Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Colomba a Conforto

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Colomba o Columba.

Godette questa famiglia nobiltà in Piazza, Caltagirone e Messina. Fu decorata della baronia di Polino o S. Barbara. Un notar Bernardo fu giudice capitaniale di Piazza 1410; un Giuliano, barone di Polino, fu capitano di Caltagirone nel 1435-36, 1438-39; un altro Giuliano fu giurato di Piazza nel 1522-23; un Gerardo è annotato nella mastra nobile del Mollica (anno 1590) ed un Francesco Maria è annotato nella stessa mastra (anno 1606).

Arma: d’azzurro, alla colomba posata d’argento.

Alias: d’oro, a tre colombe posate d’argento, 1 e 2.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Colonna-Romano.

Dire dell’antichissima e storica famiglia Colonna, la quale ebbe illustrazioni senza pari e per numero e per qualità da potersi annoverare, sicuramente, tra le più chiare ed illustri d’Italia, ci trarrebbe molto lungi dai limiti a questo lavoro assegnati. Passata all’ordine di Malta, sin dal secolo XVI, fu decorata del grandato di Spagna, dell’ordine del Toson d’oro e dei più importanti ordini cavallereschi; occupò le più alte dignità dello Stato e della Chiesa, alla quale, oltre a parecchi cardinali, diede, secondo alcuni autori, non meno di cinque pontefici, fra i quali quattro prima del mille, e Martino V (1417-1431).

Diramossi in Roma, in Napoli ed in Sicilia, godendo ovunque gli onori della nobiltà, fu ascritta nel 1459 al patriziato veneto, ed in Napoli occupò, ereditariamente, l’ufficio di Gran Contestabile del Regno. A noi non è dato, in queste pagine, dire che soltanto poche parole sul ramo venuto in Sicilia, portato, come comunemente si crede, da un Federico e da un Giovanni, arcivescovo di Messina, sotto l’imperator Federico; da cui si vuole che il primo avesse avuto conferita la carica di capitan generale. Dal detto Federico, chiamato dalla sua patria il Romano, si partirono diversi rami: i baroni di Cesarò, i baroni di Fiumedinisi, i baroni di Reitano, i principi della Torretta, ecc.. Possedette questa famiglia, in Sicilia, i principati di Castiglione e di Lascari-Torretta, le ducee di Cesarò, di Reitano, i marchesati di Fiumedinisi, di Giuliana, la contea di Chiusa, i feudi di Aidone, Bruca o Crixunà, Burgio, Calatamauro, S. Calogero e Godrano, Contessa, Iancascio o Realturco, Ioppolo, Miraglia, Montalbano, Novara, del Ponte o Pontaggio di Termini, S. Teodoro ecc., la gabella del biscotto di Palermo, il diritto dei sette denari sopra ogni salma di cereali dei caricatori di Girgenti, Siculiana e Montechiaro, ecc. ecc.. Venne illustrata, tra gli altri da un Tommaso, primo barone di Fiumedinisi, di Calatabiano, di Montalbano, di Bissana, Cattasi, S. Alessio, Favarotta, ecc. che tenne la carica di stratigoto di Messina; da un altro Tommaso, barone di Calatabiano, che si vuole sia stato innalzato da papa Eugenio IV alla dignità di senatore romano; da un Antonio, barone di Cesarò e di Fiumedinisi, capitano giustiziere di Palermo nel 1576-77; da un Giovan Forte Romano e Ventimiglia barone di Resuttano, che, insieme con i fratelli Girolamo e Francesco, ottenne, con privilegio dato a 20 dicembre 1570 esecutoriato a 24 giugno 1571, il titolo di nobile col don; da un Francesco, barone di Reitano, che, con privilegio dato a 12 maggio 1639 esecutoriato a 2 marzo 1641 ottenne l’elevazione di detta baronia in ducea, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1633-34, 1644-45, capitano giustiziere di Palermo nel 1634-35 e tesoriere generale del Regno; da un Calogero Gabriele, primo duca di Cesarò e primo marchese di Fiumedinisi in sua famiglia, deputato del regno, pretore di Palermo 1704-5, 1707-8, maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio e maestro di prova della Zecca del Regno; da un Lorenzo Colonna e Salviati, principe di Castiglione e marchese di Giuliana, gran contestabile del regno di Napoli, cavaliere degli ordini del Toson d’oro, di S. Gennaro e di Malta, ambasciatore straordinario in Roma di re Carlo III per la presentazione della Chinea al pontefice Benedetto XIV; da un Filippo, principe di Castiglione, ecc., cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone, marito di Caterina di Savoia, dei principi di Carignano; da un Antonino, dei principi di Lascari Torretta e dei duchi di Reitano, benedettino, vescovo di Filadelfia ed ab-bate di S. Maria di Pedales, morto in Palermo nel 1800; e da molti altri ancora. Il ramo dei principi di Lascari Torretta è estinto; quello dei duchi di Cesarò è rappresentato da Giovanni Antonio Colonna, che nell’elenco delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana è iscritto con i titoli di duca di Cesarò, marchese di Fiumedinisi, barone di S. Calogero o Godrano, barone di Giancascio e Realturco, signore di Ioppolo, signore di onze 40 sulla dogana di Messina.

Arma: di rosso, alla colonna d’argento coronata d’oro, piantata su onde d’azzurro, da cui emergono due giunchi di verde.

Lo scudo accollato all’aquila imperiale.

Cimiero: una sirena al naturale, coronata d’oro.

Divisa: FLECTIMUR NON FRANGIMUR UNDIS.

Alias: di rosso, alla colonna d’argento, a base e capitello d’oro, coronata alla antica dallo stesso.

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Colossi o Colosso.

Un Giovan Gregorio fu maestro notaro delle apoche e procuratore fiscale della secrezia di Messina 1594; un Placido fu giudice della corte straticoziale di detta città 1619-20; un Vito proconservatore in Forza d’Agrò 1681; un Pietro Paolo giudice della corte straticoziale di Messina nel 1732-33, 1736-37.

Arma: ?

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Colotta, Collotti, Culotti, Culotta (vedi).

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Cominella, Comunella o Cuminella (vedi).

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Comite, Comiti o Comito (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Comitini o Comitino.

Nobile famiglia di Ragusa, che fu decorata della baronia di S. Giorgio, già Torre di Bertolone. Un Vincenzo fu proconservatore in detta città di Ragusa 1663.

Arma: ?

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Comito o Comite o Comiti.

Il Galluppi la vuole originaria di Napoli e dà un Enrico come senatore nel 1302. Un Simone (dice lo stesso autore) fu ricevuto nell’ordine di Malta nel 1540 e fu nell’impresa d’Algeri.

Un Basilio Comito-Bonfiglio-di Giovanni e Marco fu ricevuto nello stesso ordine nel 1568.

Arma: d’argento, alla fascia d’azzurro, caricata da tre stelle d’oro, e due bande ondate d’azzurro, attraversanti.

 

 

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Compagna o Compagno.

Nobile famiglia messinese, che possedette la baronia di Fundaco del re. Vestì in detta città di Messina la toga senatoria in persona di molti suoi membri e fu ascritta alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di detta città. Un Giovanni, dottore in leggi, fu giudice delle primarie appellazioni di Messina 1403; Un Prospero, da Messina, fu capitano di Taormina 1448; un Matteo fu maestro della zecca di Messina 1468; Un Nicolò, da Messina, fu castellano di Taormina 1474; un Filippo, del fu Giovan Luigi, fu ascritto alla mastra nobile del Mollica (anni 1591, 1593) ed in detta mastra trovansi pure annotati un Giacomo-Maria (1596, 1601-2); un Scipione (1598 e 1603) ed un Vincenzo (1606).

Arma: troncato d’oro e di nero, al leone dell’uno nell’altro.

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Compagnone.

Un Salvatore, con privilegio dato a 12 aprile esecutoriato a 24 novembre 1634, ottenne la concessione del titolo di don; un Giuseppe Compagnone-Riccio-Marino-Sieripepoli a 8 luglio 1758 ottenne ampio attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.

Arma: d’oro, alla fascia di rosso, sostenente due uccelli affrontati di nero, e la fede di carnagione manicata di verde, uscente dai fianchi dello scudo, posta in punta.

 

 

 

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Comunale o Cuminale.

Un Annibale fu rettore nobile degli Spersi in Messina nel 1768-69, governatore della tavola pecuniaria della stessa città nel 1769-70 ed il figlio di lui, Rocco-Francesco, dottore in leggi, lo vediamo ascritto alla mastra nobile di detta città del 1798-1807.

Arma: d’azzurro, all’aquila bicipite, spiegata d’oro.

 

 

 

 

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Comunella, Cominella o Cuminella.

Godette nobiltà in Messina nel secolo XVI, vedendo un Angelo senatore di detta città nel 1532-33.

Arma: ?

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Cona (Di o La) o Cono.

Nobile famiglia di Caltagirone. Un Polidoro fu giudice della Gran Corte del Regno nel 1531; un Lelio tesoriere di Caltagirone nel 1522-23; un Girolamo tenne la carica di patrizio di detta città nel 1593-94; un Enrico tenne la stessa carica nel 1629-30 ed un Vincenzo Cono tenne quella di fiscale per elezione avutane a 13 ottobre 1812.

Arma: ?

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Conforto.

Un Giovan Battista, da Siracusa, con privilegio del 7 febbraio 1667, ottenne il titolo di barone della tonnara o tono di Noto.

Arma: di rosso, a tre cuori d’oro, posti 1 e 2.

 

 

 

 

 

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