Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Fardella a Fenga

clicca per ingrandire

Fardella.

La si vuole originaria dalla Germania. Godette nobiltà in Trapani ed in Palermo. Possedette il principato di Paceco, il titolo di duca di Cumia, i marchesati di S. Lorenzo e di Torrearsa, le baronie di Arcodaci, del Fondaco della Ripa in Trapani, di Gibiligalefi o Moxarta, di S. Giuliano, della Grazia, di Misilcararari o Fontanasalsa, di Palazzo, di Recattivo, della scannatura di Trapani, le saline di S. Todaro e di Reda, ecc. Un Antonio a 31 dicembre 1423 ottenne la carica di vice-ammiraglio di Trapani, con facoltà di poterla trasmettere al figlio Lanzone; egli stesso fu regio cavaliere, giurato di Trapani, 1405, capitano di giustizia nel 1421, 1431, 1436 ed ottenne la metà della gabella del biscotto di Trapani, 1432. Lanzone, suo figlio, fu capitano di giustizia di Trapani, 1433, credenziere della stessa città 1406; un altro Lanzone tenne la detta carica di capitano nel 1493; un Giovanni, in detto anno, fu ambasciatore della città di Trapani presso il vicerè; un Giacomo, milite, fu vice-ammiraglio di Trapani, con privilegio del 26 marzo 1507 ottenne licenza di poter fabbricare saline nei mari di Trapani e di Marsala, a 15 febbraio 1517 ottenne di poter edificare una tonnara nel mare di Trapani e di poter fabbricare e popolare S. Lorenzo e da lui discese in linea retta Placido, capitano di cavalleggeri, deputato del regno e vicario generale dello stesso nel 1610, che, con privilegio, 19 novembre 1606, ottenne il titolo di marchese di S. Lorenzo e con privilegio dato a 12 settembre esecutoriato a 19 novembre 1609 ottenne il titolo di principe di Paceco; altro Giacomo, regio credenziere di Trapani, fu giurato in detta città, 1556; un Gaspare, barone di S. Lorenzo, fu senatore di Palermo nel 1592-93; un Giuseppe fu capitano di giustizia di Palermo nel 1619-20; un Placido (già menzionato), principe di Paceco, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi in Palermo nel 1620-21 e tale carica tennero un Giovan Francesco, principe di Paceco, nel 1638-39 ed un Emanuele, principe di Paceco negli anni 1655-56 e 1672-73; un Annibale fu capitano di giustizia di Trapani nel 1658; un Mariano senatore di Palermo nel 1684-85; un Stefano, capitano di Trapani nel 1694-95; un Vincenzo tenne la stessa carica nel 1697-98; un Giuseppe, prefetto di Trapani nel 1701-2: un Nicolò senatore di Palermo nel 1703-4; un Michele Martino, barone di Mokarta, proconservatore di Xitta o S. Lorenzo, 1700; un Coriolano senatore di Palermo negli anni 1717-18, 1724-25, 1739-40; un Saverio Fardella e Osorio tenne la stessa carica nel 1744-45; un Antonino David fu capitano di Trapani nel 1744-45; un Marcello Fardella e Palermo fu giurato di Trapani nel 1745-46; un Antonino fu senatore di Palermo negli anni 1747-48, 1757-58; un Vincenzo, marchese di Torrearsa, fu prefetto di Trapani nel 1805-6; un Antonino, marchese di Torrearsa, fu proconservatore di Trapani nel 1806; un Giovan Battista, fratello del precedente, fu tenente generale e ministro per la guerra e marina in Napoli; un Raffaele, barone, fu giurato di Trapani nell’anno 1787-88; un Marcello fu giudice pretoriano di Palermo nel 1810-11 ed occupò la carica di direttore generale della polizia in Sicilia; un Giovanni barone della Ripa, fu capitano di giustizia di Trapani nel 1812-13. Un Enrico (di Enrico, di Enrico), con real decreto di motuproprio del 5 giugno, susseguito da regie lettere patenti del 21 agosto 1902, ottenne la conferma del titolo di conte, trasmessibile ai suoi discendenti legittimi, maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura.

Arma: di rosso, a tre fascie in divisa e convesse d’argento.

Cimiero: una torre fiammeggiante al naturale.

Motto: DONEC IN CINERES.

indice

 

Farfaglia.

Questa famiglia, che possedette il feudo di Grottarossa e metà del feudo di Misilini, la troviamo in Palermo ed in Polizzi.

Un Filippo, fu giudice capitaniale di Palermo nell’anno 1480-81, ed un Antonio, da Polizzi, con privilegio del 7 aprile 1522, ottenne il titolo di regio cavaliere.

Arma: ?

indice

 

Farina (La).

Nobile ed antica famiglia, che si vuole originaria di Capua. Possedette il marchesato di Madonia, i feudi di Aliminusa, S. Basile, Margi, Tarbuna, Bordonaro sottano, Madonia, lo chiano delli Zucchi, lo Bosco di Chiusa, l’Aquila, la Colla e Savoca. Un Michele, dottore in leggi, ottenne a 27 marzo 1481 la concessione di trecento tratte annue sui porti e i caricatori del regno, egli stesso comprò il feudo di Margi, del quale ottenne investitura a 9 giugno 1488, il feudo di S. Basile ed il feudo di Tarbuna; un altro Michele fu secreto di Polizzi nel 1548; un Sebastiano fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1602-3, 1622-23 e giudice del concistoro 1626; un Luigi La Farina e Madrigal fu capitano di fanteria 1645, deputato del regno 1648, capitano di una campagnia di cavalli corazzi 1654, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo, senatore di Palermo nell’anno 1650-51 ecc., e, con privilegio dato a 14 gennaio 1650 esecutoriato a 10 settembre 1654, ottenne il titolo di marchese di Madonia; un Vincenzo fu senatore di Palermo negli anni 1680-81 e 1682-83. Non sappiamo se quel Giuseppe Farina, di Sciacca, cavaliere di grazia dell’ordine costantiniano, che chiese di essere ammesso alle cariche nobili di detta città di Sciacca ed ottenne a 13 settembre 1816 un parere favorevole dal Protonotaro del Regno, sia appartenuto a questa stessa famiglia.

Arma: di rosso, al castello torricellato di due pezzi merlati d’oro, aperto e finestrato del campo.

indice

 

Faso (Lo).

Nobile famiglia che si vuole originaria dalla Lombardia, possedette il ducato di Serradifalco, i marchesati di S. Gabriele, e di Gastone, le baronie di Condoverno, di Rabione, dell’Ingegno e della Tonnara d’Oliveri e vestì l’abito di Malta nella seconda metà del secolo XVIII nelle persone dei fratelli Giuseppe e Giovanni Lo Faso e Castelli. Un Antonio fu abate di S. Anastasia, canonico della cattedrale di Palermo e vescovo di Cefalù, Mazzara e Girgenti; un Filippo, nipote del precedente, vescovo di Lettere e di Grignano nel regno di Napoli; un Vincenzo Lo Faso e La Grua, figlio di Francesco 2° duca di Serradifalco, fu senatore di Palermo negli anni 1719, 1751, 1753-54-55; un Leonardo (fratello del precedente) duca di Serradifalco, per investitura del 7 gennaio 1722, fu governatore della nobile Compagnia della Pace di Palermo nel 1752; un Ignazio, marchese di S. Gabriele, fu senatore di Palermo nel 1784-85, rettore dell’Ospedale Grande e governatore della Compagnia della Pace; un Francesco (fratello del precedente) marchese di Gastone, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo; Domenico Antonio Lo Faso Pietrasante, duca di Serradifalco fu archeologo insigne, cavaliere di più ordini nazionali ed esteri, membro di un gran numero di accademie scientifiche e letterarie ed autore di pregevolissimi lavori archeologici.

Arma: d’azzurro, al faggio al naturale, sormontato da un’aquila nascente spiegata d’oro, tenente con il rostro una face accesa di rosso, ed il braccio armato d’argento, uscente dal canton destro dello scudo, impugnante una spada dello stesso, posta in fascia, portante all’estremità un giglio d’oro.

indice

 

Fassari o Fazzari (vedi).

 

indice

clicca per ingrandireclicca per ingrandire

Fatta.

La si vuole originaria dalla Spagna, passata in Sicilia nel secolo XVI.

Il Villabianca ci parla di un Domenico Fatta, che a 25 agosto 1684 ottenne di essere ascritto alla nobiltà palermitana, e possedette il feudo della Fratta. Un Guglielmo fu proconservatore di Collesano nel 1731; un Orazio Fatta e Torre fu giurato di Polizzi nel 1787-88 e capitano di giustizia della stessa città nel 1800-1801; un Girolamo Fatta e Oddo acquistò il feudo di Garbonoara, del quale fu investito a 30 aprile 1774. Con Real Decreto del 12 agosto 1873 susseguito da Regie Lettere Patenti del 19 dello stesso mese venne rinnovato il titolo di barone della Fratta in persona di Orazio Fatta Rampolla, nato in Palermo a 23 ottobre 1823 e ivi morto a 13 agosto 1898. Con Decreto Ministeriale del 27 maggio 1903 vennero riconosciuti a Girolamo Fatta, fu Guglielmo (nato in Palermo il 16 settembre 1866) i titoli di principe di Belvedere, marchese di Alimena, barone di Garbonogara e signore di Pellizzera, trasmessibili ai suoi eredi e successori secondo l’antico diritto siciliano.

Arma: d’azzurro, all’aquila d’argento, sormontata da tre stelle d’oro, ordinate in fascia (Fatta della Fratta).

Partito: di Fatta, che è d’azzurro, all’aquila col volo abbassato, sormontata da tre stelle ordinate in fascia, il tutto d’argento; e di Bosco, che è troncato d’oro e di rosso, al tronco d’albero noderoso, dell’uno nell’altro (Fatta di Belvedere).

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Fava.

Famiglia di Scicli, della quale, fra gli altri, notiamo un Francesco Saverio con la carica di proconservatore in detta città 1734, 1746 e un Guglielmo Fava e Giustiniani, che tenne la detta carica di proconservatore dal 1749 al 1789. Quest’ultimo acquistò il titolo di marchese di Camporeale, del quale ne venne investito a 5 ottobre 1786.

Arma: .

 

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Fazio o Facio.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Genova e Pavia e portata in Sicilia sotto Federico II. Fu illustrata dal giudice Fazio di Fazio avvocato fiscale della Gran Corte nel 1377. Un Muzio, nel nome maritale di Isabella Chilona, ottenne da re Martino, con privilegio del 31 marzo 1408, la conferma del feudo di Boscaglia; un Matteo fu vice secreto del contado di Agosta 1409; un Giovanni fu viceportulano della Bruca e di Lentini 1410; un Giovan Vincenzo fu capitano di Caltagirone nel 1533-34; un dottor Francesco fu segretario referendario del regno di Sicilia 1721; un dottor Mario Giuseppe fu barone di Nasari per investitura del 27 aprile 1812 e fu ascritto alla mastra nobile di Messina del 1798-1807.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, coronato del medesimo, attraversato alla banda di rosso.

indice

clicca per ingrandire

Fazzari o Fassari.

Il Galluppi la vuole originaria di Tropea, e decorata della baronia di Iacolino. Vestì in Messina la toga senatoria. In Palermo troviamo un Giovan Leonardo con la carica di giudice pretoriano 1611.

Arma: d’azzurro, a tre pali d’oro, col capo del medesimo, caricato dalla rosa di rosso. Cimiero: un leone leopardito d’oro.

Tenenti: due uomini vestiti di gramaglia, il viso e le mani di carnagione.

 

 

 

 

indice

 

Fede (di).

Un Giuseppe Ponzio a 9 marzo 1607 ottenne infeudazione del tenimento di terre chiamato Sonnaro, sito nel territorio di Girgenti; un Gaspare lo troviamo proconservatore di Girgenti 1632; un Antonino fu giurato nobile di Naro nel 1791-92 e capitano di giustizia della stessa città nel 1797-98; un Giuseppe tenne, in detta città, la carica di giurato nobile nell’anno stesso; un altro Gaspare fu giurato nobile nel 1799-800 e capitano di giustizia nel 1801-2. Godette pure questa famiglia nobiltà in Vizzini, nella quale città troviamo nell’anno 1731 un Nunzio, che avea già occupato le cariche di giurato, di capitano di giustizia e di tesoriere, tra i concorrenti agli uffici nobili. Giovanni Di Fede-Mallia, nato in Terranova (Sicilia) il 31 marzo 1840; con decreto reele di motu proprio del 22 dicembre 1898 seguito da regie lettere patenti del 27 aprile 1899, ottenne il titolo di marchese. È padre di Giovanni, Gaetano, Alessandro, Maria.

Arma: d’argento, all’albero nodrito nella punta dello scudo, sostenuto a sinistra da un leoncino, coronato d’oro, il tutto al naturale, accompagnato in capo, a destra da tre stelle di rosso, ordinate in sbarra, a sinistra da un’ombra di sole di rosso, orizzonte sinistro, il tutto con una bordatura composta di rosso e d’argento.

indice

clicca per ingrandire

Federici.

La si vuole oriunda di Spezia, passata in Palermo sulla fine del sec. XVII. Un Domenico-Maria Federici e Termine, figlio di Giovan Battista governatore di Modica, con privilegio dato a 14 settembre esecutoriato a 13 dicembre 1684, ottenne il titolo di marchese, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo negli anni 1706-7, 1709-10, 1718-19, 1727-28.

Arma: d’azzurro, al monte di tre cime al naturale, sormontato dall’aquila spiegata d’argento, coronata d’oro.

 

 

 

indice

clicca per ingrandire

Federico.

Antica famiglia, che pare originaria di Sciacca. Passò in Catania, in Messina ed in Palermo. Un Federico di Federico, di Sciacca, acquistò nel 1370 il feudo di Cefalà e forse fu egli stesso quel Federico, che tenne l’eccelsa carica di pretore di Palermo nel 1367-68. Un Antonino possedette il diritto del grano sul caricatore di Sciacca; Gaspare Federico e Balsamo fu giudice della Gran Corte Criminale negli anni 1639-40-41, con privilegio dato a 30 maggio esecutoriato a 15 settembre 1643, ottenne la carica di maestro razionale togato dal tribunale del Real Patrimonio e, con privilegio dato a 23 luglio esecutoriato a 15 settembre 1643, venne decorato del titolo di conte di San Giorgio; un Paolo fu senatore di Palermo negli anni 1665-66, 1669-70; un Antonio Federico e Massetti, conte di S. Giorgio, acquistò nel 1733 il feudo Carca, fu secreto interino di Palermo 1731, governatore della nobile compagnia della Pace, 1715, deputato del regno 1738, 1748 e marito di Emmanuela Opezzinga, contessa di Villalta; un Nicolò Federico e Opezzinga, conte di Villalta e di San Giorgio, fu governatore della Pace 1754, 1778, console del commercio 1781; un Antonio Federico e Reggio, figlio del precedente, fu pure governatore della Pace nel 1788.

Arma: d’oro, a quattro bande d’azzurro.

Alias: d’azzurro, alla banda d’oro, accompagnata in capo, dalla fede di carnagione, ed in punta da un’àncora a due uncini del secondo.

indice

 

Felice.

Un sacerdote Benedetto, dottore in teologia, acquistò il titolo di barone di Bertavilla, che cedette al fratello Isidoro, dottore in leggi, il quale ne ottenne investitura il 3 aprile 1752.

Arma: ?

 

indice

clicca per ingrandire

Fenga.

Aggregata alla nobiltà messinese, insieme con altre famiglie, nei primi anni del secolo XVIII. Un Silvestre fu tra i promotori delle guerre contro la Spagna, per il chè subì feroci persecuzioni, l’esilio e la confisca dei beni. Un Letterio fu rettore nobile delle Verginelle in Messina nel 1762-63, console nobile del mare nel 1764-65, ecc..

Arma: d’azzurro, a due leoni d’oro, contra-rampanti e affrontati all’albero sradicato al naturale.

 

 

 

 

indice