Dott. A. Mango di Casalgerardo

NOBILIARIO DI SICILIA

da Grassellini a Grienti

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Grassellini o Grassellino.

Illustrata da quel Domenico, che fu giudice pretoriano di Palermo nel 1766-67, del tribunale del Concistoro nel 1779-80, della Gran Corte Civile del Regno 1784, della Gran Corte Criminale 1786, avvocato fiscale del tribunale del Real Patrimonio e di quello della Gran Corte 1787, presidente onorario e maestro razionale giurisperito del tribunale del Real Patrimonio 1789, ecc.

Arma: d’oro, all’aquila spiegata e coronata di nero, accompagnata nella punta da una ancora del secondo, posta in fascia.

 

 

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Grassi o Grasso (vedi).

 

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Grassini.

Un Pietro Maria Grassini possedette i feudi di Vacco e Vaccotto, che vediamo poi in potere di una Caterina, moglie a Diego Del Castillo, la quale ottenne di averli elevati in marchesato, con il titolo di marchese di S. Isidoro, per privilegio dato a 11 luglio esecutoriato a 15 settembre 1651.

Arma: ?

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Grasso o Grassi.

V’ha chi la vuole d’origine romana, chi nobile in Sicilia al tempo dei normanni, chi originaria di Savona. Godette nobiltà in Siracusa, in Caltagirone, in Acireale e in Palermo. Un Enrico possedette il feudo di Cipolla; un Francesco fu giurato di Siracusa negli anni 1448-49, 1460-61; un altro Enrico tenne la stessa carica nel 1477-78; un Giacomo fu capitano di giustizia in detta città nel 1479-80; un Alessandro, del fu Filippo, con privilegio dell’11 maggio 1656, ottenne il titolo di barone di Brivera; un Carlo fu capitano nobile in Acireale nel 1758-59; un Michele, figlio di Giuseppe, tenne in detta città la stessa carica nel 1762-63; un Giovanni fu giudice pretoriano di Palermo nel 1764-65, del tribunale del Concistoro nel 1781-82-83, della Gran Corte Civile del Regno 1788 e di quella Criminale 1794; un Francesco Grassi e Colonna fu capitano di giustizia di Acireale nel 1794-95; un Michele Grassi e Galeotto fu patrizio di detta città nel 1801-2.

Arma: d’azzurro, all’aquila bicipite coronata d’argento.

Alias: troncato d’oro e di rosso e la banda d’argento, caricata da tre aquilotti di nero, attraversante.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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Grasti.

Un Alessandro, del fu Pietro, con privilegio del 9 gennaro 1726, ottenne il titolo di barone di Baeli.

Arma: ?

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Grattaluce.

Godette nobiltà in Palermo, nella quale città un Enrico vestì la toga senatoria nel 1514-15.

Arma: ?

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Gravano.

Il Galluppi la vuole originaria di Scio e dice che godette nobiltà in Messina nei secoli XVI e XVII.

Arma: ?

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Gravina.

Antica ed illustre famiglia siciliana, che vanta discendere dallo stesso stipite dei Normanni, dominatori della Sicilia. Godette nobiltà in Caltagirone, Catania, Messina, Palermo; possedette i principati di Alcara o Lercara, Castelforte, Comitini, S. Flavia, Gravina, Montevago, Palagonia, Rammacca,  Val  di  Savoja;  le ducee di Alcara, Castel d’Aci, Cruillas, San Michele, Valverde; i marchesati di Antella, Bifara, Cadera, Delia, S. Elisabetta, Francofonte, San Germano; le contee di S. Giovanni la Punta, Sittafari; le baronie di Arbiato, Armicci, Bifara, Belmonte, Buonvicino, Calatabiano, Cattasi, Cugno, Fanaco, Favarotta, Fiumefreddo, San Basile e Lenza, San Fratello, Gibellini, Iroldo, Marabino, Murgo, Piedimonte, Pozzo, Ramione, Rincioli, Scordia Soprana, Stellaini, Suvarita, ecc. ecc. Un Giacomo fu segretario di re Martino e primo possessore di Belmonte, Palagonia per privilegi del 1 ottobre e del 20 decembre 1407; un Vincenzo fu capitano di giustizia di Catania nel 1556; un Girolamo Gravina e Cruillas fu governatore della città di Augusta nel 1548 e di quella di Licata nel 1554-55, capitano di giustizia di Palermo nel 1560, Vicario Generale in Noto nel 1563, in Augusta nel 1566 e in Siracusa nel 1573, e, con privilegio dato a 2 giugno esecutoriato a 24 novembre 1565, ottenne il titolo di marchese di Francofonte; un Ferdinando Gravina e Moncada, marchese di Francofonte, fu Vicario generale del regno e pretore di Palermo nel 1597; un Lucio Gravina e Cruillas, con privilegio del 22 marzo 1575, ottenne il titolo di regio cavaliere; un Giovanni Gravina e Cruillas, con privilegio dato a 23 aprile esecutoriato a 5 luglio 1625, ottenne il titolo di duca di San Michele; un Ludovico, con privilegio dato a 5 maggio 1629 esecutoriato a 20 maggio 1633, ottenne il titolo di principe di Palagonia; un Emanuele Gravina e Cruillas, barone di Scordia, a 19 novembre 1639 ottenne i titoli di barone di S. Agata e barone di S. Giacomo; un Girolamo, con privilegio dato a 25 novembre 1644 esecutoriato a 5 luglio 1645, ottenne il titolo di principe di Gravina o Rabingallo ed egli stesso fu pretore di Palermo negli anni 1667-68, 1669-70; un Saverio, cavaliere dell’ordine di Malta, con privilegio dato a 18 febbraio 1667 esecutoriato a 22 agosto 1668, ottenne, personalmente, il titolo da illustre; un Michele Gravina e Cruillas, con privilegio dato in Madrid a 11 febbraro esecutoriato in Messina a 4 luglio 1673, ottenne il titolo di principe di Comitini e Santa Maria d’Altomonte; un Sancio, con privilegio dato a 7 ottobre esecutoriato a 3 decembre 1688, ottenne il titolo di principe di Rammacca; un Girolamo Gravina e Cruillas, con privilegio dato a 19 aprile esecutoriato a 26 agosto 1695, ottenne il titolo di duca di Cruillas; un Carlo fu maestro notaro del Senato di Catania nel 1695-96; un Carlo, barone di Cugno è notato nella mastra nobile di Catania del 16 gennaio 1696 tra i feudatari e regi cavalieri, e nella stessa mastra, tra i cavalieri,  è  notato  un Francesco Gravina e Paternò del fu Mario; un Ferdinando-Francesco, principe di Palagonia, fu capitano di giustizia di Palermo nell’anno 1609-1700, pretore della stessa città negli anni 1708-9, 1715-16, cavaliere dell’ordine del Toson d’oro, presidente del supremo Consiglio di Sicilia, ecc., e, con privilegio dato in Madrid a 19 novembre 1709 esecutoriato in Messina a 15 marzo 1710, ottenne la dignità di Grande di Spagna; un Giovanni duca di San Michele, fu primo principe di Montevago in sua famiglia e a 30 maggio 1721 ottenne la dignità di grande di Spagna; un Domenico-Antonio, barone di Mancipa e Passarello deputato del regno, al dir del Villabianca, ottenne da re Carlo II il titolo di conte; un Berengario, al dir dello stesso autore,  ottenne  nel 1734 il titolo di marchese di San Germano; un Ignazio-Sebastiano, principe di Palagonia e marchese di Francofonte, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1732-33 e pretore della stessa città nel 1743-44; un Pietro Gravina e La Valle a 23 novembre 1733 venne aggregato alla mastra nobile di Catania; un Bernardo, principe di Rammacca, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1734-35; un Antonino tenne la carica di patrizio in Caltagirone nel 1743-44; un Gaetano fu tesoriere in detta città nell’anno 1743-44; un Francesco fu giurato di Catania nel 1745-46; un Giovanni, dei principi di Montevago, teatino, fu vescovo di Patti, dove morì nel 1755; un Michele, principe di Comitini, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1749-50 e pretore della stessa città negli anni 1764-65-66; un Ferdinando, dei principi di Rammacca, fu giudice della Gran Corte del Regno nel 1754, uditore generale delle genti di guerra nel 1766, ecc.; un Giovanni,  duca di S. Michele, fu senatore di Palermo nel 1779-80 e la stessa carica tenne in detto anno un Girolamo, marchese di Cadera; un Federico, dei principi di Montevago, cavaliere di Gran Croce dell’Ordine di Carlo III, grande di Spagna di 1ª classe, ecc., fu illustre ammiraglio e morì in Cadice in seguito alle ferite riportate nella memorabile battaglia di Trafalgar; un Gabriele-Maria (fratello del precedente) fu arcivescovo di Mitilene, cappellano maggiore del Regno, gran priore e gran croce dell’ordine costantiniano, cavaliere del S. Gennaro, ecc.; un Pietro (fratello del precedente), arcivescovo di Palermo, fu luogotenente generale in Sicilia, cavaliere del San Gennaro, ecc; un Girolano, duca di San Michele fu senatore di Palermo negli anni 1782-83-84; un Garsia fu capitano di giustizia di Catania nel 1786-87; un Vincenzo fu giurato di Caltagirone nel 1787-88; un Antonino Gravina e Morso fu tesoriere in detta città nel 1798-99; un Giuseppe, principe di Comitini ecc., fu senatore di Palermo negli anni 1794-95-96, pretore della stessa città dal 1824 al 1829; un Francesco-Paolo Ferdinando Gravina e Gravina, principe di Palagonia, ecc., gentiluomo di camera, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, fu un insigne benefattore dell’umanità, lasciò l’immenso suo patrimonio ai poveri di Palermo, fabbricò a sue spese il ricovero dei poveri a Malaspina e lasciò una vistosa rendita annua al Real Albergo delle povere; un Michele Gravina e Requesens, principe di Comitini, ecc. fu gentiluomo di Camera con  esercizio,  Ministro Segretario di Stato e Consigliere di Stato in Napoli, cavaliere dell’ordine di S. Gennaro, cavaliere di gran croce degli ordini di S. Ferdinando e Francesco I di Napoli, dalla Legion d’onore di Francia, di Carlo III di Spagna, di Leopoldo d’Austria, dell’Aquila bianca di Russia, dell’Aquila rossa di Prussia, dei SS. Maurizio e Lazzaro di Sardegna, di Leopoldo del Belglo, di Danebrog di Danimarca, della Stella Polare di Svezia, della Corona di Quercia d’Olanda, ecc.; un Francesco Gravina e Requesens fu monaco benedettino di Monreale col nome di Domenico-Benedetto, priore nel monastero benedettino di Perugia e abate nel monastero di San Calogero di Messina, insigne teologo, filosofo ed archeologo, autore di quell’opera monumentale, quale è l’illustrazione del Duomo di Monreale; un Luigi, di Francesco, prefetto di Roma, con real decreto del 3 giugno 1884, ottenne la concessione del titolo di marchese, trasmessibile ai suoi discendenti maschi da maschi, in linea e per ordine di primogenitura; un Giuseppe Gravina-Cruyllas e Ruffo, principe di Comitini, ecc. fu gentiluomo di camera con esercizio e ministro plenipotenziario del re delle Due Sicilie presso la Santa Sede, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, cavaliere di gran croce degli ordini costantiniano e Francesco I di Napoli, di San Gregorio Magno pontificio, grande uffiziale dell’ordine del Merito di Toscana, commendatore del S. M. O. di Malta, ecc., e con decreto ministeriale del 10 dicembre 1899 ottenne riconoscimento dai titoli di principe di Comitini e Santa Maria d’Altomonte, principe di Castelforte, duca di Castel d’Aci, conte di S. Giovanni la Punta, barone di Scordia Soprana, barone di Fanaci, barone di Buonvicino, signore di Cattasi e signore di Fanaci.

Arma: troncato, al 1° d’azzurro, a due bande d’oro, accompagnate nel punto sinistro del capo da una stella a dieci raggi d’argento; nel 2° d’azzurro, alla banda scaccata d’argento e di rosso.

Cimiero: l’uccello gaipa di bianco.

Motto: SPERO.

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Grazia.

Il Galluppi dice che questa famiglia godette nobiltà in Messina nel secolo XVI.

Arma: d’azzurro, al braccio destro di carnagione, impugnante una rosa di rosso, stelata e fogliata di verde.

 

 

 

 

 

 

 

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Greci (li).

Nobile famiglia di Siracusa, della quale, tra gli altri, notiamo un Francesco senatore patrizio di detta città nel 1788-89 e senatore nobile nel 1808-9 ed un Salvatore, che tenne quest’ultima carica in detta città nel 1811-12.

Arma: ?

 

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Greco.

Di questa famiglia sono degni di menzione un Baldassare, che fu procuratore fiscale del tribunale del Real Patrimonio, 1682; un Vincenzo, che fu giudice della Regia Udienza in Messina 1693, della Corte pretoriana in Palermo nel 1695-96 e della Gran Corte del Regno, 1697; un Filippo Greco e Piazza, di Bivona, che con privilegio del 7 gennaro 1710, ottenne il titolo di barone di S. Margherita; un Ignazio-Maria, che fu primo marchese di Valdina in casa Greco; un Antonino, di Melilli, che, con privilegio del 23 decembre 1775, ottenne il titolo di barone della Torre; un Gaetano che fu giudice pretoriano di Palermo nel 1779-80 e del tribunale del Concistoro negli anni 1795-96-97; un Luigi Greco e Settimo che a 16 marzo 1799 ottenne la cittadinanza palermitana; un Giuseppe Greco e Pennisi che fu acatapano nobile in Acireale nell’anno 1804-5, ecc..

Arma: d’azzurro, alla cometa d’argento, ondeggiante in palo, accompagnata da tre conchiglie dello stesso, 2 in capo e 1 in punta.

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Gregni (li).

Il Minutolo la dice nobile nella città di Terranova e parla di un Mazzeo, regio cavaliere nel 1408 e di un Francesco-Maria, ricevuto nell’ordine di Malta nel 1616. Noi la troviamo ascritta alla mastra nobile di Caltagirone nelle persone di Giacomo e Giuseppe Li Gregni, di Mazzeo. Un Mazzeo fu capitano di giustizia di quest’ultima città nel 1629-30; un Giuseppe vi tenne la carica di sindaco nel 1674-75.

Arma: d’azzurro, al grifo d’oro, impugnante con la branca anteriore destra un fascio di spighe dello stesso.

 

 

 

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Gregorio (de).

Nobile e  antica  famiglia che si vuole originaria di Germania, passata in Sicilia sin dal secolo XII. Possedette, in Sicilia, il principato di S. Elia, già Torre di Goto, il ducato di Tremestieri, i marchesati del Parco Reale, di Poggio Gregorio e di Valle Santoro, le baronie di Castania, del R. Demanio di Messina, Gallici, Vigliatore, ecc. Un Gregorio fu giudice di Messina nel 1319; un altro Gregorio, milite, è notato nel ruolo dei feudatari sotto re Ludovico per un cavallo armato; un Orlando fu conestabile dell’ufficio straticoziale di Messina sotto re Federico; un Ansaldo a 15 agosto 1404 ottenne conferma dell’ufficio di portulanotto di Lentini e Bruca; un Pietro fu giudice della Gran Corte nel 1510; un Giovan Pietro, con privilegio dato a 4 dicembre 1544 esecutoriato a 28 febbraio 1545, ottenne il titolo di nobile col don; un Pietro, fu capitano di giustizia di Palermo nel 1553-54; un Bartolomeo, un Stefano, un Andrea fu Pietro, un messer Cesare, un Paolo e un Mario del fu Colantonio, un Lorenzo ed altri furono ascritti alla mastra nobile del Mollica; un Pietro fu cavaliere dell’ordine di S. Giacomo della Spada, presidente della Gran Corte nel 1651, reggente del Consiglio d’Italia, ecc. e, con privilegio dato a 13 settembre 1647 esecutoriato a 14  giugno  1648,  ottenne il titolo di duca di Tremestieri; un Carlo, con privilegio  dato a 27 luglio 1663 esecutoriato a 12 maggio 1664, ottenne il titolo di marchese di Poggio Gregorio e fu senatore di Messina nel 1671; un Girolamo fu governatore nobile della tavola pecuniaria di Messina nel 1701-2; un Francesco fu senatore di Messina negli anni 1741, 1748, 1758, 1764, 1769 e 1772 e venne investito del titolo di marchese di Poggio Gregorio a 16 maggio 1745; un Leo-poldo fu governatore della Tavola pecuniaria di Messina nel 1735-36, senatore di detta città nel 1738-39, segretario di Stato, tenente generale degli eserciti di Spagna e gentiluomo di camera di re Carlo III, gran prefetto del supremo magi-strato del Commercio e della Regia Giunta del tabacco, maestro razionale del tri-bunale del real Patrimonio, cavaliere del real ordine di San Gennaro, ecc.; nel 1743 ottenne dal duca di Modena Francesco III il titolo di marchese di Trentino e nel 1746 quello di marchese del Sacro Romano Impero e con lettere patenti date in Napoli a 10 luglio esecutoriate in Palermo a 7 novembre 1749 ottenne da re Carlo III di Napoli il titolo di marchese di Valle Santoro; un Giovanni fu sena-tore di Palermo nel 1750-51; un Francesco, figlio di Leopoldo marchese di Squil-lace, fu regio secreto di Messina, amministratore generale del diritto delle sete in Sicilia, cavaliere dell’ordine di Malta, gentiluomo di camera di re Ferdinando IV di Borbone, con privilegio dato a 9 settembre 1758 esecutoriato a 3 gennaio 1759 fu  nominato maestro razionale di cappa corta del tribunale del real Patrimonio e a 17 giugno 1760 ottenne investitura del titolo di principe di S. Elia; un Camillo ottenne nel dicembre del 1764 la commuta del titolo di marchese della Rocca in quello di marchese del Parco Reale; un Giuseppe fu console nobile di mare e terra di Messina nel 1801-2. Con decreti ministeriali dell’11 giugno e del 2 novembre 1882 vennero riconosciuti i titoli di marchese del Parco Reale e di marchese (quest’ultimo trasmessibile a tutti i maschi) a Camillo De Gregorio e Stazzone (di Antonio-Maria, di Camillo). Costui sposò in prime nozze Letteria Brunaccini dei principi di San Teodoro dalla quale ebbe: Antonio, dottore in scienze naturali, ecc., (marito di Francesca Vanni dei duchi d’Archirafi, con prole); Giacomo, dottore in lettere e filosofia, libero docente in dialettologia nella R. Università di Palermo (marito di Beatrice Starrabba, con prole); Paolo († 1900), dottore in giurisprudenza, segretario di legazione di 1ª classe, cavaliere ufficiale mauriziano e della Corona d’Italia, ecc. (marito di Maria-Robertina Patti e padre di Camillo); Maria-Anna; Francesco, capitano d’artiglieria, Cecilia; Leopoldo, dottore in giurisprudenza, avvocato erariale (marito di Teresa Palmeri dei marchese di Villalba); Alfonsina; Maria Concetta. Sposò poi in seconde nozze Rosalia Anfossi dei marchesi di S. Onofrio, dalla quale ebbe Maria. Morì a 14 gennaro 1901).

Arma: di nero, partito, innestato, merlato di sei pezzi d’argento.

Cimiero: la grù di nero con la sua vigilanza.

Motto: SIC TUTIUS.

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Grienti.

Un Girolamo, dottore in leggi, fu giudice delle appellazioni in Noto nell’anno 1740-41; un Santo, con privilegio del 30 settembre 1770, ottenne il titolo di barone di Astraco e Manganelli.

Arma: ?

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