Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Domenico a Drago

 

Domenico (di).

Il Galluppi la vuole originaria di Catania e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XVII. Noi intanto troviamo nel maggio 1310 un Sergio de Domenico, milite, che fa in detta città il suo testamento. Un Giovan Domenico fu senatore di Messina nel 1618-19; un Placido fu console nobile del mare in detta città nel 1765-66 e governatore della tavola nel 1777-78.

Arma: d’oro all’uccello posato di nero.

 

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Domina.

Un Sigismondo Domina e Gallegra, figlio di Pietro, a 10 luglio 1807 ottenne investitura del feudo di Bulfara e del censo feudale di once 200, 23, 6.4 sullo stato di Ciminna.

Arma: ?

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Domingo.

La si vuole originaria di Spagna.

Un Ferdinando, armigero, fu, sottocamerario di re Martino, 1398 e di re Alfonso, possedette il ponte del caricatore del mare di Catania; un Giuseppe lo troviamo notato nella mastra nobile del Mollica.

Arma: di rosso, al braccio destro armato d’argento, impugnante in sbarra una torcia del medesimo, fiammeggiante di rosso, accendente un rogo al naturale sopra un terrazzo dello stesso.

 

 

 

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Domingo.

Pare che non abbia alcuna relazione con la precedente. Un Michele Domingo Morello, con regie lettere patenti dell’8 luglio 1903, ottenne per successione a casa Morello, riconoscimento del titolo di barone della salina di Fragiovanni.

Arma: d’azzurro, al castello di tre torri, d’argento, sostenuto dalla campagna di verde con un leoncino d’oro, sostenuto dalla campagna ed attraversante sulla porta del castello.

 

 

 

 

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Dominici.

Un Giuseppe, dottore in leggi, fu giudice della Gran Corte del regno dal 1651 al 1655 e dal 1657 al 1659, maestro razionale del tribunale del real Patrimonio, 1665, e presidente del tribunale del Concistoro, 1670. Troviamo pure questa famiglia in Augusta, nella mastra nobile della quale città troviamo notato un Giovanni. Un Emanuele fu capitano di giustizia di Augusta nel 1740-41.

Arma: d’azzurro, alla torre d’oro, aperta e finestrata del campo piantata sulla pianura erbosa al naturale e cimata da un albero dello stesso.

 

 

 

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Domonuova o Casanuova (vedi).

 

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Donati o Donato.

Nobile famiglia fiorentina, al dir del Galluppi, che la vuole passata in Messina dopo la morte del potente Corso Donati il vincitore di Campaldino  in  persona di Rainero Donato e della Faggiuola, figlio di Sinibaldo e nipote di detto Corso. Godette sempre nobiltà in Messina e possedette, al dir del cennato autore, la baronia della metà della gabella del passaggio e quella del canale. Un Tommaso fu giudice straticoziale di Messina nel 1507-8, 1510-11 e 1522-23; un dottor Francesco fu sindaco di Messina nel 1741-1743; un Antonino console nobile del mare in detta città nel 1745-46; un Saverio barone dell’ufficio di portulanotto di Girgenti fu primo barone di Migliardo in sua famiglia, come figlio di Beatrice Campagna; baronia che, all’abolizione della feudalità, troviamo in potere del figlio di lui: Stefano. Incontriamo pure questa famiglia in Caltagirone nella quale città un Giaimo tenne la carica di giurato nel 1440-41 ed in Monte S. Giuliano, dove nel 1706-7 incontriamo un Pietro con la carica di patrizio.

Arma: d’argento, a due fascie abbassate di rosso, sormontate da tre rose dello stesso, ordinate nel capo.

 

 

 

 

 

 

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Donguida o Donguido.  – Guglielmo, giurisperito, segretario del principe di Viano, a 10 maggio 1459 ottenne infeudazione del territorio di Montegrosso.

Arma: ?

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Donne (le).

Nobile famiglia di Siracusa.

Un Bernardo fu ricevuto nel-l’ordine di Malta, 1561; un Gaetano fu giurato di Siracusa nel 1692-93; un Carlo giurato nobile di detta città nel 1748-49, 1751-52 e sindaco nel 1754-1756; altro Gaetano giurato nobile nel 1784-85; ed altro Carlo senatore nobile 1811-12.

Arma: .

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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D’Onofrio vedi Onofrio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Donzella.

Il Minutolo la dice una delle famiglie nobili di Terranova. Noi troviamo un abbate Giovan Battista Donzella, da Ragusa, possessore del feudo di Boncamello o Piombo, del quale a 5 gennaio 1746 vediamo investita Sollenna, sorella di detto Giovan Battista.

Arma: di rosso, alla donzella di . . . . . ., armata di . . . . . ., con l’elmo in testa e lo scudo nella destra, posta sopra una fascia abbassata, accompagnata in punta da tre stelle.

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Doria, ab Auria, Auria.

Una delle più antiche ed illustri famiglie di Genova, che godette anche nobiltà in Roma, in Napoli, in Palermo ed in molte altre città e possedette ovunque un gran numero di feudi e titoli.

A 9 novembre 1338 re Pietro II concedette ad Ottobono de Aurea di fungere da ammiraglio del regno di Sicilia nell’assenza del padre suo, Raffaele e di esercitare detto ufficio, morto il padre; e re Federico confermò lo stesso ufficio al figlio del detto Ottobono, Antonio, il quale possedette il territorio di Rieni ed il molino del Barone. Un Emanuele ottenne da re Federico la concessione dei feudi di Castellammare e di Calattubo e dell’isola di Pantelleria o Pantagia. Un Arnaldo d’Aurea fu castellano di Monte San Giuliano sotto re Alfonso. Un Giannettino fu cardinale di S. R. C. del titolo di S. Adriano, arcivescovo di Palermo, e luogotenente del regno di Sicilia, 1624. Un Carlo Doria (de Oria) e Del Carretto, duca di Tursi, fu primo barone di Baida in Sicilia, baronia che, all’abolizione della feudalità, troviamo in potere di Giovanna Doria e Del Carretto, duchessa di Tursi, per investitura del 26 aprile 1757. Il Mongitore vuole che siano appartenuti alla stessa nobile famiglia Doria di Genova, quel Giovan Francesco Auria, dottore in leggi, giudice pretoriano di Palermo nel 1626, 1629, 1633 e 1639, avvocato dei poveri, uditore generale delle triremi sicule, e consultore del tribunale del S. Ufficio in Sicilia; quel Vincenzo Auria, pubblicista, autore, tra l’altro, della “Historia cronologica delli signori vicerè in Sicilia” ed altri molti.

Arma: troncato d’oro e d’argento, all’aquila spiegata di nero, coronata dello stesso, imbeccata, membrata e linguata di rosso, attraversante.

Cimiero: l’aquila uscente.

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Dotto.

Un Giovan Antonio Dotto, con privilegio dato in Palermo a 19 novembre 1807, ottenne che la sua tenuta di terre in contrada dell’Accia, venisse innalzata in feudo nobile, con l’obbligo di uno sprone dorato per servizio militare.

Arma: ?

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Drago.

Nobile famiglia palermitana che vanta discendere da un Giorgio Drago, che si vuole sia stato codatario dell’imperator Federico II.

Il primo di cui noi abbiamo sicura notizia è un Nicolò, da Palermo, menestrello (ministrerium), che nel 1399 ottiene la concessione di tutti i diritti, ragioni, ecc. che la regia corte potesse vantare sopra un pezzo di terra sito nella contrada di Porta dei Greci. Un Giacomo Drago a 28 gennaio 1440 ottenne la concessione di un grano sopra il caricatore di Castellammare del Golfo e di tre denari sopra il caricatore di Termini; concessione confermata, con privilegio dato in Napoli a 22 agosto esecutoriato a 9 dicembre 1455, ad Angelo, Ruggero, Giovanni Antonio e Tommaso Drago, figli di detto Giacomo. Angelo Drago a 28 giugno 1479, per la morte del Re Giovanni e nuova successione di Ferdinando, prestò giuramento per detti diritti, dei quali ottenne, per ultimo in famiglia Drago, investitura a 4 novembre 1542 Girolamo Drago. Un Biagio fu giudice pretoriano di Palermo nel 1663-64, 1669-70, del tribunale della Gran Corte nel 1677 e padre di quel Casimiro, vero illustratore di casa Drago. Fu questi giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1685-86, giudice del concistoro nel 1688, della Gran Corte 1693-94-95-96-97, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio, 1703, avvocato fiscale del tribunale della Gran Corte 1705, maestro razionale giurisperito dello stesso tribunale, 1706, presidente del tribunale del concistoro, 1712, del tribunale del Real Patrimonio 1714, 172, della Gran Corte, 1722, deputato del Regno 1723-24, decorato, con privilegio dato a 14 giugno esecutoriato a 15 novembre 1724, del titolo di marchese. A lui nel 1750 venne innalzata una statua nel palazzo senatorio di Palermo. Biagio, suo figlio, fu investito del titolo di marchese a 24 dicembre 1724, di quello di barone della gabella della scannatura di Trapani a 6 aprile 1709, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1720-21, 1753-54 e prese in moglie Maria Naselli e Grimaldi. Casimiro Drago e Naselli (figlio di detti coniugi) fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1757, rettore della pia opera di Abbatellis nel 1759 e marito di Flavia Mira dei marchesi di S. Giacinto, dalla quale ebbe, tra gli altri, Biagio investito del titolo di marchese a 2 aprile 1776. Sposò costui Maria Caterina Mango e Vanni dei marchesi di Casalgerardo, dalla quale ebbe Casimiro, ultimo marchese Drago, e forse ultimo di casa Drago.

Arma: d’azzurro, al drago d’oro, rivolto, guardante un solo d’oro, figurato di rosso, posto nel canton sinistro del capo.

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