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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Coffitellis (de) a Colnago
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Coffitellis (de).
Un Giovanni fu giudice della corte straticoziale di Messina nell’anno
1479-80 e forse fu egli stesso quel Giovanni, dottore in leggi, che
acquistò i feudi di Grottacalda, Chiarchiaro e Luccoveni, dei quali fu
investito a 20 gennaio 1484; un Rinaldo acquistò nel 1525 i feudi Grasta
e Cicutanova.
Arma: ?
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Coffo
o
Coffa.
Non sappiamo se tale famiglia abbia avuto nulla di comune con la Cioffo,
portata dal Galluppi.
Un Carlo fu giudice della R. Udienza di Messina 1683, giudice
delle appellazioni 1687, giudice della Gran Corte 1693, 1699.
Arma: d’azzurro, al monte a tre cime d’oro, movente dalla punta e due
ramoscelli di verde, nodriti sulle due cime laterali, sormontato da
un’aquila, spiegata del secondo.
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Coglitore.
Un Gualtiero fu capitano di Savoca, Alì, Agrò, Itala e Mandanici 1409;
un Filiono, possedette il casale e feudo di Salizio o Salice 1480; un
Giuseppe, da Palermo, con privilegio del 5 maggio 1761 ottenne il titolo
di barone di S. Vincenzo; un Pietro, pure da Palermo, con privilegio
dato a 7 giugno 1793 ottenne il titolo di barone di S. Agostino. Oggi è
stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobile e titolate
della regione siciliana il signor Pietro Coglitore (di Vincenzo, di
Pietro) con il titolo di nobile dei baroni di S. Agostino.
Carlo-Emanuele, suo figlio, (già iscritto in detto elenco con il titolo
di nobile dei baroni di S. Agostino) con regie lettere patenti date a
Racconigi il 7 settembre 1901 ottenne riconoscimento del titolo di
barone di Pampinello.
Arma: d’azzurro, alla campana sormontata da una stella di otto raggi ed
accompagnata da un cortinaggio, drappeggiato a scaglione con due
pendenti, il tutto d’oro. Corona di barone.
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Coharasa
vedi Cerasi.
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Colle (del), Colli
o
Kolle.
Di questa famiglia, che è d’origine pisana, tra gli altri, notiamo un
Domenico Del Colle senatore di Palermo nel 1564-65; un Pietro
proconservatore in Catania 4 marzo 1578; un Francesco giudice del
tribunale del concistoro e della Gran Corte criminale del Regno
1581-82-83, che, con privilegio dato a 10 settembre 1601 esecutoriato a
6 maggio 1602, per la no-biltà della sua famiglia e per i meriti proprii,
ottenne per sé e suoi la concessione del titolo di don; altro Francesco
senatore di Palermo 1630-31; un Carlo proconservatore in Castronovo 1758
ed un Antonino Colli giurato di Naro nel 1801-2, patrizio della stessa
città nel 1802-3 e capitano di giustizia nel 1803-4.
Arma: d’argento, al monte di verde, e la T maiuscola di nero, sulla
cima.
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Colletorto
o
Collotorto.
Questa famiglia godette nobiltà in Noto ed in Castrogiovanni e possedette i
feudi di Collotorto o Fiume di Mendola e di Gasba.
Arma:
di verde, alla croce di S. Andrea d’argento.
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Colletta.
Il
Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XIV.
Arma:
d’oro, al mirto di verde, nodrito sovra un terreno dello stesso e accostato
da due api d’azzurro.
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Colloca.
Godette, al dir del Galluppi, nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI.
Arma:
d’azzurro, al castello d’argento, aperto finestrato e murato di nero, cimato
da un’oca di vaio, sorrmontata da tre stelle d’oro, ordinate nel capo.
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Collotorto
o
Colletorto
(vedi).
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Collotti, Colotta, Cullotti
o
Culotta.
Un Pietro, da Castelbuono, con privilegio del 12 maggio 1704 ottenne il
titolo di barone di S. Pietro e fu proconservatore di detta terra di
Castelbuono, 1735, 1746; un barone Antonino tenne la stessa carica dal
1783 al 1800.
Arma: ?
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Collucio
o
Colluzio.
La si
vuole originaria dalla Spagna. Un Antonino fu percettore del Val di Mazzara
1684; un Giuseppe fu percettore del Val Demone 1707; un altro Antonino a 20
luglio 1807 venne investito di Celsareale.
Arma:
d’azzurro, al castello d’oro, merlato di tre pezzi, guardato, nella porta,
da due cani legati d’argento, accompagnato ai fianchi da due alberi al
naturale, e la bordatura cucita di rosso, caricata di otto conchiglie d’oro,
3, 2 e 3.
Alias:
d’azzurro, al castello torricellato di un pezzo d’oro, aperto e finestrato
del campo e due cani d’argento, passanti, posti ai fianchi del castello.
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Collurà
poi
Collurafi.
Un
Bonafede, milite, fu senatore di Messina negli anni 1252, 1262, 1272.
Portò
questa famiglia, non sappiamo per qual diritto, il titolo di conte, del
quale vediamo fregiato quell’Antonio, autore dei “Tumulti di Messina”.
Arma:
d’azzurro, a due circoli tondi d’oro, uno nell’altro, attraversati da due
stelle del medesimo, una e una; al capo d’oro, caricato dall’aquila bicipite
spiegata di nero, membrata, imbeccata e coronata all’imperiale d’oro.
Cimiero: un’aquila nascente e spiegata di nero.
Divisa: NIL IMPERIUM VIRTUTI.
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Colluzio
o
Collucio
(vedi).
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Colnago.
Nobile famiglia palermitana, della quale, tra gli altri, notiamo un
Antonio barone di S. Venera, senatore di Palermo negli anni 1614-15 e
1625-26; un Giuseppe barone di S. Venera con la stessa carica negli anni
1634-35, 1647-48-49-50; un Tommaso, con la stessa carica nel 1643-44.
Fiorisce ancora in Palermo.
Arma: di rosso, a tre colonne al naturale, riunite da una corona
d’alloro dello stesso.
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