Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Gabrielle a Galeoti

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Gabrielle.

Si vuole originaria di Gubbio, diramata in Calabria, ed altrove ed ascritta alla nobiltà di Tropea. Un Pasquale, patrizio di Tropea, con privilegio dato in Palermo a 13 gennaio 1765, ottenne il titolo di barone di Quercita.

Arma: d’oro, al pino di verde, sradicato, posto in banda, sostenuto da due leoni di rosso, coronati dello stesso, contrarampanti al fusto; alla orlatura dentata di rosso.

Cimiero: la mezzaluna crescente d’argento, sormontata da un drago di verde, alato d’oro.

 

 

 

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Gaetula o Gattula (vedi).

 

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Gaeta.

Il Galluppi la vuole originaria di Napoli e dello stesso ceppo dei marchesi di Montepagano. La dice passata in Messina, ascritta a quella nobiltà nei secoli XVII e XVIII, aggregata alla nobile arciconfraternita della Pace e Bianchi, e rivestita, nelle persone di molti suoi membri, di importanti cariche.

Arma: inquartato d’argento e di rosso, alla banda d’azzurro, caricata da tre stelle di oro, attraversante sul tutto.

 

 

 

 

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Gaetani o Caetani.

Antica ed illustre famiglia che si vuole originaria di Gaeta, diramata in Napoli, in Pisa, in Anagni, in Roma; vanta due pontefici: Gelasio II e Bonifacio VIII. Si vuole che il ramo di questa famiglia stabilito in Pisa abbia fatto tre passaggi in Sicilia: il primo all’epoca sveva, il secondo nel secolo XIV ed il terzo nel secolo XV, e così la detta famiglia si diramò in Palermo, Messina, Catania, Siracusa, Naro, ecc., godendo ovunque nobiltà. Possedette il principato di Cassaro; la ducea di Valverde, i marchesati di Antella e di Sortino; le contee di Bastiglia, di Laiatico, di Recalmuto; le baronie di Bambina, Casalotto e S. Andrea, Calatabiano, Castronovo, Canicarao, Comiso o Fontana Fredda, Leonforte, Mendola, Monastero, Saccolino, Stellaini e Misilini, Tripi, ecc. Un Pietro barone di Tripi, ecc., fu maestro razionale e presidente del regno di Sicilia nel 1449; un Berengario, milite, vessillifero di re Alfonso, fu stratigò di Messina 1446; un Bernabò, barone di Castronovo, fu maresciallo di campo nel 1524 e stabilì la sua famiglia in Siracusa; un Cesare primo marchese di Sortino, fu pretore di Palermo negli anni 1604-5, 1612-13, 1622-23, 1626-27, vicario generale del regno e stratigò di Messina, e con privilegio dato a 7 marzo esecutoriato a 5 giugno 1631 ottenne il titolo di principe di Cassaro; un Francesco Gaetani e Morra fu senatore di Palermo nell’anno 1679-80; un Carlo, barone di Villallegra, fu patrizio di Catania nel 1695-96 ed egli stesso è annotato nella mastra nobile di Catania del 1696 tra i feudatari e regi cavalieri; un Blasco, primo conte di Bastiglia, fu capitano di cavalleria negli eserciti di re Carlo II; un Pietro Gaetani e Bologna, principe di Cassaro, fu governatore della nobile compagnia della carità in Palermo nel 1705; un Luigi Gaetani e Salonia, primo duca di Valverde e conte di Racalmuto, tenne la stessa carica nel 1706, ed egli stesso fu capitano giustiziere di Palermo nel 1714 e pretore della stessa città nel 1717, 1736; un Pietro, principe di Cassaro, fu capitano giustiziere di Palermo nel 1721; un Paolo fu giudice della Gran Corte Criminale nel 1743; un conte Onorato fu capitano giustiziere di Siracusa nel 1745-46; un Cesare Gaetani e Lanza, principe di Cassaro, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1764-65-66 e pretore della stessa città nel 1773-74; un conte Cesare fu giurato nobile di Siracusa nel 1782-83; un Giuseppe fu proconservatore in Naro nel 1784-1793; un conte Luigi fu capitano di giustizia di Siracusa nel 1791-92 e giurato nobile della stessa città nel 1803-4; un conte Gaetano fu giurato di Naro nel 1794-95 e patrizio della stessa città nel 1797-98.

Arma: inquartato: nel 1° e 4° d’oro, alla gemella ondata d’azzurro, posta in banda; nel 2° e 3° d’azzurro, all’aquila spiegata d’argento, coronata dello stesso.

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Gaffore, Gaffori o Gaffuri.

Questa famiglia possedette le baronie di Grotte, Imbaccari sottano, Ganigasseno, Toscano e Mandrile ecc., e godette nobiltà in Caltagirone, nella mastra nobile della quale città troviamo annotato un Francesco Gaffori, di Ettore.

Arma: ?

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Gaggino.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI.

Arma: d’azzurro, all’uccello volante d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gagliani o Gagliano.

Un Giovanni Gagliano, di Acireale, con privilegio del 30 dicembre 1735, ottenne il titolo di barone di Porticelli; un Salvatore, barone di Belmonte, fu giudice pretoriano di Palermo nel 1771-72, del tribunale del Concistoro nel 1787; un Filippo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1810-11.

Arma: d’azzurro, a tre colonne, a basi e capitelli d’oro, circondate da una ghirlanda di verde.

 

 

 

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Gagliardo o Guagliardo.

Nobile famiglia di Polizzi, che possedette i feudi di Cammisini, Carca, Carpinello, Cottonaro, le secrezie di Polizzi, ecc. Un Carlo, barone del Casale della Pietra, fu giurato di Polizzi nel 1695-96, capitano di giustizia di detta città nel 1697-98 e nuovamente giurato nel 1701-2; un Francesco fu capitano di Polizzi nel 1706-7; un Giovan Ludovico tenne la stessa carica nell’anno 1740-41; un Gandolfo negli anni 1742-43 e 1745-46; un Vincenzo Maria fu giurato di detta città nel 1746-47; un Diego Gagliardo e La Casta dei baroni del Casale di Pietra fu proconservatore in Termini nel 1749; un Carlo Antonio, barone del Casale di Pietra, a 26 ottobre 1759 vien proposto a capitano di giustizia di Polizzi; un Giuseppe, barone di Plana, fu capitano di Polizzi nel 1774-75; un Pietro Gaetano fu giurato di detta città nel 1787-88; un Giovanni Giorlando a 21 giugno 1788 ottenne investitura dei feudi di Carpinello e di Cottonaro e a 21 settembre 1797 del feudo di Carca.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, sormontato da tre stelle dello stesso, ordinate in fascia.

Alias: d’azzurro, al leone d’oro, accompagnato da sette conchiglie dello stesso.

 

 

 

 

 

 

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Gajangos o Gayangos.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Spagna. Un Giuseppe fu segretario onorario di re Carlo II; un Carlo, colonnello, fu senatore di Palermo negli anni 1737-38, 1739-40, 1752-53, 1755-56, 1758-59 e 1763; un Michele Gajangos e Lascari, maritali nomine di Anna Tristaino, possedette il feudo Maeggio; un altro Carlo a 17 ottobre 1782 ottenne investitura del titolo di duca di San Niccolò.

Arma: troncato di rosso e d’azzurro, a tre spade d’argento, guarnite d’oro, poste in palo, ordinate in fascia e attraversanti sul tutto; alla bordatura d’argento, caricata da otto fiocchetti d’armellino di nero, posti 3, 2 e 3.

 

 

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Gajuso.

Il Galluppi vuole che questa famiglia abbia goduto nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: ?

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Galati.

Questa famiglia godette nobiltà in Sciacca. Notiamo un Niccolò che fu capitano di giustizia di Sciacca negli anni 1645-46 ed un Antonino, che tenne la stessa carica nell’anno 1701-1702.

Arma: d’argento, allo scaglione di rosso, accompagnato da tre stelle dello stesso, poste due in capo e una in punta.

 

 

 

 

 

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Galbes o Ingalbes (vedi).

 

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Galbo.

Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 vediamo annotato un Antonino Galbo, dottore in leggi, figlio di Niccolò. Quest’ultimo a 28 aprile 1810 venne investito della tenuta chiamata Difesa del Finale ed il detto figlio suo Antonino tenne la carica di Intendente della Valle di Messina. Giovanni Galbo e Paternò, di Antonino predetto, distinto letterato, sposò Rosalia Cusa e Amari e lasciò un’unica figlia, maritata nei Balestreros.

Arma: partito: nel 1° di rosso, al leone d’oro, col capo dello stesso, sostenuto dalla divisa d’argento e caricato da una testa calva di nero; nel 2° d’azzurro, al fanciullo di carnagione, sormontato nel capo da tre stelle d’oro, 1 e 2.

 

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Galeoti o Galioti.

Questa famiglia godette nobiltà in Messina ed un Francesco Galeoti e Spatafora possedette i diritti censuali del regio demanio di Messina per successione a casa Pistoia.

Arma: d’azzutrro, a tre bande ondate d’argento ed un lambello di rosso di tre pendenti attraversante sul tutto.

 

 

 

 

 

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