Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Castellitti a Cataldo

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Castellitti, Castelletti o Incastilletta.

(Vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Castelluzzo.

Godette nobiltà in Palermo, nella quale città, tra gli altri, un Nicolò vestì la toga senatoria negli anni 1481-82, 1486-87.

Arma: ?

 

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Castelnuovo o Castronovo.

Di questa famiglia troviamo un Gerardo con la carica di castellano di Milazzo nel 1417 ed un altro Gerardo con la carica di senatore di Palermo nel 1555-56.

Arma: ?

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Castiglia, Castilla (de) o Castillo (del).

(Vedi).

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Castiglione.

Il Galluppi la vuole originaria di Milano. Un Bartolomeo è tra i secreti e maestri portulani di Sicilia sotto re Pietro 1282; un Ansalone (Castellione) è giudice di Messina 1311; un Giacomo, figlio ed erede di Mazzullo e di Giacomina Stagno, vende nel 1375 un fondo chiamato S. Giusto a Pantaleone Stagno; un Lorenzo Castiglione e Paci, con privilegio dato a 14 luglio 1650, ottenne il titolo di barone di San Luigi; un Nicolò fu giudice pretoriano di Palermo nel 1730-31 e del concistoro nel 1735. Possedette questa famiglia la baronia di Timparussa e quella di Pietrabianca.

Arma: d’argento, al leone di rosso, tenente con la zampa anteriore destra un castelletto dello stesso.

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Castignani.

Nobile famiglia palermitana, al dir del Minutolo. Passò all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia in persona di Girolamo Corbera-Castignani-Montaperto-La Voglia, 1598.

Arma: di nero, a quattro traverse, due d’oro e due d’argento.

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Castillo (del), Castilla (de) o Castiglia.

Nobile famiglia originaria di Castiglia portata in Sicilia da un Baldassare, che fu sergente maggiore del terzo spagnuolo, senatore di Palermo nel 1589-90, proconservatore di Gangi nel 1591. Dei suoi figli: Melchiorre fu cavaliere di Malta; Gaspare abbate di Roccadia; giovan Francesco giudice pretoriano, del concistoro e della Gran Corte ed uditore generale degli eserciti e fu autore di molti lavori giuridici; Diego sposò Caterina Grassini ereditiera dei feudi di Vacco e Vaccotto sui quali ottenne, morto il marito, il titolo di marchese di S. Isidoro con privilegio dato a 11 luglio 1651 esecutoriato a 15 settembre dello stesso anno. Altro Diego, per la moglie Maria Mastrilli, fu marchese di Tortorici; un Giuseppe fu giurato di Palermo nel 1644-45 e 1650-51, capitan d’armi del regno e castellano di Mazzara nel 1663; altro Baldassare fu giudice pretoriano di Palermo nel 1681-82, del concistoro nel 1682-84, della Gran Corte nel 1687, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi ribelli nel 1692, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio e rettore della Redenzione dei cattivi nel 1695; altro Giovan Francesco fu segretario onorario del Re nel 1691; un Bartolomeo, senatore di Palermo negli anni 1665-66, 1675-76, 1677-78 e 1682-83, governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1691-92, fu il primo marchese di S. Onofrio, per concessione avutane con real privilegio dato a 30 settembre 1684 esecutoriato a 22 agosto 1685. Un altro ramo di questa famiglia possedette il titolo di marchese di Gran Montagna del quale, all’abolizione della feudalità, troviamo investito Francesco Paolo del Castillo, come per l’investitura del 21 gennaio 1787. Godette pure tale famiglia nobiltà in Messina, trovando, tra gli altri, un Pietro governatore nobile della Tavola pecuniaria di detta città negli anni 1731-32, 1743-44 e 1744-45 e console nobile del mare nel 1756-57 ed un An-tonio, maggiore della piazza di Messina, confrate della nobile arciconfraternita della pace e bianchi di detta città nel 1794. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel capitano Pietro del Castillo, che fu capitano di giustizia in Forza d’Agrò nell’anno 1701-2.

Arma: d’argento, al castello torricellato di tre pezzi di rosso, aperto e finestrato di nero, e la banda dello stesso attraversante; con la bordatura di rosso, caricata di otto anelli d’oro.

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Castro (de).

Illustre famiglia spagnuola decorata della ducea di Taurisano ecc. che  governò la Sicilia con la carica di Vicerè.

Un Filippo fu capitano di Salemi nel 1554-55; un Francesco de Castro conte di Castro (quello stesso che fu vicerè in Sicilia) e Lucrezia Gattinara, coniugi, possedettero i feudi di Voltano, Bonanotte, Pietranera, Bruca, Chiuppo, Giangiuffrè, Gurfo, Chirumbo, Daini 1615, Viviano, Vaccarizzo, Garifo, Campisa, Senapa, 1621, Moavero, Petraro, ecc. 1621; un capitano Felice fu castellano della Pantelleria 1660; un Alessandro fu senatore di Messina 1694; Pietro de Castro-Figueroa e Salazar marchese di Grazia Reale, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, commendatore di Castilseras nell’ordine di Calatrava, tenente generale degli eserciti di re Carlo III, presidente e capitan generale del regno di Sicilia ebbe, con privilegio dato a 4 ottobre 1735 esecutoriato a 28 ottobre 1736, concesso il titolo di duca della Conquista ed infine un Emanuele fu giudice pretoriano di Palermo nel 1781-82, del tribunale del Concistoro nel 1783-84-85, di quello della Gran Corte Civile 1786, di quello della Gran Corte Criminale 1792 e fu uditore generale delle genti di guerra 1798.

Arma: d’azzurro, al castello a tre torri d’oro, cimato sulla torre di mezzo da una bandiera astata d’argento, svolazzante a sinistra, con due leoni coronati del secondo contrarampanti ed affrontati al castello.

Alias: d’argento, a sei palle d’azzurro, 2.

 

 

 

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Castrogiovanni.

Un Guglielmo fu castellano del castellammare di Messina e stratigò di detta città 1212; un notar Andrea fu secreto maestro portulano sotto re Pietro nel 1282; un Filippo ottenne a 1 maggio 1396 il feudo di Gurafi orientale, possedette pure i feudi di Pascasia, Pollicarini e Grotte, fu capitano di Taormina 1403, ottenne nel 1416, per sé ed il figlio Nicolò, onze venti annuali sulle tratte del regno di Sicilia e fu castellano del Real Palazzo di Messina 1423; un Giovanni Antonio, infine, che non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia, lo troviamo nel 1656 proconservatore in Castelbuono.

Arma: ?

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Castrone (del).

Vanta origine romana. Un Giacomo da re Martino ottenne concessione della metà dell’oliveto grande sito nel territorio di Palermo. Possedette questa famiglia la terza parte del diritto della scannatura di Palermo, la gabella della scannatura di Trapani, la gabella della tintoria di Palermo, l’ufficio della rantaria di Palermo ossia la gabella di pelo e merca ed occupò in Palermo sempre le primarie cariche. Dire di tutti quelli che, di tal famiglia, vestirono  nella  nostra  città  la  toga senatoria, sarebbe uscire dai limiti imposti al nostro lavoro.

Accenniamo soltanto ad alcuni. Un Matteo fu senatore nel 1411-12; un Giacomo nel 1412-13; un Pietro nel 1478-79; un altro Giacomo nel 1496-97, 1506-7; un Cristofaro nel 1520-21, 1523-24 e 1527-28; altro Cristofaro nel 1530-31, 1533-34, 1536-37 e 1547-48; altro Giacomo nel 1551-52, 1552-53, 1556-57-58 e 1567-68; altro Cristofaro nel 1602-3, ecc.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, sostenuta da due bande dello stesso e sormontata dal leone d’oro passante.

Alias: troncato; nel 1° d’oro, al leone passante di nero; nel 2° d’oro, a tre bande di nero, sostenenti il leone.

 

 

 

 

 

 

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Castronovo o Castelnuovo (vedi).

 

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Castrucci o Casucci.

Un Enrico fu giudice pretoriano di Palermo nel 1747-48 e del tribunale del Concistoro nel 1757-58-59.

Arma: di verde, al guerriero, armato d’argento, tenente una spada dello stesso, alta in sbarra, e combattente contro un leone rivolto, coronato d’oro, sormontato da una fascia in divisa dello stesso.

 

 

 

 

 

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Catalano.

Un Giovanni fu vice-castellano di Nicosia nel 1398; un Filippo capitano e guardiano dei mori della regia corte 1410; un Gabriele fu giudice interino della giunta di Messina 1681; giudice della Gran Corte del regno 1683, 1689, 1699, avvocato fiscale del Tribunale del Real Patrimonio 1706; un Niccolò Catalano e Musmeci, a 7 ottobre 1702, fu decorato del titolo di  barone  di Cancilleri; un Diego fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1704-5 e 1709-10; un Antonino fu barone di Aira del Conte ed Oliveto, fu proconservatore di Buccheri 1755, 1758, 1774, carica tenuta dal figlio di lui, barone Giuseppe 1776, il quale ultimo acquistò il marcato di Melilli e ne fu investito a 19 marzo 1776; un Carlo fu giudice pretoriano di Palermo 1746-47, avvocato fiscale della regia udienza generale, prouditore generale degli eserciti e padre di Salvatore Catalano e Sampieri, che, a 9 novembre 1765, ottenne dal Protonotaro del Regno parere favorevole per la concessione di un titolo di barone, da lui chiesta al sovrano; un Niccolò fu senatore di Palermo nel 1746-47-48.

Arma: d’azzurro, alla colonna d’argento, sormontata da una stella a otto raggi dello stesso e sostenuta da due leoni coronati d’oro, contrarampanti ed affrontati.

Alias: di azzurro, alla fascia in divisa abbassata sotto un filetto scorciato, accompagnata, in punta, da una stella a dieci raggi e sostenente due leoni, coronati, controrampanti ed affrontati al filetto; il tutto d’oro.

 

 

 

 

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Cataldo.

Il Galluppi la vuole originaria di Treviso. Un Matteo fu giurato di Mazzara nel 1419-20; un Giovanni senatore di Catania nel 1492-93 e 1500-501; un Giuseppe fu giudice straticoziale di Messina nel 1576-77; un Gioacchino, da Messina, con privilegio dato il 30 settembre 1518 esecutoriato il 14 gennaio 1519, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Passò questa famiglia all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, nel 1575 in persona di Giacomo le Calze-Cataldo-Stagno-Faraci.

Arma: d’azzurro al leone d’oro, posto tra due stelle dello stesso, una in fascia ed una nella coda.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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