Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Carbone a Carì

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Carbone.

Questa famiglia la troviamo in Messina, Palermo e Salemi. Nel 1283 troviamo un notar Filippo de Carbone da Geraci (de Giracio) cavaliere ed un giudice Matteo de Carbone, (pure de Giracio), cavaliere. Un Antonino fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1411, carica tenuta da un Andrea nel 1554-55; un Francesco-Maria lo vediamo annotato nella mastra nobile del Mollica, anno 1594-95 e 1602, ed un Lucio nel 1606. Un Bartolomeo fu senatore di Palermo nel 1411-12 ed un Nicolò Antonio nel 1525-26, 1539-40; un altro Antonino fu capitano di Salemi nel 1523-24. Un Giovan Martino fu maestro notaro nell’ufficio del revisore dei conti 1537; un Nicolò Vincenzo fu coadiutore nell’ufficio del conservatore del R. Patrimonio 1540.

Arma: fasciato d’argento e d’azzurro di sei pezzi.

Alias: di rosso, a tre caldaie d’oro, poste in fascia, sormontate ciascuna da una corona all’antica del secondo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Carcamo (de).

Un Tommaso de Carcamo y Ozio fu segretario onorario del Re nel 1690; un Michele fu senatore di Palermo nel 1698-99. Francesco (di Michele) fu segretario onorario del Re di Sicilia 1750, ufficiale maggiore della segreteria di stato e guerra e padre di Giuseppe-Michele, senatore di Palermo negli anni 1766-67, 1770-71, 1773-74-75 e di Francesco-Giuseppe. Michele (o Giuseppe Michele) ottenne a 12 giugno 1762 ampio attestato di nobiltà dal senato di Palermo ed insieme con il fratello Francesco ottenne dal Protonotaro del Regno parere favorevole per l’ammissione alle funzioni di Corte.

Arma: d’azzurro, al leone scaccato d’oro e di nero.

Alias: partito: nel 1° d’azzurro, al leone d’oro; nel 2° d’azzurro, alla campagna di verde e tre castelli d’oro, posti 1 e 2, aperti e finestrati del campo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Carchiolo.

Un Santo Carchiolo acquistò la baronia di Donna Maria, e ne fu investito nel 1734; baronia che, all’abolizione della feudalità, era in potere di Girolamo Carchiolo, per investitura del 16 luglio 1782. Detto barone Girolamo lo troviamo nell’anno 1806-7 con la carica di giurato di Regalbuto, dell’esercizio della quale ottenne di essere esentato.

Arma: ?

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Carcò.

Nobile famiglia di Mineo, della quale, tra gli altri, troviamo un Paolo con la carica di sindaco dei nobili nel 1811-12.

Arma: ?

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Cardillo.

Illustrata da quel Domenico, che fu ministro della Regia Azienda di Messina, delle due fiscalie del Real Patrimonio, della Gran Corte, consultore della suprema giunta di Sicilia in Napoli, della giunta di guerra, della camera della Sommaria, della giunta di commercio e del tabacco, decorato con privilegio del 13 dicembre 1772, esecutoriato a 7 luglio 1774 del titolo di marchese. Agostino, suo figlio, fu giudice della Gran Corte del Regno 1764, presidente del tribunale del Concistoro 1797, presidente del tribunale del Real Patrimonio 1805 e presidente del tribunale della Gran Corte 1810, e padre di Antonio che a 22 aprile 1813, per i meriti del padre suo ancora in vita, ottenne il titolo di marchese e fu senatore di Palermo dal 1824 al 1830. Nella mastra nobile di Messina del 1807 troviamo notati un Gaetano Cardillo fu Giuseppe, un Gaetano Cardillo e Crispo, dottore in leggi, fu Ignazio, ed un dottor Ignazio (figlio di Giuseppe, del fu Ignazio) ed il marchese dottor Agostino, figlio del marchese Domenico. Oggi sono stati iscritti nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, i fratelli Teofilo, Agostino e Francesco Cardillo, Giuseppe Cardillo, figlio di Agostino e Giuseppe, Teofilo ed Ernesto Cardillo di Francesco.

Arma: troncato con la fascia in divisa centrata di rosso; nel 1° d’azzurro, alla corona marchionale d’oro, sormontata da tre stelle d’argento, ordinate nel capo; nel 2° d’azzurro, al cardellino del suo colore, sorante sovra un ramoscello di verde, fiorito d’argento, nodrito sul terrazzo al naturale.

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Cardinale di Messina.

Il Galluppi la vuole originaria di Siracusa decorata della baronia di Cariato, e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XV.

Arma: troncato d’oro e d’azzurro.

 

 

 

 

 

 

 

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Cardinale di Palermo.

Un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel 1786. Secondo il Galluppi questa famiglia succedette alla casa Turriano nel titolo di barone della Torre.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, lampassato di rosso, sostenente con la lingua un uccello rivolto e posato di nero, il leone attraversato dalla banda del secondo, caricata verso il capo da una stella di sei raggi di rosso.

 

 

 

 

 

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Cardines o Cardenas.

La si vuole originaria di Spagna e si crede che sia stata portata in Sicilia da un Giovanni, che fu pretore di Palermo nel 1321-22. Un altro Giovanni fu governatore della camera reginale sotto la regina Elisabetta e possedette i feudi di Buterno e Grado, che trasmise al figlio Diego; un Alfonso fu castellano di Piazza 1443, marchese di Layno e padre di Ferdinando pure castellano di Piazza. Altro Fernando, principe del Sacro Romano Impero,tenente colonnello di fanteria, fu governatore di Milazzo 1723. Possedette pure questa famiglia il feudo di Priolo, che per una Caterina figlia di Giovanni, milite, fu portato nel 1486 in casa Moncada, la gabella del pane e vino di Piazza, il feudo di Spedalotto, ecc.

Arma: d’oro a due lupi passanti l’uno sull’altro d’azzurro, posti in fascia e la bordatura di rosso, caricata di otto conchiglie e otto S maiuscoli d’oro, alternati.

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Cardona.

Sull’origine di tale famiglia e sulla sua venuta in Sicilia, quanti sono gli autori che di essa parlano, tanti sono i pareri. Noi ci contentiamo di accennare, brevemente, ai membri di essa che occuparono importanti cariche in Sicilia, ed ai feudi da detta famiglia posseduti. Un Antonio fu vicerè di Sicilia nel 1417 e tale eccelsa carica tennero un Giovanni, conte di Prades, nell’anno 1477, ed un Raimondo nell’anno 1507. Un Pietro fu maestro giustiziere del regno, consigliere e camerlengo del re Alfonso, dal quale gli furono concessi, con privilegio del primo dicembre 1444, le terre di Collesano, Caronia, Petralia Superiore ed Inferiore, il feudo di Bilici con il mero e misto impero e con il titolo di conte di Collesano, concessione che, con privilegio del 10 gennaio esecutoriato a 16 maggio 1447, venne elargata anche a favore degli estranei di detto concessionario, che fu pure castellano del Castellammare di Palermo nel 1443 e 1448. Artale, suo figlio, fu conte di Collesano, gran cancelliere del Regno di Sicilia e castellano di Capo di Orlando e di Polizzi 1474; altro Pietro (nipote del precedente Pietro) fu cavaliere del Toson d’oro, grande almirante del Regno e tenente generale degli eserciti del Re Ferdinando il Cattolico, con privilegio dato a 5 maggio 1497 esecutoriato a 3 aprile 1498, fu nominato gran principillo o contestabile del regno di Sicilia; ed a 21 settembre 1497 era stato nominato stratigò di Messina. Fu padre detto Pietro di Artale ed Antonia, la quale, per la morte senza figli del fratello, fu contessa di Collesano e sposò Antonio d’Aragona duca di Montalto. Nel 1436 poi troviamo in Palermo un Gabriele, qualificato mercante catalano e lo stesso (detto anche Incardona), con privilegio dato a 17 giugno esecutoriato a 29 luglio 1441, è nominato maestro razionale ordinario della Regia Corte del Regno. Un Alfonso, conte di Reggio, per privilegio del re Alfonso del 17 novembre 1439, per la moglie Caterina Peralta, possedette Chiusa, che con privilegio dato a 3 novembre 1535 esecutoriato a 18 marzo 1536 fu inalzata in contea nella persona di altro Alfonso Cardona (discendente dal precedente) conte e signore di Calatamauro, Burgio e Giuliana, quale ultimo feudo fu innalzato in marchesato in favore dello stesso Alfonso con privilegio dato a 11 agosto esecutoriato a 6 settembre 1543. Un Enrico fu arcivescovo di Monreale nel 1512 e cardinal di S. Romana Chiesa, del titolo di S. Marcello. Un Raimondo, conte d’Albeto, capitan generale delle forze di terra e di mare di tutti i dominii dell’imperatore Carlo V, vicerè, luogotenente, capitan generale e grande ammiraglio del regno di Napoli, maestro giustiziere del regno di Sicilia, con privilegio dato a 24 aprile esecutoriato a 15 giugno 1521 ottenne la concessione della città di Mazzara, con il mero e misto impero e piena giurisdizione. Possedette pure questa famiglia i feudi di Alzacuda, Camemi, Casalgiordano, Castellar, Landro, Margi, Mannarino, Motalliga, Vanella, Zaffuti, ecc.

Arma: di rosso, a tre cardoni fioriti d’oro, gambuti e fogliati di verde.

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Cardona di Siracusa.

A 30 ottobre 1755 vennero ascritti alla mastra nobile di detta città Francesco, Giuseppe, Prospero e Fabrizio Cardona. Prospero fu giurato nobile in detta città negli anni 1783-84, 1788-89, 1793-94; Francesco, dottore in leggi, tenne la stessa carica nel 1786-87 ed un Giovanni (o Giovan Battista) fu giurato nobile di detta città nel 1792-93 e senatore nobile nel 1809-10. Oggi sono stati iscritti nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana, con il titolo di nobile, i signori Giovanni (di Vincenzo, di Prospero); Giovan Battista ed Achille (di Prospero, di Giovan Battista, di Prospero) e Giovan Battista (di Vincenzo, di Giovan Battista, di Prospero).

Arma:.

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Carducci o Carduccio.

Il Galluppi la vuole originaria di Firenze e dice che godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVI. Per una Bianca Bracconeri pervenne in questa famiglia il feudo di Piscopo, del quale primo ad investirsi in detta famiglia fu Bernardino, figlio di detta Bianca, a 19 dicembre 1515. Noi troviamo un Rugirotto giudice capitaniale di Troina nel 1501.

Arma: fasciato d’argento e d’azzurro di sei pezzi, e la banda d’oro attraversante sul tutto.

 

 

 

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Carella-Caro.

Possedette il titolo di conte delle Mandre (già Valle dei Giunchi), le baronie di Mandri, Rossi sottani, ecc.

Arma: ?

 

 

 

 

 

 

 

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Carerio o Karerio (de).

Nel 1283 tra i cavalieri di Polizzi troviamo un Leone.

Arma: ?

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Carì o Garì (vedi).

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