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Gravina.
Antica ed illustre famiglia siciliana, che vanta discendere dallo stesso
stipite dei Normanni, dominatori della Sicilia. Godette nobiltà in
Caltagirone, Catania, Messina, Palermo; possedette i principati di Alcara o
Lercara, Castelforte, Comitini, S. Flavia, Gravina, Montevago, Palagonia,
Rammacca, Val di Savoja; le ducee di Alcara, Castel d’Aci, Cruillas, San
Michele, Valverde; i marchesati di Antella, Bifara, Cadera, Delia, S.
Elisabetta, Francofonte, San Germano; le contee di S. Giovanni la Punta,
Sittafari; le baronie di Arbiato, Armicci, Bifara, Belmonte, Buonvicino,
Calatabiano, Cattasi, Cugno, Fanaco, Favarotta, Fiumefreddo, San Basile e
Lenza, San Fratello, Gibellini, Iroldo, Marabino, Murgo, Piedimonte, Pozzo,
Ramione, Rincioli, Scordia Soprana, Stellaini, Suvarita, ecc. ecc. Un
Giacomo fu segretario di re Martino e primo possessore di Belmonte,
Palagonia per privilegi del 1 ottobre e del 20 decembre 1407; un Vincenzo fu
capitano di giustizia di Catania nel 1556; un Girolamo Gravina e Cruillas fu
governatore della città di Augusta nel 1548 e di quella di Licata nel
1554-55, capitano di giustizia di Palermo nel 1560, Vicario Generale in Noto
nel 1563, in Augusta nel 1566 e in Siracusa nel 1573, e, con privilegio dato
a 2 giugno esecutoriato a 24 novembre 1565, ottenne il titolo di marchese di
Francofonte; un Ferdinando Gravina e Moncada, marchese di Francofonte, fu
Vicario generale del regno e pretore di Palermo nel 1597; un Lucio Gravina e
Cruillas, con privilegio del 22 marzo 1575, ottenne il titolo di regio
cavaliere; un Giovanni Gravina e Cruillas, con privilegio dato a 23 aprile
esecutoriato a 5 luglio 1625, ottenne il titolo di duca di San Michele; un
Ludovico, con privilegio dato a 5 maggio 1629 esecutoriato a 20 maggio 1633,
ottenne il titolo di principe di Palagonia; un Emanuele Gravina e Cruillas,
barone di Scordia, a 19 novembre 1639 ottenne i titoli di barone di S. Agata
e barone di S. Giacomo; un Girolamo, con privilegio dato a 25 novembre 1644
esecutoriato a 5 luglio 1645, ottenne il titolo di principe di Gravina o
Rabingallo ed egli stesso fu pretore di Palermo negli anni 1667-68, 1669-70;
un Saverio, cavaliere dell’ordine di Malta, con privilegio dato a 18
febbraio 1667 esecutoriato a 22 agosto 1668, ottenne, personalmente, il
titolo da illustre; un Michele Gravina e Cruillas, con privilegio dato in
Madrid a 11 febbraro esecutoriato in Messina a 4 luglio 1673, ottenne il
titolo di principe di Comitini e Santa Maria d’Altomonte; un Sancio, con
privilegio dato a 7 ottobre esecutoriato a 3 decembre 1688, ottenne il
titolo di principe di Rammacca; un Girolamo Gravina e Cruillas, con
privilegio dato a 19 aprile esecutoriato a 26 agosto 1695, ottenne il titolo
di duca di Cruillas; un Carlo fu maestro notaro del Senato di Catania nel
1695-96; un Carlo, barone di Cugno è notato nella mastra nobile di Catania
del 16 gennaio 1696 tra i feudatari e regi cavalieri, e nella stessa mastra,
tra i cavalieri, è notato un Francesco Gravina e Paternò del fu Mario; un
Ferdinando-Francesco, principe di Palagonia, fu capitano di giustizia di
Palermo nell’anno 1609-1700, pretore della stessa città negli anni 1708-9,
1715-16, cavaliere dell’ordine del Toson d’oro, presidente del supremo
Consiglio di Sicilia, ecc., e, con privilegio dato in Madrid a 19 novembre
1709 esecutoriato in Messina a 15 marzo 1710, ottenne la dignità di Grande
di Spagna; un Giovanni duca di San Michele, fu primo principe di Montevago
in sua famiglia e a 30 maggio 1721 ottenne la dignità di grande di Spagna;
un Domenico-Antonio, barone di Mancipa e Passarello deputato del regno, al
dir del Villabianca, ottenne da re Carlo II il titolo di conte; un
Berengario, al dir dello stesso autore, ottenne nel 1734 il titolo di
marchese di San Germano; un Ignazio-Sebastiano, principe di Palagonia e
marchese di Francofonte, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, fu capitano di
giustizia di Palermo nel 1732-33 e pretore della stessa città nel 1743-44;
un Pietro Gravina e La Valle a 23 novembre 1733 venne aggregato alla mastra
nobile di Catania; un Bernardo, principe di Rammacca, fu capitano di
giustizia di Palermo nel 1734-35; un Antonino tenne la carica di patrizio in
Caltagirone nel 1743-44; un Gaetano fu tesoriere in detta città nell’anno
1743-44; un Francesco fu giurato di Catania nel 1745-46; un Giovanni, dei
principi di Montevago, teatino, fu vescovo di Patti, dove morì nel 1755; un
Michele, principe di Comitini, fu capitano di giustizia di Palermo nel
1749-50 e pretore della stessa città negli anni 1764-65-66; un Ferdinando,
dei principi di Rammacca, fu giudice della Gran Corte del Regno nel 1754,
uditore generale delle genti di guerra nel 1766, ecc.; un Giovanni, duca di
S. Michele, fu senatore di Palermo nel 1779-80 e la stessa carica tenne in
detto anno un Girolamo, marchese di Cadera; un Federico, dei principi di
Montevago, cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carlo III, grande di
Spagna di 1ª classe, ecc., fu illustre ammiraglio e morì in Cadice in
seguito alle ferite riportate nella memorabile battaglia di Trafalgar; un
Gabriele-Maria (fratello del precedente) fu arcivescovo di Mitilene,
cappellano maggiore del Regno, gran priore e gran croce dell’ordine
costantiniano, cavaliere del S. Gennaro, ecc.; un Pietro (fratello del
precedente), arcivescovo di Palermo, fu luogotenente generale in Sicilia,
cavaliere del San Gennaro, ecc; un Girolano, duca di San Michele fu senatore
di Palermo negli anni 1782-83-84; un Garsia fu capitano di giustizia di
Catania nel 1786-87; un Vincenzo fu giurato di Caltagirone nel 1787-88; un
Antonino Gravina e Morso fu tesoriere in detta città nel 1798-99; un
Giuseppe, principe di Comitini ecc., fu senatore di Palermo negli anni
1794-95-96, pretore della stessa città dal 1824 al 1829; un Francesco-Paolo
Ferdinando Gravina e Gravina, principe di Palagonia, ecc., gentiluomo di
camera, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, fu un insigne benefattore
dell’umanità, lasciò l’immenso suo patrimonio ai poveri di Palermo, fabbricò
a sue spese il ricovero dei poveri a Malaspina e lasciò una vistosa rendita
annua al Real Albergo delle povere; un Michele Gravina e Requesens, principe
di Comitini, ecc. fu gentiluomo di Camera con esercizio, Ministro
Segretario di Stato e Consigliere di Stato in Napoli, cavaliere dell’ordine
di S. Gennaro, cavaliere di gran croce degli ordini di S. Ferdinando e
Francesco I di Napoli, dalla Legion d’onore di Francia, di Carlo III di
Spagna, di Leopoldo d’Austria, dell’Aquila bianca di Russia, dell’Aquila
rossa di Prussia, dei SS. Maurizio e Lazzaro di Sardegna, di Leopoldo del
Belglo, di Danebrog di Danimarca, della Stella Polare di Svezia, della
Corona di Quercia d’Olanda, ecc.; un Francesco Gravina e Requesens fu monaco
benedettino di Monreale col nome di Domenico-Benedetto, priore nel monastero
benedettino di Perugia e abate nel monastero di San Calogero di Messina,
insigne teologo, filosofo ed archeologo, autore di quell’opera monumentale,
quale è l’illustrazione del Duomo di Monreale; un Luigi, di Francesco,
prefetto di Roma, con real decreto del 3 giugno 1884, ottenne la concessione
del titolo di marchese, trasmessibile ai suoi discendenti maschi da maschi,
in linea e per ordine di primogenitura; un Giuseppe Gravina-Cruyllas e
Ruffo, principe di Comitini, ecc. fu gentiluomo di camera con esercizio e
ministro plenipotenziario del re delle Due Sicilie presso la Santa Sede,
cavaliere dell’ordine di San Gennaro, cavaliere di gran croce degli ordini
costantiniano e Francesco I di Napoli, di San Gregorio Magno pontificio,
grande uffiziale dell’ordine del Merito di Toscana, commendatore del S. M.
O. di Malta, ecc., e con decreto ministeriale del 10 dicembre 1899 ottenne
riconoscimento dai titoli di principe di Comitini e Santa Maria d’Altomonte,
principe di Castelforte, duca di Castel d’Aci, conte di S. Giovanni la
Punta, barone di Scordia Soprana, barone di Fanaci, barone di Buonvicino,
signore di Cattasi e signore di Fanaci.
Arma:
troncato, al 1° d’azzurro, a due bande d’oro, accompagnate nel punto
sinistro del capo da una stella a dieci raggi d’argento; nel 2° d’azzurro,
alla banda scaccata d’argento e di rosso.
Cimiero: l’uccello gaipa di bianco.
Motto: SPERO.
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Gregorio (de).
Nobile e antica famiglia che si vuole originaria di Germania, passata
in Sicilia sin dal secolo XII. Possedette, in Sicilia, il principato di
S. Elia, già Torre di Goto, il ducato di Tremestieri, i marchesati del
Parco Reale, di Poggio Gregorio e di Valle Santoro, le baronie di
Castania, del R. Demanio di Messina, Gallici, Vigliatore, ecc. Un
Gregorio fu giudice di Messina nel 1319; un altro Gregorio, milite, è
notato nel ruolo dei feudatari sotto re Ludovico per un cavallo armato;
un Orlando fu conestabile dell’ufficio straticoziale di Messina sotto re
Federico; un Ansaldo a 15 agosto 1404 ottenne conferma dell’ufficio di
portulanotto di Lentini e Bruca; un Pietro fu giudice della Gran Corte
nel 1510; un Giovan Pietro, con privilegio dato a 4 dicembre 1544
esecutoriato a 28 febbraio 1545, ottenne il titolo di nobile col don; un
Pietro, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1553-54; un Bartolomeo,
un Stefano, un Andrea fu Pietro, un messer Cesare, un Paolo e un Mario
del fu Colantonio, un Lorenzo ed altri furono ascritti alla mastra
nobile del Mollica; un Pietro fu cavaliere dell’ordine di S. Giacomo
della Spada, presidente della Gran Corte nel 1651, reggente del
Consiglio d’Italia, ecc. e, con privilegio dato a 13 settembre 1647
esecutoriato a 14 giugno 1648, ottenne il titolo di duca di
Tremestieri; un Carlo, con privilegio dato a 27 luglio 1663
esecutoriato a 12 maggio 1664, ottenne il titolo di marchese di Poggio
Gregorio e fu senatore di Messina nel 1671; un Girolamo fu governatore
nobile della tavola pecuniaria di Messina nel 1701-2; un Francesco fu
senatore di Messina negli anni 1741, 1748, 1758, 1764, 1769 e 1772 e
venne investito del titolo di marchese di Poggio Gregorio a 16 maggio
1745; un Leo-poldo fu governatore della Tavola pecuniaria di Messina nel
1735-36, senatore di detta città nel 1738-39, segretario di Stato,
tenente generale degli eserciti di Spagna e gentiluomo di camera di re
Carlo III, gran prefetto del supremo magi-strato del Commercio e della
Regia Giunta del tabacco, maestro razionale del tri-bunale del real
Patrimonio, cavaliere del real ordine di San Gennaro, ecc.; nel 1743
ottenne dal duca di Modena Francesco III il titolo di marchese di
Trentino e nel 1746 quello di marchese del Sacro Romano Impero e con
lettere patenti date in Napoli a 10 luglio esecutoriate in Palermo a 7
novembre 1749 ottenne da re Carlo III di Napoli il titolo di marchese di
Valle Santoro; un Giovanni fu sena-tore di Palermo nel 1750-51; un
Francesco, figlio di Leopoldo marchese di Squil-lace, fu regio secreto
di Messina, amministratore generale del diritto delle sete in Sicilia,
cavaliere dell’ordine di Malta, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV
di Borbone, con privilegio dato a 9 settembre 1758 esecutoriato a 3
gennaio 1759 fu nominato maestro razionale di cappa corta del tribunale
del real Patrimonio e a 17 giugno 1760 ottenne investitura del titolo di
principe di S. Elia; un Camillo ottenne nel dicembre del 1764 la commuta
del titolo di marchese della Rocca in quello di marchese del Parco
Reale; un Giuseppe fu console nobile di mare e terra di Messina nel
1801-2. Con decreti ministeriali dell’11 giugno e del 2 novembre 1882
vennero riconosciuti i titoli di marchese del Parco Reale e di marchese
(quest’ultimo trasmessibile a tutti i maschi) a Camillo De Gregorio e
Stazzone (di Antonio-Maria, di Camillo). Costui sposò in prime nozze
Letteria Brunaccini dei principi di San Teodoro dalla quale ebbe:
Antonio, dottore in scienze naturali, ecc., (marito di Francesca Vanni
dei duchi d’Archirafi, con prole); Giacomo, dottore in lettere e
filosofia, libero docente in dialettologia nella R. Università di
Palermo (marito di Beatrice Starrabba, con prole); Paolo († 1900),
dottore in giurisprudenza, segretario di legazione di 1ª classe,
cavaliere ufficiale mauriziano e della Corona d’Italia, ecc. (marito di
Maria-Robertina Patti e padre di Camillo); Maria-Anna; Francesco,
capitano d’artiglieria, Cecilia; Leopoldo, dottore in giurisprudenza,
avvocato erariale (marito di Teresa Palmeri dei marchese di Villalba);
Alfonsina; Maria Concetta. Sposò poi in seconde nozze Rosalia Anfossi
dei marchesi di S. Onofrio, dalla quale ebbe Maria. Morì a 14 gennaro
1901).
Arma: di nero, partito, innestato, merlato di sei pezzi d’argento.
Cimiero: la grù di nero con la sua vigilanza.
Motto: SIC TUTIUS.
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