Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Ficarra a Finocchio

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Ficarra.

Di questa famiglia, tra gli altri, notiamo un Antonio giurato di Randazzo nel 1488 e capitano della stessa città nel 1498; un Giacomo, che, al dir del Minutolo, tenne la carica di giurato nel 1507 ed un Girolamo, figlio del precedente, che tenne le cariche di giurato e capitano di Randazzo e passò ad abitare in Catania. Possedette il diritto di Mezzograno ossia l’ufficio di portulanotto della città di Sciacca ed il feudo di Cianciana.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da una stella ed in punta da una rosa d’argento.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Fichera o Fighera (vedi).

 

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Fici.

La si vuole originaria di Genova, e si crede una diramazione della fa-miglia  Fieschi,  opinione  che non crediamo sufficientemente suffragata dai documenti che sono sino a noi pervenuti. Nel 1283 tra i cavalieri di Salemi notiamo un Castoro de Fichi; a 29 marzo 1403 un Antonio, da Marsala, ottiene l’ufficio di portulanotto del Porto e caricatore di Marsale ed a 2 ottobre 1408 egli stesso ottenne, durante vita, l’annua rendita di onze dieci d’oro sul porto di detta città; un Vincenzo fu giurato di Marsala nel 1500; un Giovanni tenne la stessa carica nel 1532 e quella di capitano di giustizia nel 1536; un altro Vincenzo fu giurato di detta città nel 1569, 1574; un Mario nel 1678-79; un Vincenzo tenne la carica di capitano di giustizia nel 1695-96; un Antonio Fici e Grignano tenne quella di giurato nel 1702 e quella di capitano di giustizia nel 1699, con privilegio dato in Madrid a 7 marzo 1710 esecutoriato a 10 maggio 1713 ottenne il titolo di duca di Amafi; un Vincenzo (fratello del precedente) fu ricevuto nell’ordine di Malta a 21 maggio 1694 e venne nominato commendatore di detto ordine nel 1716; un Vincenzo Fici e Staiti fu giurato di Marsala nel 1743-44, 1745-46, proconservatore in detta città sin dal 1749 e nel 1759 lo troviamo notato nella mastra nobile di Marsala; un Antonio Fici e Fardella fu proconservatore in det-ta città dal 1786 al 1796 e tale carica tenne dal 1796 al 1800 Raffaele (fratello del precedente); un Vincenzo Fici e Burgio fu cavaliere dell’ordine di S. Stefano e ciambellano del Granduca di Toscana (1856). Questa famiglia è oggi rappresen-tata da Luigi Fici de Sarzana, duca di Amafi.

Arma: d’azzurro, a tre sbarre d’argento.

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Fidotta.

Un Giovan Battista a 5 aprile 1788 ottenne concessione del titolo di conte di Valle dei Giunghi, del quale poscia fece donazione a Salvatore Bonsignore, che ne ottenne investitura a 10 gennaio 1805.

Arma: ?

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Fighera o Fichera.

Nobile famiglia di Acireale, della quale, tra gli altri, notiamo un Antonio, che, con privilegio del 17 maggio 1670, venne decorato del titolo di barone di Villanova, ed un Vincenzo che tenne la carica di acatapano nobile in detta città nell’anno 1756-57.

Arma: ?

 

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Figlia.

Questa famiglia, di Petralia Sottana, ha posseduto i feudi di Benisichi, di Signefari e di Granara. Il titolo di barone di Granara venne riconosciuto, con decreto ministeriale del 2 aprile 1899, in persona di Gaetano Figlia (di Carlo, di Pietro), padre di Pietro-Vincenzo.

Arma: d’azzurro, all’albero nodrito verso sinistra sulla pianura erbosa, il tutto al naturale, sostenuto da un leoncino d’oro, rivoltato, tenente una spada d’argento, posta in sbarra, attraversante sul tronco; l’albero accompagnato, in capo, a sinistra, da una stella di otto raggi d’argento.

 

 

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Filangieri o Filingeri (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Filesio.

Il Galluppi la vuole originaria di Girgenti e dice che godette nobiltà in Messina nel secolo XV.

Il Muscia nota, nel 1296, gli eredi del fu Luca Filesio da Noto per i feudi di Alfano, Molosini e Bommurmusini.

Un notar Vitale de Filesio da Girgenti, regio familiare, a 19 novembre 1392, per i servizi prestati e specialmente per la parte avuta nel conflitto succeduto nel castello di Girgenti (nel quale fu percosso in faccia sino a sangue per la difesa dei Martini) ottenne onze trenta d’oro annuali sopra il porto di Girgenti.

Arma: di rosso, alla fascia d’oro, disgiunta in mezzo, accompagnata da tre stelle dello stesso.

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Filingeri o Filangieri.

Secondo alcuni autori questa famiglia ebbe a capostipite un Riccardo, cavaliere francese della famiglia di Goffredo di Buglione, che nel 1096 nella conquista di Terrasanta fu condottiere d’una falange di soldati, per il che fu chiamato Filangero, e che ritornato da Gerusalemme piantò la famiglia nel regno di Napoli nella provincia di Principato, ove ottenne le baronie di Nocera, Lapigio, Pietra Stornola, Quadra Pane, Pontivò e la Candida. Secondo altri ebbe a capostipite un Turgisio, cavaliere normanno, venuto in Italia nel 1045 con il figlio Angerio, il quale ultimo stabilì la sua famiglia nel Napoleta-no e i suoi successori furono chiamati Filingeri, cioè figli di Angerio. Le incertezze sulle origini di questa nobile famiglia sono seguite da altre incertezze quando si tratta di dire chi sia stato il primo a portarla in Sicilia. V’ha chi vuole che un Riccardo (discendente da quel Riccardo che piantò la famiglia in Napoli) sia venuto in Sicilia, ai tempi dell’imperator Federico o del re Corrado, con il proprio zio, chiamato pure Riccardo conte di Marsi (che fu vicerè di Sicilia) e abbia preso in moglie Ricca, figlia di Ruggero Rosso barone di S. Marco, di Mirto, di Mazza-calar, Cellaro, ecc. Ma altri sostiene che la famiglia Filingeri era in Sicilia già sin dal tempo dei Normanni e che tra i cavalieri che assistettero all’incoronazione di Ruggero I sia stato un Tancredi Filingeri. Comunque sia, è certo che la famiglia Filingeri in Sicilia fu sempre delle più nobili, e rifulse per possesso di feudi, e per le cariche occupate. Vestì l’abito di Malta sin dal 1444 nella persona di un Maz-ziotta Filingeri; possedette i principati di Cutò, S. Elia, S. Flavia, Mirto; le ducee  di  Fabrica, Pino, Pratoameno, Rebuttone, S. Martino, Taormina; il marchesato di Lucca; le contee di S. Marco e di Suttafari; le baronie di Amorosa, Belmonte, Capri, Claristella, Frazzanò, Nicodia, Mendola, Miserendino, Molinazzo, Montemaggiore, Pietra di Roma, San Carlo, S. Margherita, Solanto, Tuzia, Villafrate, ecc. Un Abbo fu baiolo di Palermo nel 1301-2; un Guido, milite, tenne la stessa carica negli anni 1306-7-8; un Giovanni fu pretore nel 1336-37; un Enrico nel 1374-75; un Giovanni con privilegio del 12 settembre 1394 ottenne da re Martino restituzione della terra di Licodia; un altro Abbo, milite, maestro razionale del regno, capitano e castellano di Cefalù 1397, ottenne la terra di S. Marco ed altri feudi; un Riccardo possedette la terra di Montemaggiore, che fu poi venduta nel 1409 a Guarneri  Ventimiglia,  e fu strategò di Messina nel 1415; un altro Riccardo, nipote del precedente, primo conte di San Marco, ottenne a 1 agosto 1453 conferma del castello e feudo di Pietra di Roma e dei casali di Crapisuso, Mirto, Belmonte, Fazana, Mirtiro e Crapijuso; un Giovanni fu uno dei più rinomati capitani nel suo tempo e fu insignito della dignità di senatore romano dei pontefici Eugenio IV e Niccolò V; un Pietro, conte di S. Marco, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1614-15; un Vincenzo Giuseppe Filingeri e Spucches, con privilegio dato a 1 aprile 1643 esecutoriato a 16 marzo 1645, ottenne il titolo di principe di Mirto, fu maestro di campo delle milizie delle città, terre e casali della sergenzia maggiore di S. Fratello, consigliere di guerra del regno di Sicilia, 1658, pretore di Palermo negli anni 1662-63, 1675-76, 1684-85; un Pietro, con privilegio dato a 3 febbraio esecutoriato a 29 maggio 1666, ottenne il titolo di conte di Suttafari e fu primo principe di S. Flavia in sua famiglia, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1675-76, maestro portulano del regno 1680; un Alessandro, marchese di Lucca, fu primo principe di Cutò in sua famiglia e tenne la carica di governatore della nobile Compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1673-74, fu deputato del regno, capitano di giustizia di Palermo nel 1697 e pretore nel 1703, vicario generale del regno nel 1706; un Antonio, principe di Mirto, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1685-86 e pretore nel 1688; un altro Alessandro principe di Cutò (nipote del precedente) fu capitano di Palermo nel 1725-26; un Pietro, principe di S. Flavia, fu governatore della nobile Compagnia dei Bianchi nel 1713-14, deputato del ritiro delle donne riparate sotto il titolo della Purissima Concezione 1720, grande protettore se non fondatore dell’accademia del Buon Gusto, maestro razionale del tribunale del Real Patrimonio 1743; un Giuseppe, principe di Mirto, fu deputato del regno, gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia re di Sicilia, pretore di Palermo nel 1719-20; un Girolamo, marchese di Lucca e principe di Cutò, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1742-43, colonnello nel reggimento cavalleria Real Napoli, brigadiere dei Reali Eserciti 1772, governatore militare di Trapani, cavaliere del real ordine di S. Gennaro, gentiluomo di camera di Ferdinando IV di Borbone, re delle Due Sicilie, ecc.; un Vincenzo, conte di S. Marco e principe di Mirto, ecc., grande di Spagna di 1ª classe, deputato del regno negli anni 1750, 1766, 1770, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, ecc.; un Giovanni Filingeri e Papè, di Pietro principe di S. Flavia, fu cavaliere di Malta, aiutante reale nel governo di Sicilia, brigadiere dei Reali Eserciti e morì nel 1752; un Giuseppe (fratello del precedente) dottore in leggi, prelato domestico del papa Benedetto XIV, vicario generale della chiesa di Mazzara, decano della chiesa di Girgenti, giudice interino del Tribunale della R. Monarchia, abbate di S. Michele di Troina, ecc.; un Bernardo, principe di Mirto, fu senatore di Palermo negli anni 1778-79, 1781-82, pretore negli anni 1788-89-90, capitano di giustizia negli anni 1795-96, 1796-97; un Pietro, duca del Pino, del fu Giuseppe, è notato nella mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Alessandro, principe di Cutò, ecc., fu luogotenente e capitan generale del regno di Sicilia 1803;un Giuseppe-Antonio Filingeri Alliata, conte di S. Marco, principe di Mirto ecc., gentiluomo di Camera di Re Ferdinando I di Borbone, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1807-8, pretore nel 1812, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro; un Niccolò, principe di Cutò, fu gentiluomo di Camera di re Ferdinando I di Borbone, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, pretore di Palermo nel 1810-11, luogotenente generale del regno di Sicilia 1816 e 1821; una Maddalena, ultima principessa di S. Flavia in sua famiglia, rinunziò al titolo di duca di Pratoameno; un Pietro, duca del Pino, con real decreto del 2 dicembre 1835 venne nominato senatore di Palermo; un Carlo (poi principe di Satriano per real decreto del 31 marzo 1859) ottenne con real decreto del 19 luglio 1849 il titolo di duca di Taormina e fu luogotenente generale in Sicilia.

Oggi questa nobile famiglia è quasi del tutto estinta in Sicilia, esistendo soltanto il ramo dei duchi del Pino.

Arma: di rosso, alla croce d’argento, caricata da nove campane battagliate di nero.

Lo scudo accollato dall’aquila bicipite spiegata di nero, armata e linguata di rosso, coronata all’imperiale.

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Filocamo.

Originaria di Reggio Calabria, venne aggregata alla nobiltà messinese nel 1585 e passò all’ordine di Malta, come quarto di altra famiglia, in persona di Giovanni Melissaro, 1586.

Arma: troncato d’azzurro e d’argento, alla fascia in divisa d’oro, attraversante sul tutto, sormontata da una stella dello stesso.

Cimiero: un cupido saettante al naturale.

Sostegni: due donne al naturale, col fuso in mano dello stesso.

 

 

 

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Fimetta.

Un Simone, milite, da Calatafimi nel 1283 ottenne restituzione di tutti i beni a lui già confiscati come reo di tradimento; un Bartolomeo fu viceportulano di Marsala nel 1409.

Arma: ?

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Fimia o Fomia.

Di questa famiglia notiamo, tra gli altri, un Girolamo giudice della Gran Corte, 1537; un Cataldo che tenne la stessa carica molte volte e fu pure giudice del Concistoro ed un Giuseppe che fu senatore di Catania nel 1759-60.

Arma: troncato con la fascia in divisa d’oro; nel 1° d’azzurro, al braccio destro vestito d’argento, la mano di carnagione, impugnante un mazzetto di fiori al naturale; nel 2° di rosso, a tre bande d’oro.

 

 

 

 

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Finocchiaro.

Antica e nobile famiglia illustrata, tra gli altri, da quel Vincenzo che fu giudice della Gran Corte del Regno 1661, 1668, maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio 1674, presidente del Tribunale del Concistoro 1682 e che, con privilegio dato a 4 settembre esecutoriato a 26 novembre 1685, ottenne il titolo di duca di S. Gregorio del Borgo. Ottavio, figlio del precedente, fu dottore in leggi, venne annotato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i dottori nobili, fu giudice della regia udienza di Messina 1699 e venne investito del detto titolo di duca a 29 febbraio 1716. Godette pure questa famiglia nobiltà in Randazzo ed in Acireale. Nella prima un Giuseppe tenne la carica di giurato nobile negli anni 1794-95, 1798-99 ecc. e di capitano di giustizia nel 1804-5 ed un Cesare quella di giurato nobile nel 1812-13; nella seconda un Ignazio, originario da Acicatena, decorato del titolo di barone di Lupo con privilegio del 18 settembre 1791, tenne la carica di giurato nell’anno 1799-800 e di capitano di giustizia nel 1802-3.

Arma: d’azzurro, a nove stelle d’oro situate tre, tre e tre.

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Finocchio.

Originaria di Catania godette nobiltà in Messina nel secolo XVII. Un maestro Filippo, da Catania, nel 1375 ottenne il tenimento di terre chiamato Finocchiara, che ebbe confermato a 15 giugno 1396 ed egli stesso a 1 marzo 1403 ottenne concessione della gabella del vino del casale di Mascali.

Arma: d’azzurro, al ramo di finocchio del suo colore, tenuto da due leoni contrarampenti d’oro, sostenuti da una fascia centrata e abbassata dello stesso.

 

 

 

 

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