Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Citelli a Coffaro

 

Citelli o Zitelli.

Primo di questa famiglia di cui si ha notizie sicure è un Guglielmo Zitelli di Giovanni, a cui vien dato il titolo di magnifico, che a 6 gennaio 1490 sposò Francesca Gueli. Ludovico, figlio di Guglielmo, passò ad abitare nella terra di S. Filippo d’Argirò e un Giacinto Zitelli e Ruffo, suo nipote, è il primo a chiamarsi Citelli. Giulio Citelli e Serio (di Filippo, di Francesco, di Giacinto predetto) passò in Regalbuto ed il di lui nipote Giuseppe-Maria Citelli e Gerardi, marito della nobile catanese Marianna Scammacca e Scammacca, ottenne, a 21 novembre 1810, ampio attestato di nobiltà dal senato di Palermo.

Arma: ?

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Cito o Zito.

La vogliono originaria dalla Croazia.

Ha goduto nobiltà in Capua, Napoli, Palermo ecc. In quest’ultima città troviamo un Francesco, con la toga di giudice del tribunale del concistoro nel 1781-82-83, morto nel settembre di quest’ultimo anno.

Arma: d’argento, a due mani al naturale, vestite di verde, moventi dai fianchi dello scudo, trattenenti due ramoscelli di verde, accompagnati da tre rose di rosso, situate una in capo e due in punta.

Alias: troncato di rosso e di verde, al leone rampante contro una colonna, sormontata da un giglio, il tutto d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Cittadino.

Nobile famiglia di Troina.

Un Giuseppe a 13 gennaio 1642 ottenne il titolo di barone di S. Pietro di Troina; un barone Antonino fu giurato in detta città nel 1799-800.

Arma: ?

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Clarenza o Chiarenza.

Un Alessandro, da Paternò, dottore in leggi, è lodato dal Mongitore, come poeta ed oratore egregio; un Carlo Antonino, con privilegio dato in Madrid a 20 ottobre 1708 esecutoriato in Messina a 10 febbraio 1710, ottenne il titolo di marchese di Salazar, che, per la sua morte senza figli, passò in potere del fratello Alessandro. Questi ottenne a 22 luglio 1722 il titolo di barone di S. Martino, fu a 17 aprile 1753 aggregato alla mastra nobile di Catania, nella quale città occupò le cariche di capitano di giustizia negli anni 1753-54-55 e di  patrizio nel 1756-57. Giuseppe-Mario Clarenza e Trigona, suo figlio, fu investito a 1 giugno 1761 dei titoli di marchese di Salazar, barone di S. Martino, comprò il titolo di principe di S. Domenica, del quale fu investito a 30 settembre 1762. Un Alessandro fu giurato di Catania nel 1787-88 e nello stesso anno tenne la detta carica in Caltagirone un Gaspare.

Oggi troviamo iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana il signor Giuseppe Clarenza (di Alessandro, di Giuseppe) padre di Lucia, Concetta, Giovanna con i titoli di principe di S. Domenica, marchese di Salazar, barone di S. Martino e barone di S. Pietro.

Arma: d’argento, al braccio armato, tenente una spada posta in sbarra, al naturale, ed accompagnato a destra, da una cometa posta in palo, a sinistra da due stelle di sei raggi, ordinate in sbarra, il tutto di rosso.

 

 

 

 

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Clavario o Calvario (vedi).

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Clavica.

Nobile famiglia di Trapani, della quale, tra gli altri, troviamo un Vincenzo con la carica di senatore di detta città negli anni 1712-13, 1716-17, 1717-18, 1721-22 e 1724-25 ed un Stanislao con la carica di prefetto nel 1762-63 e con quella di capitano di giustizia nel 1765-66. Troviamo pure questa famiglia in Marsala, nella quale città un Francesco tenne la carica di capitano di giustizia nel 1697-98 e nel 1706-7.

Arma: troncato: nel 1° d’azzurro, al leone passante d’oro; nel 2° d’azzurro, a tre pali d’oro.

 

 

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Clemenza o Clemenzia.

Un Federico possedette la rendita annua feudale di onze 8.10 sulla gabella dei fiori e delle pelli dorate di Palermo; un Tommaso, da Salemi, possedette il feudo di Giardinello. Passò questa famiglia all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia in persona di Annibale Di Francesco-Marchese-Clemenza-Vernazzi, 1576.

Arma: troncato, nel 1° d’azzurro, al calice accompagnato da due stelle ordinate in sbarra e una banda attraversante, il tutto d’oro; il 2° d’azzurro, a tre sbarre d’oro.

 

 

 

 

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Clerici.

Nobile famiglia, che si vuole oriunda di Milano e decorata del titolo di conte palatino.

Un Emilia andò in moglie a Gregorio Castelli conte di Gagliano. Passò questa famiglia all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia nelle persone di Ottavio e Baldassare Castelli-Lercaro-Clerici e Platamone, 1654 e 1665.

Arma: d’oro, all’aquila bicipite spiegata e coronata di nero.

 

 

 

 

 

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Cocchiglia.

Nobile famiglia spagnuola, secondo il Galluppi, e precisamente di Valenza secondo il Minutolo. Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotato un Girolamo (anno 1590); un Giacomo Cocchiglia-Moncada-Stagno e Montalto fu ricevuto all’ordine di Malta 1679, fu nell’impresa dell’isola di Santa Maura e nell’assedio della piazza di Malvasia; un Luca fu giurato nobile di Messina nel 1742-43.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’azzurro, a due conchiglie d’oro, ordinate in fascia; nel 2° e 3° di rosso, alla colomba posata d’argento, tenente nel becco un ramo d’olivo di verde.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Coccia o Coccio.

Il Galluppi la vuole originaria dalla Calabria. Nella mastra nobile del Mollica troviamo notati un Cristofaro (anno 1593) ed un Bernardino (anno 1603). Da Messina pare che sia passata in S. Lucia, nella quale città, tra gli altri, troviamo un Giovanni giurato nel 1794-95 e capitano di giustizia nel 1805-6.

Arma: d’oro, alla banda cucita d’argento, caricata da una rosa bianca al naturale, accompagnata nella punta dal crescente montante del secondo.

 

 

 

 

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Cocuzza o Cucuzza.

Il Galluppi la vuole originaria di Spagna.

Un Tommaso fu maestro  notaro della cancelleria del regno 1417; un Francesco a 20 settembre 1632 fu proconservatore in S. Lucia; un Giuseppe, da Monterosso, con privilegio del 14 aprile 1775, ottenne il titolo di barone di Canalazzi e S. Lio.

Arma: d’azzurro, alla pianta di zucche, sradicata al naturale, fruttifera di tre pezzi d’oro.

 

 

 

 

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Coffa o Coffo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Coffari.

Per il matrimonio di Girolamo Coffari con Marianna de Angelis, ereditiera dei titoli di barone e di signore di Gilferraro, tali titoli passarono in questa famiglia, e con regie lettere patenti del 15 giugno 1899 vennero riconosciuti nella persona di Alberto-Pietro Coffari e de Angelis, nato in Cammarata a 30 maggio 1869.

Arma: partito: nel 1° d’argento, alla torre, merlata di tre pezzi, fondata sulla pianura erbosa, sostenuta da due loncini affrontati, accompagnata da sei cipressi nodriti sulla pianura, tre per parte il tutto al naturale (che è di Coffari); nel 2° d’azzurro, all’angelo di carnagione, fasciato d’argento, coronato d’oro, fermo sul globo terraqueo, cinto dalla fascia zodiacale, posta in banda, l’angelo in atto di ferire, tenente con la detra alzata una spada posta in sbarra, il tutto al naturale, l’angelo sormontato da tre stelle di sei raggi d’oro ordinate in fascia (che è dei de Angelis). Corona di barone.

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Coffaro o Cuffari (vedi).

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