Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Fonte a Francesco

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Fonte (de).

Possedette questa famiglia il feudo di Carioto, che, con privilegio del 6 settembre 1453 venne confermato metà a Calcerando de Fonte e l’altra metà a Simone de Fonte. Non sappiamo se appartenne a questa stessa famiglia quel Guido, che, con privilegio dato a 6 aprile esecutoriato a 19 luglio 1660, ottenne il titolo di Don.

Arma: di verde, alla fonte d’oro, ripiena e zampillante d’argento, e cinque oche dello stesso, in atto di bere.

 

 

 

 

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Forcella o Forcelli.

Illustrata da quell’Antonino, cavaliere che occupò molte importanti cariche, e che, con diploma reale del 20 giugno 1815, ottenne per sé e suoi il titolo di marchese; titolo riconosciuto, con decreto del 27 giugno 1896, in persona di Antonio Forcella, di Orazio, di Antonio predetto.

Arma: d’azzurro, alla torre merlata al naturale sulla campagna erbosa di verde, addestrata da una forcella o ipsilon d’oro e sinistrata da un leone al naturale rampante contro la torre.

Alias: d’azzurro, allo scorpione d’oro, posto in palo, accompagnato da quattro stelle dello stesso.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Foresta o Floresta.

La si vuole originaria di Genova, portata in Sicilia, sotto Carlo V, da un Francesco Foresta comandante di due galere nella squadra dell’ammiraglio Andrea Doria, armata per la guerra contro Tunisi. Pare che si sia stabilita in Chiusa e poscia si sia diramata in Palermo e in Trapani. Un Giuseppe Floresta fu giudice della Gran Corte Criminale del Regno 1722; un Orazio-Girolamo Foresta acquistò il titolo di marchese della Scaletta, del quale ottenne investitura a 8 agosto 1752 e fu capitano di giustizia di Trapani negli anni 1780-81 e 1783-84.

Arma: palato d’oro e di rosso, alla banda del secondo attraversante sul tutto.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Forliveo o Firlivio (de) (vedi).

 

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Formica.

Di questa famiglia notiamo un Pietro, milite, possessore della terra di Marineo sotto re Federico (Muscia); un Matteo, che fu regio segretario 1424; un Giovanni, giurato di Siracusa nel 1455-56-57-58, quale carica in detta città tenne un Giacinto nell’anno 1677-78; un Francesco capitano di giustizia di Trapani nel 1488-89; un Masello portulanotto di detta città; un Filippo Giacomo, senatore di Messina negli anni 1504-5 e 1507-8.

Arma: d’azzurro, alla sbarra d’oro caricata da sei formiche di nero.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Formosa.

Un Pietro de Formosa, da Mazzara, possedette alcuni diritti sui porti e caricatori di Girgenti, Siculiana e Montechiaro; un Niccolò fu giurato di Salemi nel 1509, 1512, 1527-28; un Giovan Paolo nel 1512-13.

Arma: ?

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Fornaro, Fornari o Furnari (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Forni, Forno, o Furno.

La si vuole originaria di Francia. Il primo di cui si abbia sicura notizia in Sicilia è un Pietro, che fu castellano del castello della Mola di Taormina nel 1419. Passò pure questa famiglia in Nicosia e da questa città si vuole che la portasse in Palermo un Giambattista. Il quale fu padre di quell’Agostino, che acquistò nel 1639 l’ufficio di archivario della Tavola o pubblico banco di Palermo con un titolo di barone e si intitolò barone della Fede, titolo portato dai suoi successori, fra i quali non pochi furono soggetti distintissimi. Un Giacomo acquistò la baronia di Caruso; un Giovan Battista fu senatore di Palermo nell’anno 1655-56, tesoriere generale del S. Uffizio e deputato delle nuove gabelle nel 1682; un Giuseppe fu alcaide del S. Uffizio e senatore di Messina nel 1698-99; un Giambattista, barone della Fede, fu rettore dell’ospedale degli incurabili in Palermo e spedaliere, e vestì la toga senatoria nella stessa città nel 1761; un Agostino, barone della Fede, fu letterato, tenne la carica di spedaliere dell’ospedale di S. Bartolomeo nel 1756-57 e fu maestro razionale del Senato nel 1785.

Arma: d’argento, a tre fasce di rosso.

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Fortunato.

Un Francesco fu maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio, 1594; un Dionisio, con privilegio dato a 14 dicembre 1607 esecutoriato a 12 maggio 1608, fu decorato del titolo di Don; un Fortunato lo troviamo giurato in Patti nel 1798-99.

Arma: ?

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Forzano.

Un Giulio, da Gioiosa Guardia, acquistò nel 1711 l’ufficio di custode del porto e marina di Patti; un Pietro fu proconservatore in detta terra nel 1734 e giurato nel 1743-44; un Diego Forzano e Pisano, pure da detta terra, a 24 dicembre 1763 ottenne il titolo di barone di San Michele, a 1 aprile-11 novembre 1789 il titolo di marchese sul cognome; nei quali titoli gli succedette il figlio Francesco Forzano e Di Blasi, che ottenne investitura del titolo di marchese e del feudo di S. Michele a 5 gennaio 1791 e fu proconservatore in Gioiosa negli anni 1791 e 1793.

Arma: ?

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Fosso o del Fosso.

Il Galluppi dice che questa famiglia sia originaria di Reggio Calabria e che godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: d’azzurro, alla banda d’oro, accompagnata da due ricci al naturale.

 

 

 

 

 

 

 

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Foti.

Nobile famiglia messinese, che possedette il titolo di marchese di Inardo o S. Leonardo, le baronie dell’ufficio del portulanotto di Licata e della gabella del rotolo dei macelli di Messina. Nella mastra nobile del Mollica vediamo annotati un messer Giovan Filippo ed un messer Pompeo di Tommaso. Un Simone, messinese, con privilegio dato a 3 ottobre 1642 esecutoriato a 12 giugno 1643, ottenne, per sé e suoi, il titolo di don; un Francesco fu giurato di Messina nel 1615-16, 1622-23; un Simone fu giurato di detta città nel 1635-36; un altro Simone, con privilegio dato a 16 luglio 1727 esecutoriato a 23 dicembre 1728, ottenne per sé e suoi il titolo di marchese di Inardo o S. Leonardo; un Carlo, barone del rotolo, fu rettore nobile degli Spersi in Messina nel 1759-60; un Niccolò fu console nobile della seta in detta città nel 1760-61.

Arma: troncato d’oro e di nero, con quattro catene moventi dai quattro angoli dello scudo, legate nel cuore ad un anello, dell’uno all’altro.

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Fraccia.

Nobile famiglia di Alcamo, passata poscia in Palermo. Un Agostino, da Alcamo, con privilegio del 17 maggio 1697, ebbe il titolo di barone di Favarotta e Furni; ed un Stefano-Emanuele, barone di Favarotta, vestì la toga senatoria in Palermo negli anni 1845-46-47-48.

Arma: d’azzurro, al cuore di rosso, coronato all’antica d’oro, attraversato da una freccia d’argento posta in sbarra.

 

 

 

 

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Francesco (di).

La si vuole originaria di Capua. Godette nobiltà in Messina ed in Palermo, possedette la terra di Fiumara di Muro e il casale di Calanna (Minutolo), l’ufficio della rantaria di Palermo, il marcato o tenuta di terre nominate lo Fegotto; passò all’ordine di Malta nelle persone di Giovan Filippo Di Francesco-Saccano-Spadafora-Saccano l’anno 1553 e di Ottavio Di Francesco-Lombardo-Saccano-Arena l’anno 1573. Un Francesco fu giudice pretoriano di Palermo nel 1476-77; un Giacomo fu giudice straticoziale in Messina nel 1515-16; un Girolamo fu giudice della Gran Corte del Regno nell’anno 1526; un Antonino fu senatore di Palermo nel 1581-82 e governatore della tavola nel 1584-85; un Francesco, con privilegio del 18 maggio 1723, ottenne il titolo di barone della Leggia; un Giovanni fu giudice pretoriano di Palermo nel 1726-27, del tribunale del Concistoro nel 1733, della Gran Corte nel 1741; un Vincenzo, domenicano, fu vescovo di Lipari e arcivescovo di Damiata, 1769; un Giuseppe, barone di Leggia, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1748-49; un altro Vincenzo fu marammiere del Duomo di Palermo nel 1764.

Arma: troncato; nel 1° d’argento, al mare d’azzurro fluttuoso di nero, caricato dal delfino, nuotante del secondo, sormontato nel capo dall’aquila spiegata di nero; nel 2°  d’argento, a tre fasce di rosso.

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