Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Gelfo a Geremia

 

Gelfo vedi Xelfo.

 

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Gemellaro, Gimillaro o Imillaro.

Godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII. Nella mastra nobile del Mollica troviamo annotato un messer Giovan Domenico.

Arma: ?

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Gemelli.

Illustrato da un Francesco, che tenne molte importanti cariche, tra le quali quelle di maestro razionale del tribuale del Real Patrimonio e di consigliere della Suprema Giunta di Sicilia in Napoli, 1773. Nella mastra nobile di Messina del 1798-1807 troviamo annotati un Guglielmo Gemelli del fu Domenico ed un Guglielmo Gemelli e Mantica del fu Carlo.

Arma: d’azzurro, a due bambini gemelli di carnagione, affrontati sopra una pianura di verde, addestrati da un pastorale di nero, piantato sulla pianura, con tre stelle d’argento, ordinate nel capo.

 

 

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Genestra o Ginestra.

Di questa famiglia notiamo un Luigi, che fu castellano di Rametta nel 1423.

Arma: ?

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Genna.

Nobile famiglia di Marsala, della quale, tra gli altri, notiamo un Cristofaro, che tenne la carica di giurato in detta città nel 1743-44; un Agostino, un Antonino, un Giuseppe ed un altro Antonino del fu Cesare, che nel 1759 facevano parte della nobiltà di Marsala; un Benedetto, giurato di detta città nel 1798-99 ed un Francesco, capitano di giustizia nel 1800-1801.

Arma: ?

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Genova.

Godette nobiltà in Piazza e in Palermo e possedette la baronia di Cutumino soprano. Un Antonino, barone di Cutumino, fu giurato di Piazza nel 1743-44; un Antonino Genova e Maria tenne la stessa carica nel 1787-88; un Antonino Genova e Parisi, barone di Cutumino, occupò la carica di patrizio di detta città nel 1794-95 e quella di capitano di giustizia nel 1797-98; un Giovan Battista Genova e Arone tenne quella di senatore nel 1798-99.

Arma: d’azzurro, al leone d’oro, guardante una mezzaluna rovesciata d’argento, posta nell’angolo destro del capo.

 

 

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Genovese.

Di questa famiglia, che il Galluppi vuole che abbia goduto nobiltà in Messina nei secoli XIII e XIV, notiamo, tra gli altri, un Giaimo, giurato di Randazzo nell’anno 1488; un Luciano, che, nel nome maritale di Anna-Maria Morillo e Calì, fu a 18 aprile 1744 investito del feudo di S. Niccolò la Mulara con le chiuse di Ficuzza, Jannigreco e Fontana del Rovetto; un Francesco, giurato di Castroreale nel 1798-99 ed un Francesco-Paolo, qualificato barone non sappiamo con qual diritto, che nel 1812-13 tenne la carica di tesoriere in Licata.

Arma: d’azzurro, a due leoni d’oro, controrampanti e affrontati, sormontati da tre stelle dello stesso, ordinate nel capo; con la campagna d’argento, caricata dal serpe di verde, ondeggiante in fascia.

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Gensardi.

Di questa famiglia notiamo un Gioacchino, che, con privilegio del 6 luglio 1788, ottenne il titolo di barone di Camporeale.

Arma: ?

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Gentile.

Il Galluppi crede che questa famiglia sia originaria di Genova e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XV e XVI. Noi la troviamo in Palermo, in Nicosia ed altrove. Un Santo fu primo possessore in sua famiglia dei feudi di Rupi e Calabrò; un Vincenzo, con privilegio dato a 3 settembre 1635 esecutoriato a 15 gennaio 1636, ottenne il titolo di Don; un Matteo fu giudice pretoriano di Palermo nel 1790-91, giudice del tribunale del Concistoro negli anni 1799, 1800-1 e, con real diploma dato a 30 settembre esecutoriato a 9 ottobre 1810, venne nominato giudice della Gran Corte Civile del Regno. Un Antonino, dottore in leggi, barone di Marrocco, fu capitano di giustizia di Nicosia nel 1812-13; un Luigi Gentile e Morfino a 23 gennaio 1830 ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo. Nell’elenco definitivo delle famiglie nobili siciliane è stato iscritto il signor Antonino Gentile (di Giuseppe, di Antonino) con i titoli di barone di Valledoro e di signore di Marrocco.

Arma: d’oro, allo scaglione di rosso, accompagnato nella punta da un leone e nel capo da una stella di otto raggi posta tra due gigli, il tutto d’azzurro.

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Genuardi.

Di questa famiglia notiamo un Ignazio, senatore del regno d’Italia sin dal 9 novembre 1872, un Gerlando, vescovo di Acireale sin dall’11 agosto 1872 († 4 giugno 1907); un Antonino, nato a Girgenti il 3 febbraro 1842, che, con RR. LL. PP. del 10 dicembre 1903, ottenne di assumere il titolo di barone di Molinazzo, trasmessibile agli eredi e successori secondo l’antico diritto siciliano.

Arma: d’azzurro, a due gambe, destra e sinistra, di carnagione, rovesciate, uscenti da una fiamma al naturale.

 

 

 

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Geraci, Girachio o Iraci.

Di questa famiglia notiamo un Stefano, dottore in leggi, avvocato del tribunale della Gran Corte, sindacatore di Naro, Girgenti e Licata 1488(10); un Giovan Francesco, che, con privilegio dato a 15 decembre 1498 esecutoriato a 16 marzo 1499, ottenne per sé e suoi la concessione del titolo di regio cavaliere e la conferma del proprio stemma gentilizio; ed un messer Vincenzo, che vediamo annotato nella mastra nobile del Mollica.

Arma: di rosso, alla banda d’oro, sormontata da un leone saliente del medesimo.

 

 

 

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Gerardi.

La si vuole originaria di Firenze, ed, al dir del Galluppi, godette nobiltà in Messina nei secoli XIV e XV. Possedette i feudi di S. Biagio, Gialdoneri e Mandrili; un Francesco fu giudice della Corte pretoriana di Palermo nel 1655-56; un Girolamo, dottore in leggi, fu erario fiscale dello stesso tribunale 1662; un abate Giuseppe-Maria, da Cammarata, con privilegio del 20 novembre 1767, ottenne il titolo di barone di Luparello; un Agostino, dottore in leggi, fu segretario referendario della real segreteria del regno di Sicilia 1787; un Vincenzo, fu capitano di giustizia di Patti nel 1797-98.

Arma: di rosso, a tre bande d’oro.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Gerbino (vedi Gerobino).

Godette questa famiglia nobiltà nelle città di Palermo, Mazzara, Salemi e Caltagirone e possedette le baronie di Cannitello e di Gulfotta. Un Antonino fu giurato di Salemi nel 1467-68; un Giovanni fu patrizio di Caltagirone nel 1542-43 e forse fu egli stesso quel Giovanni, che, con privilegio del 20 luglio 1542, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Ludovico fu patrizio di Caltagirone nel 1602-3; un Niccolò fu capitano di giustizia di Mazzara nel 1626-27; un Bartolomeo tenne la stessa carica in detta città nel 1632-33; un Stefano fu giudice della corte pretoriana di Palermo nel 1668-69; un Placido fu giurato di Mazzara nel 1701-2; un Niccolò Antonio tenne la stessa carica nel 1746-47; un Fabiano Gerbino ed Agraz fu senatore di Palermo nel 1764-65; un Niccolò-Antonio nel 1765-66 è proposto tra i nobili da squittinarsi in Mazzara; un Niccolò fu capitano di giustizia di detta città nel 1786-87; un Antonino-Alessandro fu giurato nobile della stessa città nel 1798-99.

Arma: d’oro, alla fascia d’azzurro, attraversata da un albero di verde, sinistrato da un cane rampante, grigio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Geremia.

La si vuole originaria di Pisa, fu illustrata da quel beato Pietro dell’ordine del predicatori, nato in Palermo nel 1381, il cui corpo è collocato nella maggior cappella della chiesa di S. Cita della stessa città. Possedette la baronia di Regiovanni, per la quale sono tassati gli eredi di Giovanni Geremia, che vengono anche tassati per due cavalli armati sotto re Ludovico, 1343. Un Andrea fu credenziere della dogana di Palermo 1409; un Antonio, senatore di Palermo nel 1465-66-67-68, 1483-84-85; un Pietro tenne la stessa carica negli anni 1490-91, 1495-96, 1500-1; un Giuseppe fu credenziere della dogana di mare e terra e della gabella dell’olio di Palermo nel 1567; Un Pietro-Paolo fu giudice delle appellazioni in Acireale 1716 ed un Gregorio, capitano di giustizia nel 1740-41 e proconservatore di detta città nel 1758; un Raimondo vi tenne la carica di acatapano nobile del 1746-47.

Arma: d’argento alla banda cucita d’oro, caricata da un lambello di tre gocce e da due mezze, il tutto d’azzurro, poste in banda, quelle delle estremità moventi dagli angoli; la banda accompagnata da sei rose di rosso, tre nel capo e tre in punta, ordinate in fascia.

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