Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da  Giannotta a Giorgi(di)

 

Giannotta o Giannotti.

Un Paolo a 5 maggio 1731 ottenne investitura del titolo di barone di Casalotto ed a 25 novembre dello stesso anno della baronia di Cartulano; acquistò il titolo di marchese di Valdina, del quale fu investito il 14 aprile 1734 e morì in Palermo a 29 maggio 1750 senza figli.

Arma: ?

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Giardina.

Nobile famiglia che si vuole originaria di Palermo. Godette nobiltà anche in Messina dal secolo XVI al XVIII; possedette i principati di S. Caterina, di Ficarazzi, il marchesato di S. Ninfa, i feudi di Risichillè e Cugno di Moraci e due terzi del feudo di Gibellina, ecc. Un Simone lo troviamo annotato nella mastra nobile del Mollica; un Diego fu senatore di Palermo negli anni 1604-5; un Ludovico, con privilegio dato in Madrid a 4 luglio esecutoriato a 10 settembre 1621, ottenne il titolo di marchese di Santa Ninfa; un Gaspare, con privilegio dato a 11 ottobre 1638, ottenne il titolo di barone di Mufè?; un Francesco fu senatore di Palermo negli anni 1681-82; un Luigi-Gerardo-Giardina-de Guevara-Lucchese ed Alagona, con privilegio dato a 12 settembre esecutoriato a 9 novembre 1733, ottenne il titolo di principe; un Diego, principe di S. Caterina, fu capitano giustiziere di Palermo nell’anno 1747-48; Giulio Giardina e Grimaldi, (figlio del precedente) principe di S. Caterina ecc., fu governatore della nobile Compagnia della Pace in Palermo e il figlio suo Diego Giardina e Naselli, a 15 luglio 1812, otteneva investitura dei principati di S. Caterina e di Ficarazzi, del marchesato di Santa Ninfa, dei feudi di Gibellina, Risichillè e Cugno di Moraci.

Arma: d’argento, all’albero sradicato di verde.

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Giarrizzo.

Notiamo di questa famiglia un Biagio, proconservatore in Calascibetta nel 1733; un Luigi, da Mazzarino, che, con privilegio del 6 aprile 1776, ottenne il titolo di barone di S. Caterina; un Domenico, procuratore fiscale del tribunale della Gran Corte, investito a 12 febbraio 1785 del titolo di marchese, titolo che donò al figlio Ferdinando, il quale ne venne investito a 5 dicembre dello stesso anno; un barone Luigi che, a 17 ottobre 1835, ottenne attestato di nobiltà dal Senato di Palermo.

Arma: d’azzurro, a due leoni d’oro affrontati e controrampanti ad un albero di palma al naturale fustato d’oro, nodrito in una zolla al naturale.

 

 

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Giarrusso.

Famiglia di Vizzini, aggregata al ceto nobile di detta città nella persona di un dottor Damiano nel 1731.

Arma: ?

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Giattino.

Di questa famiglia notiamo un Vincenzo, che fu giudice pretoriano di Palermo nel 1608-9 ed un Pietro che tenne la stessa carica negli anni 1617-18-19, 1625-26 e fu giudice del tribunale del Concistoro nel 1629-30.

Arma: troncato: nel 1° d’azzurro; nel 2° mareggiato d’argento e la fascia d’oro attraversante sulla partizione.

 

 

 

 

 

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Giavante.

Questa famiglia possedette i feudi di Buxello e di Saccolino.

Arma: ?

 

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Giglio.

Nobile famiglia di Palermo e di Caltagirone, che possedette il principato di Lascari, ecc. Un dottor Girolamo tenne la carica di giurato di Caltagirone negli anni 1578-79, nel quale anno un dottor Francesco tenne nella stessa città quella di patrizio. Un Vincenzo, da Palermo; con privilegio dato a 31 maggio esecutoriato a 30 agosto 1586, ottenne la concessione del titolo di Don e forse egli stesso fu coadiutore della nobile compagnia della Carità in Palermo nel 1594 e ministro della stessa nel 1600; un Pietro, da Palermo, con privilegio dato a 1 aprile esecutoriato a 16 ottobre 1587, ottenne la concessione del titolo di Don; un Giuseppe fu senatore di Palermo negli anni 1666-67, 1675-76, 1690-91 e la stessa carica tenne un Gerardo nel 1684-85.

Arma: d’azzurro, al giglio d’oro, accompagnato nell’angolo destro del capo da una stella dello stesso.

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Giliberto.

Nobile famiglia di Palermo, della quale notiamo un Tommaso, che fu pretore di detta città negli anni 1428-29, 1439-40, 1447-48 e 1449-50; un Enrico, che fu regio cavaliere e console dei regnicoli in tutto il regno di Sicilia nell’anno 1498.

Arma: d’oro, a tre rose di rosso, fogliate di verde, moventi da tre monti di nero.

 

 

 

 

 

 

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Gioeni.

Antica e nobile famiglia, che vanta discendere dagli Angioini, dominatori della Sicilia. Godette nobiltà in Messina dal secolo XV al XVIII, in Palermo ed altrove. Possedette i principati di S. Antonino, Castiglione, Petrulla o Solanto; le ducee di Angiò, Castellana o Ravanusa, S. Biagio; il marchesato di Giuliana; la contea di Chiusa; le baronie di Aidone, Bavuso, Biribbaida, Belice, Burgio, Calatamauro, Casalcarbone, Contessa, Miraglia, Montallegro, Oliveri, Novara, Pietratagliata, San Dimitri, Valcorrente, ecc. Un Perrono, protonotaro del Regno di Sicilia, fu il primo possessore di Calvaruso, Bavuso, Castiglione, Rocca e Valdina, Miraglia, ecc.; un Bartolomeo fu gran cancelliere del regno sotto i Martini; un altro Bartolomeo, da Messina, con privilegio dato a 11 maggio 1486 esecutoriato a 15 febbraro 1486, ottenne di poter aggiungere alla propria arme gentilizia le armi della real casa d’Aragona; un Consalvo, barone di Aidone, conservò Terranova ed Augusta al regio dominio al tempo delle incursioni turchesche; un Lorenzo, con privilegio del 23 novembre 1528, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Ettore, con privilegio dato in Madrid a 10 aprile esecutoriato in Messina a 1 novembre 1571, ottenne la concessione del detto titolo di regio cavaliere e lo stesso titolo ottenne, con privilegio del 14 decembre 1587, un Giovanni Gioeni, barone di S. Dimitri, da Catania; un Tommaso Gioeni e Cardona, marchese di Giuliana, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1589-90 e 1598-99, pretore di Palermo nel 1594-95 e 1598-99 e, con privilegio dato a 20 aprile esecutoriato a 20 giugno 1602, ottenne il titolo di principe di Castiglione; un Ambrogio vestì l’abito di Malta  e  fu  gran priore  di  Pisa,  1594;  un Giacomo fu ascritto alla mastra nobile del Mollica, lista XIII, anno 1599; un Lorenzo fu stratigò di Messina nel 1616; un Giovanni fu cavaliere di S. Giacomo della Spada, pretore di Palermo negli anni 1615-16, 1634-35, capitano giustiziere della stessa città nell’anno 1624-25 e, con privilegio dato a 12 agosto esecutoriato a 9 decembre 1633, ottenne il titolo di duca di Angiò; un Francesco Gioeni e Platamone fu giudice della Gran Corte Criminale, 1643; un Vincenzo, barone di San Dimitri, fu capitano di giustizia di Catania nel 1667-68; un Francesco fu giurato di detta città nel 1695-96; un Giovanni, barone di S. Dimitri, è notato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i feudatari e regi cavalieri ed un Diego ed un Francesco sono notati nella detta mastra tra i regi cavalieri; un Girolano Gioeni e Ventimiglia, duca di Angiò, fu governatore della nobile compagnia dei Bianchi di Palermo nel 1697, deputato del Regno, vicario generale in Girgenti, capitano giustiziere di Palermo negli anni 1704-5, 1712-13, pretore della stessa città nel 1710-11, gentiluomo di camera di Vittorio Amedeo II di Savoia, re di Sicilia; un Tommaso fu giudice pretoriano di Palermo negli anni 1716-17, 1723-24; un Giacomo tenne la stessa carica nel 1731-32 e fu giudice del tribunale del Concistoro, 1743; un Giuseppe-Mario fu tesoriere di Catania dal 1743 al 1747 ed egli stesso a 2 settembre 1746 ottenne, per sé e suoi, il titolo di illustre; un Lorenzo fu vescovo di Girgenti; un Ottavio fu maresciallo di campo e castellano del castellammare in Palermo, morì nel 1750; un Giovanni, duca d’Angiò, con privilegio dato a 1 decembre 1774 esecutoriato a 24 gennaio 1775, fu nominato maestro razionale di cappa corta del tribunale del Real Patrimonio, fu intendente generale delle truppe, governatore del Monte di Pietà di Palermo, deputato del Regno, 1778, 1790, gentiluomo di camera, ecc.; un Girolamo fu giudice della Gran Corte Criminale 1786; un Agesilao, principe di Petrulla, fu senatore di Palermo negli anni 1792-93, 1796, governatore della nobile compagnia dei Bianchi, 1792, gentiluomo di camera, ecc. Con decreto ministeriale del 2 maggio 1900 il signor Salvatore Gioeni, di Giuseppe, nato in Catania il 22 agosto 1835, ottenne riconoscimento del titolo di nobile, trasmessibile ai suoi discendenti d’ambo i sessi, per continuata linea retta mascolina.

Arma: fusato d’argento e di rosso, col capo d’oro, carico di un leone di nero, nascente.

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Gioffrino, Giorfino o Giuffrino (vedi).

 

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Gionfrida.

Un Antonino fu giurato nobile di Siracusa nell’anno 1747-48.

Arma: ?

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Giordano.

Il Galluppi crede che sia originaria di Siracusa e che abbia goduto nobiltà in Messina dal secolo XIV al XVII. Possedette le baronie di Alfano, Molisena, Lungarini, la gabella o diritto del rotolo delle carni macellate in Messina. Un Giuliano fu exercitori della gabella del biscotto, sepi e canape di Messina sotto re Federico; un Giovanni fu senatore di Siracusa nel 1403-4; un Matteo, dottore in leggi, a 9 settembre 1695 venne nominato giudice della regia Udienza di Messina.

Arma: di rosso, all’albero d’oro, movente dalla punta, sostenuto da due leoni contrarampanti dello stesso, affrontati al tronco.

 

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Giorfino, Gioffrino o Giuffrino (vedi).

 

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Giorgi (di) o Giorgio (di) (vedi).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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