Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Cataliotti a Cavatore

 

Cataliotti.

D’origine genovese, detta anticamente Gattilusio, passata prima in Grecia dove il cognome subì diverse modificazioni. Venne infine in Sicilia e fu portata in Palermo dai fratelli Pietro, barone del Grano sui porti e caricatori del regno di Sicilia e Basilio, il quale, con privilegio senatorio del 6 decembre 1770, ottenne la cittadinanza palermitana. Tra i figli di Basilio e di Teresa Valdina notiamo Gaetano, barone del Grano, illustre giureconsulto, avvocato fiscale del tribunale della Regia Monarchia, vicepresidente del consiglio civico di Palermo ecc., che acquistò la baronia di Gulfotta e fu marito di Caterina Trimarchi e Fardella. Ferdinando, altro figlio di Basilio, sposò in prime nozze Maria Carolina dell’Aquila ed Angelini, ultima di sua famiglia, e fu padre di Basilio, barone di Chiapparia, dottore in leggi, e di Ignazio, insigne medico, cavaliere mauriziano, che ebbe unica figlia da Giulia Bingham e Yelverton dei baroni di Clanmorris. Il suddetto Ferdinando sposò in seconde nozze Gaetana Rossi e Greco, con la quale procreò Antonino, sposo di Clementina Caramazza e padre di Bernardo, ch’è sin dal 1904 parroco di S. Ippolito in Palermo. Ferdinando Cataliotti-Valdina, barone di Chiapparia, figlio del secondo Basilio e di Eleonora Fink-Lohr, aggiunge, per adozione, al proprio cognome quello della estinta famiglia Valdina, ed ha dal suo matrimonio con Alice Gouin un unico figlio a nome Ferdinando-Moriel.

Arma: d’azzurro, a dieci squame d’oro, 3, 3, 3, 1 accollate ed appuntate.

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Catani, Cattani vedi Aceto.

 

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Catania.

Il Galluppi la vuole originaria di Piacenza. Un Virgilio possedette il feudo di Nissoria; un Bartolo, messinese, venne nominato nel 1357 credenziere della dogana delle pagliolaie di Messina; un Francesco, da Messina, canonico di Palermo e di Mazzara, cappellano regio, fu nominato nel 1397 rettore della cappella di S. Giovanni Evangelista del Palazzo di Messina; un Lucio fu pretore di Palermo nel 1378-79; un Pietro fu credenziere della gabella del tarì in Catania 1417.

Arma: scaccato d’argento e d’azzurro, al capo del primo, caricato dall’aquila spiegata di nero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Catanzaro.

Un Giacinto fu giudice della Regia Udienza di Messina 1691 e della corte pretoriana di Palermo nel 1699-700; un Francesco Catanzaro e Lombardo, del fu Francesco, fu proconservatore di Milazzo nel 1735, carica tenuta da un Antonio nel 1758 e da un Francesco Catanzaro e Muscianisi 1791-1804; un Giuseppe Catanzaro e Giunta, dottore in leggi, a 10 settembre 1764 è proposto tra i 19 nobili da entrare nella mastra nobile di Milazzo, tra i quali troviamo pure un Giuseppe Catanzaro e Catanzaro, che fu poi giurato di detta città nel 1782-83.

Arma: d’azzurro, al piano d’oro, movente dalla punta, cimato dal crescente montante d’argento, sormontato da una stella del medesimo.

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Catena.

Un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1681-82, 1694-95, 1700-701, segretario referendario del regno 1669, giudice del Monte di Pietà di Palermo 1683, giudice della R. Udienza di Messina nello stesso anno, giudice del tribunale del Concistoro 1686, della Gran Corte Criminale 1692 e nuovamente del Concistoro 1696; un Filippo fu giudice della regia secrezia e Dogana di Palermo 1687; un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel 1734-35 e del concistoro 1749-51; un Giuseppe fu giudice della corte pretoriana di Palermo negli anni 1703-4, 1707-8, del tribunale del Concistoro 1710, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio 1736, presidente dello stesso tribunale, ecc. Detto Giuseppe fu insignito, con privilegio dato a 12 settembre ed esecutoriato a 29 settembre del 1755, per sé e suoi, del titolo di marchese.

Arma: d’azzurro, alla colonna d’argento e l’orso del secondo incatenato con una catena del medesimo alla stessa, ed il capo d’oro, all’aquila bicipite spiegata di nero.

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Catinella.

Un Mario fu barone di Giardinello 1698 e padre di Anna che andò moglie a Felice Grado; di Agostina, moglie di Calogero Bongiorno; di Antonia moglie di Onofrio Tagliavia e di Brigida, moglie di Corrado Arone. Un Domenico, qualificato barone, fu proconservatore di Corleone nel 1722.

Arma: ?

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Catizone.

Un Mario fu segretario del regno di Sicilia 1585.

Arma: ?

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Cava.

Di questa famiglia è degno di menzione quel Marco, che fu vescovo di Mazzara ed uno dei fondatori della nobile compagnia della Pace in Palermo.

Arma: d’argento, al leone di rosso, sormontato da una stella dello stesso.

 

 

 

 

 

 

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Cavalcante.

Il Galluppi la vuole originaria di Firenze e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. Noi intanto troviamo un Lorenzo, da Malta, cittadino messinese, nominato da re Federico conte delle galee e castellano della torre della terra nuova di Messina. Un Matteo fu familiare di re Martino per privilegio del 27 gennaio 1396. Un Vincenzo fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1575-76; un Pietro, notato nella mastra nobile del Mollica (anno 1602), fu giudice delle appellazioni in detta città nel 1599-600.

Arma: d’argento, seminato di crocette ricrociate di rosso.

Cimiero: una gamba di cavallo d’argento, col piede ferrato d’oro, inchiodato di nero.

Divisa: TRISTAN L’HÉRÉMITE.

Alias: d’azzurro, a 12 gigli d’oro, posti 3, 3, 3 e 3.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cavaleri, Cavalero o Cavaliero.

Un Giovanni de Cavalero barone della Mucharda, regio cvaliere, fu capitano di Salemi 1422; un Matteo, un Orlando ed un Andrea Cavalerio, fratelli, possedettero il feudo Catuso e Verbumcaudo; un Dionisio fu giurato di detta città di Salemi, 1405-6; un Pietro capitano nel 1482-83 e segretario regio 1501; un Giuseppe Maria Cavaliero, da Palermo, a 10 febbraio 1761 ottenne il titolo di barone di S. Gaetano; un Domenico fu maestro razionale supernumerario del tribunale del Real Patrimonio 1800.

Arma: d’oro, al cavaliere armato al naturale.

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Cavallaria, Cavalleria o Cavaleria.

Un Alfonso, dottore in leggi, fu vicecancelliere del regno di Sicilia 1485.

Arma: ?

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Cavallaro o Cavallariis (de).

Godette nobiltà in Messina, Palermo, Randazzo.

Nella prima città incontriamo un Antonello del fu Francesco ascritto alla mastra nobile del Mollica (anno 1595), nella quale mastra (anno 1605) vediamo pure annotato un Giulio Cesare che fu giudice straticoziale di detta città negli anni 1589-90 e 1595-96. Un Giovan Domenico fu giudice della Gran Corte Criminale del regno 1571-72-73; un Francesco, con privilegio del 12 gennaio 1640, fu decorato del titolo di barone di Campoallegro; un Francesco, Maria fu giudice pretoriano di Palermo 1696, giudice della Gran Corte Civile 1713-14-15, giudice del concistoro 1716, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio 1720, presidente del Concistoro 1722, presidente del Real Patrimonio, e, con privilegio dato a 19 febbraio esecutoriato a 29 marzo 1724 ottenne, per sé e suoi, il titolo di marchese; un Pietro, acquistò da potere di Girolamo Lo Squiglio la baronia di Castelluzzo; un Ottavio fu barone di Argivocale per privilegio del 1 marzo 1783; un Felice, infine, fu giurato nobile di Randazzo del 1799-800.

Arma: d’azzurro, al cavallo inalberato d’oro, alato dello stesso.

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Cavarretta o Gavarretta.

La si vuole originaria di Francia. Un Gualterio de Gavarretta ebbe dal conte Ruggero concesso il casale di Sicaminò; un Leonardo fu giurato di Salemi nel 1407-8, 1415; un Giovanni tenne la stessa carica nel 1498; un Lorenzo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1646-47 e della Gran Corte Criminale del Regno nel 1649-50-51.

Questa famiglia è passata varie volte all’ordine di Malta.

Arma: d’oro, a tre draghi di rosso, due affrontati e combattenti, uno in punta.

 

 

 

 

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Cavatore o Cabatore.

Nobile famiglia messinese, ascritta alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di detta città sino alla fine del secolo XVIII. Nella mastra nobile del Mollica (anni 1601 e 1603) troviamo notato un Bernardo, che fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1609-10, carica tenuta da un Francesco nel 1625-26.

Arma: ?

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