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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Cottone a Crisafi
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Cottone.
Nobile famiglia che si vuole originaria di Francia e dello stesso
stipite dei Cottoner, che diedero due gran maestri all’ordine di Malta:
Raffaele nel 1660 e Niccolò nel 1663. Godette nobiltà in Messina ed in
Palermo. Possedette i principati di Castelnuovo e di Villermosa, i
marchesati di Altamira e di Analista, le contee di Bavuso e di Naso, le
baronie di Linguaglossa, Rapani, Fiumefreddo, San Basile, Lauro,
Giardinello ecc.. Un Michele, al dir del Minutolo e del Baronio, fu
consigliere e maestro razionale del re Roberto di Napoli e cavaliere del
cingolo militare; un Mainitto fu giudice in Messina 1346; un Stefano,
che fu il primo conte di Bavuso, fu confrate dello Spedale di Messina e
governatore della compagnia degli Azzurri della stessa città; un
Giuseppe Cottone ed Aragona, secondo conte di Bavuso per investitura
1599, fu cavaliere dell’ordine militare della Stella in Messina,
governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1602 e di
quella degli Azzurri di Messina nel 1614; un Carlo, principe di
Castelnuovo, fu principe dell’ordine militare della Stella in Messina
nel 1655; e tale dignità tenne negli anni 1657 e 1663 un Scipione
marchese di Altamira, il quale fu cavaliere dell’ordine di S. Giacomo
della Spada, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio,
presidente della Redenzione dei Cattivi 1632; un Girolamo, primo
principe di Castelnuovo, fu deputato del regno di Sicilia, capitano
generale delle galere di Sardegna, ecc.; un Gaetano Cottone e Morso
principe di Castelnuovo ecc., per investiture del 21 gennaio 1764, fu
senatore di Palermo nell’anno 1779-80, vicario generale in Girgenti per
la visita dei caricatori del regno nel 1784; Carlo Cottone e Cedronio,
figlio del precedente, principe di Villermosa, principe di Castelnuovo,
conte di Bavuso ecc., per investiture del 20 ottobre 1803, fu senatore
di Palermo nel 1792-93-94-95, ecc. resistette ai soprusi della regina
Maria Carolina, e ne provò lo sdegno; lasciò il suo patrimonio per
l’istituzione di un istituto agrario, che è sempre fiorente, e, dal
titolo di principe di Castelnuovo da lui posseduto, porta il nome di
“Istituto Agrario Castelnuovo”.
Arma: d’azzurro, al leone coronato d’oro, tenente con tre zampe un ramo
di cotone al naturale, fiorito d’argento.
Cimiero: un cavallo corrente di nero, inseguito da un cane d’argento.
Divisa: POTENTIOR.
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Cottù.
Un Giovanni Imperiale Cottù acquistò nel 1749 la baronia di Nadore,
acquistò il titolo di marchese Iannò, che, con lettere patrimoniali del
16 marzo 1750, ottenne di commutare nell’altro di marchese di
Roccaforte. Di quali titoli di marchese di Roccaforte e barone di Nadore
vediamo investito, all’abolizione della feudalità, Giovanni Cottù e
Fardella, suo nipote.
Arma: di rosso, alla fede al naturale, vestita d’argento, uscente dai
fianchi dello scudo, posta al di sopra di un monte a tre cime dello
stesso, con la biscia di nero attraversante, e il capo d’azzurro, a tre
stelle ad otto raggi d’oro.
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Covades.
Un Giuseppe Covades e Perdicaro ottenne a 26 giugno 1758 ampio attestato
di nobiltà dal Senato di Palermo.
Arma: ?
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Covello.
Di questa famiglia notiamo un Antonio, cittadino catanese, dottore in
leggi, ed uno degli avvocati della Gran Corte del Regno, che possedette
i feudi di Cugno e di Melilli e lasciò la vita sul patibolo. Giovan
Battista, figlio del precedente, fu barone di Melilli ed acquistò i
feudi di Mirto, Castelluzzo, Bonanotte, Cerrito, Cerritello, Palminteri,
Colombo, Mallia, Sademi, Tiberi.
Arma: ?
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Cozzo.
Nobile famiglia veronese, della quale il primo a passare in Sicilia fu
un Antonio nel secolo XVI. Un Giovanni, con privilegio dato a 28 luglio
1705, ottenne il titolo di barone di Sabuci; un Natale Cozzo e Caro, nel
nome maritale di Rosalia Cicala e Ferreri, fu barone di Galasi 1735; un
Giuseppe Cozzo-Di Blasi e Cicala, barone di Galasi per investitura del
26 maggio 1779, ottenne a 31 agosto 1768 ampio attestato di nobiltà dal
senato di Palermo; un Giovan Luigi Cozzo e Naselli fu l’ultimo investito
della baronia di Galasso e del feudo di Gallitano, per investiture del 1
dicembre 1807 e 30 settembre 1809; un Narciso, circonfuse dell’aureola
del martirio, subito per l’indipendenza della patria sua, il nome
glorioso, tramandatogli dagli avi.
Arma: troncato: nel 1° d’oro, nel 2° di rosso, a tre monti del primo.
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Crapanzano
o
Capranzano.
Nobile famiglia di Trapani, che possedette la salina di Reda e il feudo
Fontanacoperta e vanta esser tra le fondatrici della nobile compagnia dei
Bianchi di detta città. Un Guglielmo fu capitano di Marsala 1403; un
Giovanni senatore di Trapani 1403; un Guglielmo capitano di Trapani nel
1446-47; un altro Giovanni regio cavaliere tenne la stessa carica nel
1441-42; Guglielmo, suo figlio, fu giurato nel 1488; un Giovanni tenne la
stessa carica nel 1556; un Andrea fu capitano nel 1521-22; un Saverio
giurato nel 1705-6. Troviamo pure questa famiglia in Catania e in Salemi.
Nella prima un Giovan Antonio fu senatore nel 1491-92; nella seconda un
Antonio capitano nel 1504.
Arma:
d’oro, alla banda di rosso, caricata dal leone del primo.
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Crapì
o
Caprì
(vedi).
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Cremisino
o
Carmisino
(vedi).
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Cremona.
Godette nobiltà in Messina.
Nella mastra nobile del Mollica troviamo notato un fra Giulio (lista XI,
anno 1597).
Arma: ?
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Crescente
o
Criscenti.
Possedette questa famiglia la baronia del Ponte di Sciacca, passata nel
1704 in casa Barrilaro.
Arma: ?
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Crescenzio (de)
o
Criscenza.
Un
Andrea, milite, a 3 febbraio 1468 ottenne di popolare il feudo di
Canicattini e la concessione del mero e misto impero, e, con privilegio dato
a 22 dicembre 1472 esecutoriato a 13 settembre 1473, ebbe innalzato in feudo
nobile il territorio di Ravanusa.
Arma:
di rosso, a tre crescenti montanti d’oro.
Alias:
d’azzurro, alla banda d’oro, accompagnata da due stelle ad otto raggi dello
stesso.
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Crescimanno.
La si
vuole venuta in Sicilia con i Normanni. E tra le più antiche e nobili delle
città di Piazza e Caltagirone. Possedette le baronie di Bessima, Camitrice,
Capodarso, Caccione, Pietrevive, Bubutello, Spedalotto, ecc., il marchesato
di Madonia, la ducea d’Albafiorita. Un Francesco, da Piazza, con privilegio
dato a 21 novembre 1576 esecutoriato a 30 maggio 1577, ottenne il titolo di
nobile col don; un Antonino fu proconservatore in detta città 1697; un
Vincenzo, barone di Capodarso, fu giurato di Piazza nel 1705; un Paolino
Crescimanno e Salamano fu senatore di Caltagirone nell’anno 1703-4 e
patrizio nel 1705-6; un Antonino Crescimanno e Palermo, barone di Capodarso,
fu giurato di Piazza nel 1741-42; un Pietro Maria fu giurato di detta città
nel 1746-47, nel quale anno un Francesco tenne la stessa carica in
Caltagirone; un barone Francesco fu capitano di Piazza nel 1786-87; un
Francesco, duca d’Albafiorita, barone di Caccione e barone di Pietrevive, fu
capitano di Caltagirone nel 1750-51-52; un Antonino fu giudice pretoriano di
Palermo nel 1752-53, del concistoro nel 1761-62, fu presidente supremo del
ministero e consiglio di giustizia nella corte del duca di Modena nel 1768
ed infine giudice della Gran Corte Civile del regno di Sicilia; un Giuseppe
fu patrizio di Caltagirone nel 1787-88; un Francesco, duca di Albafiorita,
fu proconservatore di Caltagirone nel 1810 ed oggi Gaetano, suo discendente,
è stato iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate
della regione siciliana con i titoli di duca d’Albafiorita, barone di
Pietrevive, signore di Caccione; un Antonino, barone di Capodarso, fu
patrizio di Piazza nel 1812-13 ed oggi Giuseppe (di Antonio, di Giuseppe),
suo discendente, è stato iscritto nell’elenco nobiliare sudetto con i titoli
di barone di Capodarso e signore di Bubutello; infine un Salvatore, marchese
di Madonia, a 12 novembre 1812 venne eletto giudice della Gran Corte
Criminale del Regno.
Arma:
d’azzurro, al leone d’oro, con la fascia dello stesso, attraversante sul
tutto.
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Crimibella.
Un Antonino fu giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1725-26, del
tribunale del Concistoro nell’anno 1728-29, del tribunale della Gran
Corte Criminale nell’anno 1733-34, della Gran Corte Civile nell’anno
1740-41; nella quale carica morì a 13 ottobre 1740.
Arma: di rosso, al grifo d’oro rampante, tenente con le zampe anteriori
una testa umana di carnagione, barbuta, in atto di posarla sopra un
monte d’oro di cinque vette, movente dall’angolo destro della punta.
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Crisafi.
La si vuole originaria dalla Grecia, e le si da a capotistipite un tal
Crisafo, figlio di Giorgio Maniace esarca di Sicilia. Godette nobiltà in
Messina, e possedè un gran numero di feudi e baronie. Un Giorgio fu
straticò di Messina nel 1179; un Luca nel 1230; un Tommaso nel 1408; un
Giovanni nel 1422. Un Nicolò, maggiore spenditore di re Martino, a 8
aprile 1400 ottenne conferma del feudo di Lando e a 15 dicembre 1420
ebbe conferma e nuova investitura del feudo di Vigliatore e Cartolano;
un Giovanni fu milite, maggiordomo e consigliere di re Martino ed a 3
ottobre 1401 ottenne conferma del feudo di Pirago; altro Nicolò, barone
di Linguaglossa, fu confrate del grande Spedale di Messina 1542; un
Agesilao, barone di Pancaldo, fu tra i fondatori dell’ordine militare
della Stella, del quale fu principe nel 1623; un Antonino, fuggito da
Messina dopo le rivolte del 1672-1678, andò a Parigi al servizio del re
di Francia, dal quale fu decorato della croce di commendatore
dell’ordine di S. Luigi ed insignito del titolo di marchese, e morì nel
Canadà, con il grado di luogotenente generale delle armate. Molti membri
di questa famiglia vestirono la toga senatoria in Messina, nella mastra
nobile della quale città (1798-1807) vediamo annotati un Antonino,
figlio di Giacomo, ed un Giacomo del fu Antonino. Non sappiamo se siano
appartenuti a questa stessa famiglia quel Domenico, dottore in medicina,
da Pietraperzia, che, con privilegio del 18 giugno 1750, ottenne il
titolo di barone delle Grotte; quel barone Giuseppe Maria Crisafi, che
vediamo proconservatore in Pietraperzia 1785-1800 e quel Filippo,da
Sommatino, che, con privilegio del 18 marzo 1769, ottenne il titolo di
barone del Comune di S. Leone.
Arma: interzato in banda, di rosso, d’argento e di nero, il 2° caricato
dal leone del primo.
Divisa: VINCERE SCIT ET PARCERE VICTIS.
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