Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Capra a Carbonaro

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Capra.

Nobile famiglia di Mineo, nella quale città, tra gli altri, incontriamo un Scipione con la carica di proconservatore nel 1694; un Giuseppe con la carica di capitano di giustizia nell’anno 1751-52; carica tenuta da un Orazio nel 1781-82 e da un Giacomo-Maria nel 1782-83.

Arma: d’argento, alla capra al naturale, e l’aquila spiegata di nero, nel capo dello scudo.

 

 

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Capranzano o Crapanzano (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

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Caprera o Cabrera.

Bernardo Caprera e de Fois uno dei primi signori della Catalogna, visconte di Caprera, passato in Sicilia col re Martino con la carica di ammiraglio dell’armata reale, ebbe concesso a 5 giugno 1392 la contea di Modica; posseduta già dall’infelice Andrea Chiaramonte, di cui il Cabrera era stato giudice, anzi carnefice. Fu grande almirante di Sicilia, capitano di giustizia di Palermo nel 1392-3. Alla morte di re Martino il giovane, egli, come maestro giustiziere del regno, volea il governo della Sicilia, perseguitò la regina Bianca, della quale pretendeva la mano,  per cingere la fronte della corona di Sicilia, e  per la ripulsa di lei alla richiesta fattale, l’assediò in Siracusa, donde fu liberata da Giovanni Moncada, che sopra una galea la condusse in Palermo nel palazzo dello Steri, da dove di notte, coverta più che di vesti dalle tenebre, dovette fuggire, essendo stato assalito lo Steri dal Cabrera. Il quale, finalmente, veniva arrestato e avrebbe al certo pagato la pena delle sue colpe se il re Ferrando eletto frattanto a re di Sicilia non l’avesse fatto venire presso di sé, affidandogli molte importanti cariche. Sotto Alfonso ritornò in Sicilia ove morì nel 1423 venendo seppellito in Ragusa e lasciando un figlio a nome Bernardo Giovanni, che fu degno erede del padre perché possedette tutti i meriti e i difetti dello stesso. Per il suo malgoverno e per la sua alterigia tumultuarono i suoi vassalli, e riconosciuta dal vicerè la colpa del Caprera fu questi condannato a pagare 60.000 scudi, per il chè fu costretto a vendere parte del suo contado, cioè: Comiso, Giarratana e Spaccaforno. A lui succedette l’unico figlio Giovanni, che, al dir dell’Inveges e del Surita, nell’anno 1462 fu elevato alla dignità di principe e signore della villa e città di Ostalric (Catalogna). Da quest’ultimo ne vennero Giovanni, ultimo conte di Modica in famiglia Cabrera, e Anna, che per la morte senza figli di suo fratello Giovanni ebbe il possesso di tutti gli stati di sua casa e andò sposa a Federico Enriquez almirante in Castiglia.

Non sappiamo se siano appartenuti a questa stessa famiglia quel Raimondo, che troviamo signore di Polizzi nel 1441 e quel Corrado, che, con privilegio dato a 4 dicembre 1570 esecutoriato a 23 febbraio 1572, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: d’oro, alla capra di nero saliente, e la bordatura merlata dello stesso.

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Caprì o Crapì.

Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotati un fra Giovanni (anni 1590 e 1591) ed un messer Giovan Battista (anni 1596 e 1602); un Tommaso lo troviamo governatore della Tavola pecuniaria di Messina nel 1612-13, carica tenuta nell’anno 1630-31 da un Francesco; un Giovan Domenico fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1620-21 e senatore di detta città nel 1632-33.

Arma: d’oro, alla testa e collo di stambecco di nero, cornata d’argento.

 

 

 

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Capriata.

Nobile famiglia di Sciacca, della quale, tra gli altri, troviamo un Giovan Domenico, con la carica di maestro credenziere della regia secrezia di Sciacca 1677, ed un Carlo-Maria Capriata e Galati con quella di capitano di giustizia di detta città nel 1740-41 e di giurato nel 1745-46. Quest’ultimo chiese la concessione di un titolo di conte, ed a 21 aprile 1767 ottenne, dal Protonotaro del Regno, una consulta favorevole.

Arma: troncato: nel 1° d’oro, all’aquila bicipite spiegata di nero; nel 2° di rosso, alla banda d’oro, caricata di tre lettere R maiuscole di nero.

 

 

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Caprini.

Originaria dalla Catalogna, possedette in Sicilia i feudi di Menzagno di Pagano, Baccarati, Fargione, S. Bartolomeo, Pietratagliata e Fessima e fu illustrata da quell’Antonio Caprini e Sabbia, che, con privilegio dato a 30 dicembre 1671 esecutoriato a 13 marzo 1672, venne decorato, per sé e suoi, del titolo di principe di Villadorata. Un Gaetano-Maria fu giurato di Nicosia nel 1746-47 e capitano di giustizia di detta città nel 1757-58 ed un Antonio fu senatore di detta città nel 1799-800.

Arna: d’azzurro, alla quercia al naturale, frondata di due rami, passati in croce di S. Andrea, nodrita sopra un terreno di verde, e sinistrata da una capra rampante d’argento.

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Caprona (la).

Nobile famiglia palermitana. Un Bernardino fu giudice pretoriano di Palermo nel 1482-83 e 1498-99 e giudice capitaniale nel 1489-90 e 1502-3; un Antonino fu giurato di detta città nel 1486-87, carica tenuta da un Paolo nel 1528-29, da un Ludovico nel 1550-51 e da altri.

Arma: troncato: nel 1° d’oro, al castello torricellato di due pezzi, al naturale, aperto di nero, sormontato dall’aquila bicipite spiegata di nero; nel 2° di rosso pieno.

 

 

 

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Capuano.

Un Orazio, con privilegio dato a 15 gennaio esecutoriato a 27 ottobre 1660, ottenne per sé e suoi la castellania di Mineo con titolo di barone ed ottenne anche il titolo di Don.

Arma: d’armellino, alla testa di leone di nero, recisa e linguata di rosso, coronata d’oro.

 

 

 

 

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Caputo.

Il Galluppi vuole che sia una diramazione della omonima nobile famiglia napoletana, decorata del marchesato di Petrella.

Nella mastra nobile del Mollica (1597) troviamo annotato un Giovanni Andrea.

Arma: d’argento, alla testa di leopardo di carnagione, bordata di nero, coronata d’oro, all’antica.

Cimiero: un braccio armato al naturale, la mano di carnagione, impugnante pei capelli una testa di moro.

 

 

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Capuzzo o Capozzo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Caraccioli o Caracciolo.

È una diramazione della nobilissima famiglia omonima napoletana decorata di molti feudi e titoli. Godette nobiltà in Messina, in Termini e in Palermo. Nella prima troviamo nell’anno 1200 un Pietro Carachuli, milite napoletano, firmato come testimone in una concessione, e nell’anno 1799, infine, troviamo ascritti alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi un fra Giuseppe, balì dell’ordine di Malta; un Antonio, cavaliere dello stesso ordine ed un Francesco, brigadiere nei reali eserciti.

Il ramo passato in Termini fu decorato della baronia dello Zarbo e di quella del Ponte di Termini o diritto di pontagio in Termini; delle quali baronie, la prima, all’abolizione della feudalità, era in potere di Scipione Caracciolo investito a 10 luglio 1801, la seconda era già passata, per una Francesca Paola Caracciolo, in casa Colonna-Romano. Un Onofrio ed un Giovan Vincenzo, con privilegio dato a 18 giugno 1642 esecutoriato a 16 maggio 1643, ottennero la concessione del titolo di Don; un Ottavio fu giudice pretoriano in Palermo nel 1667-68; un Francesco, barone del Ponte, vestì la toga senatoria in detta città nel 1743-44.

Arma: bandato di rosso e d’oro, al capo d’azzurro. Corona di barone.

Alias: bandato d’argento e di rosso, al capo d’azzurro.

 

 

 

 

 

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Caraffa o Carraffa.

Non sappiamo se tragga origine dalla omonima nobile famiglia di Napoli, decorata dei titoli di principe della Roccella e del Sacro Romano Impero, di duca di Noja ecc., che godette nobiltà anche in Messina sullo scorcio del secolo XVIII e nel secolo XIX. Un Carraffello de Carraffa fu castellano di Girgenti nel 1443; un Cesare Carraffa e Salazar fu sergente maggiore del terzo d’infanteria spagnuola del regno di Sicilia 1672. Tra le famiglie nobili della città di Vizzini vediamo annotata la famiglia Carraffa, come proveniente da Avola, e troviamo nel 1731 un Ignazio Caraffa tra i concorrenti agli uffici nobili. Questa famiglia ha posseduto il principato di Butera, i marchesati di Barrafranca e di Militello, la contea di Mazzarino, ecc., le baronie di Sanagia, Cuddia, Balata e Rifalsafi ecc.

Arma: di rosso, a tre fascie d’argento e la spina di verde attraversante in banda.

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Caramanno.

Un Antonio possedette metà del feudo di Mazzarone, che ebbe confermato nel 1429 e nel 1439. A lui succedette la figlia Giovanna, che ne ottenne conferma e lo donò al monastero del SS. Salvatore di Noto.

Arma: d’azzurro, al cigno fermo d’argento.

 

 

 

 

 

 

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Carbonaro.

Un Gregorio fu giurato di Salemi nel 1509; un Pietro con privilegio del 12 luglio 1638 ottenne il titolo di barone di Pirainito; Francesca Carbonaro e Settimo, baronessa di Pirainito, moglie del precedente, possedette il feudo di Longarini 1655.

Arma: ?

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