Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Ebano a Espinosa

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Ebano o Ebbano.

Godette questa famiglia nobiltà in Palermo, nella quale città vestirono, tra gli altri, la toga senatoria un Pietro Alvaro nel 1590-91; un Giacomo nel 1681-82-83-84; altro Giacomo Ebbano e Cardona nel 1717-18. Possedette la baronia del diritto del grano sui porti di Girgenti, Siculiana e Montechiaro e la baronia di Vanella.

Arma: partito: nel 1° d’azzurro, al leone d’oro; nel 2° troncato, sopra d’oro, a tre pali di rosso; sotto d’azzurro, aperta e finestrata del campo, murata di nero.

 

 

 

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Ebdemonia o Ademonia (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Emanuele o Manuele.

Antichissima e nobilissima famiglia, che vanta di-scendere dalla real casa di Castiglia. Possedette i marchesati di Torrealta e di Villabianca, la contea di Belforte, le baronie di Burgio Millusio, Culcasi, Gan-zaria e Reburdone, Granvilla, la gabella di pelo e merca, la gabella della tintoria di Palermo, la baronia di Miserendino, quella di S. Margherita, del Pantano, la salina di Villadimare, ecc. Il primo di cui si abbia sicura notizia è un Rodolfo, milite, consigliere e familiare di re Pietro I d’Aragona, che troviamo tra i cavalieri di Trapani nel 1283, fu uno dei sei cavalieri nominati da detto re Pietro per scegliere il giorno e il luogo del combattimento con re Carlo d’Angiò, fu, a 17 febbraio 1283, nominato giustiziere della valle di Girgenti e possedette il feudo di Burgio Millusio ecc. Un Ruggero, milite, lo troviamo tra i cavalieri di Trapani, 1283 ed un Giovanni è, nello stesso anno, tra i cavalieri di Lentini e fu uno dei nobili che sborsarono denaro alla regia corte. Oltre che in Trapani questa famiglia godette nobiltà in Mazzara, Marsala, Salemi e Palermo, formando due rami distinti: i marchesi di Villabianca ed i marchesi di Torrealta. Sarebbe troppo lungo enumerare tutti i membri di detta famiglia, che, per le doti dell’intelletto, per le cariche sostenute, meriterebbero speciale menzione. Dobbiamo accontentarci, per l’economia del lavoro, farne una rapida rassegna. Un Luigi (Ludovico), signore della Merca, fu pretore di Palermo nel 1400-1; un Tommaso fu giurato di Salemi nel 1405-6; un Giovan Luigi fu giurato di Palermo nel 1500-1; un Giovan Vito fu capitano di giustizia di Marsala nel 1556; un Giovan Vincenzo fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1576-77; un Antonio, del fu Giovan Vito, da Marsala, con privilegio del 7 febbraio 1622, ottenne per sé e suoi il titolo di don; un Benedetto fu giudice pretoriano di Palermo nel 1636-37, dalla Gran Corte Criminale 1643, vicario generale del regno nel 1641 e 1645, prese parte attivissima contro Giuseppe D’Alessi e suoi seguaci, uccise Mariano Rubiani uno dei principali ribelli, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1657 e, con privilegio dato a 17 novembre 1655 esecutoriato a 23 luglio 1657, ottenne il titolo di marchese di Villabianca; un Stefano (figlio del precedente) fu giudice pretoriano di Palermo, 1688 e 1696, giudice del tribunale del concistoro 1692, giudice della Gran Corte 1697, uditore generale delle genti di guerra 1699, capo della giunta dei beni confiscati ai messinesi ribelli e giudice privativo  della  Scala e Porto Franco di Messina 1703, maestro razionale giurisperito del tribunale del R. Patrimonio 1714, consultore del vicerè 1718; un Benedetto fu capitano di Mazzara nel 1697-98; un Francesco Emanuele e Suares, marchese di Villabianca, fu governatore della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1701; un Pietro fu prefetto di Mazzara nell’anno 1701-2; un Benedetto Emanuele e Vanni, marchese di Villabianca, fu governatore del Monte di Pietà in Palermo negli anni 1711-12, 1721 e governatore della compagnia della Carità nel 1721; un Mariano Emanuele e Napoli, barone di Butti, fu proconservatore in Alcara, 1732; un Benedetto, primo marchese di Torralta, barone di S. Giuseppe, barone di Canalotto, barone di S. Leonardo, in sua famiglia, fu capitano di Mazzara nel 1745-46; un Domenico fu capitano di Mazzara nel 1740-41; un Ferdinando fu prefetto di Marsala nel 1745-46 e forse egli  stesso  fece  parte della nobiltà di detta città nel 1759; un Francesco-Maria Emanuele e Gaetani, marchese di Villabianca, fu senatore di Palermo nel 1775-76, commissario generale nel regno, governatore della nobile compagnia della Carità 1750, governatore del Monte di Pietà 1755-56, appassionato ed erudito cultore della storia di Sicilia ed autore, tra l’altro, della “Sicilia Nobile”, ottenne, per i suoi meriti, con privilegio dato a 6 agosto 1779 esecutoriato a 21 gennaio 1780, il titolo di conte di Belforte, fu cavaliere dell’ordine costantiniano, ecc.; un Stanislao fu giurato nobile di Salemi nel 1787-88 e capitano di giustizia della stessa città nel 1805-6; un Domenico Emanuele e Villaraut (fratello del preceden-te),  marchese di Torrealta, fu capitano di giustizia di Salemi nel 1786-87, giurato nobile di detta città nel 1794-95 e proconservatore nel 1810; un Nicolò fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1772-73, 1784-85, giudice del tribunale del Concistoro nel 1791-92-93, del tribunale della Gran Corte Criminale nel 1799, della Gran Corte Civile 1810 e a 20 dicembre 1784 ottenne investitura del titolo di barone di S. Andrea; un Benedetto Emanuele e Vanni, marchese di Villabianca, fu governatore della nobile compagnia della Carità, sposò in prime nozze Rosaria Vanni, in seconde Antonia Vassallo, baronessa di S. Bartolomeo, del quale feudo egli ottenne investitura a 3 aprile 1792, ed in terze nozze Costanza Pilo dei marchesi della Torretta; un barone Benedetto fu senatore nobile di Salemi nel 1812-13. Questa famiglia è oggi rappresentata, nel rano dei marchesi di Torrealta, da Gaetano Emanuele (di Vincenzo, di Gaetano, di Domenico) iscritto nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della regione siciliana con i titoli di marchese di Torrealta, barone di S. Leonardo e barone del Canalotto; e, nel ramo dei marchesi di Villabianca, da Giuseppe Emanuele e Salvo (di Santi, di Francesco) riconosciuto con decreto ministeriale del 30 maggio 1899 nei titoli di marchese di Villabianca e conte di Belforte.

Arma: di rosso, al leone d’oro, tenente una banderuola d’argento, crociata di rosso, con la bordatura composta di dodici pezzi alternati: d’argento al leone di rosso, e di rosso alla mano d’aquila d’oro, tenente una spada d’argento.

Motto: SIGNIFER VIS ET CLEMENTIAE.

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Enrico o Henrico (vedi).

 

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Enriquez o Henriquez (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Epiro.

Un Giacomo Epiro a 20 settembre 1768 ottenne investitura del titolo di barone di Salsetta e Montagna.

Arma: ?

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Episcopo.

Nobile famiglia di Piazza, della quale notiamo un Raffaele che tenne la carica di giurato nel 1695-96; un altro Raffaele che tenne la stessa carica nell’anno 1787-88; un Pompeo, che tenne la carica di acatapano nobile nel 1794-95 e quella di senatore nel 1798-99 e 1812-13.

Arma: ?

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Eredia o Heredia (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Ernandez o Hernandez (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Errante.

Nobile famiglia di Polizzi. Un Giovan Vincenzo, nel nome maritale di Giovanna Pusateri Velardo e Rinaldi figlia di Apollonia, ottenne inve-stitura della baronia di Vanella nel 1710; baronia, che, all’abolizione della feu-dalità vediamo in potere di Filippo Errante Salvo e Rinaldo, investito a 11 aprile 1794, che fu capitano di giustizia di Polizzi nel 1797-98.

Arma: d’azzurro, all’aquila spiegata di nero.

 

 

 

 

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Eschero.

La si vuole originaria di Genova. Tra gli altri notiamo un Vincenzo, dottore in leggi, investito di Xiammacca a 1 marzo 1673; un Giacinto, giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1763-64; un Giuseppe, barone di Xiammacca, per investitura del 31 agosto 1804 eletto nel settembre dell’anno 1811 giudice della corte pretoriana di Palermo.

Arma: d’azzurro, alla pianta di rosa sradicata d’oro, fiorita di sei pezzi di rosso.

 

 

 

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Escovedo o Scovedo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Esguerra o Esquerra (vedi).

 

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Espinosa o Spinosa (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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