Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Galgana a Galvez

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Galgana o Gargano (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Galia.

Un Giuseppe, da Scordia, con privilegio del 12 ottobre 1782, ottenne il titolo di barone di San Gaetano.

Arma: ?

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Galibaldo o Garibaldi (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Galifi o Alifia (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Galimi.

Godette nobiltà in Messina, trovando annotato un Mario nella mastra nobile del Mollica.

Arma: ?

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Gallego.

La si vuole originaria dall’Aragona. Godette nobiltà in Messina nel secolo XVI e in Palermo; possedette il principato di Militello, il marchesato di S. Agata, il feudo di Garbonoara, ecc. Un Girolamo Gallego e Russo, barone di Militello, fu senatore di Palermo negli anni 1594-95, 1595-96; un Vincenzo, con privilegio dato a 25 maggio 1628 esecutoriato a 26 aprile 1630, ottenne il titolo di marchese di S. Agata; un Luigi, con privilegio dato a 11 novembre 1658 esecutoriato a 5 aprile 1663, ebbe il titolo di principe di Militello; un Girolamo, marchese di S. Agata, fu consigliere della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1659; un Gaetano, principe di Miltello, fu governatore della Compagnia dei Bianchi nel 1717-18; un Lorenzo Gallego e Ventimiglia fu senatore di Palermo negli anni 1721-22-23, 1730-31, 1735-36-37, 1738-39, 1741-42, 1747-48; un Francesco Paolo Gallego e Monroy, principe di Militello, ecc., fu cavaliere di Malta e il figlio suo Giuseppe Gaetano Gallego e Naselli fu l’ultimo investito in sua famiglia dei titoli di principe di Militello, marchese di S. Agata, a 19 agosto 1777.

Arma: inquartato in croce di S. Andrea; nel 1° d’oro, all’aquila spiegata e coronata di nero; nel 2° d’argento, alla croce di verde dell’ordine d’Alcantara; nel 3° di rosso, a cinque conchiglie d’argento, ordinate in croce di S. Andrea; nel 4° di rosso, all’albero di quercia sradicato al naturale, fogliato d’oro, attraversato nel tronco da un cignale di nero, inseguito e afferrato nella coscia da un cane d’argento.

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Gallegra.

Questa famiglia godette nobiltà in Mistretta e in Termini. Un Michele, capitano di giustizia di Mistretta nell’anno 1706-7, con privilegio dato a 23 maggio 1709, ottenne il titolo di barone di S. Giuseppe; un barone Giuseppe fu proconservatore in Mistretta nel 1741; un Carlo fu capitano di giustizia di Termini nell’anno 1740-41; un Pietro fu proconservatore in Mistretta nel 1758-1774; un Giuseppe fu capitano di giustizia in detta città nel 1756-57. Un Sigismondo Gallegra e Domina fu giurato di Termini mel 1797-98; un Carlo, da detta città, ottenne a 2 luglio 1835 un attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.

Arma: d’azzurro, alla banda scaccata d’oro e di verde di due fila.

 

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Gallenti.

Nobile famiglia di Caltagirone. Un Pietro, con privilegio dato a 18 novembre 1548, ottenne il titolo di regio cavaliere e la concessione dello stemma gentilizio.

Arma: troncato d’oro e d’azzurro, al gallo al naturale attraversante.

 

 

 

 

 

 

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Galletta.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XVII e parla di un messer Giuseppe, annotato nella mastra nobile del Mollica.

Arma: d’azzurro, al monte di tre cime d’oro, movente dalla punta, sostenente un galletto al naturale.

 

 

 

 

 

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Galletti.

Nobile famiglia originaria di Pisa, passata in Palermo verso il 1500. Godette nobiltà in Messina e in Palermo; possedette i principati di Fiumesalato, di Sori già Roccapalumba, i marchesati di S. Cataldo e di S. Marina, la contea di Gagliano, le baronie di Castania, di Rincione, di Rosignolo, della terza parte della Scannatura, dell’ufficio di Portulanotto di Licata, di Verbumcaudo, ecc. Un Alessandro fu senatore di Palermo negli anni 1502-3, 1505-6, 1510-11 e tesoriere del regno; un Niccolò fu senatore di Palermo negli anni 1521-22, 1533-34, 1537-38, 1551-52-53; un Carlo tenne la stessa carica nel 1536-37; un Lancellotto, primo barone di Fiumesalato, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1571-72 e governatore della nobile compagnia dei Bianchi della stessa città nel 1573-74; un Lorenzo, conte di Gagliano, fu governatore di detta compagnia nel 1577-78, 1581-82; un altro Lancellotto fu senatore di Palermo negli anni 1594-95, 1598-99, 1601-2; un Vincenzo, barone di Fiumesalato, con privilegio dato a 6 ottobre 1627 esecutoriato a 9 novembre 1630, ottenne il titolo di marchese di S. Cataldo; un Gaspare fu senatore di Palermo nell’anno 1643-44 e detta carica tennero un Carlo negli anni 1666-67, 1675-76, 1678-79 ed un Alessandro nel 1668; un Vincenzo, marchese di S. Cataldo, cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, con privilegio dato in Madrid il 21 marzo esecutoriato in Messina il 17 giugno 1672, ottenne il titolo di principe di Fiumesalato e fu capitano di giustizia di Palermo nel 1677-78; un Giovan Pietro, primo marchese di S. Marina, fu governatore del Monte di Pietà di Palermo nel 1704, 1710, 1711; un Giuseppe, principe di Fiumesalato, fu governatore della nobile compagnia della Carità nel 1703, cavaliere dell’ordine di Alcantara, gentiluomo di camera, capitano di giustizia di Palermo nel 1715-16 e pretore della stessa città negli anni 1724-25, 1739-40; un Antonio fu senatore di Palermo negli anni 1714-15, 1720-21, 1724-25; un Alessandro tenne la stessa carica nel 1739-40; un Giovanni-Alessandro, principe di Soria, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1743-44, e morì in carica; un Pietro fu parroco di San Antonio di Palermo e poi vescovo di Patti e di Catania; un Niccolò, marchese di S. Cataldo, fu senatore di Palermo nell’anno 1784-85; un Emanuele, un Letterio e un cavalier Placido, barone di S. Rosalia, figli di Sebastiano, furono annotati nella mastra nobile di Messina del 1798-1807; un Giovan Pietro, principe di Soria e marchese di S. Marina, a 14 dicembre 1796 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo; un Niccolò Galletti e Platamone, principe di Fiumesalato, ecc. fu commendatore dell’ordine della legion d’onore e senatore del Regno d’Italia, ecc.

Arma: d’azzurro, alla fascia d’oro, accompagnata in capo da un’aquila, rivoltata; in punta da una quercia, nodrita nella pianura erbosa, addestrata da un galletto, ardito e rivoltato al naturale, sinistrato da una corona d’oro.

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Gallo.

La si vuole originaria da Nicosia di Cipro. Godette nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVIII ed in Mistretta. Possedette i feudi di Canetici e Medura o Fiumegrande, la salina del Porto in Trapani, l’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Mistretta, ecc. Un messer Giacomo fu annotato alla mastra nobile del Mollica; un Epifanio, dottore in leggi, fu giudice capitaniale di Mistretta nel 1643-44; un Matteo, con privilegio del 28 settembre 1725, ottenne il titolo di barone di Bellacera; un Giovanni, barone dell’ufficio di maestro notaro della corte capitaniale di Mistretta, fu capitano di giustizia di detta città nel 1757-58 e tale carica vediamo occupata da un Epifanio nel 1774-75.

Arma: d’azzurro, al gallo al naturale posto sopra una torre rotonda, guardante il sole orizzontale a destra, la torre attaccatta da due muri di fortezza, moventi dalla punta e dai fianchi dello scudo, caricati a sinistra da un leone rampante contro la torre, il tutto d’oro.

Divisa: VENI VICI VIDIT ET FUGIT.

 

 

 

 

 

 

 

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Galluppi.

Di questa famiglia, che si vuole tra le primarie delle Calabrie e nobile sin dai tempi di Carlo I d’Angiò, aggregata al sedile di Portercole in Tropea e infeudata di Altavilla, Coccarino, Ioppolo, ecc. noi non diremo che quello che ha attinenza con il ramo passato in Sicilia. Pare che sia stata portata in Messina da un Cesare, qualificato barone di Ioppolo, che fu ascritto nella mastra nobile del Mollica. Passò nella città di S. Lucia ed un Ansaldo Galluppi-Patti e Cirella, con privilegio del 15 settembre 1748, ottenne il titolo di barone di Cirella; un Francesco-Maria tenne la carica di giurato in detta città di S. Lucia nel 1799-1800 ed un Sebastiano quella di capitano di giustizia nel 1799-1800 e 1806-7. Da S. Lucia un ramo di detta famiglia ritornò in Messina e succedette alla famiglia Raineri nel titolo di barone di Pancaldo, che fu riconosciuto con decreti ministeriali dell’8 gennaro 1883 e 22 luglio 1885 a Rainero Galluppi, già senatore della città di Messina. Sposò costui la nobile Letteria Cuzzaniti, dalla quale ebbe Giuseppe, barone di Pancaldo, cavaliere dell’ordine sovrano di Malta, Vincenza moglie a Michele Laudamo e Caterina moglie ad Antonio De Luca.

Arma: d’azzurro, allo scaglione, accompagnato da tre stelle, il tutto d’oro.

Cimiero: testa e collo di cavallo morello al naturale.

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Galofaro o Garofalo (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Galvez.

Un Baldassare fu capitano di fanteria spagnuola e fu padre di altro Baldassare, giurato di Augusta nel 1743-44. Carmelo, figlio di quest’ultimo, fu annotato nella mastra nobile di detta città.

Arma: ?

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