Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Ciaceri a Cifontes

 

Ciaceri.

Un Vincenzo Ciaceri e Celesti, con pivilegio dato in Messina a 26 settembre 1710, ottenne il titolo di barone di S. Gaetano.

Arma: ?

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Ciafaglione.

Un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nel 1649-50, 1672-73, giudice della Gran Corte 1657-58-59, del tribunale del concistoro 1668, avvocato fiscale della Gran Corte 1676, presidente del tribunale del Real Patrimonio 1678 e, con privilegio dato a 22 settembre esecutoriato a 13 novembre 1682(10), ottenne per sé e suoi il titolo di duca di Villabona; titolo che, all’abolizione della feudalità, troviamo in potere di Giuseppe-Vittorio Ciafaglione, per investitura del 18 ottobre 1789.

Arma: d’azzurro, all’albero di ciafaglione al naturale, sormontato da un’aquila spiegata di nero, coronata d’oro.

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Ciambra o Ciambri.

Un Tommaso, con privilegio del 16 marzo 1507, ottenne la concessione della Salina di Calice; un Diego Ciambra e Rizzo, nel nome maritale di Francesca Algaria, possedette la salina dell’isola di S. Giuliano 1660.

Arma: ?

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Ciampoli di Messina.

Nobile famiglia fiorentina, passata in Pisa e quindi in Messina, nella quale città venne portata da un Pietro (detto Tuccio) Ciampoli, patrizio di Pisa e cavaliere di S. Giacomo della Spada. È passata all’ordine di Malta sin dall’anno 1572. Un Nicolò fu governatore nobile della Tavola pecuniaria di Messina nel 1742-43, giurato nobile di detta città nel 1746-47 e padre di Giuseppe, ascritto nella mastra nobile di Messina del 1798-1807.

Era rappresentata (1882), al dir del Galluppi, dal nobile Giuseppe Ciampoli.

Arma: d’oro, a tre cornacchie soranti di nero.

 

 

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Ciampoli di Taormina.

Sarà forse una diramazione della precedente. Ascritta alla mastra nobile di Taormina. Troviamo nel 1797-98 un Nicolò con la carica di giurato di detta città e nel 1812-13 un Pietro con quella di senatore.

Arma: come la precedente?

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Ciancio.

Antica famiglia di Adernò, che possedette le baronie di Martina e Poira.

Un Martino fu giudice pretoriano di Palermo 1771-72, del tribunale del Concistoro 1783-4-5, della Gran Corte Civile 1790. Un Emanuele sposò Caterina Galluppi ed, in occasione di tal matrimonio, ottenne dal padre donazione del feudo di Martina, del quale ottenne investitura a 30 gennaio 1778, fu proconservatore di Adernò nel 1779, 1786, 1789, 1793-97, nella quale carica vediamo dal 1799 al 1804 un Giuseppe Ciancio e Pisano, che morì nel 1804. Dal matrimonio di Emanuele con Caterina Galluppi, ne vennero tra gli altri: Antonino, che, come figlio primogenito, a 7 agosto 1797 fu investito di Poira con titolo di barone; Francesco, dottore in leggi, che fu proconservatore di Adernò dal 27 gennaio 1804 a 23 settembre 1812, succedendogli in detta carica il fratello Lorenzo, dapprima come interino, poscia, per la sua rinunzia, come proprietario a 6 aprile 1813.

Arma: d’azzurro, alla torre merlata di tre pezzi d’oro, aperta e finestrata di nero, posta sulla campagna dello stesso, ed una scala a piuoli d’oro, di dieci gradini, trattenuta nella sommità della torre da un braccio armato al naturale, movente dal fianco sinistro dello scudo; la torre sormontata da tre stelle d’oro, ordinate in fascia nel capo.

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Cianciolo.

Nobile famiglia di Piazza passata in Messina, dove venne aggregata alla nobiltà. Francesco, primo di questa famiglia a passare in Messina, acquistò, nel 1612, la baronia della terza Dogana di Catania e quelle di maestro notaro del Senato e della corte straticoziale di Messina, poi Regia Udienza. Dai figli di costui si partirono diversi rami. Il titolo di barone della terza dogana di Catania passò prima in casa Cicala dei principi di Triolo e poscia in casa Capece Minutlo, principi di Collereale, ma poscia, per donazione fatta da Andrea Capece Minutolo a Salvatore Maria Cianciolo, passò nuovamente in detta famiglia. Un Vincenzo, qualificato, non sappiano per qual diritto, barone, fu console nobile del mare e terra di Messina 1811, e progenitore di Vincenzo Cianciolo e Grano, tenente colonnello di fanteria, cavaliere dei Santi Maurizio e Lazzaro e della Corona d’Italia, decorato della medaglia d’argento al valor militare.

Arma: d’azzurro, al braccio destro di carnagione (alias armato al naturale) impugnante una mazza di nero, circondata da tre stelle d’argento.

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Ciano.  – Un Giovanni di Vittoria, con privilegio dell’11 novembre 1771, fu decorato del titolo di barone di Salina.

Arma: ?

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Ciantar.

Un Serafino Ciantar Abela, con privilegio del 16 giugno 1777, fu decorato del titolo di barone di S. Giovanni.

Arma: ?

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Cibo.

Nobile famiglia originaria di Genova.

Un Innocenzo, cardinale di S. R. C. dal titolo di S. Cosma e Damiano, fu arcivescovo di Messina e confrate dello Spedale di detta città; un Pietro Maria Cibo possedette la contea di Naso.

Arma: di rosso, alla banda scaccata d’argento e d’azzurro, di tre file, col capo d’argento, alla croce di rosso, abbassato sotto altro capo cucito d’oro, caricato dall’aquila bicipite spiegata di nero, coronata di rosso, afferrante una lista d’argento, attorcigliata in fascia, caricata dal motto LIBERTAS di nero.

 

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Cicala.

La si vuole originaria di Genova. Un Paolo fu conte di Collesano in Sicilia e conte di Alifia nella Calabria, maestro conestabile della real masnada privata sotto l’imperator Federico II. Il Pirri e l’Inveges dicono che fu fratello di Giovanni detto il Veneziano, vescovo di Cefalù nel 1194 e padre di un Guglielmo stratigoto di Messina 1269. In Sicilia questa famiglia godette nobiltà nelle città di Messina e Palermo. Un Filippo fu tra i fondatori dell’ordine militare della Stella in Messina, senatore di detta città negli anni 1589-90, 1596-97 e 1597-98 e fu ascritto nella mastra nobile del Mollica (anni 1588, 1590, 1598 e 1605); un Carlo fu ascritto alla stessa mastra (anno 1591) e con privilegio dato a 7 maggio esecutoriato a 20 luglio 1608 ottenne il titolo di conte; un Visconte, ascritto pure a detta mastra (1601), con privilegio dato a 13 agosto esecutoriato a 5 dicembre 1625, ottenne concessione del titolo di duca di Castrofilippo; un Scipione Cicala-Gregorio-Giudice e del Pozzo fu ricevuto all’ordine di Malta nel 1639, e nello stesso ordine vediamo ricevuti i fratelli Visconte e Andrea Cicala-Marullo-Zappata-Porco, il primo nel 1641 ed il secondo nel 1651; un Giovan-Domenico, con privilegio dato a 19 settembre 1651 esecutoriato a 4 marzo 1655, ottenne il titolo di barone di Torrerossa; un Ignazio nel 1702, nel nome maritale di Rosa Napoli, fu barone di Galasi.

Arma: di rosso, all’aquila spiegata e coronata di nero.

 

 

 

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Cicari o Chicari.

(Vedi).

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Cicìo (lo).

Questa famiglia possedette il feudo di Aliano.

Arma: ?

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Cifontes o Cifuentes.

Illustrata da quel Luca Cifuentes de Heredia, reggente della cancelleria del regno di Sicilia, reggente del supremo consiglio d’Italia in Spagna, presidente della Gran Corte in Sicilia 1572, deputato del regno 1588, morto nel 1590. Egli fabbricò, o piuttosto aggiunse fabbriche al palazzo detto di Cifuentes, che prima serviva di alloggio ai nuovi vicerè e poscia servì di conservatorio di orfane sotto il titolo di  conservatorio delle Croci, titolo che sino ad oggi conserva. Acquistò la baronia di Alia, che trasmise alla figlia Francesca, moglie di Pietro Celestre barone di S. Croce, a lui procreata da Polissena Imbarbara e Crispo.

Arma: partito: nel 1° d’oro pieno; nel 2° d’azzurro, a cinque torri merlate di tre pezzi d’oro, aperte di nero, situate in croce di Sant’Andrea.

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