di Licata nel 1409; un Agostino fu razionale del tribunale del real Patrimonio 1682; un Vincenzo, figlio di Carlo, fu acatapano nobile di Acireale 1760-61; un Pietro Paolo Calì e Catinella, per la moglie Giuseppa Maria dei marchesi Costa, fu barone di Fabio, come per privilegio del 4 agosto 1798 e tenne la carica di capitano di Acireale nell’anno 1804-5.

Arma: di rosso, al cane passante d’argento, collarinato d’oro.

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Calino.

Una Ermenegilda Calino e Carbone a 14 aprile 1775 ottenne privilegio del titolo di barone di Montesanto.

Arma: d’azzurro, alla scala di 10 gradini posta in banda, attraversata da una spada situata in palo, il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

 

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Callaro.

Un Ardoino Callaro è tra i cavalieri di Vizzini nel 1283; un Ugolino de Callaro, milite, possedette il casale di Callari, che, per la sua ribellione contro il re Federico III, fu devoluto alla R. Corte.

Arma: ?

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Caloira o Caloria.

Questa famiglia godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII, trovando nella mastra nobile del Mollica annotato un Francesco 1587 e incontrando molti membri di detta famiglia con la toga senatoria di detta città. Un Giovan Leonardo, figlio di Giuseppe, fu regio notaro credenziere della dogana di Messina 1673.

Arma: ?

 

 

 

 

 

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Calomia.

Famiglia, al dir del Minutolo, originaria di Rodi, passata in Sicilia, nella città di Siracusa, nella quale godette nobiltà. Fu ricevuta all’ordine di Malta, cone quarto di altra famiglia, in persona di Andrea Bellomo-Naro-Gulfi e Calomia 1618.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro, caricata di tre stelle del campo.

 

 

 

 

 

 

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Caltagirone.

Un Gualtiero, gran cancelliere del Regno di Sicilia sotto re Manfredi possedette la terra di Giarratana, che ebbe confermata sotto re Pietro I d’Aragona, dal quale re ottenne pure la baronia di Butera; un Giovanni, milite, a 16 settembre 1282 venne nominato uno dei secreti della regia dogana, maestro dei questori e maestro portulano al di qua del fiume Salso, dalla quale ultima carica venne rimosso a 4 maggio 1283, possedette il casale di S. Stefano e il castello di Misilmeri posto nel feudo di Villalonga, e forse fu egli stesso pretore di Palermo negli anni 1323-24, 1330-31, 1338-39. Altro Giovanni possedette i mezzi grani sopra le tonnare di Solanto, S. Nicolò, S. Elia e Arenella (1407) ed egli stesso ottenne dai Martini la concessione di onze 24 annuali, durante vita, sui caricatori di Termini e Girgenti, e dovette essere castellano di Monte S. Giuliano. Un Antonino fu procuratore fiscale della Gran Corte del Regno 1543.

Arma: di verde, alla torre d’oro, cimata da un braccio destro uscente e armato d’argento, impugnante in sbarra la spada dello stesso, guarnita d’oro.

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Calvario.

 Questa famiglia godette nobiltà in Messina, incontrando un Placido con la carica di rettore nobile delle Verginelle di detta città nell’anno 1760-61, con quella di console nobile del mare nel 1765-66 e di governatore della tavola pecuniaria nel 1771-72.

Arma: d’azzurro, al monte d’oro, movente dalla punta, cimato da una croce dello stesso.

 

 

 

 

 

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Calvello.

Antichissima famiglia che si vuole esser venuta in Sicilia col conte Ruggero, e che vanta il diritto di coronare i re di Sicilia, come dice il Fazello, che scrive di un Andrea il quale coronò il re Ruggero. Un Matteo nel 1229 ebbe concesso il feudo di Buscemi, un Giovanni è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Federico pro casalibus Filcalda (sta per Fitalia?), Sirronti, Melcellonii et tonnariae Arinellae. Egli stesso fu baiolo di Palermo e maestro razionale del Regno. Possede pure questa famiglia il feudo di Fitalia, che per una Laura passò in casa Settimo, il diritto di grano uno e mezzo sopra il caricatore di Sciacca con titolo di barone, del quale ultimo investito, in famiglia Calvello, fu un Antonino a 14 febbraio 1792, il feudo di Melia, il titolo di duca Calvello, già Ossada. Sarebbe troppo lungo enumerare tutti i membri di questa nobilissima famiglia, che hanno occupato cariche eminenti, ne cenniamo soltanto alcuni. Un Simone fu senatore di Palermo negli anni 1482-83, 1524-25, 1528-29, carica tenuta da un Antonino 1578-79; da un Salvatore 1585-86, 1592-93; da un Giuseppe 1669-70; da un Antonio Calvello e Paternò negli anni 1734-35-36, 1739-40, 1747-48. Costui fu pure governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1731-32, 1740, 1745-46, 1750-51, governatore della tavola o pubblico banco 1738, 1742, rettore della pia opera di Navarro 1751-52-53, console nobile del commercio 1745-46. Un Goffredo, barone di Melia e del dritto del grano per investitura del 30 giugno 1759 e primo duca Calvello già Ossada, in sua famiglia, fu senatore di Palermo negli anni 1766-67 e 1769-70, governatore della nobile compagnia della pace in Palermo 1769, ed un Roberto fu senatore dal 1825 al 1830.

Arma: d’argento, al capriolo abbassato sotto una fascia, il tutto di nero. Alias:  troncato: sopra d’argento, sotto di nero, al capriolo d’argento.

 

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