Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Carraffa a Casanuova

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Carraffa o Caraffa (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Carrera.

Un Giacomo Carrera, colonnello, con diploma dato in Vienna a 25  aprile  esecutoriato  a  13 luglio 1722, fu nominato governatore di Trapani e, con privilegio dato a 17 ottobre 1725 esecutoriato a 2 marzo 1728, ottenne il titolo di conte.

Arma: ?

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Carretto (del).

Deriva dallo stesso ceppo dei marchesi di Savona, vedendo un Matteo, marchese di Savona, fratello secondogenito di Gerardo e figlio di Antonio e di Salvasia, ottenere conferma della terra di Recalmuto in Sicilia da re Martino. Possedette questa famiglia, oltre della detta terra di Recalmuto elevata poscia in contea, le baronie di Fabrica o Xiabica, Donnamaria, Cerami, il diritto del grano ed annue onze 51 sulle marine del regno, il principato di Ventimiglia, la contea di Gagliano, ecc. Girolamo, barone di Recalmuto, fu ministro della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1549, pretore della stessa città nell’anno 1559-60 e, con privilegio dato a 27 giugno 1576 esecutoriato a 28 giugno 1577, ottenne il titolo di conte sulla terra di Recalmuto. Giovanni, figlio del precedente, fu conte di Recalmuto, governatore della nobile compagnia dei Bianchi in Palermo negli anni 1597-98, 1601-2, 1605-6 e pretore della stessa città nel 1600-1601; Aleramo, che, per la moglie Antonia Centelles, fu conte di Gagliano, tenne la carica di pretore di Palermo negli anni 1595-96 e 1603-4, fu cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, vicario generale nel regno di Sicilia, coppiere di re Filippo II, ecc.; un altro Giovanni fu marito di Beatrice Ventimiglia, principessa di Ventimiglia per privilegio dato a 7 maggio esecutoriato  a  31  agosto 1627; Girolamo, principe di Ventimiglia, conte di Re-calmuto, ecc., fu maestro di campo nelle guerre di Messina, vicario generale nella città di Noto, Girgenti, Licata e Caltagirone, pretore di Palermo nel 1680-81, deputato del regno e gentiluomo di camera di re Carlo II; Giuseppe del Carretto e Lanza, principe di Ventimiglia e conte di Recalmuto, tenne la carica di capitano di giustizia nella città di Palermo l’anno 1697-98 e pare che sia stato l’ultimo di sua famiglia in Sicilia.

Arma: d’oro, a cinque bande di rosso.

Alias: di rosso, al carro tirato da quattro leoni coronati, guidati da un uomo armato, impugnante con la destra la spada sguainata e con la sinistra il freno, il tutto d’oro; e l’aquila spiegata e coronata di nero, caricata nel petto da uno scudo d’oro, a cinque bande di rosso, posta nel canton sinistro del capo.

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Carriglio (del) o Carrillo.

Di questa famiglia troviamo un Emanuele, il quale, con privilegio dato a 20 dicembre 1616 esecutoriato a 25 gennaio 1617, ottenne la carica di capitano di giustizia di Palermo per gli anni 1616-17.

Arma: d’azzurro, al castello, torricellato di tre pezzi d’oro, aperto e finestrato del campo.

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Carrozza.

Nobilissima famiglia spagnuola venuta in Sicilia sotto re Martino e passata nella città di Messina, dove venne aggregata a quella nobiltà.

Nella mastra nobile del Mollica (anno 1605) troviamo annotato un Francesco-Maria Carrozza, dal quale discese Giovanni, primo marchese di S. Leonardo in sua famiglia, per investitura del 25 settembre 1769; che fu senatore di Messina nel 1759-60, 1763-64 e 1771-72 e rettore nobile degli Spersi nel 1770-71. Un Orazio, barone di Calabrello, per privilegio del 30 maggio 1772, tenne la carica di proconservatore interino di Messina 1772; un Giovanni Carrozza e Pallavicino, marchese di S. Leonardo per investitura del 24 novembre 1791, fu confrate della nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di Messina nel 1796; nella quale arciconfraternita vediamo nel 1858 ascritto altro Giovanni Carrozza, marchese di S. Leonardo. Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 vediamo annotati un Innocenzo Carrozza Pallavicini del fu Francesco Saverio ed un Giovanni Carrozza marchese di S. Leonardo, del fu Francesco Saverio.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, alla carrozza con due cavalli e cocchieri il tutto d’oro, camminante sopra un terreno al naturale, sormontata nel capo dal sole del secondo, figurato di rosso, orizzontale a sinistra, che dei Carrozza; nel 2° cinque punti d’oro, equipollenti a quattro d’azzurro, col capo d’argento, caricato dallo steccato scorciato di nero, che è dei Pallavicino di Genova. Lo scudo accollato dall’aquila bicipite spiegata di nero, membrata e imbeccata d’oro, coronata all’antica in ambo le tese dello stesso.

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Cartella.

Ascritta alla mastra nobile di Taormina. Un Vincenzo, dottore in leggi, fu giurato di detta città nell’anno 1705-6.

Arma: ?

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Cartia.

Con Regie Lettere Patenti del 7 aprile 1901 Giovanni Cartia, fu Pietro, nato in Ragusa a 19 novembre 1858, ottenne di potere assumere e trasmettere ai suoi eredi e successori, secondo l’antico diritto siciliano, i titoli di barone di Giarrentini e signore di Musebbi, a lui pervenuti per successione alla propria madre Carolina Manenti, e, con decreto ministeriale del 12 aprile 1901, lo stesso signor Cartia ottenne riconoscimento dei sudetti due titoli e di quello di barone di Sparacito, trasmessibile pure ai suoi eredi e successori secondo l’antico diritto siciliano.

Arma: d’argento, al pino d’Italia, nodrito sulla pianura erbosa, trafitto nel tronco da una spada posta in banda, il tutto al naturale, trinciato verso il capo d’azzurro, alla stella di sei raggi d’argento, con una banda di rosso, in divisa, sulla partizione.

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Caruso o Carioso.

Un Fortugno, notaro e segretario di re Martino, con privilegio del 6 marzo 1393 ottenne i feudi Canneto, Taruso e le terre della Revocata, possedette pure il feudo Comitini che permutò con l’altro di Giarretta; un Andrea, da Catania, fu maestro notaro della regia Gran Corte; un Antonio, milite, regio tesoriere e maestro razionale del regno acquistò, nell’anno 1453, il feudo di Spaccaforno, che, per una Isabella Caruso, passò in casa Statella; un Vincenzo fu giurato di Mazzara nel 1543-44; un Muzio fu capitano di detta città nel 1575; un Nunzio tenne la stessa carica nel 1640-41; un Alfonso acquistò il feudo Galasi; un Raimondo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1615-16; un Placido senatore della stessa città nel 1650-51; un Antonio, da Lentini, con privilegio dato a 12 dicembre 1649 esecutoriato a 9 giugno 1650, ottenne il titolo di barone di Sanzà; un Carlo fu giudice delle appellazioni della Regia Udienza di Messina nel 1685; un Antonio Giuseppe Caruso ed Alimena fu principe di Santa Domenica per investitura del 30 novembre 1689, titolo che, da Marianna Caruso (figlia del precedente), fu portato in casa Lanza insieme con l’altro di barone di Scireni o Xireni. Questa famiglia possedette pure i feudi di Callura e Lamia, Crucifia, lu Granaru, Falconara, Nicchiara, Piscazzi soprani, sottani e S. Martino, S. Lorenzo e Pulci, ecc.

Arma: d’azzurro, al capriolo d’oro, abbassato sotto una fascia dello stesso, sormontata da una testa tosa di carnagione; il capriolo accompagnato da tre stelle ad otto raggi, il tutto d’oro.

Alias: d’argento, alla fascia d’oro, accompagnata da tre cuori di rosso, posti due in capo e uno in punta.

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Casabene.

Possedette questa famiglia metà del feudo Altobrando, del quale vediamo investito un Cosmo a 29 agosto 1775.

Arma: ?

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Casabianca.

Il Galluppi vuole che questa famiglia abbia goduto nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: di rosso, alla torre d’argento, cimata a sinistra da un casotto e addestrata da un cipresso dello stesso.

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Casalaina.

La vuole il Galluppi originaria di Spagna. Un Giovan Bernardo fu maestro di prova della regia zecca di Messina nel 1501; un Andrea lo vediamo annotato nella mastra nobile del Mollica (anni 1595 e 1605), nella quale mastra vediamo annotato un Francesco Maria (anno 1597).

Arma: ?

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Casale.

Originaria, al dir del Galluppi, di Roma. Possedette al dir dello stesso autore, la castellania di Castroreale.

Arma: d’azzurro, alla torre d’argento, torricellata dello stesso, aperta d’oro, cimata da un uccello del secondo.

Cimiero: un leone d’argento.

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Casamento.

Troviamo di questa famiglia una Francesca investita di Fiume di Mendola o Collotorto, 1715, e di Floristella, 1727.

Arma: ?

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Casanuova o Domonuova.

Il  Galluppi  la  vuole  originaria  di Spagna.Noi intanto troviamo un Nicolò, da Napoli, cittadino di Messina, nominato nel 1399 notaro per tutto il regno di Sicilia; troviamo un Bindo mercante in Palermo nel 1398 ed un Girolamo console nobile del mare di Messina negli anni 1449 e 1460.

Arma: d’azzurro, alla casa d’argento.

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