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Dott.
A. Mango di Casalgerardo
NOBILIARIO
DI SICILIA
da
Ferla a Ficaroa
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Ferla (la).
Ha goduto nobiltà in Siracusa ed in Licata. Un Giuseppe giurato, di
Siracusa negli anni 1721-22, 1723-24, 1725-26, senatore nel 1726-27, fu
capitano di giustizia della stessa città negli anni 1748-49-50. Un Diego
fu giurato di Licata nel 1695-96, patrizio di detta città nel 1697-98,
giurato nel 1701-2, capitano di giustizia nell’anno 1706-7; un Guglielmo
tenne la stessa carica di capitano nel 1744-45-46 e quella di patrizio
nel 1746-47; un Matteo fu giurato nel 1743-44; un altro Matteo fu
giurato nobile nel 1787-88. Notiamo infine un Salvatore la Ferla e Penna
da Palazzolo, che, con privilegio del 22 novembre 1777, venne decorato
del titolo di barone di Tristaino.
Arma: d’azzurro, alla pianta di ferula al naturale, sostenuta da due
leoni d’oro, affrontati e contra rampanti.
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Fernandez.
Nobile famiglia originaria di Castiglia illustrata da quel Giuseppe,
dottore in leggi, segretario referendario del regno 1669, giudice della
corte pretoriana di Palermo 1680-81-82-83, giudice della Gran Corte
Civile 1683, uditore generale delle genti di guerra 1687, giudice del
concistoro 1688, giudice del banco di Palermo 1689 capo della giunta dei
beni confiscati dei messinesi ribelli 1691, avvocato fiscale della Gran
Corte 1692, presidente del tribunale del concistoro 1699, del tribunale
del real patrimonio 1703 e finalmente presidente del Tribunale della
Gran Corte del Regno 1714. Fu amante delle lettere, membro
dell’accademia degli Arcadi di Roma, deputato del regno di Sicilia 1702;
fece due matrimoni il primo con Francesca Omodei, il secondo con
Fiordiligi Merelli, ereditiera del titolo di marchese di Mompilieri e
dei feudi di Chibbò e Barbarigo. Francesco Fernandez de Medrano ed
Omodei, nato da lui e dalla sua prima moglie, fu senatore di Palermo
negli anni 1705-6-7-8, 1711-12, succedette alla madrigna nel titolo di
marchese di Mompilieri e nei feudi di Chibbò e Barbarigo, dei quali
ottenne investitura a 12 ottobre 1725, fu molto caritatevole verso i
poveri e cedette all’Albergo dei Poveri di Palermo i detti feudi di
Chibbò e Barbarigo. È infine degno di menzione monsignor Alonso
Fernandez de Medrano ed Omodei, fratello del suddetto Francesco, abate
di S. Nicolò, ciantro della cattedrale di Palermo, giudice del Tribunale
della regia monarchia e legazia apostolica in Sicilia, ecc..
Arma: d’oro, all’albero di verde accostato da un cane al naturale,
legato e da nove conchiglie dello stesso, situate in orlo.
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Ferraguto, Ferragut
o
Ferrauto.
Un Gabriele Ferragut lo troviamo senatore in Palermo nel 1702-3; un
Giuseppe fu giurato cittadino di Siracusa nel 1744-45; altro Giuseppe fu
giurato nobile in detta città nel 1793-94 e 1809-10; un Antonino è
ascritto tra i nobili di Siracusa 1795; un Andrea fu giurato nobile di
Siracusa da maggio 1804 ad aprile 1805, e capitano di giustizia di detta
città nel 1807-8.
Arma: ?
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Ferraloro.
Questa famiglia fu illustrata da quel Felice, dottore in leggi, giudice
pretoriano di Palermo nel 1775-76, giudice del tribunale del concistoro
negli anni 1785-86-87, della Gran Corte negli anni 1788, 1796, 1802-3,
uditore generale delle genti di guerra 1806, maestro razionale
giurisperito del tribunale del Real Patrimonio 1809, ecc.
Arma: di rosso, alla croce d’oro, accantonata da un ferro di cavallo
dello stesso.
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Ferrante.
Il Galluppi la vuole originaria di Reggio Calabria e dice che godette
nobiltà in Messina nel secolo XIV.
Un Nicolosio Ferrante, nel nome maritale, possedette il feudo di Gurafi
orientale, del quale a 20 novembre 1453 ottenne investitura il figlio di
lui: Giovanni.
Arma: d’azzurro, al ferro di cavallo d’argento.
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Ferrara, Ferrari
o
Ferrario.
Antica famiglia che vogliono originaria del-la Lombardia, portata in Sicilia
da un Luigi o Pierluigi, che fu castellano di Piazza sotto re Pietro I d’Aragone.
Godette nobiltà in Messina, in Sciacca, in Palermo, ecc.
Possedette i feudi Benvini, Bertavilla, Cellaro, Godrano, Giardi-nello,
Palomba e Caruso, Lazzarino, Montagna di Monterosso, ecc. Tra gli altri
notiamo un Cosma, che fu senatore di Palermo nel 1649-50.
Arma:
d’azzurro, al ponte di tre archi d’oro, sormontato da tre torri merlate
dello stesso, con la riviera fluttuosa d’argento e del campo.
Alias:
troncato con la fascia in divisa d’oro attraversante; nel 1° d’azzurro, al
compasso aperto, sostenuto dalla fascia, accompagnato da due stelle di otto
raggi il tutto d’oro; nel 2° d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, ciascuna
cima fiammeggiante di rosso.
Alias:
di
rosso, al leone d’oro.
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Ferrarotto.
La si
vuole originaria di Genova. Un Antonio fu giudice delle appellazioni di
Messina nell’anno 1542-43, della corte straticoziale della stessa città nel
1549-50, 1552-53 e della Gran Corte Civile del Regno nel 1571-72-73; un
Vincenzo fu giudice della Corte straticoziale di Messina nel 1583-84,
1588-89 ed egli stesso è annotato nella mastra nobile del Mollica (anno
1591); un Carlo fu giudice della Corte straticoziale di Messina nel 1650-51,
della Gran Corte del Regno 1657-58-59 e forse egli stesso fu proconservatore
in Lentini nel 1690. Godette pure questa famiglia nobiltà in Catania, dove
troviamo un Alfio nel 1639, ed oggi i signori Alfio ed Antonino Ferrarotto,
figli di Giuseppe, suoi discendenti, sono stati iscritti, con il titolo di
nobile, nell’elenco definitivo delle famiglie nobili e titolate della
regione siciliana.
Arma:
d’azzurro, alla banda d’oro, costeggiata da cinque cicalette dello stesso,
tre nel capo, due in punta.
Cimiero: un cane nascente d’argento.
Tenenti: due puttini di carnagione.
Divisa: DUM LATRAT CUSTODIT.
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Ferreri.
Gli
autori non sono d’accordo sull’origine di questa famiglia. Pare che l’abbia
portata in Sicilia Ferrerio de Ferreri, che fu barone di metà del feudo di
Catuso, dei feudi di Galasi, Belice, Sala, Birribbaida. Questa famiglia
possedette pure il principato di S. Anna, il marchesato di Anguilla, le
baronie di S. Bartolomeo, Cachimo, Cicera, Vescara e S. Venera, S. Giorgio o
Bertolone, Gurgo, Celso e metà di Scala, Migaido, Passanitello, Pettineo e i
diritti feudali detti censi del regio demanio di Messina. Un Niccolò fu
senatore di Palermo nel 1540-41; un Marcantonio, barone di Pettineo, tenne
la stessa carica nel 1602-3, 1605-6 e fu capitano di giustizia della stessa
città nel 1609-10; un Giovan Francesco fu senatore di Palermo nel 1709-10;
un Emanuele nel 1758-59, 1763, 1767-68; un barone Emanuele Ferreri e
Lorefice fu proconservatore in Comiso nel 1761, 1774 e tale carica occupò
nel 1786 un barone Silvestre Ferreri e Lorefice; un Gioacchino, nato in
Comiso, fu giudice delle appellazioni in Palermo nel 1772, della corte
pretoriana della stessa città nel 1773, del tribunale del Concistoro nel
1785, di quello della Gran Corte Civile nel 1788 e 1794, commissario
generale per il Val di Mazzara nel 1793-94, uditore generale delle genti di
guerra nel 1795, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio nel
1803, presidente dello stesso tribunale nel 1810; vestì l’abito di Malta, fu
reggente consultore nel supremo Consiglio di Sicilia e Decano del Sacro
Regio Consiglio di S. Chiara di Napoli e, con diploma dato in Napoli a 20
gennaio 1798 esecutoriato in Palermo a 28 aprile dello stesso anno, ottenne
il titolo di marchese.
Arma:
d’oro, a tre bande d’azzurro.
Alias:
d’azzurro, a tre bande abbassate sotto una trangla, e tre stelle di cinque
raggi ordinate in fascia nel capo; il tutto d’oro.
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Ferro.
Antica e nobile famiglia, che il Minutolo vuole sia stata portata in
Sicilia, ai tempi del conte Ruggero, dai fratelli Giovanni e Stefano, il
quale ultimo fu il primo vescovo di Mazzara. Un Berardo di Ferro, da
Marsala, a 17 settembre 1282 venne nominato da re Pietro giustiziere per
il Valle di Girgenti; un Bartoluccio possedette, durante vita, il feudo
di Pardo; un Giovan Matteo fu capitano di giustizia di Trapani nel
1523-34; un Pietro fu giudice capitaniale di Palermo nel 1569-70 e
giudice pretoriano nel 1572-73; un Francesco Ferro e Amato, come figlio
di Caterina Amato, possedette la gabella di Pelo e Merca di Palermo,
1620; un altro Francesco, dottore in leggi, giudice pretoriano di
Palermo nel 1742-43, acquistò nel 1743 il titolo di barone di S.
Giorgio; un Giovanni fu barone della salina della Punta dell’Aquila o
del Cavaliere, 1742; un Gaspare ed un Baldassare li troviamo nel 1765-66
tra i nobili da squittinarsi in Mazzara.
Arma: di rosso, alla fascia d’oro.
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Ferruggia.
Un Pietro, giudice pretoriano di Palermo nell’anno 1748-49, coprì pure
la carica di giudice del tribunale del Concistoro negli anni 1759-60-61.
Arma: d’azzurro, all’albero di pino al naturale, sinistrato da un leone
d’oro, ed il sole del medesimo sorgente dall’angolo destro del capo e la
stella a sei raggi d’oro, nel sinistro.
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Ferru
de Torres.
Oriunda di Spagna. Un Consalvo, al dir del Minutolo, fu castellano del real
castello di Matagrifone in Messina, carica occupata dal figlio di lui:
Nicolò, che fu cavaliere di Malta e priore di Catalogna, e dal nipote:
Gaspare, 1551.
Arma:
di rosso, alla fede d’argento, vestita d’oro.
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Fessima.
Possedette questa famiglia sin dal secolo XIV il feudo di Raddusa e Destra,
del quale ne fu ultimo investito, a 7 luglio 1479, Antonio De Fessima.
Arma:
?
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Ficani
o
Ficano.
Nobile famiglia di Girgenti, che possedè la baronia di Muxarello e
Minavento. Un Giacomo fu custode del Porto di Palermo, 1718, e forse
egli stesso fu capitano di giustizia in Girgenti nel 1742-43; un
Giuseppe fu giurato di Girgenti nel 1798-99. Troviamo pure questa
famiglia in Sciacca, nella quale città incontriamo un Giovanni con la
carica di giurato nel 1701-2.
Arma: ?
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Ficaroa
o
Figueroa.
Il Galluppi la vuole originaria della Spagna, dello stesso ceppo dei
duchi di Feria e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI.
Noi intanto troviamo un Francesco Figueroa con la carica di capitano di
Salemi nel 1607-8.
Passò all’ordine di Malta in persona di Luigi Di
Giovanni-Balsamo-Faraone e Ficaroa, nell’anno 1585.
Arma: d’oro, a cinque foglie di fico di verde, fibrate del campo,
ordinate in croce di S. Andrea.
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