Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Casas a Castelli

 

Casas (Las).

Troviamo un Bartotomeo castellano di Monte S. Giuliano nel 1422; un Nicolò senatore di Messina negli anni 1773-74 e 1781-82.

Arma: ?

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Casasagia.

Originaria di Barcellona (Spagna). Un Francesco ottenne, a 19 maggio 1382, concessione del feudo, castello e tonnara di Solanto; un Guglielmo possedette la terra di Giarratana.

Arma: di rosso, alla casa d’oro.

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Casata o Casati.

Originaria di Rodi, passò all’ordine di Malta nel 1573 nella persona di Giovanni Casata Montolif Sangritico e li Basili, che fu pure confrate dell’arciconfraternita della Pace e Bianchi di Messina.

Arma: d’argento, al castello di rosso, aperto e finestrato di nero.

Alias: troncato d’azzurro e d’oro, al leone dell’uno nell’altro.

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Cascina o Cascino.

Pare non aver nulla di comune con la Accascina, quantunque, come questa, abbia origine da Pisa, al dir del Minutolo. Troviamo un Gaetano, dottore in leggi, giudice capitaniale di Licata nel 1812-13.

Arma: di rosso, al filetto in fascia d’argento.

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Cascio.

Con privilegio dato a 8 febbraio 1641 un Andrea Cascio, da Piazza, ottenne il titolo di barone del Casale; un Silvestro fu proconservatore di Chiusa negli anni 1786-1804.

Arma: ?

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Cases.

Un Pietro, gran priore di Messina, lo troviamo castellano di Milazzo negli anni 1472 e 1474.

Arma: ?

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Cassarino.

Il Palizzolo, sulla fede del Mugnos, dice che questa famiglia sia originaria di Maiorca e che un Giovanni abbia posseduto il castello della Bruca.

Arma: d’oro, a tre teste di moro di nero, 2 e 1, attortigliate di rosso.

 

 

 

 

 

 

 

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Cassaro o Alcassar.

Un Pietro Cassaro, milite, possedette i feudi di Cassaro e Didino; un Parisio, al dir del Pirri, fondò in Siracusa un monastero di nobili signore sotto la regola di San Benedetto, nominandone prima abbadessa la propria sorella a nome Cesarea, morta nel 1441 in fama di santità.

Non sappiamo se siano appartenuti a questa stessa famiglia un Leone Caxaro, che nel 1409 ha l’ufficio dell’ancoraggio di Malta e quell’Antonio Caxaro, che, nello stesso anno, era acatapano di Malta.

Arma: d’argento, a due bande di rosso, ed il palo del secondo attraversante.

 

 

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Cassio.

Nell’anno 1409 troviamo un Emanuele con la carica di luogotenente del tesoriere del regno di Sicilia.

Arma: ?

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Castagna.

La si vuole originaria della Liguria. Venne illustrata da quel Nicolò,  tesoriere generale del regno, che a 16 gennaio 1397 ebbe concessa la terra di Saponara, nel 1399 ebbe confermati i casali di Bavuso, Calvaruso, Mauro-giovanni e S. Andrea, a 10 gennaio 1401 il feudo di Graniti e Mangiavacche, ecc.. Un Giovanni possedette il feudo di Cutò, nel quale gli succedette la figlia Granata, moglie di Arnaldo Spatafora.

Arma: d’argento, al castagno sradicato di verde, fruttifero di cinque pezzi d’oro.

Alias: d’azzurro, al castagno sradicato d’oro, cimato dall’aquila spiegata di nero, coronata d’oro.

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Castellana o Castellano.

La si vuole d’origine fiorentina.

Un Atto a 9 dicembre 1282 è nominato da re Pietro notaro di Patti; un Nicolò, da detta città, giurisperito, a 20 gennaio 1283 ottenne dallo stesso re di poter esercitare l’ufficio di avvocato; un Filippo, da Noto, possedette sotto re Federico il feudo di Cipolla; un Giovan Luigi, da Palermo, a 12 giugno 1522 ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: d’azzurro, al castello a tre torri merlate ciascuna di tre pezzi con due leoni coricati e addossati dinanzi la porta dello stesso, il tutto d’oro.

 

 

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Castellar

Attesi i lunghi servizi prestati alla corona da Bernardo-Berengario Castellar alias Perapertusa, e la rinunzia fatta dallo stesso di annue onze duecento a lui dovute sulle tratte del porto di Girgenti, il Re Martino gli concedette, con privilegio dato in Catania a 16 gennaro 1397, il feudo di Tavi, feudo che pervenuto in potere di un Guglielmo Castellar, investito a 1 novembre 1480, fu da questi venduto a Pietro del Campo. Un Giovanni, di Valenza, regio uxerio, a 7 aprile 1408 ebbe confermata la terra di Mussomeli e Manfrida; un Ingastone a 3 marzo 1475 fu investito dei feudi di Riesi e Cipolla e fu giurato di Palermo nel 1481-82.

Arma: di rosso, al castello merlato di tre pezzi d’argento, e la banda d’azzurro, caricata di quattro rotelle d’oro, attraversante.

Alias: d’azzurro, al castello torricellato di tre pezzi d’argento, aperto e finestrato di nero, sinistrato da un guerriero, armato di tutte pezze del secondo, portante sulle spalle una banderuola dello stesso, astata di nero, posta in sbarra.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Castelletti, Castellitti o Incastilletta.

La si vuole originaria dalla Catalogna. Un Vincenzo a 18 settembre 1575 è proconservatore di Ragusa; un Paolo, del fu Ascanio, come marito di Paola Blundo a 8 luglio 1662 fu investito della baronia di Torrevecchia o San Silvestro; un Giovan Battista ottenne infeudazione del territorio nominato Monte, del quale a 10 febbraio 1779 è investito Andrea Castelletti e Mallia; un Blasco, nel nome maritale di Caterina Celeste, possedette il feudo di Camemi o Caminello 1684; un Andrea, barone di Fiumegrande, fu capitano di giustizia in Naro nel 1706-7; un Saverio fu proconservatore interino di Ragusa nel 1759 ed un altro Andrea, qualificato non sappiamo con qual diritto barone di Fiumegrande, fu proconservatore di Naro negli anni 1794, 1798 e 1800.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° di rosso, al castello merlato di tre pezzi d’oro; nel 2° e 3° d’azzurro, al grifone d’argento.

Alias: d’azzurro, al castello torricellato di tre pezzi d’oro, aperto e finestrato di nero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Castelli.

La si vuole discendente dagli antichi conti di Terni, e, secondo il Zazzera, si divise in diversi rami, cioè in Lombardia, in Genova, in Treviso, in Bologna, in Roma, in Modena, in Reggio, in Milano, in Sicilia e in Napoli. L’economia del lavoro non ci consente di dire di questa famiglia come sarebbe conveniente e dobbiamo accontentarci di enumerare soltanto i membri di essa che, per cariche sostenute, per possesso di feudi, rifulsero in Sicilia. Un Pietro, da Catania, domicello, fu nel 1397 capitano di giustizia in Troina; un Giacomo fu giudice straticoziale di Messina 1403; un Antonio fu capitano di giustizia di Catania nel 1413-14 e forse egli stesso dovette essere quell’Antonio, milite e maestro procuratore di detta città nel 1441; un Andrea fu capitano di giustizia di Catania nel 1414-15; un altro Pietro, milite, fu patrizio di Catania nel 1451-52; un Giovanni tenne la stessa carica nel 1491-92; un Antonio ed un Giovanni, fratelli, possedettero il feudo di Fraxino, che perdettero per essersi ribellati ai Martini; un Andrea possedette, 1421, la gabella del vino di Catania; un Corrado possedette il feudo Roccella; un Giovanni, milite, possedette i solazzi di Troina per investitura del 9 maggio 1508; un Guglielmo Raimondo, marito di Isabella Viperano, possedette il feudo di Favarotta o Catalfaro come per investitura del 7 gennaio 1516, e forse egli stesso fu quel Guglielmo Raimondo, barone di Biscari, che, con privilegio dato in Genova a 8 aprile esecutoriato in Messina a 5 maggio 1533, ottenne il titolo di nobile col don; un Ferdinando a 18 febbraio 1575 ottenne investitura del feudo di Corte; un messer Bartolomeo è ascritto nella mastra nobile del Mollica (anno 1593 e 1597) ed in detta mastra troviamo annotati un Paolo (anno 1587 e 1593); un messer Giovan Battista (anno 1599 e 1601); un Giovan Domenico, di Placido (anno 1600); un Giovan Domenico, di Bartolomeo (anno 1605); un messer Francesco (anno 1604 e 1606) e nella mastra nobile di detta città di Messina dell’anno 1798-1807, troviamo ascritto un Francesco, del fu Felice. Un Gregorio acquistò la baronia di Dorilli, composta dei feudi lo Salicito, lo Casale e la Mandra e ne ottenne investitura a 13 maggio 1629, la terra di Gagliano con il titolo di conte, e se ne investì a 10 maggio 1629, il titolo di marchese di Motta d’Affermo, del quale fu investito a 3 marzo 1635. Lancellotto Castelli (di Gregorio) fu barone di Dorilli e conte di Gagliano, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, maestro razionale del tribunale del real Patrimonio, ottenne, con privilegio dato a 12 agosto 1633 esecutoriato a 9 gennaio 1634, il titolo di marchese di Capizzi, e, con privilegio dato a 31 gennaio esecutoriato a 27 aprile 1659, il titolo di principe di Castelferrato, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1641-42, 1650-51, senatore della stessa città nel 1639, e pretore nell’anno 1649-50, vicario generale del regno 1644. Carlo-Girolamo Castelli (di Gregorio) fu marchese della Motta, governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1681-82 e fu padre di Gabriele, investito del titolo di marchese della Motta a 28 maggio 1704. Carlo-Girolamo Castelli e Parisi, figlio di Gabriele marchese della Motta, fu investito di detto titolo a 18 agosto 1726, succedette a Lancellotto-Ferdinando Castelli e Marchese nei titoli di conte di Gagliano e di marchese di Capizzi, dei quali ottenne investitura a 24 novembre 1736, ottenne, con privilegio dato a 13 marzo esecutoriato a 26 aprile 1734, il titolo di principe di Torremuzza. Gabriele Lancellotto Castelli e Giglio (figlio del precedente Carlo) ottenne a 8 aprile 1743 investitura dei titoli di principe di Torremuzza, marchese di Motta d’Affermo, marchese di Capizzi, conte di Gagliano, fu antiquario e numismatico insigne, cavaliere dell’ordine di Malta, deputato all’università degli studii di Palermo, direttore della regia zecca, deputato e conservatore delle antichità di Sicilia, e legò la sua biblioteca ricca di circa dodici mila volumi alla biblioteca dei padri Gesuiti di Palermo (ora Biblioteca Nazionale), ove, per gratitudine e riconoscenza, s’innalzò il suo busto in marmo, opera del Marabitti, con un’epigrafe lusinghiera. Egli fu padre di Carlo-Girolamo e di Vincenzo, Carlo Girolamo Castelli principe di Torremuzza, ecc. fu cavaliere di Malta, senatore di Palermo nel 1781-82, capitano di giustizia della stessa città nel 1797-98, pretore nel 1801-2, gentiluomo di camera con esercizio, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, ecc. A lui succedette il fratello Vincenzo, investito dei titoli di principe di Torremuzza, ecc. a 30 marzo 1809, gentiluomo di camera con esercizio, commendatore dell’ordine di Malta, maggiore delle guardie e storiografo di detto ordine, scrittore di varie opere, delle quali molte inedite. Dal matrimonio di lui con Agata Valguarnera dei principi di Niscemi, ne vennero, tra gli altri, Carlo (in religione Pietro) benedettino cassinese, abbate di S. Maria de Sparto; Salvatore (in religione Luigi), abbate di S. Martino delle Scale, visitatore della congregazione cassinese, fondatore e direttore della colonia agricola di S. Martino; Gabriele. Quest’ultimo fu principe di Torremuzza, ecc. fece parte del comitato rivoluzionario siciliano del 1848, sedè al parlamento di Sicilia, pari del regno come marchese della Motta, e ne fu segretario; fu inviato, con la commissione composta del duca di Serradifalco, del Perez, del Carnazza Amari, del Lello, ad offrire la corona di Sicilia al duca di Genova; nel 1861 fu nominato senatore del regno d’Italia, fu intendente della Real Casa e cerimoniere di corte a Palermo, cavaliere di gran croce dell’ordine mauriziano, ecc. Ebbe due figli: Agata, moglie al conte Carlo Candida Gonzaga, e Vincenzo, attuale principe di Torremuzza, ecc.

Non possiamo chiudere questi brevi cenni senza rammentare Mariano Castelli, che fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1729-30, e giudice del concistoro nel 1735-36; Gregorio, barone del Pozzo, per investitura del 30 marzo 1730, che fu senatore di Palermo negli anni 1730-31-32; Giuseppe, barone del Pozzo, che tenne la stessa carica negli anni 1741-42 e 1745-46; Ignazio-Traiano Castelli, commendatore dell’ordine di Malta, 1740, balì e gran croce di detto ordine, 1759, e gran priore di Barletta, 1765; Gioacchino Castelli e Parisi, vescovo di Cefalù 1755; Gregorio Bartolomeo Castelli, monaco benedettino, canonico, vicario generale, consultore teologo della legazia apostolica, vescovo di Numidia 1765; ecc..

Arma: d’azzurro, al castello di tre torri, merlate alla ghibellina di tre pezzi d’argento, aperto e finestrato di nero, movente dalla punta, sormontato nel capo da un giglio d’oro. Divisa: ALLICIT ET TERRET (ramo dei principi di Torremuzza).

Alias:  d’azzurro, al castello d’oro, e la bordura composta d’argento e di rosso (ramo dei Castelli di Catania).

Alias: d’azzurro, al castello a tre torri d’oro, aperto, finestrato e merlato dello stesso (Castelli di Messina).

Alias: d’azzurro, al castello d’oro, aperto del campo, sormontato dall’aquila spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata d’oro (Castelli di Palermo).

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