Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Facio a Faraone

clicca per ingrandire

Facio o Fazio (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Faija.

Il Galluppi la vuole originaria della Francia e dice che godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVI. Un Giorgio fu giudice pretoriano di Palermo nel 1585-86, della Gran Corte Criminale del Regno nel 1595-96-97 e 1599-600-601; un Francesco fu giudice delle appellazioni di Messina nel 1641-42, della Gran Corte Criminale, 1643; un Gaetano Faija e Cuminale, infine, lo troviamo proconservatore in Rametta, 1803.

Arma: d’azzurro, al leone d’argento, coronato d’oro, tenente con le zampe del davanti un giglio d’oro.

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Falanga.

Nobile famiglia di Castrogiovanni.

Il Minutolo vuole che un Melchiorre abbia avuto un figlio: Bartolomeo, castellano di Castrogiovanni e di Noto nel 1454, avo di altro Melchiorre, castellano, secreto e capitano di detta città nel 1552. Da Melchiorre predetto, primo barone di Scarpello, nacque Giovan Tommaso primo barone di Pullicarini.

Arma: di rosso, al castello d’oro, ed il leone del secondo contrarampante.

 

 

 

indice

 

Falcia.

Nobile famiglia di Lentini, della quale, tra gli altri, troviamo un Filadelfio con la carica di giurato nobile nel 1785-86, ed un Giacinto senatore nobile nell’anno 1809-10.

Arma: ?

indice

 

Falcitola.

Un Francesco, del fu Francesco, con privilegio del 7 ottobre 1638 venne insignito del titolo di barone delle Tande.

Arma: ?

indice

 

Falco (de).

Un blandano fu giudice della corte straticoziale di Messina nel 1568-69, 1573-74; un Alfio, figlio del precedente, è annotato alla mastra nobile del Mollica (anni 1603 e 1604). Godette pure questa famiglia nobiltà in Nicosia, nella quale città, tra gli altri, notiamo un Bernardo, che acquistò nel 1783 l’ufficio di maestro notaro perpetuo della corte capitaniale di detta città, con titolo di barone, del quale ne fu investito a 18 agosto 1785 e tenne la carica di senatore in detta città di Nicosia, 1794-95 e 1798-99.

Arma: d’argento, allo scudetto d’oro, caricato da un J maiuscolo di nero.

Alias: d’oro, al destrocherio armato al naturale, tenente un falco del suo colore, e tre stelle di sei raggi d’azzurro, ordinate in fascia nel capo.

indice

clicca per ingrandireclicca per ingrandire

Falcone.

Nobile ed antica famiglia, che si vuole originaria dalla Lombardia. Godette nobiltà in Messina, in Milazzo ed in Siracusa. Possedette le baronie di Casalvecchio, di Saccolino, Carrubba, Cava della Donna e Magrentini, Protonotaro, Serravalle, Canneto o Margi del Canneto, ecc. Un Alaimo fu cavaliere di Malta nel 1276, priore di Messina e maestro delle case dell’ordine del regno di Sicilia e bassa Calabria; un Giovanni senatore di Messina nel 1403 e tale carica, in detta città, occuparono non pochi di questa famiglia. Un Antonio fu capitano di Milazzo nel 1403; un Michele, barone di Ramosuli, fu giurato di Siracusa nel 1527-28; un Lucio, barone di Carrubba, tenne la carica di capitano di detta città nel 1632-33. Nella mastra nobile del Mollica, infine, troviamo annotato (lista I, anno 1587) un Giovanni Falcone del fu Giovan Matteo. Non sappiamo se sia appartenuto a questa stessa famiglia quel Giovan Pietro Falcone, che fu giudice pretoriano in Palermo nel 1609-10.

Arma: d’azzurro, alla fascia di rosso, sostenente il falcone al naturale, col cappelletto in testa.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Falconieri.

Di questa famiglia, che, al dir del Galluppi, godette nobiltà in Messina, troviamo un Giovan Lorenzo ricevuto nell’ordine di Malta nel 1485.

Arma: d’argento, al falcone del suo colore, imbeccato di rosso, armato d’oro.

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Falletti.

Nobile famiglie piemontese, che ha posseduto in ogni tampo molti feudi e titoli e che si diramò in Reggio Calabria e in Messina. In quest’ultima città venne ascritta alla arciconfraternita della Pace e Bianchi ed un Domenico ed un Giuseppe Falletti Lamberti Faraone, fratelli, figli del fu conte Giovambattista, li vediamo aggregati alla mastra nobile del 1798-1807.

Arma: d’azzurro, alla banda scaccata d’oro e di rosso, di tre file.

Cimiero: un’aquila spiegata e coronata di nero.

Divisa: EN ESPÉRANCE.

 

 

indice

 

Faluca.

Un Francesco, con privilegio del 14 febbrario 1772, ottenne il titolo di barone di Torrazza.

Arma: ?

 

indice

clicca per ingrandire

Fama.

Godette questa famiglia nobiltà in Messina, vedendola anche ascritta a quella arciconfraternita della Pace e Bianchi. Un’Angela Fama e Marullo, di Giacomo, possedette il Tono di Milazzo, che, per il suo matrimonio con Francesco Di Blasi, passò nella famiglia di quest’ultimo.

Arma: d’azzurro, alla donna vestita di rosso, le braccia e la faccia di carnagione, crinita di nero, tenente con ciascuna mano una tromba d’oro in fascia, in atto di accostarla alla bocca.

 

 

 

indice

 

Fanaro.

Un Ingastone Fanaro, da Castronovo, con privilegio del 22 agosto 1521, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: ?

indice

clicca per ingrandireclicca per ingrandire

Farace o Faraci.

Un Niccolò nel 1381 lo troviamo giudice della corte straticoziale di Messina, nella quale città alcuni membri di detta famiglia vestirono la toga senatoria. Un Niccolò, per la moglie Smeralda De Sicaminò, possedè la baronia di Sicaminò o Grappida, baronia confermata al di lui figlio Ruggero a 20 gennaio 1453. Un Giuseppe fu giudice pretoriano di Palermo nel 1606-7 e della Gran Corte 1610; un Lorenzo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1630-31, 1634-35 e della Gran Corte 1633-34; un Biagio, con privilegio dato a 19 luglio 1670, ottenne il titolo di barone del Prato e nell’anno 1812-13 troviamo giurato della terra di Militello Val Demone un barone Biagio Farace.

Arma: troncato: nel 1° d’azzurro, alla colomba d’argento ferma e guardante il sole d’oro, orizzontale a destra; nel 2° d’oro, a tre pini sradicati di verde, ordinati in fascia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Faraone.

Antica e nobile famiglia di Messina, nella quale città vestì la toga senatoria in persona di molti suoi membri. Un Tommaso, abate di S. Gregorio del Gibiso, fu governatore della nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi di Messina negli anni 1553 e 1558; un Diego fu cavaliere dell’ordine militare della Stella; un Michele, con privilegio dato a 9 agosto 1638 esecutoriato a 7 dicembre 1639, ottenne il titolo di regio cavaliere ed il riconoscimento dello stemma. È passata all’ordine di Malta come quarto di altra famiglia sin dal 1568, nella persona di Francesco Bisagna-Faraone-Balsamo-della Valle.

Arma: d’azzurro, al drago d’oro.

 

indice