Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Celano a Cervia

 

Celano o Chilano.

Un Andrea, castellano del castello nuovo di Licata nel 1396 è uno dei portulanotti di detta città.

Arma: ?

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Celesia.

Nobile ed antica famiglia di Genova, che si vuole passata in Sicilia nella prima metà del secolo XVII per un Lorenzo, che fu tesoriere della crociata, maestro marammiere del Senato di Palermo ed acquistò, per sé e suoi, l’ufficio nobile di maestro notaro del detto supremo magistrato municipale. Lorenzo Celesia e Maurigi, suo nipote, con privilegio del 26 maggio esecutoriato a 5 ottobre 1733, ottenne concessione del titolo di marchese, del quale troviamo, a 11 luglio 1744, investito Gaetano Celesia e Santostefano, suo figlio. Sposò questi la nobil donna veneta Isabella Reiner ed ebbe Lorenzo, Daniele, Giovanni, Nicolò,  Ignazio,  Lancellotto.  Lorenzo  Celesia e Reiner, terzo marchese Celesia, sposò la nobil donna Concetta Inveges, fu governatore magazziniere dell’olio del Senato di Palermo e deputato dell’illuminazione della città e fu progenitore del vivente Gaetano Celesia e Sitaiolo sesto marchese Celesia. Di Daniele, Giovanni ed Ignazio Celesia e Reiner pare che non esista discendenza. Nicolò Celesia e Reiner fu abate cassinese di San Martino delle Scale, col nome di Michelangelo; Lancellotto Celesia e Reiner sposò Giuseppa Caruso, dalla quale ebbe Pietro-Geremia e Gaetano. Pietro-Geremia, monaco cassinese sotto nome di Michelangelo, dopo essere stato abbate di Montecassino, procuratore generale dell’ordine cassinese in Roma, vescovo di Patti, fu arcivescovo di Palermo e cardinale di S. R. C. del titolo di S. Marco, e la venerazione della quale i fedeli lo circondarono fu la più degna testimonianza delle sue rare doti del cuore e della mente. Gaetano Celesia e Caruso sposò la nobile donna Maria Provvidenza Parisi e Salamone e fu padre di Lancellotto e Francesca-Paola, moglie dell’avvocato Giuseppe Fazio Bua. Dal matrimonio di Lancellotto Celesia Parisi con la nobil donna Antonietta Pilati e Maccagnone dei marchesi della Gran Torre, ne vennero: Gaetano; Maria-Provvidenza in Traina; Francesca Paolo un Fazio Furnari; Rosalia; Elena; Eleonora; Pietro, beneficiale della R. Cappella Palatina di Palermo, e Michele. Gaetano Celesia e Pilati, tenente di fanteria nella milizia territoriale del regio esercito, già cameriere segreto di cappa e spada di S.S. il pontefice Leone XIII, commendatore dell’ordine gerosolimitano del Santo Sepolcro, cameriere segreto dell’attuale pontefice Pio IX, è sposato a Teresa Pampelone e Riccio, dalla quale ha: Antonietta e Francesca.

Arma: d’azzurro, al ciriegio sradicato al naturale, sinistrato da un leone d’oro, coronato dello stesso, ed accompagnato in cinta da cinque stelle d’argento.

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Celeste o Celestre.

La si vuole d’origine francese. Pare che il primo a portarla in Sicilia sia stato un Pietro, regio milite, sotto re Martino. Godette nobiltà in Palermo, Licata, Catania, Modica e Naro. Un altro Pietro fu primo barone di S. Croce 1450, castellano di Noto, stratigoto di Messina 1458; un Giovan Battista, maestro razionale del Real Patrimonio 1594, protonotaro del regno, vicario generale nel Val di Noto, reggente del Consiglio d’Italia, presidente del Tribunale del real Patrimonio, con privilegio del 21 marzo 1600 esecutoriato a 16 maggio 1602 ottenne il titolo di marchese di S. Croce; Pietro, suo figlio, nel nome maritale di Francesca Cifuentes e Imbarbara, fu barone di Alia 1600, cavaliere di S. Giacomo, deputato del regno, principe della congregazione dei cavalieri d’armi di Palermo, conservatore del real patrimonio e pretore di Palermo nel 1611-12; un Tommaso Celeste e Grimaldi, marchese di S. Croce e barone di Alia per investitura del 1 agosto 1775 fu capitano di giustizia di Palermo negli anni 1780-81-82 e pretore nell’anno 1784-85, e padre di Giovan Battista Celestri e Celestri ultimo investito dei titoli di marchese di S. Croce e barone di Alia. Un Biagio, da Modica, con privilegio del 30 dicembre 1570 ottenne il titolo di regio cavaliere; un Martino, è notato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i regi cavalieri; un Camillo, nel nome maritale di Vincenza Interrainero, possedette il feudo di Camemi e Camimello 1636; un Giuseppe fu giurato di Licata nel 1695-96; un Antonino fu capitano di giustizia in detta città nel 1694-95 e la stessa carica occupò, pure in Licata, un Girolamo nel 1697-98; un Giuseppe occupò la carica di patrizio di Naro nel 1705-6; un Onofrio fu patrizio di Licata 1743-44; un Giovan Battista Celestre e Frangipane fu capitano di giustizia di detta città nel 1792-93 ed un Calogero fu senatore della stessa nel 1812-13.

Arma: d’azzurro, al crescente volto d’oro.

Corona di marchese.

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Celi.

Originaria, al dir del Galluppi, dalla Spagna.

Un Giambattista fu senatore di Messina nel 1590-91 e 1602-3 e tale carica sino al secolo XVIII vediamo coperta da altri membri di detta famiglia; un messer Antonio lo troviamo ascritto alla mastra nobile del Mollica (lista XVII, anno 1603). Un Luigi Celi e Valdina fu capitano di S. Lucia nel 1790-91; un Pasquale, dottore in leggi, fu giudice delle appellazioni in detta città nel 1797-98 e giudice criminale nel 1806-7.

Arma: d’azzurro, al crescente volto d’argento e tre stelle dello stesso ordinate in fascia nel capo.

 

 

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Celona o Chilona.

La si vuole originaria di Genova.

Un Giovanni possedette il feudo di Boscaglia, che a 31 marzo 1408 vediamo confermato a Isabella, sua figlia, moglie di Muchio de Facio.

Arma: d’azzurro, alla baviera d’oro, graticolata di cinque pezzi dello stesso, posta in pieno profilo verso destra.

 

 

 

 

 

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Celsa.

Il Galluppi la vuole originaria di Catania.

Un Giovannuccio de Celsa, figlio di Ademaro, possedette il feudo di Pardo 1373; un Rinaldo a 6 gennaio 1397 ottenne la credenziera del campo delle vettovaglie in Messina; un Nicolò fu credenziere della regia zecca di Messina 1398; un Filippo possedette un annuo reddito sulla secrezia di Messina, reddito confermato a suo figlio Pietro, sotto re Giovanni; un Pietro a 26 maggio 1417 ottenne conferma della concessione del feudo di Canetici; un Giovanni fu giudice straticoziale di Messina 1428-29.

Arma: d’argento, al celso sradicato e fruttifero di nero.

 

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Cenami.

Questa famiglia godette nobiltà in Palermo, nella quale città un Martino vestì la toga senatoria nel 1620-21 e possedette il feudo di Terrasini.

Arma: di rosso, al leone d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

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Centelles.

Nobilissima famiglia catalana, che il Villabianca vuole portata in Sicilia nel 1392 da un Gilberto, che avea conservato alla corona d’Aragona i regni di Maiorca e di Sardergna, essendo vicerè nella prima nel 1349 e capitan generale della seconda nel 1356.

Fu questi conte di Collesano, possessore di Belice, Calcusa o Fontanamurata ed altre terre. Un Bernardo a 15 settembre 1405 ottenne la concessione di Naso e del castello di capo d’Orlando e fu castellano del castello vecchio di Licata nel 1422; un Giuliano fu stratigoto di Messina nel 1478-79 e 1490-91 e presidente del regno ed un Almerico, visconte di Gagliano, pretore di Palermo nel 1558-59, ottenne, con privilegio dato a 20 maggio esecutoriato a 20 giugno 1561, il titolo di conte di Gagliano.

Arma: fusato d’oro e di rosso.

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Centorbi.

Ha goduto nobiltà in Mazzara ed in Palermo.

Un Cesare fu capitano di Mazzara nel 1620-21; un Francesco ed un Pietro tennero la stessa carica, il primo nel 1631-32, il secondo nel 1638-39; un altro Cesare fu giurato di Mazzara nel 1695-96; un altro Francesco fu prefetto di detta città nel 1705-6; un Giuseppe, fu capitano di Mazzara nel 1744-45; un Bartolomeo, un Francesco ed un Muzio, nell’anno 1765-66, li troviamo tra i nobili da essere squittinati in Mazzara; un Nicolò Ignazio Centorbi e Battaglia fu proconservatore in detta città 1771, 1774, 1786-800; un Francesco Centorbi e Gerbino fu capitano di giustizia in detta città nel 1797-98 e forse fu egli stesso giurato nobile nel 1799-800. Un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palerno nel 1765-66, del concistoro nel 1775-76-77 e della Gran Corte Criminale 1790.

Arma: d’argento, alla torre merlata, torricellata di un pezzo di rosso, aperta, finestrata e murata di nero.

Cimiero: una torre d’argento.

Divisa: FUGAT NON FUGIT.

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Cerasi.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel sec. XV e possedette la baronia della Pietra di Roma.

Arma: d’azzurro, al ciriegio sradicato del suo colore, sostenuto da due leoni contrarampanti d’oro.

 

 

 

 

 

 

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Ceraulo.

Un Antonio fu giurato di Salemi nel 1504-5; altro Antonino capitano di Mazzara nel 1627-28; un Stefano giurato nobile di Girgenti nel 1787-88; un terzo Antonino giudice del tribunale del Concistoro 1797; un Giuseppe giurato di Girgenti nel 1797-98 e capitano nel 1800-801; un Biagio giurato di Castronovo nel 1803-4.

Arma: ?

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Cerda (la).

Nobilissma famiglia spagnuola decorata di molti titoli e feudi. Giovanni duca di Medinaceli governò la Sicilia con la carica di vicerè 1557-64; sua figlia Angela andò sposa a Pietro di Luna duca di Bivona, e con privilegio dato a 21 giugno esecutoriato a 19 novembre 1609, ottenne la concessione del titolo di marchese di S. Maria del Rifesi; un Luigi fu gentiluomo della casa del Re Filippo nel 1572; un Girolamo dei duchi di Medinaceli fu governatore di Siracusa 1591 e capitano di giustizia di Palermo 1589-90.

Arma: inquartato, nel 1° e 4° partito: a) di rosso, alla torre merlata di tre pezzi d’oro; b) d’argento, al leone di rosso, coronato d’oro; nel 2° e 3° d’azzurro, a tre gigli d’oro, 2 e 1.

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Cervello, Cervellon o Cerviglio.

Originaria della Catalogna. Un Girolamo possedette il feudo di Condoverno.

Arma: d’oro, al cervo ramoso al naturale, passante, sormontato dall’aquila bicipite, spiegata e coronata di nero.

 

 

 

 

 

 

 

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Cervia o Cervo.

Originaria, al dir del Galluppi, dalla Spagna.

Un Rainero venne nel 1436 ricevuto nell’ordine di Malta, nel quale fu innalzato al grado di commendatore.

Arma: d’azzurro, al cervo passante d’oro.

 

 

 

 

 

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